Confini: Il dove della Poesia Italiana – Flavio Almerighi


almerighi

da qui è Lontano, 2010

Al cuore della sera

Gramigna di ricordi
colori animati e vivi
qui è lontano – ma

Non vedo l’ora di ferirmi
afferrando qualcosa
che m’impedisca di farlo

Per essere vicini la sera,
col ventre al buio
a dirti amo

***

Barbaro

Non fosse per i tuoi presentimenti
io non ne avrei – solo paia di baci,
echeggiati dalle labbra scostate,
scostante fino al sangue.
Ti amo senza nessuna diagnosi,
bellissima scatoletta di tonno,
duecento grammi di modernità compatta,
quadrata, senza luce, senza occhi,
ferro nei presentimenti, buono il prezzo,
la pelle sarà parte
di altri processi di produzione,
la voglia di luna – parte del gioco.
Estende l’impero
fino al bisturi del danubio
da tagliare senza stampelle,
sono barbaro non sono qui,
quando farai l’amore
ti sarò dentro.

***

essere

il mio essere treno d’ossa,
fiducioso aspetto un segno e uscire
dal mezzo di una stazione sognante
immersa emersa in mille soste estive,
tante volte una voce assonnata
annuncia partenza e liberazione
poi in sequenza muore,
senza lasciarmi andare
mai

***

da durante il dopocristo, 2008

Dodici Febbraio 1977

ho un vasto campionario di parole
e qualcuna la invento con giudizio,
la passione no, aggredisce, dispera,
mangia. Scuote l’essere senza avere.

[scrivo
ai piedi dell’anatroccolo
che non vuole lasciare il nido,
lo caccia a beccate sul collo
la madre ingrata]

Esegenesi di monologo a due
per ombre e voce.
Si salva soltanto la sdraio
perchè non giace più

***

Primo Gennaio 1501

data una superficie
in selciato e neve,
calcolare gli effetti
del disgelo,
e, in litri,
la quantità d’acqua
che corre,
sangue sotto suolo,
quando radici scendono
e rami si infiggono,
coltelli da parto,
nelle profondità
di un destino.

***

Legge di stabilità

Di fronte al quadro generale l’ipoteca è il voto
non l’avete preso per dispensare sogni
chiusi i vostri giochetti
in poche settimane di campagna elettorale,
pensate sempre di sfangarla altri cinque anni
rimanendo immobili, eterni?

Passerete, passerete anche voi banda d’inetti
capaci soltanto al saggio d’interesse,
noi siamo feriti non fatti prigionieri.

***

Alla mia terra

Buio, niente finale
non si sa mai se sia un capogiro
o il luna park di pentecoste
quando i telefoni non funzionano
e parlare impossibile,
magari ci si può abbracciare forte
come cinquant’anni fa il crollo
di un camino in braccio
a mia madre, o pensare
com’è essere soli quando fa buio
e non si sa a Finale
lieto o brutto non si sa che sia,
non si sa dei cani
della meccanica di precisione
quando l’aria è uno schiaffo
e la fortuna una gran puttana.

***

Potete leggere altro: http://almerighi.wordpress.com/

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2 pensieri su “Confini: Il dove della Poesia Italiana – Flavio Almerighi

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