Inviate speciali: Le Kâma-Sûtra: spiritualité et érotisme dans l’art indien di Emiliana Losma


Dal 2 ottobre 2014 all’11 gennaio 2015 la Pinacothèque de Paris presenta la mostra “Le Kâma-Sûtra: spiritualité et érotisme dans l’art indien”. Dopo averla visitata mi piacerebbe cambiare il titolo in “Il Kâma-Sûtra: spiritualità è erotismo nella vita indiana”. Oltre trecento opere esposte, un complesso eterogeneo di oggetti (statue, intagli, bassorilievi, sculture, libri, carte, acquarelli…) e materiali (pietra, legno, ceramica, bronzo e rame…) che risaltano grazie alla monocromia di una serie di ambienti mai bianchi.

Shiva&Parvati

Shiva et Parvati, Inde centrale, XIe siècle, pietra.

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Requiem d’inverno [Narrativa]


Mi sveglio all’alba, non appena mia sorella va a dormire. È la prima alba fredda dell’anno e mia sorella dorme da poco. Mi alzo e apro la finestra. Lascio che il primo refolo di vento gelido, vento di neve, entri nella nostra casa. Lei, che ormai dorme profondamente, la copro con tutte le coperte che abbiamo e apro tutte le finestre. La nostra casa diventa un passaggio del vento. Ora più forte, ora più debole. Piccoli tornadi domestici. Le nostre stoffe, i nostri ammennicoli, tutto ciò che abbiamo e non è chiuso nei cassetti balla con il vento. Tutto si gonfia e si sgonfia, si alza, si torce, torna al suo posto. Tutto respira aria di ghiaccio, aria di future nevicate.

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Sette Terribili ostriche e una perla: alcune poesie di Maurizio Manzo – proposta di Sonia Lambertini


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Nato a Cagliari nel 1961, nel quartiere Castello, quartiere che influenzerà non poco la sua infanzia, Maurizio Manzo ha iniziato a scrivere fin da giovanissimo. Il suo primo poemetto, “Coreografia del ghetto storico” racconta il “delirio” di quattro donne ai margini, ambientato nelle stradine di Castello, e mostra, nonostante la giovane età, una forza stilistica già matura. Il poemetto scritto nel 1981 è stato pubblicato nel 1985, Edizioni Castello, con la presentazione di Tonino Casula. Dopo molti anni da questa prova e grazie alle possibilità offerte dal web, Maurizio Manzo pubblica diversi testi e lavori raccolti in ebook nei vari Litblog, testi che raccontano il disagio sociale senza retorica: “Le anamorfiche”, “Le assistenziali”, “All’ombra dei pixel”, ”Distorsioni a occhi nudo” con un’attenzione particolare all’aspetto metrico-ritmico e al suo farsi suono-immagine-senso.
Con il racconto Il Mutamento è stato finalista alla II edizione del premio Ulteriora Mirari, sezione prosa, Edizioni Smasher.
Premiato con Menzione alla Ventottesima Edizione del premio Lorenzo Montano, sezione Raccolta Inedita, con la raccolta Anamorfiche e altre Distorsioni.
Sette terribili ostriche e una perla è la sua seconda raccolta.

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Nota di lettura di Alessandro Assiri a Le persone di Roberto Carvelli – Kolibris Edizioni


le persone

Assolve bene il compito di testimoniare che la poesia è porre sguardo al servizio questa raccolta di Carvelli edita per Kolibris nel Giugno del 2014. Uno sguardo che pacatamente potrebbe dire in prosa, si frammenta in verso diventando nervoso, ruvido e decisamente più spietato, come spietata e senza assoluzione è la realtà che racconta il quotidiano gesto che osserva. Perchè è l’occhio il vero protagonista di questo lavoro anche se a volte è il suono ad essere evocato”la prima tappa dell’educazione musicale si celebra nell’auditorium della casa”. Un libro dove finalmente non c’è nessuno, dove le cose si danno per come emergono e per dove si posano:raccontandosi anche se sembrano persone, sono circoscritte da una relazione oggettuale che solo l’estraneità dello sguardo attento può porrre in essere. Finalmente soli, dicevo, ma con l’onesta intellettuale di non sentirsi in balia di un tu travestito al quale raccontare storielle di un io che esce dalla porta per rientrare dalla finestra. Una sottile e raffinata ironia modula diversi passaggi del lavoro di Carvelli che nell’ironia non si rifugia ne se ne fa scudo, ma intuisce perfettamente che solo dicendo il disicanto si avvera.”in amore chi butta ha uno slot di vantaggio su chi conserva”si legge in un verso e ritengo che proprio in questo buttare o conservare stia la cifra di tutto il lavoro che in questo registro di soppesazione si offre in lettura, perchè tutto avviene lì operando quelle scelte di gettare o trattenere, dimenticare o ricordare.”trovare una parola bella bella per dire il guasto” non è di certo compito della poesia alla quale a volte basterebbe solo trovarla la parola, farla emergere da un silenzio per lasciarla dire il male delle cose.

di Alessandro Assiri

Desiderare figli è un’attività anaerobica

Desiderare figli è un’attività anaerobica:
si fa da fermo,
lì dove sei.
Un sollevamento pesi
preparato con generosa
inconsapevolezza evoluzionistica.
A volte serve
una premeditazione
molto scientifica
e un calendario.
Altre volte
una leggerezza
impenitente e svagata,
una dispensa tecnica,
l’amore assopito o attardato.
Sarà bene recuperare
il concetto di predestinazione
per avere conto
delle disilluse speranze
delle fiaccanti ripetizioni
e, alla fine, il nulla del ritenta.

