Fuori Menù 12: la Svezia turistica, la cucina gustosa e il progressive death metal degli Opeth


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La Svezia ha in sè il fascino del grande nord, con numerosi luoghi da vedere e attrazioni turistiche sparse ovunque: antichi monumenti megalitici, siti vichinghi, castelli, navi da guerra ed eleganti città come Stoccolma. La capitale è nota per gli eleganti palazzi, i canali navigabili dove perdersi coi pensieri, i musei, i vecchi quartieri dove fare passeggiate tutte da scoprire.

Ma la Svezia non è solo monumenti ed edifici, è anche natura, vera anima del Paese. La Lapponia, per esempio, oltre il circolo polare artico o le isole di Koster ad occidente al confine con la Norvegia, costituiscono vanto e orgoglio della nazione.

Hackeberga

A circa una trentina di km da Malmö, in Svezia, in una cornice di grande suggestione naturalistica, sorge il castello di Häckeberga, un grande ed elegante edificio del 1875. Il castello è situato in un piccolissimo isolotto nel lago di Häckeberga, inizialmente costruito come una fortezza nella prima metà del XVI secol da Holger Ulfstand (lo stesso del castello di Glimmingehus) per poi essere demolito e fare posto alla presente struttura. La sua bellezza architettonica è dovuta all’architetto Helgo Zetterwall, responsabile anch’egli di molti lavori nella città di Lund (la cattedrale, la chiesa di Tutti i Santi e dell’Università di Lund).
Oggi il castello è di proprietà della famiglia Tham, al suo interno è situato un elgante hotel, un raffinato ristorante gestito da Gunilla e Bo Madsen e una sala congressi. L’edificio è anche aperto al pubblico per una visita di carattere storico-culturale; da non perdere il periodo pasquale, quando il tour si arricchisce della tradizionale mostra d’arte. Per piacere o per business, visita o soggiorno, il castello di Häckeberga è un luogo da visitare, anche solo per le belle passeggiate e le tante attività che è possibile fare nella sua campagna.

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Potete scegliere questa bella campagna anche solo per un’escursione fuori porta, a soli 4 km dalla città di Uppsala, sappiate tuttavia che a Gamla Uppsala l’aria che si respira, oltre ad essere buona, è anche intrisa di antichi misteri e magie. I vostri piedi andranno a calpestare uno dei più importanti luoghi di sepoltura di tutta la scandinavia pagana: sono 2000-3000 le tombe dell’area, di cui 250 visibili tumuli. I più grandi, sono conosciuti come i tumuli dei re Kungshögarna (Aun, Egils e Adils della dinastia di Ynglinge, antenati del primo re di Norvegia Harald il Chiaro) datati VI secolo e risalgono all’era dei vichinghi, periodo nel quale la mitologia svedese vi fa risalire anche le dimore di Odino, Thor e Frey.
Secondo quanto afferma lo storico Adamo di Brema, vissuto nella seconda metà del XI secolo, Gamla Uppsala è il luogo dell’antico Tempio di Uppsala, uno dei più grandi tempi pagani del nord Europa. Un luogo creato per venerare gli dei norreni in tempi ancora più antichi, poi soppiantato dall’arrivo del cristianesimo. Tale culto è tuttavia scarsamente documentato, non fosse per gli scritti delle saghe norrene, come appunto il Gesta Danorum di Brema. In anni recenti, diversi studiosi come Neil Price e Magnus Alkarp, in alcuni scavi archeologici, trovarono importanti reperti nelle fondamenta dell’attuale chiesa medievale di Gamla Uppsala; ricerche continuano a tutt’oggi. L’antica Uppsala è un luogo da non perdere nella vostra visita in Svezia, lo stesso Papa Giovanni Paolo II nel 1989 ha fatto visita alla caratteristica chiesa di Gamla Uppsala.

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La Svezia è una delle terre più antiche del mondo e in quanto tale conserva una moltitudine di testimonianze storiche. Tra queste le pietre di Åle (in svedese, Ales Stenar) nella regione meridionale della Scania, sono sicuramente le più ricche di suggestione: 59 pietre verticali vanno a formare uno dei più grandi monumenti megalitici della Scandinavia, risalente probabilmente al periodo della fine dell’età del ferro.

