Sotto l’ombrellone – WSF consiglia… #5


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LETTURE

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(NON) MI PIACE COME SEI

(Non) mi piace come sei di Alberto Calligaris editore Newton Compton. Enrico, è un adolescente che rifiuta ogni contatto sociale e ha nella famiglia il solo ed unico rifugio da un mondo che ritiene banale e poco stimolante, fino a quando un evento drammatico e inaspettato, cambierà per sempre lui e la sua particolare visione della vita. Un romanzo dissacrante e completamente fuori dagli schemi, dove il lettore è portato, attraverso la feroce ironia e il politicamente scorretto, a domandarsi se la retorica non sia il male assoluto della società moderna.

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SKAGBOYS

Mark, Sick Boy, Spud, tutti i protagonisti di “Trainspotting” ritornano in questo libro-prologo crudo e poetico. Whelsh scrive l’opera più sincera e politicamente impegnata della sua carriera. La storia narra di un gruppo di ragazzi e di una società ormai abbandonata dalla politica thatcheriana, la fine del sogno collettivista, l’avvento del libero mercato, le scelte giuste o sbagliate da prendere. Un testo senza censura o celebrazione, in una parola “Skagobys”.

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IL DIO DEL MASSACRO

“Il dio del massacro” di Yasmina Reza. Da questo libretto color rosa shocking è nato il film di Roman Polanski, Carnage. Tutto si svolge nel lindo salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto e cioè il litigio dei loro figli. Pian Piano tutto si rompe, mostrando i veri volti dove benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale sono solo una facciata fino a far apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto.

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IL DIAVOLO IN CORPO

“Il diavolo in corpo”, romanzo d’esordio di Raymond Radiguet, è la storia di un amore proibito fra un sedicenne e una donna più grande, già sposata, a cavallo della prima guerra mondiale. Il conflitto si rivela essere una benedizione per i due amanti – quasi, per assurdo, una parentesi felice nelle vite di entrambi, a dispetto del dramma vissuto da chiunque altro. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta del protagonista, diviso fra l’amore per la sua giovane fiamma e il libertinaggio dissoluto a cui aspira in segreto, è descritto in un modo cinico e feroce; non c’è giudizio in quest’opera, non c’è morale, è solo la descrizione minuziosa della perdita di ogni innocenza, e di ogni valore morale all’inizio del ventesimo secolo.

VISIONI

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THE WICKER MAN (1973)

The Wicker Man (Italianizzato “L’uomo dei vimini”) è stato spesso considerato uno dei più grandi film britannici (Total Film). Scritto da Anthony Shaffer e diretto da Robin Hardy, è subito divenuto un cult tra i film dell’orrore.
Ad un sergente della “terra ferma” viene recapitata una lettera anonima dove viene denunciata la misteriosa scomparsa di “Rowan Morrison” sull’isola di Summerisle (nota per la sua ampia produzione di frutta).
Il sergente, un fervente cattolico, parte quindi alla volta dell’isola su cui sono ancora praticati antichi rituali di adorazione celtica che turbano la sensibilità religiosa del protagonista. Sono molte le difficoltà incontrate durante la ricerca della bambina che scoraggiano molto il sergente spingendolo a tornare sulla terra ferma per chiedere rinforzi. Sfortunatamente il mezzo che ha utilizzato per raggiungere l’isola è fuori uso ed è costretto a rimanere imprigionato sull’isola durante la celebrazione del calendimaggio…

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MILLENNIUM ACTRESS (2001)

Millennium Actress di Satoshi Kon è la storia di un’anziana attrice che, ormai ritiratasi dalle scene, si racconta un’ultima volta davanti alle telecamere per un documentario. Attraverso le immagini della propria carriera, a partire dal suo esordio fino ad arrivare all’ultimo film, si racconta in contemporanea la storia stessa del Giappone. Ma il film non è solo questo: è la metafora meravigliosa di un amore impossibile, la descrizione di come un desiderio mai soddisfatto rappresenti, per contro, la soddisfazione del desiderio stesso – e di come un amore mai consumato possa protrarsi nel corso degli anni fino a diventare immortale e mitico, andando al di là del mondo e della vita stessa. Una delle opere migliori di Satoshi Kon, genio assoluto del cinema giapponese, scomparso tragicamente nel 2010 a soli 47 anni.

ASCOLTI

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INVENTIONS FOR THE NEW SEASON
Maserati – Inventions For The New Season
2007 Golden Antenna
I Maserati sono una band statunitense di alternative rock. Inventions for the new season è il loro terzo album.
Il ritmo metodico, l’uso del basso di Floydiana memoria e il talento di J. Fuchs alla batteria ne fanno un lavoro degno di nota nel panorama musicale mondiale.
Un lavoro strumentale che affascina fin dal primo ascolto senza mai annoiare.