***

L’amore è un ufficio postale

Se ami soffri
se non ami non soffri.
Un codice binario,
scienza esatta
che piace ai cinici,
agli atterriti,
agli informatici.
Ognuno ama qualcuno
che corrisponde qualcun altro.
Viaggia il cuore
lungo stradari lacunosi,
mappe imprecise
disegnate da cartografi
medievali.
L’amore è un ufficio postale.
Finiamola
con il biasimo dei postini:
la corrispondenza d’amorosi sensi
è destinata a non corrispondere.
Lettere, pacchi, cartoline
si perdono
tra numeri inesistenti,
grafie illeggibili,
trasferimenti.
Finiscono impilati
in un dimenticatoio
in cui continua a lavorare
l’attesa
vana,
l’intesa
solitaria,
la speranza
indirettamente proporzionale
al risultato.
La pratica non si chiude
se non con la restituzione al mittente
e questo rende la corrispondenza
ardua e spesso dolorosa.
Ma è solo una questione scientifica:
entropia e magnetismo
le due leggi che regolano
i destini umani.
E per concludere,
qualche consiglio:
prima di amare
verificare bene l’indirizzo,
scriverlo in modo chiaro,
ricordarsi di spedire,
attendere la ricevuta di ritorno.

***

Tecniche di ragionamento provvisorio

Non dire mai
per me,
secondo me.
Non dire 1, 2, 3
o A, B, C.
Non usare troppi
punti di domanda.
Non fare troppe affermazioni
presentandole come inconfutabili.
Non iniziare con l’idea
con cui si vuole concludere.
Dire spesso
“sei d’accordo?”
ma non troppo spesso.
Non fissare le proprie mani
né mulinarle.
Non alzare il tono della voce
né attenuarlo alle conclusioni,
alle definizioni.
Non prenderla alla lontana,
non elidere,
saltare passaggi,
rinviare a un futuro discorso.
Ricordarsi di respirare.
Bere molta acqua.

Giovani Prospettive: Alex Stoddard – Omaggio di parole – 1° parte


alex

Alex Stoddard: voce dell’interiorità

E’ il mio primo editoriale dunque siate clementi, con questo omaggio apriamo un nuovo capitolo di Words Social Forum, un capitolo che con Alex Stoddard prende il via e cioè quello di realizzare ebook in seguito a particolari omaggi ad artisti contemporanei ed emergenti, dove poter riunire le immagini accompagnandole infine con le parole che ha scaturiscono.
Words Social Forum si ritrova perfettamente, l’arte della fotografia e l’arte della letteratura s’incontrano creando quella sinergia a noi tanto cara.
Parole quelle presenti qui che ben si legano con la profondità delle immagini di Alex Stoddard.
Ho scelto di cominciare questo nuovo capitolo degli omaggi con lui, perché le sue fotografie sono una sorta di viaggio introspettivo, nel bosco profondo che siamo ed Alex, attraverso il suo lavoro, crea storie oscure e fantastiche che catturano il dramma e fragilità dell’esperienza umana.

Antonella Taravella
Caporedattore WSF

Alex Stoddard è un fotografo statunitense, nasce a Jacksonville in Florida e vive la maggior parte della sua infanzia lì. Comincia a fare autoritratti all’età di 16 anni dietro il bosco di casa sua in Georgia e questo muove in lui il desiderio di creare ed esprimersi con la fotografia.
Alex attualmente vive a Los Angeles, California.

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Le fotografie da sogno di Diana Debord


Protagonista dell’intervista è Diana Debord, nata a Novara nel 1984, fotografa d’arte autodidatta, particolarmente legata alle ambientazioni oniriche e al surrealismo.
La cura e i colori l’avvicinano ai Preraffeilliti, come pure le figure femminili così eteree. Interessata alla neurologia dei sogni hanno sviluppato in lei uno stile fra il simbolista e il surreale dove c’è una ricerca dell’ego e della follia, della morte e della confessione al mondo naturale.
Il suo intento è quello di raccontare frammenti di sogni, allo stesso modo noi li ricordiamo al mattino.

garden of deceptions

garden of deceptions

 

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Inviate speciali: Niki de Saint Phalle di Cristina Balma Tivola ed Emiliana Losma


AfficheNiki

Nella locandina della mostra che porta il suo nome, Niki de Saint Phalle è ritratta in bianco e nero – con una marcata post-colorazione in rosso di capelli e maniche della camicia – mentre impugna il fucile verso di noi e prende la mira, un occhio socchiuso, l’altro a guardarci intensamente. Pur se celata dalle mani e dall’arma, però, possiamo intuire l’espressione sorridente del suo viso – quella stessa che accompagna gran parte delle sue opere gioiose, propositive, potenti, o con la quale commenta produzioni che mettono in scena l’esistenza del dolore, della sofferenza, della cattiveria, della violenza come parte della vita e della società in cui viviamo.
L’esposizione “Niki de Saint Phalle”, aperta dal 17 settembre 2014 al 2 febbraio 2015 al Grand Palais de Paris, presenta l’intero percorso esistenziale e professionale dell’artista attraverso una scelta ampia, ma rigorosa, delle sue opere.

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