Radici lontane e mondi sotterranei. L’Universo Ephygenia travolge a piccoli passi


Lavinia Bassi

Da destra Lavinia Bassi

Spesso gli adulti frantumano i sogni infantili senza rendersene neanche conto. A tutti noi prima o poi è toccato doversi sentir dire la frase “Dai che ormai sei grande!”. E’ una specie di spartiacque, tra quando eri piccolo e tutto ti era davvero permesso e ora che “sei grande” e tutto sembra esserti negato. Ognuno la vive a modo suo ma ci sono alcune persone che “dell’essere piccoli” ne hanno fatto un mestiere, semplicemente raccontando(si). Lavinia Bassi, in arte Ephygenia,  giovane illustratrice piemontese, è una di questi eccezionali Peter Pan del pennarello, che armata di tempere e colori narra la sua storia fatta di fate, folletti, natura e animali, pagina dopo pagina nei libri per ragazzi.

Lavinia, benvenuta sul Word Social Forum. In poche parole chi sei?

Una ragazza (nonostante sia ormai negli “enta”), con l’animo da bambina.

In tre parole?

Difficilissimo!!! Ma direi sognatrice, idealista, anacronistica.

Anacronistica mi colpisce ma conoscendoti e conoscendo il tuo lavoro posso immaginarne il motivo. Raccontaci qualche dettaglio in più sul tuo passato. Quando hai iniziato a disegnare? Passione o lavoro?

Ho iniziato a disegnare nello stesso momento in cui sono stata in grado di usare una matita da disegno (avrò avuto due o forse tre anni). Pura passione. Da allora non ho mai smesso fino a quando, una volta raggiunta una certa età, (dopo le scuole superiori) ho deciso che “disegnare” era la mia strada. E’ stata una scelta obbligata dalla mia anima, qualcosa che porto dentro di me da sempre. Il disegno è parte di me, non avrei potuto rinunciarvi per niente al mondo. Ed ora è il mio lavoro, se così vogliamo definirlo, ma prima di tutto è e rimane la mia grande passione.

Lavinia Bassi

Lavinia Bassi

 

Lavinia Bassi Opere

Lavinia Bassi Opere

Disegni sin da bambina, quindi possiamo affermare che l’Arte in generale abbia caratterizzato la tua esistenza sin da subito. Pensi che abbia condizionato in qualche modo la tua visione del mondo, oppure è il mondo che condiziona la tua Arte?

Credo che siano due cose inscindibili. Quando ti avvicini all’Arte, questa inevitabilmente interferisce con la tua vita e visione del mondo: ti fornisce nuovi stimoli, nuovi punti di vista. Ma allo stesso tempo ciò che accade “al di fuori dell’Arte” apparentemente, ha in realtà una strettissima connessione con essa. Tutto sta nell’anima di chi guarda (di chi guarda la realtà e di chi guarda l’Arte).

L’illustrazione in Italia, accanto a generi come il fumetto o la graphic novel è spesso affiancata a termini come svago, intrattenimento, divertimento. Tu come ti poni? Ti senti ispirata dalla realtà circostante, oppure il disegno è un modo per sfuggirvi?

Purtroppo l’illustrazione in Italia viene estremamente sottovalutata, spesso ignorata o persino confusa con altre forme artistiche quali appunto il fumetto ad esempio. Scarsa informazione, scarsa educazione in materia. Potenzialmente tutto ciò che è Arte è intrattenimento, svago e divertimento dal punto di vista del pubblico. Dal punto di vista dell’autore (non mi piace usare il termine “artista”) essa diventa anche ragione di vita, un lavoro, una passione. Le mie illustrazioni nascono da una commistione di reale, di immaginario, di realtà concreta che mi circonda, ma anche di sogni. Per me disegnare, creare immagini, significa dare una forma (più o meno realistica ma sicuramente reale in quanto tangibile seppure in sole due dimensioni) a ciò che ha forma dentro di me. Per questo io sento ogni mia creazione come se fosse un piccolo figlio, un pezzetto di me.

Perché non ti piace usare il termine “artista”?

