Qualsiasi Narciso riuscirà a riconciliarsi con la sua immagine riflessa? Di Patrizia Calcagno


Matteo Massagrande

Matteo Massagrande

Presso la Galleria Stefano Forni in piazza Cavour, a Bologna, è stata inaugurata il 1° Marzo la mostra che titola così: << L’ ombra e la luce ” in pittura” >> , visitabile da chiunque volesse approfittare di un momento libero per lasciarsi avvolgere dai giochi di colore che sembrano quasi prendere vita. I quadri, realizzati da 12 artisti contemporanei, sono sistemati su due livelli, all’ interno della galleria.

Ci si può concedere alla luce oltre il finito, all’arte oltre il colore e alla lucentezza oltre il vetro che trattiene un quadro: loro sono Luciano Ventrone e Giuseppe Carta, capaci di catturare lo sguardo e di lasciarlo perplesso dinanzi al dubbio che in coro sorgerebbe: ” Si tratta di una foto? ” – ” Altrochè. “

Matteo Massagrande invece fa esplodere la sua necessità di dipingere, entrando nella quotidianità e rappresentando lo spazio in cui lui è stato, sottolineando tutto ciò che basta sapere di quel luogo. In questo modo potrà passarci qualcuno e notare gli stessi particolari, o aggiungerne altri, toglierne alcuni, o ancora percepirne il vuoto. Egli rappresenta luoghi ed è l’osservatore a decidere se sia il caso di scappare per non tornarci mai più, rifugiarsi per prendersi un momento di riflessione con il proprio animo oppure semplicemente per entrarci a dare un’ occhiata, assaporandone le sfumature che fugacemente passano da colori caldi a freddi.
Si passa a Francesco Michielin il quale, attraverso colori ondivaghi e minimalisti, delizia gli occhi con alcuni “zoom” di viste dall’ alto.

Prima scendere al secondo ed ultimo piano della mostra, vi è una scultura suggestiva che condiziona e commuove al solo pensiero di maternità e delle emozioni che si potrebbero ricevere, grazie ad una donna gravida in legno su cui vi sono delle incisioni accennate da un bel color lillà.

La seconda sezione della mostra sembra essere meno organizzata, quasi arrangiata, ma non per questo non visitata. La piccola scala che collega i due piani apre le porte ad alcuni bozzetti, disegni da un tocco fotografico dal ricordo del bianco e del nero che mettono a fuoco dettagli di una donna e dipinti astratti. Anche in questo caso, vi è una scultura che lascia pensare: si tratta di un ragazzo realizzato con cocci in terracotta incollati lasciando intravedere lo strato di collante, con il volto abbassato ed intento a specchiarsi in un tinozzo. Ciò potrebbe alludere ad un triste Narciso che non riesce più a trovare la sua identità, distorta dalla ruggine che prende il sopravvento sulla sua immagine riflessa. In linea più generale e vasta, può far riflettere su quante volte ci si perde in noi stessi e, seppur vicina sia l’ immagine, non la si riesce a salvare poichè è proprio l’ anima ad aver bisogno di una mano tesa.

Sebbene la mostra non sia stata del tutto curata come ci si potrebbe aspettare prima di visitarla, ne vale la pena per tutte le emozioni che i quadri ed il contesto possano donare. Si torna a casa con un nuovo proposito: guardarsi senza o solamente specchiarsi, facendo finta di sapere ciò che si è.

di Patrizia Calcagno

Info: 1 marzo – 17 aprile 2014. Orari: da martedì a sabato 10.00 – 12.30 / 16.00 – 19.30

Tel. 051225679 Web: http://www.galleriastefanoforni.com arte@galleriastefanoforni.com

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