WSF consiglia: Speciale Telefilm – 1° parte


Les Revenants

Un giorno, in un piccolo paesino a ridosso delle alpi francesi, la gente comincia a “tornare” senza cause apparenti: una ragazzina morta in un incidente d’auto, un uomo morto il giorno del suo matrimonio, un bambino morto trent’anni prima e molti altri con cui, apparentemente, non hanno alcun legame. Tornano in momenti diversi, senza incontrarsi l’uno con l’altro; non sono zombie o mostri deformi assetati di sangue, ma persone che semplicemente “tornano” senza avere coscienza del fatto di essere morti e convinti che il tempo non sia mai passato. Ci teniamo sul vago per non spoilerare ma questo telefilm è straconsigliato; un po’ per l’ambientazione mistica, un po’ per la colonna sonora dei Mogwai e un po’ perché i francesi, quando ci si mettono, sanno produrre roba veramente ottima.

Unica pecca: la prima stagione è stata girata nel 2012 e hanno cominciato le riprese della seconda qualche mese fa, quindi le cose stanno andando leggermente a rilento. Noi italiani siamo fortunati, visto che è stata trasmessa in TV solo quest’anno, quindi non dovremo aspettare molto (che fortuna, eh? Come siamo avanti…)

Hannibal

Noi fan sfegatati di Thomas Harris fatichiamo ad accettare un qualunque adattamento cinematografico/televisivo della sua opera che non sia “Il silenzio degli innocenti”, è vero, ma va detto che per “Hannibal” – nonostante alcune inevitabili diversioni dalla storia originale – vale la pena di fare un tentativo. La prima stagione si arrabatta come può e si salva per il rotto della cuffia; nella seconda stagione, invece, si vede l’impegno degli sceneggiatori e la serie passa da “guardabile” a “interessante”. Andrebbe visto anche solo per la composizione artistica di certe inquadrature, che trasformano scene del crimine in quadri di Caravaggio.

Sconsigliato solo per fan integralisti di Harris che rischiano un embolo ogni due puntate per i cambi alla trama; va detto anche che allo scrittore la serie piace, perciò… può interessare anche gli irriducibili.

Black_mirBlack Mirror

La cosa migliore di “Black mirror” (fra le tante) è che non ha una trama continua: i sei episodi, divisi in due stagioni, sono come sei mediometraggi di circa un’ora con attori, storie e situazioni completamente diverse l’una dall’altra. L’unico filo conduttore è il tema della tecnologia e il suo modo di dominare, influenzare e modificare la vita umana, in maniera palese o nascosta, a seconda della trama. Sono sei storie diverse e stupende, sei episodi meravigliosi, assolutamente geniali e girati benissimo, con quell’inconfondibile stile britannico che non ha peli sulla lingua. Una serie da gustare sotto le coperte con un buon tè caldo e tanta voglia di lasciarsi stupire. L’attesissima terza stagione è prevista per il 2015.

The Knick

Dio ha un rivale.

Basterebbe scrivere “diretto da Steven Soderbergh” e dovrebbe bastarvi; a voler dare un ulteriore incentivo potremmo aggiungere “interpretato da Clive Owen”; ma, visto che questa serie merita davvero, aggiungiamo altri dettagli. “Knick” è il diminutivo del Knickerbocker, un ospedale dei quartieri poveri della New York all’inizio del ‘900 dove si svolge la nostra storia. Il dottor Thackery (Clive Owen), è un medico e ricercatore geniale, integerrimo cittadino, regolare frequentatore di bordelli e cocainomane – cosa, per l’epoca, normale e tollerata. La cosa migliore di “The Knick” è la schiettezza nel mostrare come, solo poco più di cent’anni prima, le cose fossero completamente diverse da come le viviamo adesso: l’uso comune che si faceva di eroina e cocaina, il razzismo come stile di vita, l’assoluta ignoranza in cui vivevano medici e chirurghi nonostante la loro continua fame di sapere. È l’epoca delle grandi scoperte e “The Knick” le racconta una dopo l’altra, in un incalzante crescendo e intreccio di trame. La prima stagione è finita da qualche mese ma la seconda è già in fase di ripresa; ancora non si sa se ce ne sarà una terza, ma i grandi ascolti e l’ottima accoglienza da parte di pubblico e critica fanno ben sperare.

True Detective

Di “True Detective” hanno parlato tutti in lungo e in largo, ma noi ci proponiamo sempre di recuperare l’ultimo ritardatario della situazione per riportarlo sulla retta via. Stiamo parlando di una di quelle serie che segnano la storia della televisione e sono destinate ad influenzare quelle del futuro. Magico, mistico, grottesco, tragico, “True Detective” è un gioiello che può essere letto a più livelli: quello del thriller girato con maestria, con una trama che si snoda fra i flashback fino ad arrivare al tempo presente; quello dell’appassionato di Lovecraft, che può godersi tutte le citazioni nascoste nel corso degli episodi; quello del dramma psicologico, dell’amicizia fra i due personaggi, dell’ambientazione grottesca… è un telefilm completo la cui storia comincia e finisce in una serie. Riesce nel delicato compito di chiudere tutto quello che comincia ed è supportato, fra le altre cose, dalle interpretazioni di due grandi attori e da un’ottima regia. In caso non si fosse ancora capito, è stra-consigliato da noi e da tutti quelli che lo hanno già visto.

Fargo

“I romani, cresciuti dai lupi, vedono un tipo che trasforma l’acqua in vino, e cosa fanno? Se lo mangiano. Non esistono santi nel regno animale, solo pranzo e cena.”

In principio “Fargo” era un film del 1996 dei fratelli Coen che ebbe diverse nomination all’Oscar, fra cui quella di Miglior Film; oggi, “Fargo” è un telefilm prodotto dagli stessi fratelli Coen che ripercorre la stessa storia, ma con dinamiche e attori diversi, fra cui il bravissimo Martin Freeman (il Watson di Sherlock e il Bilbo de Lo Hobbit) e uno spettacolare Billy Bob Thorton. La storia segue una serie di crimini legati fra loro e il loro modo di svolgersi nel corso del tempo, fino all’inevitabile resa dei conti finale. La narrazione si alterna fra momenti di grottesco humor nero e pura poesia gotica – questa, sopratutto, affidata alle parole del misterioso Lorne Malvo (Thorton). L’intera narrazione è così scorrevole e avvincente che non sembra quasi di star guardando un telefilm ma, come è stato fatto notare dalla critica, “un film lungo dieci ore”. Dieci ore di puro spettacolo, ovviamente. La prima serie, come “True Detective”, ha un ciclo completo e non lascia nulla in sospeso per un’eventuale seconda stagione; infatti la seconda serie, che è già stata confermata, tratterà di una storia completamente nuova e avrà dei nuovi attori.

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