Confini. Il dove della Poesia Italiana: Aldo Palazzeschi


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Il Saltimbanco

Chi sono?
Son forse un poeta?
No certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’ anima mia:
follìa.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non à che un colore
la tavolozza dell’ anima mia:
malinconìa.
Un musico allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’ anima mia:
nostalgìa.
Son dunque… che cosa?
Io metto una lente
dinanzi al mio core,
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’ anima mia.

*

Il parco umido

Il parco è serrato serrato serrato,
serrato da un muro
ch’è lungo le miglia le miglia le miglia
da un muro coperto di muffe
coperto di verdi licheni,
grondante di dense fanghiglie.
Né un varco soltanto nel parco traspare
né un foro vi luce.
Soltanto si posson le muffe cadenti, vedere,
soltanto le dense fanghiglie grondanti.
Altissimi cedri ne passano il muro,
i pini dal fusto robusto ne sporgon l’ombrello,
e salici salici tanti,
che mischian sul muro cadenti
le lagrime ai verdi licheni,
a grigie fanghiglie grondanti.
Di fuori ecco il parco serrato serrato serrato,
serrato da un muro ch’è lungo le miglia le miglia le miglia.

Fra l’ombre, fra l’ombre potenti,
nel folto degli alberi grandi,
soltanto tre donne s’aggirano lente,
bellissime donne: regine parenti.
S’aggirano lente in silenzio
nel buio del parco serrato,
pesante trascinano il manto di lutto, le donne
coperte d’un velo che appena il pallore del volto ne scopre.

*

Pizzicheria

“Ettogrammo, chilo, mezzochilo.
cacio, burro, prosciutto, salame,
acciughe, salacche, baccalà… ”
Sono voci del gergo
di questo untuoso reame.
“Mi serve o non mi serve?
Ho tanta fretta! ”
” Aspetti… ”
” Mi dia retta. .
Venga qua “.
S’infuria una servetta,
una s’acqueta.
” Il solito formaggio
ma con poca corteccia”.
E una sicura mano
apre una breccia nel parmigiano.
Molla e tira, tira e molla,
poca corteccia e di molta midolla.
Aver fretta ed aspettare,
pesare, tagliare, affettare,
entrare, andar via,
sono le note costanti
della quotidiana sinfonia
in una antica pizzicheria

*

Rio Bo

Tre casettine
dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: Rio Bo,
un vigile cipresso.
Microscopico paese, non è vero?
Paese da nulla; ma però,
c’è sempre di sopra una stella,
una grande magnifica stella,
che a un di presso
occhieggia con la punta del cipresso
di Rio Bo.
Una stella innamorata! Chi sa
se nemmeno ce l’ha
una grande città.

*

Mar grigio

lo guardo estasiato tal mare:
immobile mare uguale.
Non onda,
non soffio che l’acqua ne increspi,

non aura vi spira.
Di sopra lo copre un ciel grigio
bassissimo, intenso, perenne.
lo guardo estasiato tal mare.
Non nave, non vela, non ala,
soltanto egli sembra
un’immensa lamiera d’argento brunastro.
Su desso
velato si mostra ogni astro.
Il sole si mette una benda di luttoll,
la luna un vel grigio,
le innumeri stelle lo guardano
tenendo un pochino socchiuso
il lor occhio vivace.
lo guardo estasiato tal mare.
Ma quale fu l’acqua ad empirlo?
Dai monti ruinò?
Sgorgò dalla terra?
Dal cielo vi cadde?
O cadde piuttosto dagli occhi del mondo?
Mar grigio,
siccome una lastra d’argento brunastro,
immobile e solo,
uguale,
ti guardo estasiato.
Ma c’è questo mare? Ma c’è?
Sicuro che c’è!
lo solo lo vedo,
io solo mi posso indugiare a guardarlo,
tessuta ho la vela io stesso:
la prima a solcarlo

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