Analisi del 2015


I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Il Museo del Louvre riceve 8,5 milioni di visitatori ogni anno. Questo blog è stato visto circa 100.000 volte nel 2015. Se fosse un’esposizione al Louvre, ci vorrebbero circa 4 giorni perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Intervista a Manuela Maroli


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The wounded child ( 2014 ) Bibliocaffè letterario, ROMA ( IT ) Thanks to Ilaria Palomba & Luigi Annibaldi

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The wounded child ( 2014 ) Bibliocaffè letterario, ROMA ( IT ) Thanks to Ilaria Palomba & Luigi Annibaldi

In culo oggi no
mi fa male

E poi vorrei prima chiacchierare un po’ con te
perché ho stima del tuo intelletto

Si può supporre
che sia sufficiente
per chiavare in direzione della stratosfera

Jana Cernà
Benvenuta su Words Social forum Manuela!

Grazie dello spazio che mi avete concesso, affronto quest’intervista con la massima spontaneità e trasparenza, come se fossimo in un salotto tra amici e colgo l’occasione per salutare i lettori del vostro centro sociale dell’Arte!

Come e quando nasce il tuo percorso artistico “trasfigurativo” in Marked Melody?

Voglio fare una precisazione, il mio percorso artistico nasce nel 1999, nel campo della Body Art, la mia interiorità “chiamava” a gran voce, è iniziata così una ricerca dionisiaca appena dodicenne. Le mie ferite interiori sono emerse in superficie, nel mio caso nella carne. Era più che altro un’esigenza, un bisogno di comunicare la mia sofferenza, la mia gioia di vivere, la mia rabbia, la mia ribellione. L’esperienza di piercer è stata molto importante ed ha cambiato il mio rapporto con il corpo, riscoprendone la sacralità, la “religiosità”. All’epoca ero conosciuta come Manu piercer.

Arriviamo quindi alla “trasfigurazione”, nel 2010 nasce il Nick name “fotografico” Marked Melody, collaboravo con il video artista e docente DAMS Alessandro Amaducci e posavo, in qualità di modella/performer per una serie di opere fotografiche che furono esposte a Palazzo Leonardo a Torino. Volevo un nome che richiamasse la musicalità della Vita, dunque scelsi Melody, e Marked ( Marcata ) per via dei miei tratti somatici piuttosto marcati e androgeni; esprimeva bene anche la mia personalità impetuosa, “dinamitardica”. Nel 2013 è avvenuta la mia Rinascita ed ho iniziato a compiere atti poetici, ispirata inizialmente da una violenza verbale nei miei confronti, dalla rabbia creai: “Giù le mani dal clitoride” la mia prima performance. Fu uno scandalo a Torino soprattutto per l’immagine che avevo scelto come locandina, ho avuto infatti problemi di censura su facebook e il giorno della performance avevo il profilo bloccato. Ero sulla strada giusta, dunque! Una nuova me stessa era nata, un’altra era morta. Più mi riScoprivo, più avevo bisogno di tirar fuori i tesori che vi trovavo dentro.

Cosa pensi che Manuela invidi a Marked Melody e viceversa?

Bella domanda! Ho il Sole in Leone e il mio ascendente è Acquario ( come Carl Gustav Jung ). Questi due segni diametralmente opposti generano una “macchina” potente che se non gestita, può sbandare e andare fuori strada. Manuela e Melody sono rispettivamente il Leone e l’Acquario, nessuna ha nulla da invidiare all’altra, poiché in realtà sono una cosa sola.

Quali autori hanno maggiormente influenzato il tuo modo di creare?

Citerò artisti, scrittori, poeti e filosofi. Marcel Duchamp per la decontestualizzazione, Hakim Bey è invece il mio grande punto di riferimento a livello mistico, concettuale e poetico, Lao Tse per la saggezza, Alejandro Jodorowsky per la temerarietà, Ilaria Palomba ( filosofa e scrittrice ) per il pensiero critico del contemporaneo; infine grazie alle letture di alcuni testi di Claudio Marucchi ( filosofo e scrittore ) ho approfondito il misticismo ed altre conoscenze. Tuttavia, il mio modo di creare deriva dalla mia personale ricerca in cui fondo poesia, filosofia e misticismo libertario; sono molto ispirata dalle persone che mi capita di incontrare ogni giorno, o da emozioni che nascono a seguito di fatti importanti che accadono nella mia vita, in quella degli altri e ciò che accade nel mondo.

