Il corpo sa tutto – Intervista alla fotografa Andrea Laroux


“Il corpo umano non è che una tenaglia posta sopra un mantice e una casseruola, il tutto fissato su due trampoli”

Samuel Butler

 

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Corpi, nient’altro che involucri di ciò che realmente siamo, mostrati in un impeto forse di rabbia o, forse, di tenerezza. Comunque sbattuti in faccia, come la peggiore delle verità.

Custodi inconsapevoli delle nostre ansie, infine, dei nostri destini.
Eleganti, flessuosi e senza vergogna a dimostrare che oltre c’è altro e mentre l’umano sentire si concentra su un ideale futile di bellezza, la realtà è fatta di corpi\anime che gridano la loro esistenza e che senza vergogna chiedono, nella loro quieta santità, non pietà, non compassione.
Mi sono imbattuto per caso in questi scatti della fotografa Andrea Laroux, la loro forza, il loro voler rompere gli schemi, l’espressionismo dei corpi mi ha stregato.
Difficile davanti ad un lavoro del genere mantenere un’imparzialità che alla lunga risulterebbe quantomeno ingenua.
E’ un lavoro che fa riflettere, porta alla luce angosce, ansie, fa sorgere dei dubbi che è poi ciò che l’arte tutta dovrebbe fare.

 

Lasciamo però all’autrice il compito di spiegare meglio il progetto:

“Il corpo sa tutto è il titolo che hai dato al tuo progetto, Andrea, ci racconti da dove nasce e qual è il suo scopo?”

Il titolo si rifà ad un libro di Banana Yoshimoto, scrittrice che amo,in grado di parlare di tematiche impegnative in maniera impalpabile e delicata.
Credo molto in questo modo di fare arte, che siano libri, poesie, fotografie o film.Personalmente mi piace lasciare spazio agli altri, non rinchiudere gli spettatori in vincoli, ma dare loro solo una traccia da cui poi tirare fuori qualcosa di diverso e personale. Lo scopo dell’arte è quello della catarsi; liberarsi, poter godere di emozioni forti,viaggiare con la mente. Se creiamo dei contorni troppo definiti, magari si, offriamo un buon prodotto, ma permettiamo poca espressione a chi ne fruisce.
Non è solo l’artista a doversi esprimere, ma anche il pubblico. Il progetto, un po’ come tutti i precedenti, nasce da un’immagine mentale.
Amo molto Botero, la morbidezza delle forme ed i colori.. Ho provato, con i miei mezzi, prendendo spunto da questo tipo di pittura a creare un progetto sul corpo.
Non è un progetto con ideologie femministe, né sullo sfruttamento del corpo della donna,anzi, ho ritratto un corpo di donna perché mi piaceva molto la modella.

E’ un progetto sull’uomo, mammifero ed essere sociale; tematica immensa e,a mio avviso, come ogni tematica complessa, difficilissima da analizzare nel profondo.
Le foto ci parlano di come il corpo si esprime, anche quando non vorrebbe dire nulla.Questa la tematica del progetto; ognuno poi interpreta a modo suo.

 

Immagine

 

Cosa rappresenta, per te, il corpo?

Il corpo, è per me unico mezzo di espressione. Che sia umano o animale.
Il corpo è vita, morte, gioia e sofferenza, Insomma è tutto.

 

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Si legge fra le righe una certa rabbia, un certo impegno che non fatico a definire “civile”, puoi spiegarci cosa hai provato durante le sessioni fotografiche?

 La tua domanda, conferma ciò che ho scritto in risposta prima.

Tu ci vedi rabbia tra le righe, a te le mie immagini hanno trasmesso questa emozione.Ha funzionato allora. Se avessi immortalo momenti più specifici, come ad esempio un pianto, quasi certamente ci avresti visto tristezza.

Cerco sempre, anche nei progetti più concreti,come questo, di creare, per quanto possibile, immagini oniriche, insomma, cerco un po’ di mettervi le ali e di farvi volare dove volete.

 

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6 pensieri su “Il corpo sa tutto – Intervista alla fotografa Andrea Laroux

  1. quello che qui si vede è un corpo alimentato da una overdose di tutto: cibo, immagine, arte, vuoto ma non l’amore, il rispetto per quella che dovrebbe essere la relazione tra la sanità del corpo e quella di quanto si nutre. Oggi tutto è sovrasaturo e impregnato di veleno, parole e cibo e terro e aria e acqua.Le taglie, le grandi taglie, vengono “cacciate” dalle immagini alla pari delle piccole e mi sembra davvero una caccia a quanto continua ad essere un abito che dura quanto dura ma non è l’anima o l’animale predato. Resta un pre-dato, quel corpo sul quale ci pressiamo con lo sguardo affamato e famelico, sia largo o stretto, ed è un imbuto da cui passare con sforzo, senza ancora trovare accesso a ciò che ospita, che resta ciò che è sempre stato: insondabile, profondissimo, incatturabile. Vestito o nudo ilcorpo di oggi manca di un equilibrio che difficoltiamo tutti ad avere, non solo con noi stessi, ma con il luogo che ci ospita da cui scappiamo in mondi fittizi che comunque sono “legati” con forza a quello che naturale non è più tanta è la chimica che lo stravolge, travolge, proprio come il corpo, il nostro. il primo luogo che abiti-amo.
    ferni

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  2. Corpo io sono in tutto e per tutto, e null’altro; e anima non è altro che una parola per indicare qualcosa del corpo.

    Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1883/85

    Ho sempre concepito il corpo come una macchina, funzionale all’esistenza e al movimento. Il corpo non è propriamente un involucro, ma è una macchina complessa funzionante tramite circuiti elettrici, un’arma dalle potenzialità meccaniche e di intelligenza sorprendenti di cui solo noi esseri evoluti possiamo godere. Anche la stessa felicità si realizza attraverso il corpo.
    Sebbene le foto facciano pensare di primo acchito a Botero, nel meglio osservarle me ne sono discostata. In fondo Botero nelle sue forme curve d’opulenza ha principalmente deriso l’avidità della borghesia. E non mi hanno comunicato rabbia , quanto piuttosto tenerezza e malinconia, un messaggio di fragilità e solitudine

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    • nessun pregiudizio nelle taglie forti,vivo ad occhi aperti,guarda che scrivere male non significa necessariamente che si è stupidi, anche se sono certo che stai provando a farmici passare per stupida..l’unica bassezza che vedo è il contenuto di queste foto,giocando su questo problema sono fatte solo per tentare di apparire , non possiedono la misura dello stile e la solidità dei contenuti indispensabili per arrivare ad esser ricordati nel mondo della fotografia,se è fotografia…ma sai la mia è solo un interpretazione personale,sono certa che hanno riscontro in un “certo ” pubblico.. di medesima portata.

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  3. credo che ci sia tantissimo invece.
    credo che queste foto devono dirci tanto.
    credo che crederle vuote, è volersi fermare sull’apparenza.

    ottimo lavoro andrea e grazie a francesco per averla postata qui su wsf.

    (grazie anche allo splendido commento bianca)

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  4. creare un immagine onirica quindi irreale e lasciare una libera interpretazione a chi la osserva può essere un modo estremante comodo di delegare la responsabilità su quello che si sta facendo,in questo caso la mia interpretazione è di non avere un preciso scopo ma un particolare ossessione verso questo tipo di corpo quasi come se l’autore sia scampato a questa forma..ora qui tradotta in uno scherno visivo reso gentile da forme levigate solo per non affrontare la verà realtà..vivere non è sognare ad occhi aperti,la vita non sono forme levigate..questo è scappare dalla realtà.

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