Danilo Capua, pittore


Autoritratto

“Autoritratto”

Benvenuto su WSF Danilo

Grazie a te, Christian, per concedermi la possibilita’ di far conoscere il mio pensiero e i miei “colori”.

Come il Danilo Capua Uomo definirebbe il Danilo Capua artista?
Dal momento che vedo le due entita’ inscindibili, la domanda potrebbe avere anche una valenza speculare e la risposta, di conseguenza sarebbe la medesima. Solitamente, sono le persone esterne che si pongono questi quesiti ma non di rado, i diretti interessati, vengono a fare i conti con se stessi, da questo punto di vista, anche per una questione di coerenza sul proprio operato.
Nel Danilo Artista, emerge molto della mia umanita’ e iconograficamente, talvolta, attraverso metafore. Talune cose, son sicuro, che sono celate anche a me stesso e sovente, mi capita che l’osservatore faccia emergere (con mio piacevole stupore) particolari,  dandogli significati che trovo estremamente pertinenti. Sicuramente, i presupposti sono in parte cambiati dagli inizi, difatti le mie prime serie di “urla”, non nascondo a dirlo, avevano ben poco di allegorico e la mia emotivita’ si frantumava nella mia espressione artistica, rendendo partricolarmente “credibili” le mie immagini, ad ogni modo, il Danilo odierno che emerge dalla mia pittura, lo vedo come una persona riservata ma profonda che esterna quando lo sente, cercando un delicato equilibrio tra le forme attraverso un cromatismo appena accennato, non invadente.
In sintesi credo che il disegno (per usare un eufemismo) che ritrae Danilo Artista, sia di un soggetto che vive fuori dal contesto temporale in cui e’ relegato ma “assente” solo in apparenza.

 ritratto Antonio Ligabue
“Ritratto Antonio Ligabue”

Quando e come nasce il tuo percorso artistico pittorico?

In Accademia di Belle Arti, esattamente a meta’ degli anni 90. In precedenza, presi dimestichezza con la tecnica della pittura ad olio, esercitandomi su soggetti accademici di “routine” e per la precisione con le nature morte. Intanto i docenti iniziavano a parlarmi di Artisti come: Sironi, Morandi, De Chirico… evidentemente perche’ intuivano la mia sensibilita’ artistica e  il percorso che avrei sviluppato successivamente, ma all’epoca ero poco propenso, per “giovanile egocentrismo” ad ascoltare quei consigli. Per esigenza personale e per stimolare di piu’ il mio interesse per la tecnica in questione, successivamente, iniziai a copiare alcuni ritratti dei grandi classici e tra tutti Caravaggio. Ero molto interessato al contrasto tra luce ed ombra ma anche alle intense espressioni di quei capolavori immortali. Il tutto puo’ apparire pretenzioso, perche’ stiamo parlando di vette piuttosto alte nel campo dell’Arte, da reinterpretare, ma i risultati erano buoni e anche i professori mi lasciarono continuare in tal senso. Raggiunto il livello tecnico di cui necessitavo, quasi repentinamente (e prolificamente), sono iniziate a scaturire dalla tela e dalla  fantasia le forme che avrebbero caratterizzato il mio percorso futuro. Inizialmente, dipingevo molto sul legno, perche’ mi piaceva lasciar intravedere la trama del supporto, sotto il colore. E’ evidente che quelle forme erano gia’ in gestazione nel mio subconscio da tempo e attendevano una preparazione tecnica adeguata per scaturire fuori, e che sino ad allora non avevo. Sono particolarmente contento del fatto che molti dei lavori che ho eseguito all’epoca, ancora oggi mantengono, per me, un certo spessore e solo pochi, oramai, dal momento che sono passate due decadi, li considero esperimenti di genere e nulla piu’, anche se qualcuno apprezza anche questi.
Solitudine olio su tela
“Solitudine – Olio su tela”

Poe, Ligabue, Lovecraft, i preraffaeliti, quanto l’arte classica e quella moderna hanno influenzato il tuo modo di creare?

