Poesia (Ri)Trovata: Coral Bracho traduzione e proposta ad opera di Chiara De Luca


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Coral Bracho è nata a Città del Messico nel 1951. Tra i suoi libri di poesia ricordiamo: Peces de piel fugaz [Pesci di pelle fugace, 1977], El ser que va a morir [L’essere che va a morire,1982], Bajo el destello líquido [Sotto lo scintillio liquido,1998, che raccoglie i suoi libri precedenti], Tierra de entraña ardiente [Terra dalle viscere ardenti, 1992, in collaborazione con la pittrice Irma Palacios), il volume che riunisce i titoli precedenti Huellas de luz [Orme di luce, 1994] e La voluntad del ámbar [La volontà dell’ambra,1991] Ese espacio, ese jardín [Quello spazio, quel giardino, 2003], che ha ricevuto lo Xavier Villaurrutia Prize e Cuarto de hotel [Stanza d’albergo, 2007]. Nel 1981 le è stato assegnato il Premio Nazionale di Poesia Aguascalientes per El ser que va a morir. Fa parte del Sistema Nacional de Creadores de Arte ed ha ricevuto una borsa di studio della Fondazione Guggenheim.

***

Es la noche el lugar
que ilumina el recuerdo.

Es una vasta construcción
sobre el mar.Es su despliegue

y su secuencia.
Amplios corredores se extienden sobre blancos pilares.
Las terrazas abiertas sombrean las olas,
y uno se interna y cruza
por insondables extensiones.

Va la mirada inaugurando los trazos,
van las pisadas centrando la inmensidad.
y su perfil
cambiante se va trabando.
y su emprendida solidez
nos va infundiendo una claridad: la del espacio
que se entrelaza. Vemos
transparencia en los muros, transparencia en las densas,
despiertas olas y una alegría nos roza como un augurio,
como la aleta fina y sigilosa
de un pez.

Es la memoria el viento
que nos guía entre la noche
y en ella funde
su tibieza: Nos va llevando,
nos va cubriendo con su aliento. Y es su suave premisa, su
levedad
la que entreabre esas puertas:

Balcones, cuartos,
aromados pasillos. Salas
de inextricable y nítida placidez. Ahí,
entre esplendores recién urdidos,
bajo el espacio imperturbable, recobramos, a gatas,
la expresión de los muebles,
su redondeada complacencia: Todo
nos cubre entonces
con una intacta
serenidad. Todo
nos protege y levanta con gozosa soltura.
Manos firmes y joviales nos ciñen
y nos lanzan al aire, a su asombrosa, esquiva, lubricidad.
–Manos entrañables
y densas. Somos
de nuevo risas,
de nuevo rapto bullicioso,
acogida amplitud.

Todo
nos retoma y nos centra,
todo nos despliega y habita
bajo esos bosques
tutelares: Agua
goteando; luz
bajo las hojas intrincadas del patio.

*

È la notte il luogo
che illumina il ricordo.

È una vasta costruzione
sul mare. È il suo dispiegarsi

e susseguirsi.
Ampi corridoi si estendono su bianchi piloni.
Le terrazze aperte ombreggiano le onde,
e ti addentri e attraversi
insondabili estensioni.

Va lo sguardo inaugurando i tratti,
vanno i passi centrando l’immensità
e il suo profilo
cangiante si addensa.
e la sua solidità nascente
ancora infonde in noi una chiarezza: quella dello spazio
che s’intreccia. Vediamo
trasparenza nei muri, trasparenza nelle dense,
onde sveglie e un’allegria ci sfiora come un augurio,
come la pinna sottile e segreta
di un pesce.

È la memoria il vento
che ci guida nella notte
e in essa fonde
il suo tepore: E ancora ci porta, ci copre,
col suo respiro. Ed è la sua soave premessa, la sua
levità
a schiudere quelle porte:

Balconi, stanze,
corridoi colmi di profumi. Sale
d’inestricabile e nitida quiete. Qui,
tra splendori di recente orditi,
sotto lo spazio imperturbabile, riprendiamo, a carponi,
l’espressione dei mobili,
la loro smussata compiacenza: Tutto
ci copre allora
con una intatta
serenità. Tutto
ci protegge e solleva con gioiosa disinvoltura.
Mani ferme e gioviali ci cingono
e ci lanciano in aria, la sua sorprendente, schiva, oscenità.
– Mani affettuose
e dense. Siamo
di nuovo risa,
di nuovo chiassoso rapimento,
accolta ampiezza.

Tutto
ci riprende e impernia,
tutto ci dispiega e abita
sotto quei boschi
tutelari: Acqua
gocciante; luce
sotto le foglie intricate del patio.

**

Cedro, sándalo,
acendrado eucalipto.
Ahí volvemos,
ahi enredamos nuestras voces. Y un bienestar
incontenible, una ceñida plenitud
nos embriaga.
Somos, entre esos trazos, inmensidad.
Somos su deslumbrada coyuntura.
y así cruzamos,
rodeando siempre ese centro,
bordeando siempre esa calidez, ese meollo intacto
de hacinada ternura, por la noche sin fin,
por sus pasillos
insondados. Así volvemos:
por el lugar
que han conservado aquí,
que han emprendido aquí
para nosotros.

*

Cedro, sandalo,
puro eucalipto.
Qui torniamo,
qui aggrovigliamo le voci. E un benessere
incontenibile, una moderata pienezza
c’inebria.
Siamo, tra quei tratti, immensità.
Siamo la sua abbagliata congiuntura.
e così attraversiamo,
sempre ruotando attorno a quel centro,
sempre costeggiando quel calore, quel nucleo intatto
di addensata dolcezza, per la notte senza fine,
per i suoi corridoi
insondabili. Così torniamo:
per il luogo
che qui hanno conservato,
che qui hanno preso
per noi.

**

Ellos, los muertos, nos miran con sus ojos ahondados,
con su encendido corazón, y un desconcierto de niños,
un sobresalto desolado nos toca,

una tristeza oculta.
¿Dónde?
¿Dónde dejamos ese espacio?
y en sus ojos precisos y extrañados miramos
esa mi sma pregunta:

¿Dónde? ¿Dónde dejamos,
dónde dejamos ese espacio?

*

Loro, i morti, ci guardano con occhi inabissati,
col cuore incendiato, e uno sconcerto di bambini,
un sussulto desolato ci tocca,

una tristezza occulta.
Dove?
Dove lasciamo questo spazio?
E nei loro occhi precisi e alienati vediamo
quella stessa domanda:

Dove? Dove lasciamo,
dove lasciamo quello spazio?

Coral Bracho, da Ese espacio, ese jardín, Ediciones Era, 2003; 2012

Traduzione ad opera di Chiara De Luca

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2 pensieri su “Poesia (Ri)Trovata: Coral Bracho traduzione e proposta ad opera di Chiara De Luca

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