Robert Gregory Griffeth


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Sogno, realtà, dormiveglia. In questo campo d’indagine si muove l’arte di Robert Gregory Griffeth, fotografo statunitense dalla chiara quanto sfumata impronta postimpressionista.
Un novello Caravaggio per uso di luci e forme plastiche, in cui la nuova tela diventa la pellicola e il pennello l’obiettivo. I suoi scatti più riusciti rappresentano la donna, l’altra metà del cielo che qui acquisisce libertà diventando altro. Una figura sensuale spesso erotica nel suo infantilismo carnale che  esplode in una serie di collage, immagini sovrapposte e simbolismi nascosti.  Un’impostazione questa che ricorda l’arte pop (creepy pop) privata ed epurata di qualsiasi rimando alla gioia.

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Libri, film, musica: i consigli di Maggio del WSF


[Film]

Storie pazzesche 

Erroneamente consigliatomi come il nuovo film di Almodóvar (che invece lo ha prodotto), questa bizzarra “antologia di cortometraggi” diretta da Damián Szifrón è una delle cose più assurde che mi sia capitato di vedere quest’anno. Si tratta di sei cortometraggi separati fra loro che, sulla lunghezza della pellicola, portano avanti il tema della vendetta e del rancore. A suo modo comico, drammatico, bizzarro, sconvolgente, coloratissimo e folle, non c’è nulla che colpisca più di questo film fra quelli usciti nell’ultimo anno. Assolutamente consigliato.

Vizio di forma 

Questo è un film quasi snobbato agli Oscar, a parte un paio di nomination (anche se va detto che l’Academy ha preso spesso degli abbagli, negli ultimi anni) e che avrebbe meritato un po’ più di considerazione anche da parte della critica. Tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Pynchon (distribuito in Italia da Einaudi), il film vede, nel suo cast di stelle, un bravissimo Joaquin Phoenix nei panni del disincantato protagonista. La narrazione è al tempo stesso gotica e surreale, e si lascia guardare dall’inizio alla fine senza annoiare neanche per un istante, coinvolgendo in maniera spettacolare la mente e l’occhio dello spettatore (la fotografia è una delle migliori dell’anno); e, alla fine, possiamo anche perdonare al regista i cambiamenti apportati alla trama rispetto al romanzo. Da vedere.

Whiplash 

Uno dei film-sorpresa del 2014, “Whiplash”, è di quei film che vanno assolutamente visti: non perché sono i più chiacchierati o i più attesi, ma perché sono talmente belli che vanno visti e basta. Questo, in particolare, parla dell’ascesa, della caduta e della ripresa di Andrew, un giovane batterista di talento e ambizioso che vuole assolutamente diventare il migliore di tutti; di Fletcher – suo insegnante, nemico e mentore (uno strameritato Oscar a J. K. Simmons per questo ruolo), e del loro complicato rapporto. Della fatica che ci vuole per diventare i migliori, dell’alto prezzo della bravura, e delle infinite insidie del mondo dello spettacolo.

[Libri]

CopertLa zona morta – Stephen King 

Stephen King è da sempre un autore o molto odiato o molto amato; ma ci sono romanzi che, anche se lo si odia, non si può non leggere. Parliamo in questo caso de “La zona morta”, meraviglioso romanzo ad alta tensione che, fra quelli della bibliografia di King, resiste agli acciacchi del tempo (fu pubblicato più di trent’anni fa) e se la gioca ancora fra i più recenti. “La zona morta” è la parabola di un uomo solo, costretto a confrontarsi con un potere ben più grande di lui e da lui stesso odiato, e che deve agire per salvare quella stessa umanità da cui è escluso e che non crede né alle sue parole né al suo potere. Una lettura che è consigliata a tutti, amanti o meno di King.

Delitto e Castigo – Dostoevskij 

Uno dei romanzi migliori di Dostoevskij è proprio “Delitto e castigo”, che con le sue profonde riflessioni esistenziali è in grado di far riflettere anche il lettore più ottuso. Cosa porta al delitto? Quali sono le strade che la mente di un uomo compie prima di compiere un crimine? E dopo, qual è la punizione – non solo quella legale, politica, burocratica, che vede l’uomo come un numero e lo chiude in un carcere, ma quella umana, della mente che sa di aver fatto del male? La punizione non è solo quella della legge, ma anche – e sopratutto – quella della mente. Un romanzo di grande attualità che racconta anche della Russia di un tempo, nelle sue mille sfaccettature storiche e umane, e indaga a fondo nella psiche dell’uomo e dei suoi sensi di colpa.

