Inediti di Antonella Lucchini


AMORE

*
Sempre lì

premuta contro il costato schiantato
dalla peristalsi dell’addio.

Una spina piccola e dolce
che non può essere tolta.

*

Ti corrono sempre sopra le frasi
che partorivo per te?

Ti slacciano ancora le resistenze?

Vorrei ti passassero
tra i capelli come le mie dita

come non fanno più le mie dita

(riccio per riccio ad incresparti pelle
e parti vive e sesso).

Ho un potere pazzesco
che mi si sfila dalle dita morto

più del fiore che avevo.

*

Mi hai reso impotente.

Il fallout a cui mi stai esponendo
mi sta disseccando

(sto venendo via da me stessa
a piaghe)

E’ stato deciso ante litteram

– un frangente prima che la mia lingua
ti entrasse in bocca –

che avrei perso

che tu avresti ceduto

che mi avresti ceduta
riconsegnata
ributtata

alla mano nera.

Perché?

*

Vorrei che questa poeta fosse un’idiota,
e nella pioggia
vedesse solo una perturbazione
non le tue dita infinite
a filarmi la pelle;

nel vento che incespica sui vetri
solo il vento che incespica sui vetri

non la trasposizione della tua voce;

nell’ossario che ho dentro
un morso di fame

non l’ossario che ho dentro;

nelle parole maligne
le colpe che hai tu
le colpe che ho io

e l’amore al tempo dell’amore.

*

Ho scritto il tuo nome invisibile
e colloso dentro ogni verso,

EmmE.

A causa di una sinapsi difettosa

(credo)

tu hai deciso di scriverti fuori
dal gioco dell’inchiostro simpatico.

Posso maledirti?

Perché
il mio romanticismo subacuto
mi imporrà di logorarmi comunque
di te,

a memoria senza toccarti senza mangiarti
delusa digiuna devastata
distonica.

Il coltello che mi hai piantato
darà i suoi frutti

rossi come l’amore

neri come l’amore

morti
come l’amore.

*

Hai uno squarcio d’occhi
che mi spalma di sabbia e sale

oro e argento.

Attraversi l’oasi,
che mi crei in mezzo
alle bruciature e alle devastazioni,

come mare silenzioso

fluida e piena di vita
chiara e piena di me.

 

EROS

La poetica del corpo
_________________________

Stai lontano dalle mie labbra?

Ti farò una lezione
sulla poetica del corpo

che ti resti cucita
dove senti male e piacere insieme.

Prendi una bocca

svuotala e riempila

– avvolgile il viso con le mani –

prendi e dai nell’ordine che vuoi
ma fallo fino alla morte del respiro.

Scivola sul collo
che sarà ritmico e cadenzato

– se avrai ben esordito –

appoggia le labbra alla giugulare,
ti parlerà di lei.

Spingi le mani fino dentro al cuore

facendoti largo tra le areole,

sentirai il suo sangue chiamarti.

Sei mai stato più vivo di così?

Osservale il ventre
– l’altura deiforme –

schiantarsi e rinascere

(la danza della vita)

e scegli

cosa sia meglio.

Oh lei ti risponderà!

Mi stai ancora lontano?

*

Vuoi vedere come amo, hai detto?

Ti devi spogliare
di abiti legami sovrapensieri

(per essere più nudo di me).

Sentire le tue dita contarmi
le ossa
è la chiave che apre Xanadu,

lo vedrai.

Il corpo
(così il mio così il tuo)

si muove con un linguaggio di gesti
che si consacrano
l’uno sull’altro l’uno dentro l’altro.

Io sarò un coltello
che fende entrambi

– dolore/amore rimano solo in collisione –

con versi e umori fluidi segnerò
ogni piega percorsa
ogni eco estratta.

Ti accorgerai
delle resistenze cessate
(le mie mani come morte)

e saprai di volermi raggiungere

presto
fino in fondo
fino alla mia fine.

*

Volerti

e guardare.

Gli occhi sono le mani
che preferisco

su di te.

Ti apri,
corolla trepidante

e mi cerchi

a petali a spasmi a gocce,

Le mie iridi
ti sfiorano col loro nero

lasciandotelo in bocca.

Mi accechi lo sguardo
con la mano.

Ti sento con le labbra.

Volerti

e berti.

*

Ricordati di metterti
di schiena
quando aspetti l’amore,

l’amore che tocca;

la mia lingua muore
sempre un po’

quando penso alle tue vertebre

al modo in cui le intersecava
entrando ed uscendo.

Se anche lei
volesse prenderti da lì

tu non permetterglielo

fatti solo guardare,

lì ci sono morta.

anto

Antonella Lucchini nasce a Mantova, dove tuttora risiede, nell’aprile del 1964. Diplomata al liceo linguistico, dopo aver avuto una breve parentesi universitaria, lavora per un decennio, come segretaria, presso una grande azienda del mantovano. Ora è casalinga. La passione per la scrittura si affaccia al liceo, ma resta un esercizio personale, privato. Abbandonata per molto tempo, tre anni fa ritorna prepotente, dopo una serie di vicissitudini personali, famigliari che, evidentemente, trovano nella scrittura, nella poesia in particolare, la via di fuga perfetta per alleggerire l’anima.
Inizia a pubblicare le sue poesie sul web (e continua a farlo), iniziando prima con la poetica haiku, dedicandosi poi completamente alla poesia tradizionale mantenendo però le caratteristiche di sintesi e di illuminazione (per dirla alla Baudelaire). Partecipa ad alcuni concorsi letterari, ottenendo premi, segnalazioni e l’inserimento di alcune sue opere in diverse antologie. Una sua poesia è inoltre presente nel volume “L’indice delle Esistenze – Vite in frammenti “L’AMORE” dell’editore Aletti. Agli inizi del 2013 pubblica la sua prima raccolta, “Tra morsi e strida”, per la casa editrice REI. “Il margine bianco” (Ed. Divinafollia) è la sua seconda raccolta, con la quale focalizza lo sguardo su Amore ed Eros.

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Un pensiero su “Inediti di Antonella Lucchini

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