Fuori Menù 14: quando il cinema si mette ai fornelli


Cucina è tutto ciò che supera l’obbligo del cibo. È la cura nella scelta, la preparazione, la trasformazione dei cibi in modo che risultino seducenti per i sensi.

Heinz Beck, L’ingrediente segreto, 2009

Da sempre c’è un rapporto d’amore e odio tra cinema e cucina, due arti che sul grande schermo trovano hanno sempre trovato uno spazio notevole, sia per creare matrimoni indissolubili che per guerre all’ultimo sangue.
Perché davanti alla macchina da presa il cibo si trasforma, diventando ottimo carburante per passioni travolgenti ma anche per litigi furibondi, paragonabili ad un film di Tarantino.

Questo Fuori Menù è il primo che dedicherò alla cucina, quella cucina mostrata nel cinema, dove il cibo è il mezzo, farmaco, per non soccombere…dunque buon viaggio!

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Uno dei primi film che ho incontrato sulla mia strada è Il pranzo di Babette, un film del 1987, sceneggiato e diretto da Gabriel Axel, tratto dall’omonimo racconto di Karen Blixen, vincitore dell’Oscar al miglior film straniero.
Dove due anziane sorelle Martina e Philippa, figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del posto, dopo la sua morte hanno ereditato la direzione della locale comunità religiosa respingendo le proposte di matrimonio e continuando a vivere una vita semplice e frugale, per aiutare i compaesani in difficoltà. Fino al giorno in cui, davanti alla loro porta si presenta la stremata parigina, Babette Hersant, sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, durante la quale il generale Galliffet le ha fatto uccidere il figlio e il marito. Babette viene accolta dalle anziane signorine grazie alla lettera di Achille Papin, un vecchio corteggiatore di una delle due, e si guadagna l’ospitalità facendo da governante e contribuendo all’attività di beneficenza.


Dopo ben 14 anni, a Babette arriva una vincita e le due sorelle pensano che Babette userà la grossa somma per tornare in Francia, ma lei chiede di poter dedicare un pranzo alla memoria del pastore loro padre, nel centenario della sua nascita, questo non è visto di buon occhio da loro perchè pensano che possa disturbare la tranquillità loro e del paese e chiedono così agli invitati al pranzo di non parlare del cibo.
Ma aiutati dalla bontà del cibo, dall’atmosfera e dall’amore con cui i piatti sono stati cucinati da Babette, tutti diventano gioviali e felici e i ricordi passati riaffiorano, fino all’arrivo delle splendide quaglie en sarcophage. Il generale Lorens Lowenhielm, vecchio spasimante di una delle sorelle, racconta del Café Anglais di Parigi, dove cucinava uno chef donna che avrebbe fatto poi perdere le proprie tracce, una persona che riusciva con la sua cucina sublime a trasformare un banchetto «in una avventura amorosa». I commensali saranno letteralmente sedotti ed inebriati dal pranzo che Babette – è proprio lei la cuoca del Café Anglais, ma loro non lo sanno – ha voluto organizzare per poter nuovamente esprimere il suo talento di artista. Pur evitando ogni commento sulle vivande e eludendo i commenti entusiasti del generale, trovano la forza per superare le discordie che li dividevano, arrivando alla fine a danzare tutti insieme tenendosi per mano sotto il cielo stellato, prima di riguadagnare le proprie abitazioni.
Dirà il generale durante il brindisi, che a quel pranzo «rettitudine e felicità si sono baciate», riprendendo le parole che il decano aveva pronunciato in sua presenza molti anni prima. Babette, per procurarsi gli ingredienti, le bevande, i cristalli e le stoviglie, senza dirlo a nessuno ha speso tutto il suo denaro e, nuovamente povera, rimane in Danimarca – del resto, in Francia non ha più nessuno – ma, come lei sottolinea alle due sorelle quando tutti gli invitati sono andati via ignari della sua identità, «un artista non è mai povero».

Poi potremmo parlare di come un ingrediente singolo e spesso fin troppo sottovalutato, il pomodoro verde…diventi il fulcro di un’intera storia…

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Film drammatico del 1991, diretto da Jon Avnet e basato sul libro di Fannie Flagg Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop.
La storia ruota attorno alla vita di diversi personaggi degli anni trenta abitanti nel Sud degli Stati Uniti d’America, affrontando temi quali l’amicizia e l’amore e cerca di essere una cura contro le insidie dell’esistere moderno.
Quattro donne, quattro storie e due generazioni a confronto.