Sostanzialmente tendo a separare cio’ che fruisco come spettatore del mondo artistico, dal mio operare in tal senso. A parte quando la citazione e’ piu’ che evidente e nello specifico, quando ho voluto reinterpretare attraverso la mia sensibilita’, soggetti pensati da autori ben noti in campo letterario, come il da te citato: H.P. Lovecraft. In casi come questo vuole essere una vera e propria dedica, manifesta. In pittura, posso essere affascinato dall’Artista piu’ “disimpegnato” sino a giungere ad autentici mostri sacri del simbolismo come: Franz Von Stuck, tanto per fare un esempio, ma mi rendo conto che la mia sensibilita’ e’ solleticata in particolare dalla pittura italiana del primo 900. Annigoni, Rosai, Morandi, Sironi, Carrà, De chirico per giungere ad Antonio Ligabue e via dicendo. Piu’ che ispirazione, dalla pittura altrui, ne traggo entusiasmo ed energia da riversare sulla mia di espressione artistica. Alcuni, hanno visto riflessa nella mia, influenze di Artisti piu’ blasonati e non, ma se ci sono delle similitudini, devo dire che sono per lo piu’ dettate dai propositi emotivi di partenza, che non dalla semplice e banale emulazione. Inoltre, certe manifestazioni figurative, sono legate a precisi archetipi iconografici e da lì non  si scappa.
 L'angelo caduto
“L’angelo caduto”

Tu come Ligabue, avete la caratteristica tecnica di esaltare la figura centralità della figura, per questo ti chiedo: come nasce tecnicamente un tuo lavoro?

Da come avrai capito, dai ritratti che gli ho dedicato, sono un suo estimatore. Di lui, apprezzo molto la carica cromatica, la forte espressivita’ vitale/animale e una certa goticita’ di fondo. C’e’ sempre stata la diatriba se sia stato un naif o meno… A mio avviso, le uniche analogie legate  a quella corrente pittorica, sono dettate dalla geograficita’ dei suoi ultimi anni di vita e da una certa innocenza umana di fondo che per difendersi, da una realta’ dura e contadina, trasformava in aggressivita’. Per il resto, aveva ben poco a che spartire con la pittura dei “candidi” di quegli anni a cui era accomunato. Ritengo fosse piu’ legato all’espressionismo (ovviamente, lui, non essendo conscio di questo) ma questa e’ una mia opinione.
Sei nel giusto, quando trovi un’analogia nella centralita’ dell’immagine tra i miei lavori e i suoi, anche se il pittore in questione, l’ho scoperto in là negli anni e non all’inizio del mio percorso accademico.
Nei libri che ho letto su di lui, e’ descritto il suo particolare “Modus Operandi” di iniziare un lavoro. Lui partiva da una tela completamente bianca e dal centro del supporto, iniziava a dipingere il soggetto partendo direttamente dall’ occhio e poi attorno ci costruiva tutta l’immagine. Non partiva mai da un abbozzo generale della figura per equilibrarla nello spazio che aveva a disposizione, per poi lavorarci nel dettaglio successivamente e questo creava degli inconvenienti non da poco, perche’ a volte il tutto funzionava, altre volte, invece, si trovava che non avendo piu’ spazio, doveva magari accorciare le gambe del soggetto perche’ finiva il perimetro della tela e un esempio eclatante lo si ha nel suo famoso : “Autoritratto con cane”, dove le gambe  appaiono schiacciate nei confronti del resto della figura. Questo perche’ dipingeva d’impeto.
Tornando alla tua domanda iniziale, l’introduzione che ho fatto su Ligabue, si ricollega, perche’ quando creo un’immagine anche io sono solito partire dall’occhio, dall’espressione, dal volto ma a differenza sua, bilancio successivamente il tutto con lo spazio che ho a disposizione. La riuscita di un buon quadro e’ in primis, cercare di inserire bene l’immagine nel supporto su cui si lavora, per creare nel colpo d’occhio un’armonia generale delle forme.
Sono solito preparare la base della tela o il supporto che ho a disposizione, con un colore acrilico, cromaticamente’ vicino al soggetto che andro’ a interpretare, successivamente faccio un abbozzo di disegno, per delimitare gli spazi come dicevo prima, poi stendo la pittura ad olio col pennello poco carico di colore, in modo che possa arrivare al risultato voluto gradatamente. Nel caso avessi ripensamenti, in questa maniera, ho sempre la possibilita’ di correggermi.
Al principio, c’e’ sempre un’idea di base predefinita per il sogetto e poco di improvvisato nei miei lavori.

L'enigma

“L’enigma”

In una tua precedente intervista parli delle tue opere come di coagulazioni di stati d’animo dall’ignoto. Puoi spiegarci questo concetto?

Questa mia esternazione, si riferiva piu’ (come ho in parte espresso in una risposta precedente) a una condizione mentale e emotiva risalente a anni addietro. C’e’ stato un periodo della mia vita piuttosto difficile e cio’ ha coinciso con il manifestarsi del mio stile pittorico. Con questo non voglio dire che la pittura e’ nata come conseguenza, ma sicuramente e’ servita da innesco per delineare certe condizioni interiori che ho descritto a parole con: Coagulazioni di stati d’animo, perche’ in definitiva e’ quello che sono poi divenute alcune mie tele, successivamente.
Dall’ignoto, puo’ apparire leggermente sopra le righe come termine ma tutto questo tumulto interiore, avveniva in recessi piuttosto profondi del mio ego e talvolta anche il subconscio ha paura a fronteggiare certe situazioni, quindi si puo’ generare un buio,  un “non luogo” di non pensiero, da dove sono certo siano scaturiti autonomamente certi miei soggetti.
 Il suonatore di silenzio
“Il suonatore di silenzio”

Musica e pittura, quali punti trovi abbiano in comune?