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Untitled_Radura Photographer: Marika Maroli

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Untitled_Radura Photographer: Marika Maroli

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Untitled_Radura Photographer: Marika Maroli

Una delle artiste contemporanee di spicco della body art è senza dubbio Gina Pane che definiva le sue performance e il suo corpo in questa maniera: “Vivere il proprio corpo vuol dire allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza, sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze, della propria usura e della propria precarietà. Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi che non sono nient’altro che il riflesso dei miti creati dalla società… il corpo (la sua gestualita) è una scrittura a tutto tondo, un sistema di segni che rappresentano, che traducono la ricerca infinita dell’Altro.”, che cos’è per te il corpo?

Per me il corpo è la tela più preziosa che esista, come ho detto molte volte, ed ho sempre vissuto il mio corpo come un’opera d’arte, grazie appunto alla mia esperienza di piercer; il corpo per me è Sacro ed ho un grande rispetto per la Vita, faccio arte pro-vita. Utilizzo il mio corpo come strumento di lotta contro il servilismo intellettuale, filosofico e spirituale. Il corpo è la poesia dell’anima.

Le tue performance si cibano non solo di poesia ma anche di sociale. Un’iniziativa particolarmente rilevante è stata: “giù le mani dal clitoride” esibizione nata per contrastare le mutilazioni genitali femminili. Come nasce tecnicamente un tuo lavoro?

Le mie opere nascono da un’idea, emozione, ispirazione. Dopodichè lascio fiammeggiare l’azione liberamente nell’improvvisazione. Dal momento che la maggior parte delle mie performance hanno un approccio che amo definire “individualmente collettivo” è molto importante il ruolo dei partecipanti. Spesso sono i partecipanti a creare le mie azioni, mi piace dare l’input e poi vedere cio’ che accade, è molto emozionante poiché non so mai cosa accadrà, e devo dire che l’empatia che si crea, le emozioni che si sprigionano sono potenti e davvero fantastiche, magiche direi!

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Giù le mani dal clitoride ( 2013 ) Thanks to Manuela Livorno ( Go_Diva Worm Art ) Photographer: Fed Conti

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Giù le mani dal clitoride ( 2013 ) Thanks to Manuela Livorno ( Go_Diva Worm Art ) Photographer: Fed Conti

“Dell’erotismo si può dire che è l’approvazione della vita fin dentro alla morte.” Bataille.
Che cosa c’è di concettualmente e visivamente erotico nel tuo modo di esibirti?

Il termine esibizione non si addice alle mie performance poiché le vivo con un sentimento di condivisione totale (scusate se sono così puntigliosa a volte, ma ci tengo ad essere precisa, per non essere fraintesa).
L’erotismo è uno scoppio, per questo motivo utilizzo i palloncini, amo trasmettere e comunicare una sensazione di travolgente meraviglia. Quando scoppio i palloncini sto comunicando: “ehi, sono qui, tu? ci sei? che fai? Sei sveglio, svegliati e stupisciti e stupiamoci, insieme! Utilizzo anche l’erotismo come strumento di sovversione, di ribellione; ad esempio nella mia performance “Me Lo Dia” avevo effettuato una vera e propria “distruzione creativa”, coinvolgendo l’erotismo in un contesto letterario/poetico; devo molto alle letture giovanili di De Sade, dalle quali rimasi completamente affascinata, insieme alle letture di Pierre Louis, Saffo e Jana Cerna, una delle mie scrittrici preferite; figlia della famosa Milena di Kafka.

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Omnia vincit amor ( love conquers all ) 2015 Photographer: Stefano Boffi

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Omnia vincit amor (Love conquers all) 2015 Photographer: Stefano Boffi

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Omnia vincit amor (Love conquers all) 2015 Photographer: Stefano Boffi

Come definiresti la poesia?

La poesia è la sporcizia che pulisce il mondo, è fottere il presente in ogni posizione, è un calcio all’impossibile.

L’arte è per te santa o puttana?

Santa puttana. Amo unire gli opposti.

L’incontro con la scrittrice Ilaria Palomba (Homo Homini Virus) come ha modificato/arricchito il tuo modo di creare?

