Inediti di Jonathan Varani


Alex Stoddard, "Hive"

Alex Stoddard, “Hive”

Jonathan Varani, anno 1981
Vivo attualmente a Perugia.
Scrivo Poesie? molto probabilmente no. Le uniche cose che traccio sul foglio sono descrizioni di quello che mi accade dentro mentre vivo su questa terra. Sono le lacrime dei miei sguardi, dei miei attimi complicati tra odori e tremori.
Di me posso dire solo questo: sono un viaggio. Da fare a piedi scalzi.

***

In nome del tuo.

In nome tuo
si aprono le vesti e
lividi nuovi sbocciano
sotto le dita.
D’incanto
tutte le misericordie
tacciono
tra i fili d’aria impolverati.
In nome tuo
bruci
la casa e la dimora
tra le vertebre che ti sorreggono
e di nero tracci
il nuovo verbo.
Ti sento senza pelle
che falci
le vene delle debolezze
ancora acciambellate
sull’uscio del tuo petto.
In nome tuo
ora
anche la mia dimora
è frusta di fuoco
e le fondamenta
sono culla d’ossa
dei nostri deliri.
Poi la brezza si fa grandine
e da sotto il manto
del tuo lutto,
in nome del mio,
ti dico:
torna.

*

-Di-segni

Ho disegnato la tua assenza
come una montagna
alta ed innevata,
un calice austero
che mi beve,
un sacro monte
dove mi distogli
dall’essere un semplice uomo
che indurisce
sotto i colpi del tempo.
E se ti dicessi che
il tuo odore
ha la stessa forma delle mie ossa
tu,
capiresti quant’è crudele
la debolezza umana
quando chiude gli occhi
per l’arsura dei giorni vuoti

*

Sottobosco

Riverbero di blu e di mirtilli
che fiancheggiano i passi
delle scarpe
piene di storia,
mentre ascoltano le foglie
esalare l’ultimo respiro.
Del verde e delle sue sfumature
che soccombono
nel blu tiepido del mattino,
dei giochi della mente
quando tutto s’assottiglia
nel picco di un’aurora.
Di me e dei miei dintorni
che lascio incustoditi
nel sottobosco delle illusioni
quando mi fermo
dinanzi al tuo mistero
-nudo-
ed al suo odore acre
che di schiusa mi stordisce.

*

Vento vuoto

Questo vento non soffia più
ricordi.
Ha viaggiato troppo
in cerca di un seme da innestare
tra i deserti delle assenze
e le tempeste della mente.
Ci fossero temporali improvvisi
tra le folate
io potrei sentire ancora il
rabbrividire di una perdita
e il sapore della terra calpestata.
Ma questo vento caldo
è un alito di vuoto
dove il sangue della memoria
mi trapassa le costole e
si rapprende d’improvviso
staccando ogni singolo osso
con la lacrima della frattura.

*

Vivisezione

Certe anime
sono più calde
del fuoco dell’inferno.
Bruciano per un niente e
non riescono a toccare
o a sfiorare
senza toglierti la pelle.
Ti scavano nell’anima
baciandoti i pensieri e
ti affamano
leccandoti i desideri.
Ti fanno tremare
con il loro fuoco riservato.
Queste anime bruciano
così
come l’inferno che nascondi,
ti scovano e ti divorano
nella malinconia di due occhi
che sanno di casa,
di invito
all’amore e alla morte
con un solo bacio

*

Non è Poesia

Non è poesia
questo mio volerti.
Ma è musica del respiro
che si compie da dentro.
Sento perfino le ossa
accompagnare i movimenti
e questi battiti selvatici
intonare nel sangue.
No,
non è affatto poesia
questo morso lento e vorace
delle mie dita nude,
ma è un pasto feroce
di denti mai sazi,
una fame di cuore
sopra i tuoi canti carnali,
dentro questo tremore
che di vita ti sbrana.

*

Off-Limits

Nessuno può capire
il guizzo assente dei miei nervi
quando si tendono per proteggermi,
quando si induriscono
per darmi aria
e farmi attraversare
quel lasso di tempo
più grande di me.
Nessuno deve capire
questo scatto d’amore
di quel cordone perfetto
che mi nutre.
Lo avvizzirebbe!
Sarò sempre figlio
del mio sentire
ovunque io vada
e con le solitudini che ho.
Nessuno potrà odorare
di genitore
sulla pelle di un selvatico che
di essere adottato
ne porta il segno
e di esser libero,
il sogno.

*

Fattezze

Le tue fattezze
sono strapiombi
nudità morbide
colline tumultuose
dove scorgo
il desiderio
livido e malcelato
che sono.

Avrei voluto vederti nascere
per capire cosa mi spinge
a lacrimarti amore
così.

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