Il ritorno del “Pale Emperor” Marilyn Manson


Gioite, oh stolti! Il Reverendo è tornato, e stavolta con buone intenzioni (per quanto l’aggettivo buono possa essere associato a lui). Sono lontani i tempi di tempi di “Antichrist Superstar” e “Holy Wood” ma, fortunatamente, lo sono anche quelli di “The high end of low” (album di cui avevo completamente dimenticato l’esistenza prima di scrivere questa recensione, per dirvi quanto fosse memorabile) e di “Born Villain”, di cui si salva solo il video/promo diretto da Shia LaBeouf. E se di un album si salva solo il video diretto da qualcun altro non c’è molto da fare: o stacchi la spina o risali la corrente.

Manson sembrava chiaramente spacciato, rinchiuso nell’ombra della parodia di se stesso, perso fra un tentativo di disintossicazione e l’altro, e la prima opzione sembrava ormai evidente. Ha cominciato a non farsi più vedere in giro, e altri hanno cercato di prendere il suo posto nell’olimpo dei maledetti del rock. Sembrava finita, e l’annuncio di un nuovo album non aveva convinto quasi nessuno. Ci si aspettava l’ennesima delusione; ma dopo tre anni di solitudine, raccoglimento e lavoro, sembra che il tanto atteso ritorno sia definitivo.

Fra i richiami del passato, nel nuovo “The Pale Emperor” c’è solo una leggera impronta della raffinatezza di “Mechanical Animals”, che rimane il suo album più elegante. “The Pale Emperor” richiama quell’eleganza, ma è più maturo e al tempo stesso più rozzo. È come se Manson, abbandonato del tutto l’omonimo gruppo e rimasto solo a confrontarsi con se stesso, abbia deciso tornare alla sua forma primaria portando con sé tutta l’esperienza degli ultimi vent’anni di musica. Ha eliminato i rami secchi, tolto il superfluo, e lavorato strenuamente su quello che restava.

In “The Pale Emperor” la maturità musicale raggiunta da Manson è evidente, così come lo è la voglia di continuare a fare bella musica. L’unico difetto di “The Pale Emperor” è che è troppo breve quando, arrivati alla fine, se ne vorrebbe sentire ancora. Non ci si sazia facilmente. Oggettivamente è un bell’album, pieno e profondo, che non toglie nulla alla figura del Reverendo, anzi: lo risana, curando i danni del passato. E per i vecchi fan vedere il proprio idolo tornare alla grande non può che essere una gioia. Risalendo dalle ceneri della spirale discendente in cui stava sprofondando, Manson sembra quasi lanciare un monito ai suoi imitatori; sembra quasi dire: “Sì, bambini, siete tutti molto belli mentre cercate di fare le rockstar maledette con i vostri tatuaggetti gotici e i vostri vestiti neri… ma il Re, l’Imperatore, sono solo io.”

Ps
Un ultimo appunto personale: Deep Six è un ottimo singolo ma il video ufficiale, qui linkato, è brutto brutto brutto. Ma fra un album di cui rimane memorabile solo un video (il sovracitato “Born Villain”) e un video di cui è memorabile solo la canzone, sinceramente, preferiamo il secondo.

Daniela Montella

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6 pensieri su “Il ritorno del “Pale Emperor” Marilyn Manson

  1. Bentornato.
    Il reverendo mancava, così come mi mancava buttarlo lì durante una conversazione tra famiglie con bambini.
    -Che musica ascolti?
    -Ma boh…black metal, heavy, qualcosa di classico, il reverendo Manson.

    Strabuzzo d’occhi.

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  2. mancava davvero e posso mettere nel dimenticatoio un album che non mi ha mai davvero soddisfatto, Born Villain, per mettee questa sua fatica…e non vedevo l’ora.

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  3. Non sono per niente d’accordo. Manson è morto e sepolto. i primi tre dischi erano grandi, geniali, ha praticamente inventato uno stile, un look.
    Scusatemi. Non voglio guastare le uova nel paniere, ma se questi dischi (da “mechanical animals” in poi) fossero usciti con altri nomi stampati sopra sarei d’accordo: bei cd, musicalmente ben suonati/interpretati… tranne in certi pezzi troppo lagnosi e mosci (dai, si assomigliano tutti. confrontateli con i pezzi di “Antichrist”…) ma con quel nome stampato sopra, “Marilyn Manson”, suonano come delle copie mosce e spompate del vecchio sound. Sembrano cose country o blues con tutto il rispetto per chi suona questi generi.
    Io, da adolescente nel periodo 1994-1996 mi ricordo tutt’altro Manson, anche concettuale ed estetico. Scusatemi tanto.
    Con la vita e i lussi da Mtv-vip ha perso completamente la testa e l’ispirazione.
    Antichrist Superstar, Tourniquet, Beautiful People erano canzoni storiche e geniali.
    queste cose da nick cave dei poveri (e molto ammosciato e pensionato) proprio no.

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    • “Quel” Manson è morto e sepolto, certo, come sono sepolti il vecchio sopracitato Nick Cave, la vecchia Courtney Love, i vecchi Placebo… Per fare degli esempi. Il percorso personale e artistico di una persona impone sempre dei tagli a ciò che si era. A me il nuovo album mi piace e lo “sento” Manson, un Manson invecchiato che ha capito un po’ di cose di sé e della vita. Logico che se uno si aspetta la stessa cosa per sempre, prima o poi rimane deluso; è inevitabile! Capisco benissimo il tuo disappunto, anche se non lo condivido perché il nuovo lavoro mi soddisfa. Tieni anche conto che la formazione iniziale della band non è presente in questo album, quindi l’energia che si va a creare è inevitabilmente diversa 😉

      Grazie del tuo commento!

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      • sì infatti non dico che “il post antichist superstar” sia tutto da buttare… dico solo che ha iniziato in un modo ed è finito in tutt’altro.
        inoltre mi sembra (guarda anche le copertine!) che sia diventato troppo egocentrico… insomma, erano una band (gli spooky kids) ora (da m.animals in poi) si vede solo lui, sulle copertine o sui video, come se gli altri non esistessero.se ora ci sono musicisti sono come “fantasmi invisibili”, la gente pensa “marilyn manson” e immagina solo lui, mica gli altri 4 (o quanti che siano. non li seguo più e mi devo essere persa qualcosa o qualcuno per strada)… insomma io non me la sento di applaudire, e poi stavo anche pensando che forse tutto il genio non era suo, ai tempi di “antichrist” forse il genio era anche di Twiggy… e degli altri… e da quando lui è diventato sempre più megalomane e vanesio, ecco perchè non sa più proporre quello stile.
        poi per carità ci sono band che cambiando genere migliorano (Sentenced, The Gathering, forse in parte anche i Sepultura) altre che peggiorano (69 eyes, Him) secondo me però avrebbe più senso fare uscire questi dischi come “Brian Warner” o qualsiasi altro nickname, e non come “Marilyn Manson”. Insomma, tu credi che un fan del primo periodo possa apprezzare questo genere di nuovo Manson? tra l’altro ho letto che dal vivo lui ripropone sempre i classici del primo periodo, qualcosa vorrà pur dire… non mi sembra abbia fatto canzoni memorabili negli ultimi anni al pari di quelle di “antichrist”

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