L’incontro con Ilaria è stato molto importante per me. Fui invitata da lei a fare una performance a Roma per la presentazione del suo saggio sulla Performance Art ed accettai subito. Rimasi estasiata dall’incontro con Ilaria, Olivia Balzar e Luigi Annibaldi, tre persone eccezionali. Posso affermare che il nostro incontro ci ha arricchite entrambe a livello interiore ed artistico. E’ stato uno scambio, un dare e ricevere. Amo tantissimo Ilaria, la sua intelligenza e la sua dolcezza, è una delle persone più importanti della mia Vita.

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Homo homini virus ( 2015 ) Con Ilaria Palomba Cassero LGBT Center Photographer: Ariase Baretta

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Homo homini virus ( 2015 ) Con Ilaria Palomba Cassero LGBT Center Photographer: Ariase Baretta

Come definiresti il connubio artistico che siete riuscite creare?

Potentissimo. Abbiamo creato la performance “My body is my spirit” durante il primo evento d’arte che ho curato per Svergin_Arte, il collettivo che ho fondato nel 2014. Ilaria ha espresso che non è più interessata alla performance art anche a causa di alcuni“artisti” che hanno mostrato il loro lato più individualista; siamo pieni di queste famose “prime donne”, che siano uomini o donne non importa. Capisco Ilaria perfettamente poiché ho vissuto i suoi stessi turbamenti. Suggerisco ai lettori di WSF di leggere il suo romanzo “Homo homini virus” che ha vinto, tra l’altro, il premio Carver 2015 e che spiega meglio di me queste dinamiche assurde. Questo è stato un anno molto difficile per me, mi sono fermata a riflettere su quale senso avesse continuare a fare performance art immersa in un ambiente che ho scoperto competitivo, freddo, ipocrita e crudele. Credo che chi faccia arte debba prendersi una grande responsabilità verso la collettività, da ciò ne consegue che non puoi batterti per ideali, erigendoti a paladino della giustizia e poi sei tu il primo a commettere ingiustizie! La maggior parte degli artisti che ho conosciuto sono troppo centrati su se stessi. L’egocentrismo, il narcisismo cela in realtà una grande carenza emotiva, molti artisti hanno l’unico interesse di ingigantire il loro Ego, di gonfiare il loro portafogli e non di essere parte di un progresso culturale! Vivono di invidia e gelosia, questo denota sicuramente una scarsa fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Per me non si possono nemmeno definire artisti, sono solo mestieranti. Per questi “artisti” fare arte è creare sotto le macerie degli altri. Lo trovo ripugnante.

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La Fenice ( 2014 ) Thanks to Lavanderie Ramone Photographer: Sergio Cippo

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La Fenice (2014) Thanks to Lavanderie Ramone Photographer: Sergio Cippo

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La Fenice ( 2014 ) Thanks to Lavanderie Ramone Photographer: Sergio Cippo

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La Fenice ( 2014 ) Thanks to Lavanderie Ramone Photographer: Sergio Cippo

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La Fenice ( 2014 ) Thanks to Lavanderie Ramone Photographer: Sergio Cippo

Quanto è difficile essere “entità libere” nell’Italia di oggi?

E’ molto difficile. Bisogna lottare contro tutti, contro il mondo intero. Sono sicuramente una persona scomoda, e lo sarò sempre più, non me ne vogliate.

Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi futuri progetti?

Vivere al meglio la mia Vita e migliorare la vita degli altri, della collettività. Mi aspetta il Tour “ME.LO.DIA” ed ho ideato insieme al mio uomo una performance live che proporrò a breve nelle Marche. A maggio avrò una piccola parte nel film “Fallacy”, sotto la regia di Kevin Bisbangian ( U.K. )

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People Kill Artists ( 2015 ) Roma Thanks to Ilaria Palomba & Luigi Annibaldi Photographer: Serena Dattilo

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People Kill Artists ( 2015 ) Roma Thanks to Ilaria Palomba & Luigi Annibaldi Photographer: Serena Dattilo

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People Kill Artists ( 2015 ) Roma Thanks to Ilaria Palomba & Luigi Annibaldi Photographer: Serena Dattilo

Grazie Manuela!

Grazie a te Christian e allo staff di W.S.F.
Approffitto dello spazio concessomi, condividendo i miei links e faccio un appello a tutti gli artisti a visitare il mio gruppo di Svergin_Arte su facebook, gruppo dell’omonimo collettivo artistico e con il quale ho intenzione di creare davvero qualcosa di straordinario, se solo gli artisti iniziassero ad uscire dal loro narcisismo per giungere all’alterità. ( Siamo sempre lì, è un cane che si morde la coda ).
Credo che le collaborazioni artistiche siano molto stimolanti e favoriscano il vero progresso dell’umanità. Non dimenticate che tante rivoluzioni culturali del passato sono nate da collaborazioni artistiche tra varie personalità. Siamo niente senza l’Altro!