Perché molto spesso il termine “artista”, nell’accezione moderna, indica: “pittore strampalato bohèmien squattrinato che lavora solo se ispirato e se no amen campa coi soldi dei genitori o per rendita o perché è ricco di suo, oppure fa la fame”.

Che genere di artista è allora Lavinia Bassi?

Io sono una disegnatrice, artista è un’altra cosa. Artista è un modo di essere, non è un mestiere. Io posso essere definita “artistica”, al massimo, in alcune cose che faccio, in alcune rappresentazioni illustrative. Non in tutte.

E’ un concetto di Arte che denota il rispetto e l’amore che nutri per essa. Ricorda molto l’idea che hanno i giapponesi in materia quando si riferiscono al percorso artistico che le Geishe o gli attori del Kabuki debbono affrontare. Quindi quando è iniziata, oggettivamente, la tua carriera? Qual è la tua posizione tra “tecnica e talento”. Pensi che una persona possa riuscire con il solo talento oppure occorre anche studiare?

Mi piace moltissimo il paragone con la cultura giapponese, a cui per altro mi sento molto vicina.

Andiamo con ordine. Io ho cominciato, nel vero senso della parola, la mia carriera nell’ultimo anno con la conclusione del mio percorso formativo alla “Scuola Internazionale di Comics” della mia città.

Quanto al binomio “tecnica-talento” ci sarebbe da scrivere un’intera enciclopedia sull’argomento, perché sono davvero in tanti a parlarne ed è oggetto costante di discussioni tra gli addetti ai lavori, gli appassionati e gli amatori. Per me è un binomio praticamente inscindibile se si vogliono ottenere dei risultati veri. E’ tuttavia vero che chi ha solo tecnica diventa un bravo esecutore ma non un creatore, mentre chi ha solo talento può diventare un’esplosione di novità, di idee, di spunti, che però senza l’ausilio della tecnica non riuscirà a dare la forma desiderata a ciò che la sua mente creativa partorisce. In definitiva credo che chi ha talento (e crede davvero  in esso) sprecherebbe un’opportunità se non acquisisse qualche base tecnica. E’ un po’ come avere un Ferrari senza la patente. Dall’altra parte, chi invece ha ottima capacità tecnica può supplire a una scarsa predisposizione, ma vi si dovrà applicare con più fatica e progressi più lenti, per  riuscire ad esprimersi pur non avendo in sé il Talento con la T maiuscola.

Studiare penso sia fondamentale se si vogliono ottenere risultati soddisfacenti, soprattutto dal punto di vista della realizzazione personale; soprattutto se ci si inserisce poi nel campo professionale, è necessario non solo da un punto di vista prettamente funzionale ma anche come forma di rispetto verso chi ha passato magari anni e anni tra corsi e libri, sudando per arrivare dove ora è.

Lavinia Bassi

Lavinia Bassi

Attualmente ti occupi di illustrare favole per bambini. Il tuo lavoro può essere indirizzato anche agli adulti? Di conseguenza, recuperando un po’ il nostro incipit, la Favola è materiale per adulti? O c’è un “tempo per tutto”, nel senso che si cresce e si tende a dimenticare il passato.

