Inediti di Roberto Fioravanti (Sonia Lambertini)


roberto

Roberto Fioravanti è nato nel 1977 a Roma. Ha conseguito la laurea come Educatore Professionale di Comunità, presso l’università Roma Tre. Attualmente lavora come educatore presso un centro diurno per disabili. Ha iniziato a scrivere dai tempi del liceo, dedicandosi prevalentemente alla poesia, negli ultimi anni si è avvicinato alla narrativa. Ha pubblicato le raccolte di poesie La terra di nessuno (Gruppo Albatros, 2005), Poesie per una sconosciuta, (Alter Ego Edizioni, 2014), e la raccolta di racconti Storie di amori, ansie e allucinazioni,(Alter Ego Edizioni, 2013). Attualmente è in cerca di una licenza poetica e di personaggi da maltrattare dentro un romanzo.

***

Ho un amico ad est

Ho un amico ad est,
uno che un giorno
ha strangolato un albero di cerase,
uno che non andava in giro
nel bosco con cesti da riempire
per vecchie isteriche
dal fiato pestilenziale,
o per ragazzine paranoiche.
Ho un amico ad est,
che ha la fedina immacolata,
ma con le mani unte di sangue
gli pioverà in testa una taglia:
lo faranno a pezzi prima o poi.
Lo sbatteranno in prima pagina.
È successo qualche ora fa,
in alto arrampicato
ne strappava una ad una
per gentile concessione
del padrone o del signore:
venne giù come una mela sul cranio.
Ho un amico ad est
che ha attirato l’attenzione
dei passanti e dei tg,
con le dita ingrassate di sangue.
Lo hanno visto tutti,
ma non gliene fregava nulla
se la polvere da sparo arrivasse
da est, da ovest o dalle mani di un negro.
L’importante era occultare
il cadavere del nemico,
come se non fosse mai passato di là,
come se non avesse mai rubato
il frutto proibito.

***

Il padre di uno qualunque

Mio padre andrà in pensione
e non si preoccuperà più dello sciopero dei treni,
che sono sempre in ritardo.
Quei giorni di ferie
gli sembreranno un eterno riposo,
per questo è triste,
quando gli butto giù una pacca sulla spalla.
Suo nipote domenica farà la prima comunione,
questo al mio vecchio fa inarcare le sopracciglia,
anche se le bestemmie sono state il ritornello
di lodi e lamenti,
quando gli inverni impassibili
lo facevano rabbrividire
con la sveglia alle quattro del mattino.
Mio padre non ha mai giocato a carte,
ma ha imparato a parlare di calcio.
Mio padre ama il vino rosso
e detesta la birra Weiss,
Per questo mi somiglia
ed è un filo che ci salda e si attorciglia:
forse ci attanaglia.
Da domani farà la fila
per percepire il suo contante,
Da domani sarà libero d’invecchiare,
ma sarà sempre là sul punto
di ripensarci e tornare indietro,
per assaggiare quelle mattine buie
che sanno di brina e caffettiere sul fuoco.

***

Gatto delle nevi

Non è la pala meccanica
a far marcire la neve:
sono gli stivali che la calpestano
e l’uomo che guida
fino alla fine del turno.
Chissà come invecchia dentro di lui
quel sole che lento
passa dietro le quinte
e lascia il testimone al gelo e alla notte.
Nessuno sa tradurla quella bocca
che accenna un sorriso,
mentre lasciamo le nostre impronte sul manto
e ci infiliamo a tremare dentro un bar
per un po’di fumo sbuffato da una tazza.
Quando saremo fuori,
non rimarrà traccia del sole e dell’uomo,
ma solo quelle orme da ripercorrere contro mano
e il gatto delle nevi in un angolo
lontano.

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