Links:
https://www.facebook.com/sverginarte
https://sverginarte.wordpress.com/
https://www.facebook.com/aao.artists
http://www.theothersociety.com/
https://www.facebook.com/marked.melody
https://www.facebook.com/markedmelodyperformanceart
https://www.facebook.com/groups/596220160516280/?ref=ts&fref=ts https://markedmelodyperformanceart.wordpress.com/

UNA CAPRESE AL CAFFE’ GRECO di Andrea Mauri – (di Emilia Barbato)


Uscito dall’ufficio mi perdo per le strade intorno a piazza di Spagna. Finisco sempre davanti alla pasticceria del Caffè Greco, quella con le vetrine antiche in legno decorato. I dolci sistemati in bella vista fanno riemergere ricordi di infanzia, quando mia nonna comprava un vassoio di paste, ma mi ordinava di mangiarne una sola. Le altre erano per lei. Da allora ho imparato a gustare i dolci con gli occhi. Li spio, li fisso. Rimango imbambolato davanti a glasse colorate, ghirigori vezzosi e gelatine tremolanti. Sprofondo in questo mondo soffice. Una vera cuccagna.
– Che gliene pare di questa vetrina? Facciamo un bell’effetto tutte insieme. Vero?
Controllo se alle spalle si sia avvicinato un cliente o qualcuno che voglia parlarmi all’orecchio. Invece via Condotti è deserta. Non so dove siano andati tutti. Spariti nel nulla.
– La vedo spesso venire qui. Non mi dà mai il tempo di parlarle. Deve essere parecchio timido.
Con la coda dell’occhio percepisco uno strano movimento tra le torte. Un tremolio che fa cadere lo zucchero a velo a terra. Allungo l’orecchio per capire se è colpa della metropolitana. Ha creato solo danni da quando la fanno passare da piazza di Spagna. Mi giro con decisione. Via Condotti è ancora deserta. Ma che strano che oggi non ci sia proprio nessuno in giro.
– Le piaccio?

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Prospettive: Omaggio di parole a Sabine Pigalle


Immagine

Sabine Pigalle è una fotografa francese e artista. E’ nata a Rouen, in Francia nel 1963, attualmente vive e lavora a Parigi. La maggior parte del suo lavoro si concentra sulla reinterpretazione dei miti. Religione, storia, mitologia, pittori fiamminghi e ancheil manierismo, che fornisce sia le varie fonti d’ispirazione che le materie prime per le esplorazioni artistiche. Sabine Pigalle produce fotografie ibride in serie diverse, dedicate principalmente all’arte del ritratto, che uniscono il contemporaneo all’ arte antica.

***

Sabine Pigalle ph- Sylvia Pallaracci

così accade
la decadenza dei colori
come un dolore
denso di labbra interrotte
da nuovi lineamenti

tutto il nero
sbianca teatralmente
in questo tremulo
di membra rinvenute
al centro esatto del corpo

di Sylvia Pallaracci

***

il buio è gratis

IL BUIO E’ GRATIS di Roberto Marzano

La luce costa, e tanto, il buio è gratis
ci puoi inzuppare gli occhi a perdi voglia
mistero garantisce senza esborso
stimola visioni nella mente
e se mi prende improvvisa la paura
m’adatterò al fioco balenare
di candele tremolanti alla finestra
spalancata con ‘sto caldo soffocante
della TV faccio a meno volentieri
la luna può bastarmi come svago
e il libro chiuso già al tramonto
riprenderò all’alba a costo zero.

***

Nightwatch

-notturno- di Francesca Dono

poi la notte
decise di dormire
cervello di ciaspole afose
sopra la neve obesa. Lei scelse e si sciolse ad umide dime
rosari di orologi in consenso ad occhi ferrosi :vaghi lisi davvero taciturni.

-Nero(amaro) al nulla –

intravisto tra numeri ed alfabeti. Facile il fiume di cartapesta, facili i frattali amplificati nel colon trucidato.
Perché d’abuso ,senza apparire in sole, piange morte non in.vita-

L’attesa

______________________________pressoché argine interstellare

alzerà l’intonaco quasi crosta ad ogni muro.