Mariella Mehr – Ognuno incatenato alla sua ora 

Mariella Mehr – coniugando Celan, Nelly Sachs e Artaud in una prospettiva di riscatto, di laica redenzione o di lucido delirio – rimane strettamente legata, soprattutto nella produzione più recente, al cortocircuito verbale, alla ‘Wortbildung’ (la parola tedesca composta che diventa trampolino di lancio per l’invenzione) cui segue la concatenazione sghemba dei versi, sempre inaspettata, provocatoria, materica e mai astratta o fine a sé stessa. Mariella Mehr arreda il suo universo linguistico come fosse un parco selvatico. Cosi la sua ricerca poetica approda a volte a una magia crudele, altre volte a un meticoloso esercizio speleologico, il tutto avvolto e travolto da una notte che inghiotte, restituisce e sottrae: s’insinua ovunque. (dalla prefazione di Anna Ruchat)

[Telefilm]

Secrets and lies 

Ben Garner (Ryan Phillippe) è in procinto di passare da buon samaritano a primo indiziato di omicidio, dopo aver trovato nel bosco il corpo del giovane figlio del vicino. Quando la Detective Andrea Cornell (Juliette Lewis) scava per trovare la verità, emergono i segreti e le bugie che coinvolgono tutti gli abitanti della città. Nessuno è al di sopra di ogni sospetto. La vita della famiglia di Ben sarà capovolta e l’uomo sarà costretto ad intraprendere un complicato percorso per riuscire a dimostrare la sua innocenza.

La Senza Nome [Narrativa]


La città sprofondava lentamente nella pioggia, silenziosa e immensa, con il solo rimbombo dell’acqua ad eccheggiare lungo i vicoli. Tutto era immerso in un’atmosfera caotica e sognante al tempo stesso, come un’antica città sommersa sul punto di riemergere dalle acque in cui era sprofondata. Le strade erano fiumi, le pareti dei palazzi cascate. Da qualche parte, qui e là, lungo le strade più disastrate, le buche traboccavano d’acqua come geyser sul punto di esplodere. Non si salvava nulla da quel rumore imponente che pretendeva silenzio assoluto. Il rombo di una macchina, un treno che arrancava sui binari rigonfi d’acqua zampillante, perfino lo schianto dell’albero lungo la strada principale – nessuno di questi rumori sembrava rilevante. Tutto veniva assorbito dal continuo e assordante ruggito dell’acqua scrociante. Era cominciata come una bazzeccola, un evento da poco conto; una pioggerellina invernale e nulla più. Ma ecco che la notte era calata e la città si ammutoliva attonita di fronte a quell’attacco inaspettato, quella pioggia incessante che come un dio affamato e crudele chiedeva il suo tributo di sangue.

L’albero, sradicato dal forte vento, bloccava la strada principale. I lunghi rami si piegavano sotto la pioggia mentre le radici, forti della loro inaspettata uscita all’aperto, si drizzavano rigogliose in ogni direzione come grandi tentacoli di una piovra di marmo. Erano libere! L’albero si era ribellato alla dittatura che l’aveva voluto incatenare nel cemento; era servito l’intervento divino dal cielo per liberarlo. Se avesse potuto camminare, si sarebbe alzato sulle proprie radici per liberare i fratelli. Invece, figlio e schiavo della terra, sarebbe morto lì, lontano da ogni cosa Naturale. Il giorno dopo sarebbe stato trascinato via come spazzatura, unico elemento di disturbo nella civiltà dell’uomo. L’ultima umiliazione prima dell’oblio: la morte che non trasforma ma si limita ad ammuffire, incancrenire, abbrutire. Non sarebbe mai tornato a far parte del ciclo Naturale; la catena era spezzata per sempre.

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Fuori Menù 15: cosa beve? – il cinema e l’alcool


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Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.
(Charles Bukowski)

Il cinema non ha solo legato con il cibo, come abbiamo già dato assaggio qui, ma anche all’alcool sia come accompagnamento o segno distintivo, che come dipendenza.
Unione presente da molto nelle sale buie di tutto il mondo, soprattutto perché non si conoscevano bene ancora gli effetti, era normale che i protagonisti ne facessero uso e poi era anche un modo efficace per “pubblicizzare” certi prodotti in un film senza introdurli negli spot. In moltissimi film è presente l’alcool (tipo James Bond interpretato da Sean Connery o il più recente Iron Man).
Il veder bere nei film influenza moltissimo i giovani, infatti, alcune ricerche fatte a tal proposito, rivelano che gli adolescenti, anche i più salutisti, sono più invogliati a fare uso di alcolici.

