Giovani Prospettive. Omaggio di parole a Simona Fedele


Simona Fedele, artista italiana che vive e lavora in Friuli Venezia Giulia, per conoscerla meglio, potete andate a leggere l’intervista che ci ha concesso, sempre qui su WSF:

https://wordsocialforum.com/2014/01/24/simona-fedele-di-baratri-e-picchi-l-arte-che-fiorisce/

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Un fraseggio meritevole di Alba Gnazi

Ma tu, ma tu:
mi ritardi la vita, e l’esistenza,
e tutte le peggiori scuse che posso:
Inventata
da questo fraseggio meritevole che
m’ostino a battere nei meriggi
coltivati da un’ ambizione, in deriva
mobile dove incomincio la noia

Frugata
a due dita come una
rottura interiore che s’insalda
al tuo nome, al tuo
tabernacolo, cui
m’inginocchio, solcata
da ogni evidente nudità apparente
– più che altro, eri
già conscio del mio calibro
Ascoltandomi –

Ti stringo
come un punto di domanda o un’interruzione
labiale in controcanto, anacoreta del tempo
intanto
spiove e non resti
che tu con l’ombrello sulla mia testa,
gocciolante ancora,
aperto.

***

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Immagine

***

Immagine

raccontami una storia
che inizi dall’ultima parola una storia
che non insegni nulla e apra tutti i cancelli
di tutte le acque calme senza muri
senza chiavi senza imprese quotidiane
raccontami una storia
inconsapevole – bella come l’amore
come tutte le maniere di chiedere perdono
una storia incongrua di un posto dove
non si muore per davvero
e le mani delle mamme non tremano
mai
dimmi
di un lupo che divora le paure
di un fuoco sempre acceso
in tutte le case che abbiamo abitato
davanzali fioriti dai rami spezzati
crepe a vista per scavare prati
e giungere finalmente a noi
– splendidamente folli
raccontami una storia
che consoli che sia coperta calda senza nodi
a strangolare
una storia un po’ incosciente che resti nella bocca
come tutte le strade che non abbiamo preso
una storia per resistere
che ci faccia addormentare ma non troppo
che ci riporti in vita
col canto degli uccelli in fondo al mare
raccontami una storia
che ci salvi tutti
che spezzi il cerchio
per ricominciare da capo a capo
e ancora a capo

di Carmen Morisi

***

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Deh, last vichinga
fungi me da orpello
alla tua moltitudine bellezza
sei altissima in altitudine
e raggiungerti,
e raggrupparti,
è la condizione maxima, dopo faticato
serviti di me di gran lunga,
ridi anche di me,
(ormai)
io prosciugato, ristretto, disseccato,
nella tua borsa,
nel tuo portamoney,
sempre dietro di te,
nella tua tasca posteriore
sinistra.

Di Francesco Di Lorenzo

***

tela

Quante siepi di nebbia attraversate
da clamori improvvisi!
Che ci riserba il giorno?
Ora emergono volti
assetati di fiori

Le trame evanescenti
assecondano fremiti crudeli
dove scivola il tempo
ambiguo e impenetrabile
esocarpo di nuvole

Intersecati piani indifferenti
al predominio dell’obliquo
oltrepassare insorgere
contro le vele d’oro
che avviluppano e includono

lanceremo in silenzio
spilli di luce entanglements
per rivelarci intensa
progenie di sementi
nel solco della notte

di Guido Mura

***

Escape into life Simona Fedele

SOLO MIO di Marino Santalucia

Questo corpo che
nessuno di voi conosce
tranne me.
Quest’apice di vita, esiste
solo per me.
Anche se piccolo, questo mondo
è carne e ossa.
Fatto di quartieri, labirinti
parchi e monumenti.
Questo corpo si perde
nelle notti millenarie
dove ogni stella, galassia
o buco nero
rappresentano materia.
Di questo
è fatto il mio corpo.
Solo mio.

***

Nina ti te ricordi
quanto che gavemo messo
a andar su ‘sto toco de leto
insieme a far a l’amor.
( Gualtiero Bertelli )

Immagine

Oi, Nina.
Eravamo giovani qui, vero?
Quanti anni potevi avere, 16, 17…..
E dunque andavamo dal prete, e te avevi paura che ci dicesse “ no, non vi sposo” e tua madre che piangeva e tuo padre mi minacciava, perché ero povero, figlio di nessuno e non sopportavo la divisa.
Ma non potevi sorridere un po’ di più?
Sembra quasi che ti rapisco, in questa foto, che invece me lo chiedesti te, portami via Tonio, portami lontana, portami al mare.
Dice che i contadini al mare non ci possono andare, che la loro terra è solo quella del padrone, e che il mare fa girare la testa, perché là in fondo si vede solo il cielo, e l’infinito che lo accarezza, e che quindi se un povero vede il cielo e l’infinito assieme poi comincia a sognare, e immaginare, e magari chiede, e forse la schiena si drizza, e poi pensa.
Ma ci siamo andati, io e te, e mettevi i piedi nella sabbia e ridevi, ed io ero bianco e tu mi prendevi in giro perché anche se levavo la canottiera mi restava addosso, disegnata dal sole.
E abbiamo fatto all’amore, Nina, quel giorno, ed io ero rosso e tu ridevi, e forse ridevi perché sapevi che Checco era già dentro di te, e solo nove mesi dopo l’ho visto e ti somigliava, magro come te, bello come te, luce dei miei giorni come te.
Poi te ne sei andata in una notte che faceva freddo, ma mica come quello che sentivo dentro, ed io ero accanto.
Allora ho preso la fotografia e ci ho picchiato sopra col coltello del pane, e niente, mica morivo pure io, no, più che picchiavo e più che sentivo freddo, ma mi tirava via il Checco, mi tirava via e mi abbracciava, mi tirava via il coltello, e mi stringeva.
Mi tremano le mani, Nina, ma non per paura, per l’emozione.
Perché finalmente arrivo, e ti prendo e ti porto al mare.
E finalmente ti sento ridere di nuovo.

di Rosario Campanile

***

Simona Fedele- Per tutta una settimana prigionieri della neve

l’inverno non è sempre
nello stesso luogo.
gli sterpi mutano e ritornano
all’esperienza del vento
dove bianchi sul bianco
grumo di neve imploso maturando
mani su mani
siamo continuamente il segno tortile
del tempo di bruciare
tutto e soltanto.

la luminosa oscurità
che risuona di vetro e nuvole annidate
tra i denti
quando le parole sfiniscono
nello schianto dolcissimo della carne
e al posto degli occhi non vediamo
nessuna verità che ci somigli.

di Sylvia Pallaracci

***

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Colori di Walter Bona

Tratti di anima …
si sovrappongono
Altalena nel vuoto
Danzano con il mio respiro
Tra il rosso e il nero
Lottano tra le dita…
nel vortice dei miei pensieri
Volano
Graffiano
Avvolgono
Scorrono tra le crepe di una tela che per me
È Vita

***

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