La musica e la pittura, come altre forme d’espressione, hanno l’intento e la peculiarita’ di giungere a piu’ livelli nella coscienza dell’essere. Agiscono a profondita’ differenti, ma tra loro si completano, creando meravigliose sinergie. Ho sempre pensato che un pittore o viceversa, un musicista, avessero la sensibilta’ adeguata per esprimersi attraverso le due forme, allo stesso livello qualitativo. Per esempio, mi viene in mente il grande pittore lituano di fine 800, Ciurlionis, che era anche compositore. I suoi dipinti, oltre che essere stupendi e carichi di simbolismo, hanno una certa musicalita’. Alcune sue immagini e paesaggi, sembrano danzare e fluttuare al ritmo di melodie incantevoli. Posseggono realmente una grazia musicale. Per venire ai giorni nostri, penso a Battiato che per una sorta di disciplina interiore ha voluto approcciarsi alla pittura, come complemento alla figura di musicista, per correggere le sue mancanze nelle arti visive e giungere la dove e’ giunto con le note.
Personalmente, ho interagito molto con il mondo della musica. Ho trovatoparecchio stimolante il poter utilizzare il supporto musicale, come alternativa alla classica esposizione da Galleria. Le copertine, difatti, possono essere fruite sia come quadro a se stante, sia come complemento della proposta musicale, inoltre ho sempre desiderato che emergesse l’approccio pittorico e non illustrativo. L’ elemento “artigianale” e umano e’ quello che latita a mio avviso odiernamente, da questo punto di vista e su piu’ fronti.
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Che cos’è per te l’arte? Più peccato o redenzione?

Sicuramente e’ redenzione, anche dai peccati che l’uomo sta facendo all’Arte stessa  e non c’e’ bisogno che faccia esempi. Ce ne sono gia’ di molto gravi nei quotidiani e in T.V. Ho avuto modo di parlare di questo recentemente con altre persone e trovo, sinceramente, che l’Arte sia una (l’unica?) forma di dignita’ che sia rimasto all’uomo per giustificare la sua permanenza nell’universo. Non mi si fraintenda di peccar di egocentrismo, questo e’ un discorso che faccio da esterno, da “spettatore”. L’Arte e’ nata come forma espressiva ma attraverso il creare dal nulla, c’e’ anche una grande spinta sprituale che vuole in qualche modo ricongiungersi all’elemento divino originario, nel senso piu’ ampio del termine. Trovi che a parte questo, ci sia qualcosa di analogamente nobile nell’ uomo odiernamente?.
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Ispirato al racconto di Lovecraft: “La Maschera di Innsmouth”/Inspired by the Lovecraft tale:”The Shadow Over Innsmouth”
Come vedi il presente dell’arte contemporanea e quanto ti senti di farne parte?
Perdonami ma sono al di fuori da quello che propone l’Arte contemporanea… Quel poco che vedo, mi passa davanti agli occhi quando curioso nel web e devo ammettere che talvolta sono piacevolmente sorpreso, da certi lavori, anche se sono parecchio refrattario all’approccio digitale, che va tanto per la maggiore oggi. Non facendolo come “mestiere” e caratterialmente/umanamente sentendomi parecchio distante dal presente, non mi sento parte, di conseguenza, di nessun movimento artistico.
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“Y’ HA-NTHLEI”

L’arte deve abbracciare o temere il denaro? 

Per quanto mi riguarda il denaro deve abbracciare, veicolare, l’Arte. Deve essere solo il tramite che permette ad essa di avere delle “impalcature” che gli permettano di esistere fisicamente. Poi bisogna vedere le esigenze del singolo.  Attualmente mi sentirei in grande imbrazzo nel vendere un mio quadro, mentre agli “inizi” ero piu’ smaliziato. Come si fa a stabilire quanto puo’ valere un dipinto? Sarebbe un po’ come decidere quanto costo io… Invidio (anche se non e’ propriamente il termine piu’ adatto) chi riesce a districarsi attraverso questi aspetti prettamente commerciali, ma ripeto i presupposti per cui vivono le mie immagini su tela e nel cuore di chi mi apprezza umanamente e artisticamente, sono altri.
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“Ritratto Antonio Ligabue”

Grazie Danilo

La mia stima a te, Christian.

Christian Humouda

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