La ricetta:

I pomodori verdi fritti, sono facili da preparare e, grazie proprio a questo film che li ha resi famosi, è possibile gustare questo ortaggio non molto consumato in cucina ma che ha un sapore veramente particolare.
I pomodori verdi sono una varietà di pomodoro ben distinta, molto sodi e quasi privi di semi che non vanno confusi con i pomodori verdi perché non ancora maturi; questi pomodori vanno consumati solamente cotti.

Pomodori verdi 4 medi
1 uovo
100gr di farina 00
100gr farina mais (fioretto)
1 cucchiaio di zucchero
sale & pepe qb
olio di semi per friggere

Lavate i pomodori e tagliate ognuno di essi, nel senso della larghezza, in 4 fette spesse 1 cm circa; metteteli su una gratella salateli e lasciate così per circa 30 minuti, in modo che perdano parte dell’acqua di vegetazione.
In una ciotola, setacciate le due farine e unite il cucchiaio di zucchero. In un altro contenitore sbattete le uova con il sale e il pepe.
Con della carta assorbente, tamponate le fette di pomodoro, quindi passatele prima nell’uovo, poi nel mix di farine.
Scaldate in una padella abbondante olio di semi: appena sarà bollente friggete i pomodori fino a quando saranno ben dorati da ambo i lati. Ponete le fette di pomodoro fritte su della carta assorbente da cucina per far perdere loro l’unto in eccesso, quindi servite subito.

La fame esprime un bisogno: quello di essere saziati. La cucina, invece, eccede la sazietà, va oltre il necessario, ambisce a soddisfare il piacere.

Heinz Beck, L’ingrediente segreto, 2009

Un film che mescola Alta cucina, musica e sesso è Soul Kitchen…è un incantevole film del 2009 diretto da Fatih Akın, scritto dallo stesso regista con la collaborazione dell’interprete protagonista Adam Bousdoukos.

Il film è stato presentato in concorso alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove si è aggiudicato il premio Leone d’argento – Gran premio della giuria.

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Zinos Kazantzakis è il giovane proprietario di origine greca del malandato e malmesso ristorante Soul Kitchen, un vecchio magazzino del quartiere Wilhelmsburg di Amburgo. Il locale è in difficoltà finanziarie e gli ispettori delle tasse chiedono dei pagamenti arretrati a Zinos. Una serie di personaggi orbitano intorno a questo locale, personaggi squattrinati che Zinos mantiene e dopo una serie di vicissitudini la situazione del locale migliora, cioè quando un giro giusto di persone comincia a frequentare il locale portando gli incassi alle stelle, tanto che Zinos può pagare le tasse e rimodernare totalmente la cucina e la storia continua…

mangiare bere uomo donna

Mangiare Bere Uomo Donna film che è stato girato in Taiwan diretto da Ang Lee e interpretato da Sihung Lung, Yu-wen Wang, Chien-lien Wu e Kuei-mei Yang. Il film fu molto apprezzato dalla critica al punto di essere nominato all’Oscar al miglior film straniero. Nel 2001 ne è uscito in remake statunitense Tortilla Soup.
Il signor Chu, vedovo e chef di indubbia fama, vive in una grande casa a Taipei con le sue tre figlie non ancora sposate: Jia-Jen, un’insegnante di chimica convertita al Cristianesimo; Jia-Chien, una dirigente per una compagnia aerea; e Jia-Ning, una studentessa che lavora anche in un fast food. La vita nella casa ruota intorno all’abitudine di un cena raffinata ogni domenica e le vite sentimentali dei membri della famiglia.

Proseguendo e chiudendo questo primo capitolo di cucina e cinema arriviamo a Mangia Prega Ama…

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E’ un film del 2010 diretto da Ryan Murphy, basato sul libro autobiografico di Elizabeth Gilbert Mangia, prega, ama – Una donna cerca la felicità (Rizzoli).
Elizabeth Gilbert ha una vita apparentemente perfetta: un solido matrimonio, una bella casa e un buon lavoro. Ma tutto questo sembra non bastarle per essere felice, sente un desiderio interiore di allontanarsi da tutto. Dopo tre anni dal difficile divorzio e da una tormentata storia d’amore, Elizabeth decide di lasciare tutto, compresa la sua amica Delia, per intraprendere un viaggio intorno al mondo.

Al prossimo Fuori Menù cucinematografico…

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