***

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Contest: I racconti della Mezzanotte – I° Edizione – Francesca Dono – “La cosa”


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La cosa di Francesca Dono

C’era ancora quella sera ,sottile ed uguale come tutte le altre notti , gli altri giorni solitari ,in quella grande casa, dove il silenzio respirava ovunque;persino ora ,a primavera inoltrata, dove i fruscii delle foglie restavano muti ,inghiottiti dagli stessi platani. Dietro la casa ,una specie di piano lambiva il piccolo stagno che poi biforcava e si dirigeva dritto
verso il viale, tra il ponte di legno e il vecchio mulino. Ad Anne quell’edificio non le era mai piaciuto:era un po’ anomalo, dalla posizione piuttosto infelice,appena dietro la periferia della grande città, verso la fine del naviglio grande, inchiodato dopo un paese sperduto di provincia, nel pavese, verso la bassa del Po.
Ne’ troppo a Sud e neanche troppo ad Ovest rispetto al grande fiume.
Vivere nella dimensione del niente le procurava un senso di fastidio, di intolleranza nei confronti della gente ,del posto,soprattutto le impediva di godere in pieno la convivenza con Andrea.
Una come lei, nata e cresciuta nel cemento , aveva il bisogno di respirare tra lo smog el’asfalto incatramato, di ritrovarsi e di essere quello che era in mezzo al caos della metropoli ,cosi per quel contatto di sfregamento, corpo a corpo con tutta la guerriglia urbana quando a strattoni e senza guardarsi in faccia, lottava per il centimetro di spazio e poi i treni e uno e l’altro insiemi di crocevia sotto i grandi tunnel neri dei passanti razionalizzati a velocità estreme per non arrivare mai tardi e mai troppo presto.
A questo Anne era legata, era questo il meccanismo in cui si autorizzava ad autenticare se stessa, gli altri ed il mondo.
L’avevano scovata tramite l’agenzia immobiliare “Il cerchio”, ormai erano mesi che ruzzolavano piedi e gambe e ad ogni strada di quartiere nella ricerca affannata di un appartamento economico, senza avere l’obbligo di dover essere grande ma che potesse incontrare il loro gusto, l’aspetto dignitoso di unacasa linda ovvero un decoroso insieme logistico per la loro vita di città.
-Guardi che magnificenza- L’addetto dell’agenzia insisteva con la voce baritonale, rivolgendo le mani sulle pareti ocra.
-Guardi la luminosità, ilpassaggio delle travi snelle sul tetto alle finestre. Mai viste così insolite-.
Anne era tesa, con indifferenza ascoltava la solfa articolata della descrizione planimetrica e pregiata dell’edificio . -Perché’ erano andati a finire in quella zona , in culo ai lupi e fuori dall’Universo?- Pensò con lieve malinconia,- Perché?- continuò senza mai smettere di guardare le scale antistanti la porta della cucina. Dove portavano? In cantina? In un posto effimero e intollerabile?
-Tesoro , sussurrò Andrea- non possiamo permetterci altro, non in città, almeno in questo momento; dove troveremo una casa a questo prezzo e così grande? – Cosa c’è laggiù sotto la scala?-
Chiese Anne ,facendo scivolare la voce tra il concitato ed un mezzo singhiozzo- -Probabilmente la cantina- rispose il signore dell’agenzia con un po’ di perplessità.
-Non ho le chiavi- aggiunse. Anne era come inebetita, trascinata da una da una corrente senza ragione, in un crescendo arcaico, terrificante.
Varcò i primi due gradini, non si vedeva il fondo.
C’era buio e uno strano odorenell’aria che le fece arricciare le narici, era un fetore penetrante che stordiva persino il petto Cominciò a tremare, stranamente, una sensazione di fastidio. Pochi secondi , fulmineo come mezzo lamento, vide un guizzo d’ombra che scivolava dalla balaustra.
Si voltò verso Andrea- Hai visto?-
-Cosa?-le rispose- Quell’ombra tra le scale ,ora-
– Continuò Anne ,sussurrando per non farsi sentire dall’addetto.
-Amore, con tutte queste finestre semiaperte e lealtre chiuse, è normale intravedere un certo gioco di ombre sulle pareti o tra le cose.
– Anne si strinse le spalle mentre Andrea si accordava sul “modus operandi” ed i dettagli del contratto – Era fatta – Si sarebbero trasferiti in una decina di giorni.
Lei sapeva che niente avrebbe potuto far tornare indietro Andrea da quella decisione.- Si ,era fatta, avrebbero cominciato insieme?- Si chiese in silenzio con una lacrima persa sulla camicetta blu e un pensiero lugubre.