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L’arte polimorfica e preziosa di Dafne Pasqualotto


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Benvenuta su Words Social Forum Dafne

D: Grazie mille di avermi invitata!

“Quando e com’é incominciata la tua carriera come creatrice di gioielli?”

E’ stata una scelta. Non troppo ragionata, ma consapevole. Avevo appena terminato gli studi di architettura, e la mia prima commissione fu la ristrutturazione di una gioielleria. L’empatia che si creò sul cantiere mi valse una proposta strana. La proprietaria , sodisfatta del lavoro, mi buttò lì l’idea di affidarmi il suo nuovo punto vendita. Folgorata dall’idea di imparare qualcosa di nuovo mi ci sono buttata a capofitto. Non so, sono sempre stata famelicamente curiosa! Così ,contestualmente al lavoro e alle richieste dei clienti, mi sono diplomata all’accademia orafa.

“La creazione di un gioiello ha due componenti fondamentali, il talento manuale dell’artista e la fantasia in un misto di scientificità e arte, ma come nasce tecnicamente un tuo lavoro?” 

Hai perfettamente ragione. La realizzazione di un gioiello è un’alchimia che non manca di affascinarmi ogni giorno. E’ una continua ricerca data dall’esigenza di sperimentare. Non mancano le frustrazioni ovviamente! Ma la gioia del risultato ripaga sempre!
Io lavoro molto a cera persa. Il mio primo amore. Significa modellare un pezzo completamente in cera, farne un calco, sciogliere la cera e al suo posto colare il metallo. in questo modo si ottiene un positivo, unico perché la cera è andata perduta. Poi si rifinisce il gioiello. Quest’operazione ha un che di catartico. Non voglio sembrare troppo aulica, ma di fatto la sensazione che se ne ricava in piccolo è l’affascinante transizione tra vita e morte, con buona pace dei sensi! Che è ciò che dovrebbe essere ogni mestiere a parer mio. Uno strumento per avvicinarci a comprendere la vita. Basta scegliere la propria prospettiva.

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Debbie [LA STRANA] e le avventure del coniglietto RiBes (Cut Up edizioni)


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Ma io non voglio andare fra i matti”, osservò Alice.

Oh non ne puoi fare a meno,” disse il Gatto, “qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.”

“Come sai che io sia matta?” domandò Alice. “

Tu sei matta”, disse il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui.”

Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carrol

Genio e follia. Queste sono da sempre le caratteristiche distintive di coloro i quali rubano i sogni e li fanno diventare realtà. Tra questi grandi uomini non è immeritato inserire Paolo Di Orazio, che ritorna con una nuova creatura letteraria pronta a stupirci.

Debbie [LA STRANA] e le avventure del coniglietto bipolare Ribes, altro non è che l’ultimo tassello di un percorso personale ed artistico iniziato nei lontani quanto indimenticabili anni ’90. E’ proprio questa l’atmosfera che si respira durante tutta la lettura, ovvero la sensazione di assistere ad un modo di fare arte, che sta ormai scomparendo.

La storia è ambientata in una Roma caput mundi, sulfurea ed annoiata, una terra architettonicamente ricchissima quanto notturna che si sfila perennemente sulla linea di demarcazione tra crollo e sopravvivenza.

In questo ambiente familiare ed estraneo si dipana la storia del Commissario Vanacura e dello spietato serial killer che sta insanguinando le strade romane, mentre il personaggio che dà vita e nome al libro, si affaccia in parallelo a questo spazio sgraziato e livido muovendosi come una retta segmentata nella vita dei personaggi. Debbie è una giovane prostituta dal passato e dal presente oscuro; un’antieroina per eccellenza, una particella i che si completa solamente negli ingranaggi ferrosi creati dal coniglietto Ribes.

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Confini. Il dove della Poesia Italiana: Amelia Rosselli


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ph Dino Ignani

Tutto il mondo è vedovo

Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tu cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
ché tu cammini ancora! cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.

(1930)

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