Noi siamo nati ogni tanto – Inedito di Alessandro Assiri


foto Assiri

Nasce nel 1962 a Bologna, risiede da molti anni in Trentino.
Si occupa di scrittura, partecipa a dissolvere la comunità poetica alla quale vergognandosene appartiene.

*

Dolcissima noretta dove é andata l’altra borsa é troppo stretta la cravatta sì la nera quella con le carte
Ho sognato una prigione dove c’era poca gente una coperta una bandiera la stella con le punte ho un piede in una fossa e l’altro nella storia dolcissima noretta é diventato tutto caldo tutto vero come te che chiami Aldo

Io ti regalo i giorni del marzo e del maggio gli altri li ho dispersi dimenticati sommersi per mancanza di coraggio che mi taglia come poca aria che respiro corto, quasi morto

E quello non ê un uomo ê una riserva qualcosa che entra dopo
qualcosa che poi sostituisce il cappotto quello grigio con la bustina dei minerva

É tutta forza che invento al momento Perché il difetto di Roma é non avere pietà neanche adesso che ê tutto più spento e io ricordo soltanto aviatori a metà

La mia é una sicurezza insincera sugli anni che verranno il futuro in fondo mi é sempre stato insopportabile e che tutto sia calmo Giovanni nel fare ” certe scelte” così ferocemente da morire in un giorno qualunque come cifre di una carneficina

E col corpo svalutato nemmeno adesso ho smesso la moderata seccatura di essere affamato e poi non ho mai creduto fosse un ordine e non un invito un contrappunto di vuoto di pericolo scampato

La stessa faccia che ti sei asciugato da poco

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4 pensieri su “Noi siamo nati ogni tanto – Inedito di Alessandro Assiri

  1. ‘La mia é una sicurezza insincera sugli anni che verranno il futuro in fondo mi é sempre stato insopportabile e che tutto sia calmo Giovanni nel fare ” certe scelte” così ferocemente da morire in un giorno qualunque come cifre di una carneficina’

    Mi tocca profondamente. Una ferita dolorosissima. Bravissimo Alessandro. Grazie WSF per questo post.

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  2. Mi è piaciuta molto, per tutta una serie di motivi che sarebbe pericoloso sgranare uno ad uno: inficerebbe una prima lettura con congetture solo mie. Mi limito a lodare il modo in cui racconti il senso di colpa, quella sordina amarognola e vigile al mattino, dopo il risveglio dall’incubo.

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