Ultimamente ho parecchi progetti in corso. L’ultimo portato a compimento è effettivamente una raccolta di racconti per l’infanzia scritti e illustrati da me con la collaborazione di una mia collega. Sono orgogliosa di aver portato a termine questa piccola “edizione” (scrivo tra virgolette perché non è stato ancora ufficialmente editato e/o pubblicato ma si spera avvenga presto). La Fiaba e la Favola sono materiale per tutti, sbaglia chi le relega solo ad un pubblico infantile. Innanzitutto, in un’ottica prettamente storica, il genere della Favola (Esopo, Fedro, la morale) nasce nell’antichità e non era assolutamente destinato ad un pubblico di bambini, anzi, aveva scopo formativo per gli adulti, narrata secondo tradizione orale e quindi diventata poi bagaglio comune della civiltà. Anche quando successivamente si parlerà di Fiaba (scopo didattico educativo che prende in esame “vizi e virtù” del genere umano) i destinatari continuano a non essere i bambini. Soltanto più tardi nel XX secolo queste espressioni narrative verranno “relegate” per la maggior parte ad un pubblico infantile, riconoscendo in esse non solo lo scopo di “memento” ma anche uno scopo educativo e formativo. Se, infatti, si guardano i testi originali degli autori di fiabe e favole classiche ci si rende conto di quanto i temi e i linguaggi fossero estremamente crudi e realistici, spesso tragici; solo successivamente essi vengono riadattati in forme più edulcorate per essere accessibili a un pubblico non più di adulti ma di bambini. Ovviamente, (ma qui dirò solo qualche parola per non sforare in un argomento lunghissimo e difficile), con l’avvento del cinema (Disney principalmente) questo filone letterario ebbe finalmente un riconoscimento universale. L’illustrazione, nella diffusione di Favole e Fiabe ha avuto però, ancor prima del cinematografo, il ruolo principale e fondamentale. Grazie ai libri illustrati nascono le prime rappresentazioni visive (e quindi “concrete”) della divulgazione di un genere narrativo destinato a diventare sempre più conosciuto in tutti gli strati sociali.

L’infanzia è un universo immenso. Il materiale prodotto ad uso e consumo dei bambini è davvero vasto e va dall’usa&getta a elementi di grande valore. Il tuo lavoro, e quindi il tuo pensiero come si pongono al riguardo? Nelle tue illustrazioni c’è un contatto continuo con la natura, la vera protagonista molto spesso delle tue opere, in cui l’essere umano è apparizione fugace. Cosa vuoi comunicare? Tendi ad unire il mondo della natura a quello dell’infanzia e quindi a trascinare il lettore in un universo parallelo?

Io credo poco nel “materiale usa&getta” perché quello che rappresenta il libro illustrato, la fiaba, il racconto, per il bambino (in questo caso) è un punto di partenza educativo e formativo, qualcosa che è destinato a rimanere nella memoria e a fornire basi su cui poi si svilupperà la personalità individuale. Il libro illustrato racconta, educa con le immagini e i testi, fornisce spunti per l’immaginazione, mantiene vivo il sogno. Ricordo perfettamente tutti i libri della mia infanzia, ad esempio, libri che mi sono rimasti dentro, che ancora adesso fanno parte del mio bagaglio intimo e personale e che quindi fanno parte di me, di ricordi splendidi e magici, tutt’ora vivi e vividi nella mia mente. E, che ci si creda o no, sono delle risorse impareggiabili.

E’ vero, come noti, che nel mio lavoro l’elemento naturale è sempre presente, per non dire preponderante. Sono convinta nel mio intimo, che ognuno di noi (adulto o bambino) abbia un bisogno sempre maggiore di entrare in contatto con la natura, con gli aspetti più veri e ancestrali dell’esistenza del genere umano, soprattutto in un periodo come questo in cui l’alienazione delle grandi città, del consumo, dell’industria e della vita frenetica priva di elementi spirituali, tende a spegnere ogni spontaneità, ogni naturalità, ogni genuinità, a far dimenticare le origini, a far perdere la Poesia.

Questo io vorrei portare con le mie matite e i miei colori di fronte agli occhi delle persone: riportare un po’ di poesia in un mondo che sembra dimenticarsene (sempre che non l’abbia già fatto).

 

Lavinia Bassi Opere

Lavinia Bassi Opere

 

Lavinia Bassi opere

Lavinia Bassi opere

 

Lavinia Bassi opere

Lavinia Bassi opere

Una domanda a bruciapelo ma indispensabile per chi ti conosce bene. Da dove nasce la passione per i roditori?

Mi viene da ridere perché è una domanda che mi viene fatta solo da poche persone, persone che mi conoscono bene! Una vera risposta non c’è, o meglio ce ne sono tante che più che risposte sono delle ragioni per cui sento moltissima affinità con questa specie di mammiferi. Amo il loro habitat: foreste, campagne, alberi.. natura incontaminata .

