Le arti “prometeiche” di Valentina Malavenda


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“Poison – 2015”

E’ difficile definire in poche righe la produzione artistica di Valentina Malavenda, per cui lascerò alla vista il compito di narrare. Io vi abbandono qui, tra onde di colore e giochi di luce, con la speranza che questa nave senza timone vi conduca li, dove Prometeo e la sua fiamma, eternamente bruciano .

Benvenuta su Word Social Forum Valentina

Grazie!

Chi è Valentina Malavenda?

Mah, difficile dirlo. Sono soprattutto una sognatrice ad occhi aperti… decisamente introversa e taciturna.

Come nasce e si sviluppa la tua passione per la fotografia?

La fotografia é una delle tante cose che mi ha affascinata, fin da quando ero piccola, insieme al disegno e alle differenti forme d’arte. Inizialmente non avevo ovviamente coscienza del mondo che si racchiude all’interno di uno scatto, ma crescendo, ho iniziato a “vedere” oltre.

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“Lago d’Idro – 2014”

Quali sono stati i tuoi primi passi nel mondo dell’fx e quali artisti hanno maggiormente influenzato il tuo modo di creare?

Diciamo che da ammiratrice del mondo del cinema mi hanno sempre incuriosita, ma ho sempre pensato che fosse un qualcosa di irraggiungibile se non con studi mirati, costosi, ecc.. attualmente ho appreso alcune basi che vorrei approfondire; questo è comunque un buon punto di partenza su cui lavorare. Mmmmh…artisti che mi piacciono ce ne sono parecchi: HR Giger, Luis Royo, Victoria Frances, Marcela Bolivar, Ansel Adams, Rebeca Saray, Dylan Cole, Tim Burton, Andrzej Dragan, Annie Leibovitz, e tanti altri.

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“Little Red Riding Hood – 2014”

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“Black Dahlia – 2014”

La tua fotografia attuale fonde insieme due mezzi: il make up e la fotografia. Come nasce e si sviluppa questo connubio?

Questo connubio è nato dal voler sperimentare in entrambi i campi, la fotografia è il mio modo di comunicare, mentre il make-up è la prima fase che porta alla creazione dell’Fx.

Che cos’per te la fotografia e nello specifico una foto?

La fotografia può essere tante cose, è un potentissimo mezzo di comunicazione, un modo di rappresentare se stessi, i propri pensieri, di esternare qualcosa che non si può o non si riesce ad esprimere con le parole, l’immortalare un istante o il ricordo di un momento passato. Quando uniamo la  fotografia ad altre tecniche, allora si che si può davvero andare oltre la realtà che conosciamo e sviscerare il nostro mondo interiore. La cosa più difficile é guardarsi dentro o almeno avere il coraggio di farlo. La foto in sé e l’arrivo, il messaggio, il risultato finale.

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Contest Ten Collection – Categoria: “Myth in motion”

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“Liberaci dal male – 2014”

Come nasce e si sviluppa tecnicamente un tuo lavoro?

Ciò che faccio è in continua evoluzione, ho sempre nuovi spunti su cui lavorare e da cui tirare fuori qualcosa. Per ora non mi focalizzo su una “tecnica” in particolare, ma cerco di applicare le mie conoscenze in base a ciò che più si addice al concetto, all’idea, al pensiero che vorrei sviluppare ed esprimere in quel momento. Non credo ci sarà mai un vero punto di “arrivo” per ciò che si apprende.  Il  mondo va avanti, cambia, si evolve, per cui ci sarà sempre qualcosa di nuovo da conoscere.

Quanto é difficile essere Giovani fotografi oggi, in Italia?

Non ti saprei proprio rispondere sinceramente, per me la fotografia è un “mezzo” che utilizzo a livello personale quindi non credo di essermi mai davvero confrontata con ciò,  ma immagino sia molto difficile e non solo nel mondo della fotografia.

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“Make up Fx – Change your face 1”

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“Make up Fx – Change your face 2”

Come nasce il progetto “Human experiment”?

Il  progetto “Collateral Human Experiment” è nato dal voler unire ciò che mi piace come appunto la fotografia e il make-up fx. E’ un progetto ancora aperto, in fase sperimentale ed il nome deriva appunto da questo “esperimenti sulle persone” con effetti collaterali, purtroppo per loro… ma ovviamente è tutto finto! Non faccio del male a nessuno realmente! 🙂 E’ una fase di passaggio sicuramente, ma fa comunque parte di me, del mio modo di “vedere”, di ciò che mi caratterizza e per me in questo momento è come una valvola di sfogo e di relax dal quotidiano.

Nella tua ultima opera “Poison”, tu stessa diventi protagonista delle tue “fotomanipolazioni”. E’ per caso l’inizio di un nuovo percorso artistico che vedrà sempre più preminente la tua figura?

Ora come ora non saprei, ma non mi sento di escluderlo. Tutto dipende da ciò che voglio esprimere in una determinata foto o momento, se è qualcosa di strettamente personale, allora è più probabile che usi me stessa per raffigurarlo.

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“Maleficent 2”

Puoi anticiparci qualcosa dei tuoi progetti futuri?

Cercherò di portare avanti il progetto “Collateral – human experiment” ed un progetto più personale di cui per ora preferisco non dire altro.

Grazie

A voi =)

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Christian Humouda

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3 pensieri su “Le arti “prometeiche” di Valentina Malavenda

  1. Grazie mille! ^^
    Scusa il ritardo nel rispondere!!!
    Grazie a voi di tutto, è stato un piacere e una bellissima esperienza ^^

    Rispondi

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