Prospettive. I fotografi che hanno fatto la storia: Omaggio di parole a Hellen van Meene


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NO75B

Le immagini della fotografa olandese Hellen van Meene sono l’incarnazione della fragilità, della bellezza e della solitudine. Nata nel 1972 ad Alkmaar (Paesi Bassi), Hellen studia fotografia presso la Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam.
Le sue ragazze sembrano vivere in una dimensione atemporale, immerse in una luce naturale che mette in rilievo la vulnerabilità e il dilemma di un’età ancora acerba.
Dove i cammini sembrano ancora aperti, dove la maturità convive con atteggiamenti gioiosi e freschi. La fotografa olandese riesce a catturare splendidamente ogni imperfezione, ansia, isolamento di questo gioco tra il reale e l’immaginato.
Naturalezza e artificio si mescolano dando vita a minuziosi scenari dove lo sguardo introspettivo dei modelli evita la fotocamera. La sensibilità formale di Hellen van Meene si arricchisce di una illuminazione parzialmente ispirata alla pittura classica olandese.
Immagini poetiche, ma anche inquietanti, dove le giovani donne mostrate in contesti quotidiani, appaiono quasi come fantasmi senza vita, come corpi prosciugati dalla linfa vitale.

doris

Interno con preghiera n°

scivola il giorno
nei suoni diafani della parte lesa
accatastati – regoli – come fervide tossine cerebrali

Susette ha un segreto, lo mormora all’ora
– tre volte –
davanti al crocino areatorio sulla porta di tenebra blu

una nenia iniziata dall’alba, luce rosa che muore
per brama di un’estasi rorida, predata sul pube
ghirlanda adornata con trine caduche

Susette ha un segreto, lo spinge nell’ora
– tre volte –
lo nomina piano, lo attende, nel blu

(Doris Emilia Bragagnini – inedito per WSF)

enzo

Fossi
ancora quel gheriglio
per accovacciarmi
di luce diagonale

Sollevato dentro un pugno
di tiepido embrionale

Avanzerei – aliti- alla tenebra

liquefatto su un sofà
d’amniotico stupore

ma
c’è troppo scuro
da scontare
troppo cuore
da abbandonare
troppa mente
da dimenticare

L’uscio invano
mi resta al palmo

ad un solo passo
distante luce
dalle mie
gambe

(Enzo Lomanno – inedito per WSF)

Sylvia-Hellen van Meene

entra
nella cucina che ti racconta
i vecchi giochi
della bambina senza soluzione
e le corse dei suoi occhi dietro i cespugli
fitti di denti sbucati dalle mani
per accanirsi dove saltava fuori il capezzolo
avvizzito che le destinò la fame

di Sylvia Pallaracci

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