In secondo luogo il loro aspetto: piccoli esserini morbidi e pelosi. Adoro la loro indole, il loro carattere. Sono agili ma anche estremamente dormiglioni (il ghiro per esempio, il mio preferito forse) e ghiotti di frutta secca, miti, non predatori, molto furbi, vivaci (quando non sono in letargo) veloci e così timidi e riservati.

Poi se vogliamo buttarla sull’amenità (per rimanere in tema con l’Asia)  io sono dell’anno del Topo nell’oroscopo cinese, i miei personaggi preferiti (esclusi topi troppo famosi come Topolino o Topo Gigio) nei cartoons e nei libri sono sempre roditori (ad esempio tutti i piccoli abitanti del mondo di Beatrix Potter – una delle mie illustratrici preferite e fonte costante di ispirazione), senza poi contare che io sono un po’ come un piccolo roditore per affinità diciamo “morfologico-caratteriali”. Chi mi conosce può confermare l’assunto.

Un piccolo topolino con la testolina piena di meraviglie! E la passione per il vittoriano e lo steampunk? Incidono in qualche modo sui tuoi progetti e illustrazioni?

E’ una questione culturale ci vorrebbero ore per spiegarla in modo esaustivo. Sono radici lontane, profonde che hanno ovviamente un certo impatto su ciò che disegno. Occorrerebbe una seconda intervista per parlarne. Magari al prossimo giro! Tutto ciò che riguarda la cultura gotica e neogotica: letteratura, arte figurativa, architettura, lifestyle, poesia ha il suo peso nel mio percorso artistico e non.

Parliamo dei tuoi lavori. Cosa hai in progetto in questo momento? Quali sono le novità?

Ecco le domande serie!!! Aiuto!

In questo momento c’è molto fermento intorno a me, nella mia testa, e soprattutto sulla mia scrivania. Sto partecipando a parecchi concorsi di illustrazione; se n’è da poco concluso uno a cui ho partecipato con i racconti illustrati a cui facevo riferimento all’inizio dell’intervista. Sto parlando del concorso letterario “Sotto lo stesso cielo di stelle” in cui io e Cristinenrichetta Borriglione abbiamo ricevuto una menzione (inattesa, visto che è stato il primo concorso ufficiale a cui avessi mai preso parte) per le migliori illustrazioni presentate (mi sono recata perciò a Pisa lo scorso 18 aprile per la cerimonia di premiazione alla libreria “Blu Book”). A seguito di questi racconti ce ne saranno probabilmente altri e chissà, magari ne sentirete parlare prima o poi .

Gli altri concorsi a cui ho partecipato finora sono relativi all’illustrazione naturalistica (altra mia grande passione) e ora teniamo le dita incrociate in attesa degli esiti che saranno resi pubblici prossimamente.

Nell’ultimo periodo, inoltre, mi sono particolarmente concentrata sulla raccolta di materiale per prendere parte come visitatrice (dopo anni di pressione da ogni lato) alla Bologna Children’s Book Fair. Il lavoro e  la soddisfazione sono stati enormi: uscire dal mio universo tutto  personale ed entrare in contatto con altre persone che vivono di un universo simile al mio. Ho per lo più “esplorato”, ma è stata anche un’occasione per prendere contatti molto interessanti con editori e colleghi. Ora si spera in futuri sviluppi e opportunità lavorative. Incrociamo le dita.

Nel frattempo porto a termine delle commissioni per dei clienti e do qualche lezione privata di disegno a giovanissime leve.

Altri progetti sono in fase del tutto embrionale: diversi concorsi molto diversi tra loro, due con scadenza a breve e altri con scadenza più lunga (dopo l’estate), perciò non mi sento ancora di parlarne, soprattutto perché non sono del tutto chiari nemmeno a me. Vedremo! Come direbbero i professionisti: “Stay tuned!”

Lavinia Bassi opere

Lavinia Bassi opere

 

Lavinia Bassi opere

Lavinia Bassi opere

Lavinia Bassi:

Lavinia.bassi@gmail.com

facebook: https://www.facebook.com/Lavinia.Ephygenia

 

Tutte le opera di Lavinia sono visibili su:

http://www.ephygenia.deviantart.com

behance: https://www.behance.net/Ephygenia

Roberta Tibollo

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