Debbie [LA STRANA] e le avventure del coniglietto RiBes (Cut Up edizioni)


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Ma io non voglio andare fra i matti”, osservò Alice.

Oh non ne puoi fare a meno,” disse il Gatto, “qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.”

“Come sai che io sia matta?” domandò Alice. “

Tu sei matta”, disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui.”

Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carrol

Genio e follia. Queste sono da sempre le caratteristiche distintive di coloro i quali rubano i sogni e li fanno diventare realtà. Tra questi grandi uomini non è immeritato inserire Paolo Di Orazio, che ritorna con una nuova creatura letteraria pronta a stupirci.

Debbie [LA STRANA] e le avventure del coniglietto bipolare Ribes, altro non è che l’ultimo tassello di un percorso personale ed artistico iniziato nei lontani quanto indimenticabili anni ’90. E’ proprio questa l’atmosfera che si respira durante tutta la lettura, ovvero la sensazione di assistere ad un modo di fare arte, che sta ormai scomparendo.

La storia è ambientata in una Roma caput mundi, sulfurea ed annoiata, una terra architettonicamente ricchissima quanto notturna che si sfila perennemente sulla linea di demarcazione tra crollo e sopravvivenza.

In questo ambiente familiare ed estraneo si dipana la storia del Commissario Vanacura e dello spietato serial killer che sta insanguinando le strade romane, mentre il personaggio che dà vita e nome al libro, si affaccia in parallelo a questo spazio sgraziato e livido muovendosi come una retta segmentata nella vita dei personaggi. Debbie è una giovane prostituta dal passato e dal presente oscuro; un’antieroina per eccellenza, una particella i che si completa solamente negli ingranaggi ferrosi creati dal coniglietto Ribes.

Debbie la strana è il primo capitolo di una trilogia, nella quale possiamo ritrovare come vecchi amici, i personaggi nati nel lontano 2011 nelle pagine di “Vloody Mary”: il commissario Vanacura, il sacerdote nero ed il loro carico di umana disillusione.

La ricchezza del libro va anche ai molteplici rimandi filmici e letterari in esso presenti; dal più classico viaggio di crescita dell’Alice di Lewis Carrol a quello orrorifico dell’“Alice che ruppe lo specchio”, ma ciò che stupisce è proprio lo scenario, organizzato in un’architettura matematicamente sbilenca, volta a svelare l’inferno personale e sessuale umano, in cui il bene si dissolve, sfumando in altrettante gradazioni di male.

Questo testo è anche una bellissima dichiarazione d’amore rivolta a tutto quel mondo horror-noir  anni’70 ’80, che passa da Profondo rosso di Dario Argento all’Albero del male di Friedkin, senza dimenticare il Signore delle mosche di Golding. Qui però, la rappresentazione del male non ha più le sembianze della testa di un maiale, quanto più quella umanoide dell’emisfero uomo.

Paolo Di Orazio dirige con vivida lucidità un noir perfetto, quanto estremo, con la semplice complessità che solo i grandi autori riescono ad avere, alternando in una giostra di indubbia bellezza, orrore, violenza e delicata dolcezza.

Debbie e i suoi figli forse torneranno o forse no, intanto godiamoci questo viaggio bipolare nel mondo dell’equazione impossibile di Ribes, all’interno di un cosmo fantastico in cui la Regina di cuori pende impiccata da un ramo urlando: “tagliategli la testa”.

Per un approfondimento l’intervista a PDO: https://wordsocialforum.com/2015/04/30/debbie-il-coniglietto-ribes-e-paolo-intervista-a-paolo-di-orazio-ii/

official site: http://www.cut-up.it

Official fb page: https://www.facebook.com/pages/INCUBAZIONI/820738701312390

Christian Humouda

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