Lanciò un ultimo sguardo indietro e fece in tempo a vedere la cosa affacciarsi dal parapetto dilungarsi prima di rifulgere e pulsare sino a filtrare lunga e sottile dentro la porta d’ingresso .
Anne allungò il collo sul divano, come tutte le sere – Ho perso il conto-
Pensò bivaccando con la testa sul cuscino a fiori ed i lunghi capelli neri dentro un punto fisso–Da quando si erano trasferiti ,quel riflesso tra la balaustra e la porta della cantina aveva decisamente cambiato aspetto, diventando levigato o scarno o ancora sinuoso, a tratti più intenso e piccolo,a volte manifestandosi per ogni direzione, appesantito con diverse escrescenze, come un serpentefino ad ogni anfratto della casa. Spesso restava sospeso nel buio, fisso, ad aspettare cosa?
Aveva perso il conto ,ormai dei giorni in cui l’agente immobiliare le aveva telefonato.
– Signorina Anne?- lei non l’aveva riconosciuto- Buongiorno signorina, scusi l’orario, ma le volevo comunicare che a breve le consegnerò anche la chiave della cantina, veramente non riesco a trovarla da nessuna parte,
stia tranquilla,le farò una copia quanto prima-
Anne non ebbe il tempo nemmeno di replicare, sentii’ appena il click del telefono e lei abbandonarsi in mille congetture , miliardi di dubbi. Quella chiave non la voleva, non voleva la casa e quella specie di cosa che sgattaiolava dal tetto al pavimento,che compariva in pochi secondi e nel momento in cui Andrea non era presente.
Ne aveva parlato con lui, – Ti dico che l’altra sera, per un attimo, l’ho vista dietro il divano, come se volesse saltarmi addosso da un momento all’altro e quando la focalizzo in un posto preciso mi penetra e l’aria intorno diventa gelida, morta ed a me s’insinua , crudele, scioccante–
Deglutì ,continuando a martoriare le pellicine delle unghie- Poi, poi ci sono dei rumori, li sento , infilati da dietro la porta della cantina, ogni volta un gemito oppure una specie di litania farfugliata .
-Oh, ti prego Andrea, ti giuro, credimi,non sono paranoie, andiamo via, portami lontano da qui.-
Lo guardò implorando la sua comprensione con la voce incrinata, cercando di fargli capire il suo disagio, la sua angoscia , la paura che le saliva dal bacino , che l’assaliva tutte le volte, in completa solitudine,un labirinto di nebbia, dove non capiva chi fosse realmente, dove una specie di cantilena la offriva dozzinale ad una flotta di esseri evanescenti che sorgevano martellando implacabili le sue tempie.In quei giorni il desiderio di fuggire raggiungeva proporzioni inimmaginabili. Era capace di restare a fissare per ore quella buca che portava le scale fino alla porta chiusa, ipnotizzata dall’alone scuro che emanava con un tutto, un non luogo che sembrava irreale, fuori dal tempo, indefinito.
Quella sera Andrea fu particolarmente affettuoso,
-Anne- le bisbigliò dolcemente- So bene che la città ti manca e che questo non e ‘il nostro posto ideale, così fuori mano e isolato da tutto .
-Ce ne andremo presto , te lo prometto-
Lei annuì – Quella cosa è strana-
Proseguì con un sospiro pieno di lacrime.
-Si è proprio strana, io non so bene cosa sia è insolita, un cumulo assurdo di sensazioni funeste che mi strisciano nel buio –
E poi- continuò agitandosi,
-E poi,sembra non voglia più mollarmi-
-Amore, ascolta! Purtroppo domani inizia il Congresso e devo andare presto al lavoro. Se ci addormentiamo ora poi domani mattina potremo fare colazione con calma, visto che già abbiamo saltato la cena.-
Andrea l’abbracciò, le sistemò la coperta’ fino alle spalle, dolcemente.
Qualche minuto ed il torpore prese il sopravvento sulla stanchezza di Andrea.
Anne era così infelice, vuota come un guscio di noce a cui avevano estratto il gheriglio.
–Imbecille, sono un imbecille- pensò, nonostante le rassicurazioni del suo compagno. Ma dietro l’esile luce che apostrofava d’azzurro i capelli di Andrea,le sembrò di scorgere quella cosa che si aggirava nella penombra , pronta ad entrare ed uscire a suo piacimento nella sua mente, come tante altre volte, un’ossessione.
Stava tremando dal freddo , si tiro’ un lembo della coperta quando la scorse sul petto di Andrea , ruotava nella massa orbitale attorno al giro di se stessa.
Si voltò lentamente verso il compagno, un soffio d’aria gelida le colpì il viso – Andrea, Andrea, – lo chiamò soffocando l’urlo dentro le labbra incavate, la cosa si gonfiava e si sgonfiava allo stesso tempo.