Mito e leggenda trovano qui il proprio profilo intriso di mistero: ciascuna pietra è posizionata in modo preciso e tale da formare nel complesso una sorta di ovale ben definito, nelle cui estremità è sita una pietra madre, più alta delle altre. La forma ricorda con molta accuratezza una nave vichinga di dimensione 67×19 metri, tant’è vero che la collina nella quale esse sono situate si rivolge verso il mare. La monumentale formazione megalitica sorge in prossimità di un villaggio di pescatori, Kåseberga, a circa 18 km dalla cittadina di Ystad ed è situata in una verde collina a prato piana. La vista è appunto quella che dà sulle spiagge del Mar Baltico, 180º gradi di perfetto orizzonte marino e 180º di altrettanto perfetto orizzonte di terra, nient’altro è posto nel mezzo. Non sono pochi coloro che come accade per Stonehenge attribuiscono alle Pietre di Ale una funzione astronomica.

Secondo alcuni, il nome Åle (o Als) significa ‘santuario’ in lingua nordica, mentre secondo altri il suo significato va riferito alla particolare conformazione della costa, altri ancora riferiscono il nome ad un capo vichingo vissuto nel periodo delle grandi esplorazioni degli uomini norreni. Nel complesso, gli studiosi sono inclini alla conclusione che vuole questo luogo un monumento in onore dei vichinghi, che al mare diedero la loro vita morendo nei viaggi di conquista (è il caso per esempio dello studioso Oskar Monelius, vissuto tra il 1843 e il 1921). Di certo c’è che le pietre di Ale erano già conosciute nel 1624 quando vennero descritte dal viaggiatore Niels Ipsens e da altri dopo lui, ma fu solo nel 1919 che il monumento venne inizialmente restaurato e portato ad antico splendore. Alla fine degli anni Ottanta, furono ritrovati dagli archeologi dei resti umani bruciati e custoditi in un’antica pentola di creta, e accompagnati da diversi altri oggetti antichi.

Oggi, la grande incertezza rimane, non esistono nomi su chi innalzò questo grande monumento, come non esistono neanche certezze circa la data esatta di edificazione. L’Università di Lund e l’Università di Göteborg sono al momento le uniche che portano avanti gli studi, guidati dal team del Professor Märta Strömberg.

Passando alla cucina, possiamo dire che in Svezia la cucina tradizionale, ”husmanskost” in svedese, è semplice ma non per questo poco gustosa e sostanziosa. Affonda le sue radici in un’economia di altri tempi en nel clima temperato della Scandinavia. All’origine di molte delle abitudini alimentari c’era proprio la necesita di conservare per il resto dell’anno quei prodotti che altrimenti avrebbero avuto una durata molto limitata, per esempio le carni, il pesce, prodotti della terra ed il latte, che nel nord si poteva bere solo d’estate, quando le mucche pascolavano in libertà. Anche il pane secco (knäckebröd, tipo wasa) risale al tempo quando il regime idrico dei corsi d’acqua consentiva la macinazione solo in primavera e in autumno.

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Involtini di Cavolo – ”Kåldolmar”

Ingredienti per 6 persone

1 cavolo cappuccio (1 chilo circa)

Per il ripieno:
400 g di carne macinata
50 g di riso
2 dl di acqua
1 uovo
½-1 dl di latte
3 pizzichi di sale
1 pizzico di pepe

Per la cottura :
2-3 cucchiai di burro
2 cucchiai di melassa

Per il sughetto :
acqua
½ dado
sale
pepe
(3 dl di panna da montare, soia)

