Überschuß di KleinEquipe la performance che incide il Capitale di Marx


È in atto, in questo periodo storico, un continuo flusso del dover-fare, inarrestabile è la sua corsa ed è come se le pause fossero state debellate perché fermarsi è sinonimo di debolezza e quindi bisogna continuare a correre, correre e correre, anche senza meta l’importante è mantenere il ritmo.

Chi invece è fermo è il pensiero, espulso da questa catena di montaggio appare ai nostri giorni come un fardello di cui non ci si può far carico, non è concepibile bloccare la grande macchina per una semplice questione di idee e valori, sarebbe troppo rischioso fermare tutto e mettersi a riflettere, cambiare i fulcri e costruire nuovi orizzonti.

Ma le sorti non sono già segnate e il futuro non è un prodotto preconfezionato e se il sistema incita alla velocità noi possiamo anche stare fermi, noi possiamo scegliere di pensare e creare alternative.

Adesso vi racconterò una storia, una storia vera, di un gruppo di ragazzi che attraverso l’arte hanno fermato il tempo, invertito le dinamiche e reinventato i contenuti…e per un po’ quella folle corsa si è spenta.

Questa storia si intitola “Überschuß” è avvenuta il 19, 20 e 21 giugno 2015 presso La Conigliera teatro di Castelminio di Resana (TV) e nata grazie all’ingegno del collettivo trevigiano KleinEquipe. In questo luogo dalle tinte po’ retrò e fiabesche ventidue amanuensi avevano come obiettivo quello di ricopiare, tramite incisione e in tedesco, il primo tomo del Das Kapital (mentre gli altri due volumi saranno incisi in futuro e in occasioni diverse) di Marx e vivere insieme per le intere tre giornate artistiche.

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UBERSCHUB, LIBRO I

In principio c’è silenzio, al centro della stanza è posizionato un lungo tavolo bianco con ventidue pennini, undici per parte, sullo sfondo la scritta “Überschuß” impera e ci guarda. Così si presenta il luogo nel suo momento di riposo in attesa dell’azione, quando non sono presenti gli sguardi dei visitatori e gli amanuensi non hanno ancora fatto il loro ingresso.

Uno scenario destinato a cambiare con l’inizio dell’atto performativo: con la presenza degli scrivani che incidono le parole il silenzio viene ricoperto dal suono graffiante e acuto dei pennini microfonati che toccano la carta, sul tavolo inoltre hanno fatto la loro comparsa i tablet, uno per ogni amanuense, in cui sono leggibili le pagine del Das Kapital da copiare.

È nel gesto dell’incisione che è contenuto il valore di questa esperienza artistica, non si tratta infatti di copiare un’opera già esistente ma di crearne una nuova, ciò che è esistito in passato non viene presentato in modo statico e non è ripetuto identico a se stesso, esso è soggetto a una rinascita e viene costituito da nuovi valori, un passato quindi che essendo trasformato nella sua forma è istrinsicamente modificato nella sua sostanza.

Perché se è vero che Il Capitale viene ricopiato in tedesco e parola per parola, è anche vero che l’azione dello scrivere/incidere a mano include la possibilità di errori e dimenticanze, che in questo caso non possono e non si vogliono eliminare perché fanno parte del processo stesso; l’eventuale errore ortografico diviene quindi il simbolo della testimonianza che Überschuß non è una delle tante copie che circolano, ma è un’opera a sé, un’opera d’arte originale in cui ad essere fondamentale non è tanto la perfezione ma la sua unicità.

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In questa performance, inoltre, si può affermare che attraverso l’atto dell’incidere si è verificata una sospensione della tecnica, se infatti quotidianamente siamo invasi da un continuo avanzare della tecnologia in cui l’agire dell’uomo viene via via sempre più a mancare, divenendo secondario, in Überschuß è il corpo dell’essere umano che detta i tempi dell’azione e in una pratica come quella dell’incisione si assiste al ritorno del rapporto fisico con il supporto e i materiali di lavoro, che in questo caso sono la carta e la matita.

La tecnologia però non viene totalmente penalizzata e viene mantenuto un rapporto con essa attraverso i computer necessari ai copisti per trascrivere le loro pagine, e anche tramite l’affascinante congegno audio che permette alle pennine di emettere suoni e di creare di fatto la colonna sonora dell’evento..

In Überschuß quindi avviene questo interessante ribaltamento: l’opera scritta da Marx nel 1867 si manifesta attraverso una forma contemporanea e digitalizzata, essendo contenuta all’interno dei computer, mentre l’opera ex-novo realizzata durante questa performance è nata usando tecniche non comuni e oramai abbandonate.

Un altro elemento che ci riporta un po’ indietro nel tempo è l’immagine dei corpi degli amanuensi seduti per terra e totalmente concentrati nel copiare il testo, questa postura rievoca alla memoria le ataviche posizioni di raccoglimento e preghiera, si ritrova dunque anche la visione di un corpo essenziale e depurato dalle sovrastrutture.

Il copista però non è una figura isolata e singola, ma è inserito all’interno di un momento di coralità, perché lo stare insieme seduti intorno ad un tavolo e svolgere la medesima azione determina la necessaria presenza di tutti, un’azione collettiva in cui si costruisce un dialogo che si enuncia attraverso la scrittura.

Un canto corale a più mani, oserei dire, che si manifesta non solo nel momento pratico della performance, ma che rimane impresso anche al suo termine nei vari fogli incisi e raccolti nella pressa da legatoria. Se infatti si incominciano a sfogliare le pagine si noterà che ognuna è caratterizzata da segni e calligrafie diverse, in ognuna è presente l’impronta di una determinata persona e queste traccie sono conferma di un lavoro d’insieme e pubblico.

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L’importanza della collettività e del condividere non si è manifestato solamente nel momento performativo, ma è stato portato avanti anche in altre situazioni artistiche e conviviali che hanno avuto luogo in quelle stesse giornate presso La Conigliera. Da ricordare è sicuramente la performance musicale di Nicola Manzan con Legittima Violenza, avvenuta la prima serata. Le sonorità feroci e distorte di Manzan hanno agito come un uragano, hanno scompigliato i pensieri e gli equilibri, ma è un disordine rigeneratore quello che proviene dalla sua musica: è come se ci stimolasse a distruggere il velo di Maya che ci blocca la strada e ci conducesse verso quell’autenticità del sentire che a volte opprimiamo e questo era anche ben sottolineato dalle immagini crude, ma vere, proiettate durante il suo concerto.

Un altro momento di ritrovo è stato l’incontro con l’attore/pittore Rudy Favaro intitolato intuitivamente Nemesi della Mimesi, in cui facendo riferimento al pensiero di Walter Benjamin si è trattato il tema dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica; riflessioni e parole che sono state utili per analizzare dal punto di vista teorico l’idea che sta dietro la nascita di Überschuß.

E poi non sono mancate occasioni di festa e di riflessione dove scambiarsi idee, sorrisi e sguardi di vita.

Grazie al collettivo KleinEquipe e al loro Überschuß per tre giorni il tempo si è fermato e il pensiero è ricominciato a correre travolgendo tutto, questo significa che l’arte ha veramente il potere di cambiare le cose, di inventare nuovi orizzonti e di formare collettività in un periodo in cui la parola “Io” sembra farlo da padrona.

E siccome di questo c’è bisogno…sono sicura che questo è solo l’inizio di una lunga storia.

Nausica Hanz

Credit foto: KleinEquipe

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