Poi, s’infilò dal suo pulsare, sotto la coperta , sul corpo di Andrea che giaceva immobile come un cadavere.
Gli vide una smorfia sul viso mentre il resto del corpo veniva stretto intorno a fili di bava verdastri che fuoriuscivano anchedalla testata del letto.
– Dove mi trovo? Non mi avrai maledetta assassina-
Gridò Anne restando paralizzata.
Il movimento fu fulmineo,la strana cosa le piombò sul ventre attaccandosi come una sanguisuga , lei voleva urlare, urlare ma scoprì di non essere in grado di emettere alcun suono.
Si toccò la gola, era fredda come il corpo . Non riusciva a vedere nessun passaggio di luce.
Il peso della cosa premeva addosso , mentre il cuore sussultava ad ogni pressione con la consapevolezza che ormai non c’era più nulla da fare per la sua vita ,qualcuno era intento a legarle i polsi, ad incollare il suo corpo con il liquido bavoso , attentamente,tra il materasso e il lenzuolo così darendere impossibile qualsiasi postura arbitraria.
Gli occhi di Anne si gettavano veloci sulle pareti, in basso e in alto senza
Nessuna speranza di respiro.
Lei cercò di fissare la cosa sperandodi cogliere anche solo una pallida traccia di umanità nella sua figura che si muoveva a sigillare ogni brandello di vita.
-Mio Dio, fa che non sia spietata! Perché, perché’ io?-
Il fiato della donna si fece mozzo,il peso le impediva qualsiasi movimento libero. il sibilo che sentiva di più era quello del suo stesso respiro che si faceva strada al buio, nel tocco della morte che le indicava una tomba da raggiungere.
Poi , l’eco lontano, indistinto in una cantilena che sembrava antica , una voce quasi stridula, di bambina, fuoriuscita dalla spaccatura della caverna più lontana.
-Oro per me- ripeteva- io so che c’è, grande tesoro al mio re, oro per me io so che c’è,ma io lo divoro per te. –
Il terrore di Anne aveva preso ormai tutto il suo essere,sentiva che stava per cedere.
Capiva che quella cosa stava entrando dentro di lei, la stava strappando alla vita per trascinarla oltre il buio. Ora, con la voce di bambina affondava i suoi artigli per possedere la sua anima. Anne stava abbandonando il Mondo.
Un mondo che sembrava non fosse mai esistito. Tutto scivolava via sul niente sotto un ghigno potente, demoniaco, ormai unico posto più vicino a lei ed era completamente sola.
Una morsa di dolorela travolse in una manciata di secondi, vide la sua pelle scivolare come un vestito sul pavimento, simile ad una natura morta dipinta con la buccia dell’arancia che ricade verso il basso.
-Oh Dio: un minuto che è un minuto? La pelle , anche la pelle vuoi? Che cosa? Tutta ,ancora? Lasciami in pace, fammi morire allora!-
Anne , gemette con l’ultimo filo di voce.
Anche la nebbia aprì il suo varco, l’apertura della botola dentro il baratro più nero forse in quel fondo la cosa avrebbe creato bambole letali, involucri vuoti completamente a suo comando o semplicemente il banchetto delle sue membra per il cannibalismo più terribile?
-Anne , tesoro –
La mano di Andrea era calda sul braccio umido di lei.
-Amore, stanotte farneticavi, hai avuto un incubo? Ok, ok va bene , va bene, un buon caffè e via. Per te, dopo, la corsa fino al vecchio mulino ed a me la noia del Congresso.
Andrea aveva voltato il viso per baciarla prima di scendere dal letto ma lei aveva sollevato una mano per allontanarne il gesto , poi la vide sollevarsi a fatica , la schiena girata verso la parete vuota .
-Tesoro , tesoro- le bisbigliò, quasi incredulo per la staticità del collo di Anne.
–Forza, dai! Amore.-
Lei girò prima la testa, poi lo guardò inarcando lievemente le sopracciglia
– Cristo ! Anne, i tuoi occhi! –
Lei, con la voce da bambina e le dita affusolate sul ventre perfettamente grosso cominciò a cantilenare
– Oro, oro per me, io so che c’è, grande tesoro al mio re-
Una creatura grossolana, un automa che non accennava a spegnersi, gettata dentro la spirale acre, della distruzione.
– Oro per me, io so che c’è , ma io lo divoro per te –continuava –
Una risata satanica, mentre l’avanzare di un abisso invisibile che pareva scavare le pareti della casa affondava la voce infantile di Anne su una linea vuota, inghiottita da un male disarticolato portandola via dalla coscienza echeggiando lontano.

