Canto in rima del crudele Natale


C’era una volta il caro Natale –
la festa gloriosa dal puzzo infernale
di cibi rigonfi di grasso grondante,
dei bei dolcetti di glassa filante,
che tutti i bambini andava a ingozzare;
irretiti da dolci e balocchi e mandorle amare
per insozzar tutti di lordura ancestrale;
convinti che il glicemico baccanale
abbia in realtà un significato profondo,
gli stolti e gli sciocchi giravano in tondo
cantando di pace e amore nel mondo.

Che seccatura, seccante stortura,
quella gran storia della festa pura
di dolcezza e bontà che senza paura
scaccia dal mondo ogni sozzura!

Non era la pace, non era il gran bene,
non era neanche l’aspetto da iene
di certe mammine così ben vestite
da sembrare sol vecchie puttane ammuffite;
non era neanche il grande veleno
al sapor di melassa per ogni duodeno
spacciato da omaggio per il Nazareno:
era la convinzione, la presunzione
di poter convertire ogni mascalzone
solo perché una data sul calendario
imponeva crudele l’amore plenario.

Un giorno una strega vessata dai canti
e da quei luminari invadenti e abbaglianti
decise di porre fine all’ipocrisia
e di portare l’uomo sulla retta via:
gettò su di loro un potente incantesimo
che togliesse loro ogni battesimo –
che li rendesse razionali, forti e capaci,
striscianti serpi e veloci rapaci;
parve per poco che funzionasse,
sperava in qualcuno che si scusasse
per averla sempre offesa e insultata –
e derisa, e cacciata, umiliata e vessata.

Ma la buona strega non poteva sapere
che l’incantesimo funziona sol sulle anime vere
e non su quei gusci di carne e belletti
ch’erano gli uomini e i loro difetti:
così, intonando dei cori celebrativi,
pieni di rime e vezzeggiativi,
misero al rogo la povera maga
e diedero fuoco alla sua contrada.

Assuefatti e primitivi, spaventosi e ostili,
quei grandi e grossi crudeli bambini
ebbero un assaggio di grande potere
che più d’ogni cosa li fece godere.

Così da quel giorno, ogni fine anno,
cercavano streghe da trarre in inganno
per dar loro fuoco, povere maghe
che di bellezza non eran mai paghe,
e morivan per mano di quattro babbei
che andavano in giro a festeggiare gli dei.

Daniela Montella 

Ph. Kiyo Murakami

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