Se hai perso i consigli delle scorse settimane…
Sotto l’ombrellone #1
Sotto l’ombrellone #2
Sotto l’ombrellone #3
Sotto l’ombrellone #4

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NINI’ FERRARA: artista della terra di mezzo



nini-ferrara-400x215Ninì Ferrara, pseudonimo d’arte di Antonino Ferrara, direttore artistico presso Le Officine Teatrali, nasce nel 1965, a Messina. Nel giugno del 1989 fonda l’Associazione Teatrale Klop della quale è tuttora direttore artistico. Nel 1990 è ammesso alla scuola di teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico e nel 1992 si trasferisce a Roma, dove attualmente vive e lavora. Nell’ottobre 2003 fonda e assume la direzione artistica delle Officine Teatrali di Roma, la cui didattica si fonda sulla differenza tra il “vivere” e il “fare” teatro, sulla costante ricerca di una verità e di una rigorosa conoscenza e educazione dei mezzi tecnici ed espressivi dell’attore.
Ha partecipato ai Festival teatrali di Taormina Arte e Venosa Teatro Festival ed è inserito in circuiti come quello dei Teatri di Pietra.
Suoi scritti sono pubblicati in Italia e all’estero, dove ha anche svolto attività didattico-laboratoriale. Nel 1994, dopo aver vinto per due volte il Premio Xavier Fabregas per giovani autori di teatro, riceve il Premio Nazionale di Drammaturgia per Autori di Teatro “Anticoli Corrado – Studio dodici”. Nel 1996, quale regista dello spettacolo Repertorio dei Pazzi della Città di Palermo, si aggiudica il Premio “ETI Giovani per il Teatro”.
Oltre ad altri riconoscimenti legati alla sua attività di drammaturgo, nel dicembre 2006 vince il 32° Premio Nazionale “Fondi la Pastora” per lo spettacolo Il viaggio, tratto dall’omonimo racconto da lui scritto e pubblicato nel giugno 2003 per i tipi della rivista Aperture – Punti di vista a tema.

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Brontis Jodorowsky, un dialogo tra Teatro e Cinema


Il théatron, in greco antico è una parola che indica lo “spettacolo”. Il teatro è sempre stata una rappresentazione a beneficio del pubblico, un’opera visiva scagliata contro gli spettatori. È di solito il prodotto di una fusione di Arti, la cui più importante è sicuramente la recitazione, pratica che spinta agli estremi diveniva addirittura sacra presso molte culture.

Il cinema ha poi catturato quell’arte e l’ha posizionata sotto una cinepresa, in modo da immortalare e rivedere l’atto ogni qualvolta il pubblico ne avesse sentito il bisogno. Purtroppo questo ha anche favorito la produzione di materiale scadente, che ha aiutato l’avvento di attori e registi egocentrici e narcisisti, che hanno sfruttato il cinema per crearsi un’immagine commerciale.

Molti sono gli attori che hanno preferito sviluppare una carriera teatrale seria per accrescere la propria arte recitativa e poi si sono successivamente avvicinati al cinema. Brontis Jodorowsky ha eseguito un’orbita più o meno simile come vedremo dalla seguente intervista.

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E il napoletano morì



1.

Quando il napoletano si svegliò, non aveva memoria.

Non sapeva assolutamente quale fosse il suo nome, chi fosse e dove si trovasse. Era per strada, questo sì, ma che strada? Era un vicolo stretto e i palazzi, altissimi, lasciavano entrare una striscia di sole affilata come un coltello; ma non c’erano targhe che le dessero un nome, i citofoni non avevano targhette, e in giro non c’era nessuno.

Vagò un po’ per le strade lunghe e strette, tutte uguali, senza trovare tracce di presenza umana. Pur non ricordando niente sapeva di essere un umano, e sapeva come dovevano essere fatti i suoi simili; sapeva anche, pur senza rendersene davvero conto, che era strano non trovare nessuno per strada.

Il vento soffiava negli stretti vicoli e spazzava via le foglie secche, che volavano da un vicolo all’altro, in circolo, senza trovare una via d’uscita. Anche il napoletano sembrava seguire il loro destino e fu per questo che cominciò ad andare controvento: forse, arrivando alla fonte del vento, invece di addentrarsi in quell’intricato reticolo di strade ne sarebbe uscito.

Fu una strada lunga, perché sembrava che il vento cambiasse direzione di continuo; in realtà erano gli stretti palazzi a intrappolare il vento e a portarlo dove loro volevano. Al napoletano servì qualche ora di cammino per distinguere il vento sospinto dagli altri palazzi da quello vero, e quindi di arrivarne alla fonte. Quando si ritrovò in un vicolo nuovo, appena più grande degli altri e mai visto, ebbe un moto di sorpresa e sollievo insieme: stava trovando una via d’uscita!