Tolte le foglie esterne e il torsolo del cavolo, fatelo cuocere in acqua leggermente salata che conserverete poi per la salsina. Togliete le foglie appena sono pronte (non devono cuocere troppo).
Ripieno : Fate un impasto con la carne macinata, l’uovo, il sale, il pepe, e infine il riso che avrete cotto e fatto raffreddare. L’impasto dovrà risultare ben morbido.
Mettete adesso un po’ del ripieno in ogni foglia, che avvolgerete come un pachetto. Fate scaldare il burro in una padella, aggiungendo poi anche una cucchiaia di melassa, e mettetevi gli involtini che farete colorire tenendoli con la piegatura rivolta verso il basso.
Trasferite poi gli involtini (sempre senza girarli) in una teglia imburrata. Mescolate un goccio d’acqua al fondo di cottura della padella e versate il tutto sugli involtini.
Cuocete gli involtini in forno a 225º per circa tre quarti d’ora, irrorandoli ogni tanto, e se necessario aggiungendo un po’ dell’acqua di cottura del cavolo. Disponete gli involtini su un piatto di portata. Mescolate un po’ d’acqua al fondo Della teglia, aggiungete il dado, sale, pepe e fate addensare. Se si desidera una salsa più consistente, aggiungere 3 dl di panna e un goccio di soia.
Si accompagnano con patate bollite e marmelatina di mirtilli rossi.

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Biscottini speziati – ”pepparkakor”

Dose per 300-400 biscotti

350 g di burro
350 g di zucchero
2 dl di melassa
1,5 cucchiai di polvere di zenzero
1,5 cucchiai di polvere di cardamono
1,5 cucchiai di polvere di cannella
1 cucchiaio di chiodi di garofano in polvere
3 dl di panna da montare
1 cucchiaio di lievito per dolci
900 g di farina bianca

In una ciotola mescolate bene burro, zucchero, melassa e spezie, sino ad ottenere un composto cremoso, al quale aggiungerete la panna montata a neve. Mischiate il lievito a metà della farina, e inglobatela al composto, aggiungendo oi il resto della farina un po’ per volta. Rovesciate la pasta su una tavola infarinata, tiratela ben liscia, e rimettetela nella ciotola che terete coperta in frigo fino al giorno dopo.
Preriscaldate il forno a 200º. Spinate un pezzo di pasta per volta, direttamente su un foglio di carta da forno, tiorandola il più sottile che potrete e ricavandone le varie figurine natalizie (stelle, cuori, maialini ecc.) con gli appositi stampini. Togliete poi la pasta in eccesso ed infornate per circa 5 minuti, finché i biscottini abbiano assunto un bel colore dorato. Allora sfornateli e posate il foglio così com’è su una retina finché siano freddi.
I biscottini si possono anche decorare con una glassa che si pepara sbattendo bene una chiara d’uovo con un cucchiaio di aceto bianco e due bicchieri di zucchero a velo. Mettete il composto in una siringa (o cono di carta) dal foro sottile, e decorate i biscottini. Si possono anche usare mandorle spellate, che si mettono sui biscotti prima delle cottura.

Concludo l’excursus dentro questa splendida Svezia con la musica, con un gruppo a me caro, gli Opeth, gruppo progressive death metal svedese, formatosi a Stoccolma nel 1990.
Dal punto di vista stilistico, gli Opeth nascono come una band death metal, affondando le proprie radici nelle classiche sonorità del genere, ispirandosi a gruppi quali Morbid Angel, Death e Bathory. L’ascolto di una band svedese, i Mefisto, che aveva inciso una sola demo, cambia però le vedute del gruppo sul metal estremo: l’accostamento di sonorità death con elementi melodici ed acustici adottato in questa demo (intitolata The Puzzle) porta gli Opeth a riconsiderare altri generi diversi dal death metal. Questa riconsiderazione non si risolve però nel cambiamento radicale di genere, ma in un’approfondimento e nella fusione di più generi diversi.
Al death metal vengono accostate influenze progressive rock anni settanta (sul genere di Camel, Pink Floyd e Genesis) ed una gran quantità di spunti e contaminazioni blues, jazz e soprattutto gothic metal, uno stile gotico che spesso fa da background a molte loro composizioni. Il risultato è un tipo di musica molto originale, difficile da classificare, che ha ricevuto molti appellativi tra cui “progressive death metal”, che probabilmente è quello che più gli si addice.
È comunque più corretto dire che gli Opeth hanno creato un genere a sé stante (oggi ci sono band, come gli italiani Novembre, che si ispirano in parte agli Opeth), originato dalla loro fantasia e dalla fusione di tanti generi differenti.

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Proposte d’ascolto:


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