***

Potete leggere qui i racconti pubblicati fino ad oggi

PRIMO RACCONTO: https://wordsocialforum.com/2015/09/04/contest-i-racconti-della-mezzanotte-i-edizione-adriana-pedicini-un-viaggio-senza-fine/

SECONDO RACCONTO: https://wordsocialforum.com/2015/09/23/contest-i-racconti-della-mezzanotte-i-edizione-rosario-campanile-maria/

TERZO RACCONTO: https://wordsocialforum.com/2015/10/02/contest-i-racconti-della-mezzanotte-i-edizione-anna-laura-morello-amerika-amerika/

QUARTO RACCONTO: https://wordsocialforum.com/2015/10/14/contest-i-racconti-della-mezzanotte-i-edizione-luigi-pellini-la-notte-del-maiale/

QUINTO RACCONTO: https://wordsocialforum.com/2015/10/28/contest-i-racconti-della-mezzanotte-i-edizione-alba-gnazi-ti-aspettero-qui/

SESTO RACCONTO:https://wordsocialforum.com/2015/11/20/contest-i-racconti-della-mezzanotte-i-edizione-rita-simonitto-stazioni/

Per un corpo rigenerato. Le creazioni cyborg e panplanetarie di Stelarc di Nausica Hanz


“Un essere umano può uccidere un robot uscito da una fabbrica della General Electrics,
e con sua sorpresa scoprire che sanguina e piange. Ed il robot morente può rispondere al fuoco,
e con sua sorpresa vedere un filo di fumo grigio
levarsi dalla pompa elettrica dove avrebbe dovuto esserci il cuore umano.
Sarebbe un momento di verità,
per entrambi.”

(Philip K. Dick)

Immaginiamo i corpi disegnati da Vesalio e da Leonardo Da Vinci: vene, nervi, muscoli, ossa sono gli elementi di quella danza anatomica che forma la struttura interna del corpo umano. Proviamo ora a immaginare di poter sostituire alcune di queste parti con dei dispositivi inorganici e tecnologici. A pensare all’architettura corporea come ad una costruzione mobile, in cui i pezzi possono essere modificati e scambiati, ma nonostante ciò l’intero impianto prosegue le sue funzioni senza subire rallentamenti o peggioramenti. A tutti probabilmente, almeno una volta, è capitato di figurarsi con un corpo differente; ora però tra l’idea di un possibile “corpo ideale” e la sua realizzazione esistono limiti, paure, pericoli che fanno sì che quell’idea rimanga tale e non si concretizzi. C’è chi invece ha riprogettato il proprio corpo ricercandone non un’estetica perfetta, bensì una funzionalità completa e il suo nome è: Stelarc.
Nato a Cipro ma trasferitosi in Australia per continuare gli studi, Stelarc intraprende la sua carriera artistica negli anni Settanta. La sua ricerca parte inizialmente con il sondare, attraverso l’uso dei video, le cavità del corpo umano come ad esempio i polmoni, lo stomaco e il colon. Attraverso questa pratica lo sguardo si sposta quindi dall’involucro esterno (ossia l’interfaccia che ci rapporta al mondo e simbolo, per eccellenza, dell’apparenza) per esplorare il magma viscerale custodito nelle zone dell’invisibilità.
Stelarc sfonda la superficie corporea per addentrarsi nell’intimità dell’organismo, egli oltrepassa la pelle per osservare e comprendere le caratteristiche e funzionalità delle varie componenti corporee, in modo da poterle così potenziare o sostituire. Il suo approccio alla materia organica non è però orientato a evidenziarne l’essenza vitale, ma è invece rivolto a criticarlo, sostenendo che il sistema biologico è inefficace e superato.

Amplified Body

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