Diede un’ultima occhiata a quella rete di alti palazzi che si passavano a vicenda le folate di vento, ed ebbe una visione velocissima: una piazza assolata, dei piccioni in volo, dei ragazzini che si passavano un pallone giocando, ridendo, sillabando ad alta voce i nomi dei calciatori del momento come un mantra – una cantilena – ogni volta che uno di loro segnava contro la rete inventata, la parete di una chiesa del ‘600 coperta di graffiti inneggianti alla libertà in Palestina e a Maradona.

In quella visione si sentì come nelle profondità dell’oceano. Per un solo istante era stato nelle luminose profondità di un tempo dove i ragazzini giocavano a calcio. E quegli alti palazzi che si contendevano il vento erano la loro eredità, i sibili della corrente ritmati come i mantra dei nomi dei calciatori.

2.

Alla fine della strada incontrò un uomo. Era un vecchio cieco con cappello e bastone che, seduto su una panchina rotta, sembrava fissare la vastità dell’universo. Dava le spalle alla strada ed era a mezzo metro da un’orribile parete di tufo in decadenza, con una pianta secca in ogni breccia. Il tutto emanava un forte odore di marcio, ma al vecchio non sembrava dispiacere. Il napoletano si avvicinò, ma il vecchio non diede cenno di notarlo. Il napoletano si schiarì la gola. Niente. Solo quando si sedette alla bell’e meglio sulla panchina disastrata, il vecchio lo salutò. Gli parlò affettuosamente, come avrebbe fatto con un figlio, e gli chiese chi fosse e da dove venisse. Il napoletano, sospirando, gli disse che non lo sapeva.

“Non lo sa nessuno, ma è raro che qualcuno se ne accorga” disse il vecchio. “Un giorno, quando me ne accorsi io, mi sedetti e cominciai a pensare. Ho cominciato a fissare il muro davanti a me sperando che mi desse delle risposte. Lo guardavo estate e inverno. Al sole e alla pioggia. L’ho guardato anche durante il terremoto, quando è crollato il palazzo. A furia di guardarlo mi si sono seccati gli occhi e sono diventato cieco. Ma meno vedevo quello, più vedevo me stesso. Ora che sono cieco, so.”

“E cosa sa?”

“So chi sono.”

“E chi è, lei?”

“Il guardiano del muro.” Il vecchio fece una pausa. “Il muro è ancora davanti a me, vero?”

“Sì.”

Il napoletano non seppe dire perché, ma quella breve conversazione lo aveva inquietato più degli alti palazzi. Si alzò lentamente e salutò il vecchio, dicendogli che andava a cercarsi.

“Se ci riuscirai,” disse il vecchio, “torna da me e presentati. Vorrei tanto conoscere qualcuno oltre me stesso.”

Il napoletano gli promise che lo avrebbe fatto. Allontanandosi si sentì libero di prendere una boccata d’aria fresca e capì che l’odore di marcio non veniva dalla parete, ma dal vecchio.

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Nel Regno dell’Irreale di Bizzarro Bazar


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Henry Darger era la classica persona che passa inosservata. Abiti sciatti ma puliti, un umile lavoro come custode dell’ospedale locale, la messa ogni giorno, un lavoro di volontariato a favore dei bambini che avevano subito abusi o erano stati trascurati, una fissazione per la storia della Guerra Civile Americana. Aveva avuto un’infanzia piuttosto difficile, subendo anche un internamento in manicomio (e all’inizio del ’900, non era uno scherzo: significava lavori forzati e severe punizioni); eppure di tutte quelle sofferenze Henry sembrava non portare alcun segno, anzi spesso ricordava di aver avuto anche momenti felici. Un solitario, ma di buon cuore. Un uomo qualsiasi, nella grande città ventosa di Chicago. Anche la sua morte avvenne senza clamore, una mattina d’aprile del 1973.

Eppure Henry nascondeva un segreto.

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Sotto l’ombrellone – WSF consiglia… #4


4

 

LETTURE

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L’autore dei “libri di sangue” firma il primo episodio di un’ epopea ambientata nel magico mondo di Arabat. Candy Quackenbush, vive a Chickentown, una noiosa cittadina del Minnesota. La sua fuga da scuola e il successivo smarrimento nel bosco circostante daranno vita ad una serie di fantastiche avventure. Una lettura che raccoglie il testimone del Signore degli Anelli e le Cronache di Narnia. Da non perdere!

ITA01377_01LA FIGLIA DELLA LUNA

Il titolo originale dell’opera è “Moonchild” e venne compilato nel 1917 da Aleister Crowley, il noto occultista britannico di cui abbiamo già parlato in queste pagine di WSF (v. “Aleister Crowley, l’Hashish mistico della Bestia“).
Il racconto è basato su un’operazione magica della massima importanza che prevede la creazione di un “homuculus” e la sua incarnazione in un nascituro. Lisa La Giuffria, a causa di una naturale predisposizione, viene prescelta da Cyril Grey (una delle due personalità che rappresenta l’autore) come madre della bambina. Lisa, incosciente e ignorante del mondo magico, viene iniziata in modo veloce agli antichi misteri da Simon Iff (un’altro aspettodella personalità di Crowley) e dallo stesso Cyril, per divenire poi capace di accogliere la bambina. Il processo è abbastanza lungo e Crowley descrive in modo particolare le precauzioni che vanno prese in questi tipi di operazione magica e coglie l’occasione per spiegare anche alcuni errori eseguiti dai propri “nemici”.
L’edizione italiana è pubblicata dalle Edizioni ARKTOS, ed il testo è a cura di G. De Turris e S. Fusco.

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Prima che tu mi tradisca, seconda fatica di Antonella Lattanzi.
La storia parte da una Bari nel pieno del secondo conflitto mondiale, di come una tragedia chimica muti tutto. Giovanni sette mesi, sopravvive indenne. Ma qualcosa di quelle morti atroci gli rimane dentro, danneggiando lui e la sua genìa: un’attrazione per il fuoco, per la crudeltà. E per il tradimento.
Cinquant’anni dopo Angela, figlia maggiore di Giovanni bella e amata da tutti, all’improvviso scompare, proprio nel giorno in cui Michela, sorella minore che vive sotto la sua ombra, sta andando a far l’amore per la prima volta – deve essere quel giorno, l’ha programmato da tanto.  Divisa tra rancore e la colpa di non riuscire, mentre la sua famiglia vive una tragedia senza precedenti, a pensare ad altro che alla sua prima volta, Michela comincia a sgretolarsi sotto i colpi di un feroce abbandono. Non perdonerà mai – né se stessa né sua sorella.

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Estate del 1957: un’ Aston Martin e una camera sul nulla. Françoise Sagan annota tutto, un giorno dopo l’altro, insieme ai libri che avrebbe voluto scrivere. È un viaggio immaginifico, altamente tossico, sapientemente illustrato da Bernard Buffet.

“Toxique” di Françoise Sagan, Barbès Editore (2010)

VISIONI

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“Byzanthium”, un diverso neil jordan alla regia dopo intervista col vampiro, sempre il colore al centro, sempre persistente, ma si dava più forma e sostanza al rosso, come le cascate dell’isola dove un sucrit aveva il potere di trasformare gli umani in vampiri, due attrici già apprezzate, Saoirse Ronan e Gemma Arterton, al centro di questa splendida storia d’amore materno, un percorso di 200 anni, la cornice questa cittadina in riva al mare, da dove tutto era partito, così perennemente cupa ma terribilmente affascinante ed un protagonista maschile, conosciuto anch’esso per aver vestito i panni di Ian Curtis (Sam Riley).
Consigliatissimo per gli amanti del genere.

ASCOLTI

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“Horses”, Patti Smith (Arista, 1975)

Dalla storia del Punk e della New Wave ecco arrivare al galoppo – carico di Poesia, Rock’n’roll e canzone d’autore – “Horses” il disco che ha infiammato intere generazioni. Siete pronti a entrare nel Greenwich Village?

Cosa ne pensi dei nostri consigli? Tu cosa hai da consigliare?
Commentate!  

Se hai perso i consigli delle scorse settimane…
Sotto l’ombrellone #1
Sotto l’ombrellone #2
Sotto l’ombrellone #3

Inediti di Claudia Brigato


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*

C’è nell’aria un falso presagio
di autunno gentile – l’ho sorpreso ubriaco in baccanali
di foglie, tra schianti e ascese di vermiglio – .
Anche il gatto aspetta stordito la fine
di questa inquietudine vestita a festa
e dorme un sonno a metà
con un occhio spalancato
nell’attesa di neve.

*

Nemmeno l’inverno nebbioso
ha ammorbidito questa terra
spaccata a strapiompo sui fossi.
Precipizi da ogni margine arato
montano a vetta lungo l’orizzonte.
La tua assenza si annida sulla cima di ogni crine,
apre crepe fin dentro alle ossa,
divarica gli interstizi tra le vertebre.

Cercarti è sempre un aprirmi le costole.
L’atto secondo della creazione.

*

Il Gange, il Mar Morto, Il Giordano fluiscono
tutti qui, in questo fosso che mi lava gli occhi.
Dal ventre dell’acqua
dio mi segue con sguardo di pesce
che a passo d’ombra si allontana.

*

L’infinito è qui
nell’ape tramortita sul fiore,
tra il ruggito dei papaveri che squassa la terra.
E dio sta
nello scricchiolio delle mie ossa
umide al sole.

*

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