Il Meridiano di sangue di Cormac McCarthy e Ridley Scott


The Counselor

 

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Jefe Conosce gli scritti di Antonio Machado?
Procuratore no. Lo conosco di nome.
Jefe Un poeta fantastico. Non molto facile da tradurre mi sa. Ma in spagnolo é bellissimo. Era un insegnante e si é sposato con una splendida ragazza che amava tantissimo. E poi lei é morta. E così é diventato un grande poeta.
Procuratore Io non diventerò un grande poeta.
Jefe magari no. Ma se anche lo diventasse, non le sarebbe di molto aiuto. Machado avrebbe dato ogni singolo verso che ha scritto, per un’ora in più con la sua amata. Non esistono regole di scambio in questo, capisce. Il lutto trascende qualunque valore. Uno darebbe nazioni intere per liberarsene il cuore. E invece non ci compri niente.

(The counselor, pp. 94, Einaudi, 2014)

Per la sua prima sceneggiatura Cormac McCarthy rimette in campo tutti i personaggi che già hanno vissuto tra le pagine dei suoi libri e si muovono senza nome dentro una linea orizzontale che si espande e si ritrae al pari di un organismo vivente: “la frontiera”. Che cos’é dunque il confine, un semplice spazio geopolitico di ridefinizione del potere, oppure uno dei molteplici organi che compongono la struttura narrativa e il mondo che la circonda? Difficile dare una risposta, la linea dell’orizzonte diventa sempre più sottile quando non riusciamo a vedere oltre un determinato punto e i miraggi, al pari dei sogni, sono spesso effimeri e sconosciuti.

La storia é semplice, l’avvocato (Michel Fassbender) decide di partecipare, grazie all’aiuto di Reiner (Javier Barden) alla spedizione dal Messico agli Usa di 20 milioni di dollari in droga, sigillata dentro un camion blindato. Un colpo singolo, soldi facili, giusto il necessario per potersi sposare con Laura. Una donna ingenua ed innocente. Una novella Madonna priva di verginità che vede come suo naturale antagonista Malkina; forse unica vera protagonista maschile del film. Una donna cinica, consumata dalla vita e assolutamente priva di ogni forma di morale.

I personaggi del film hanno un destino già scritto, ognuno di loro ha intorno al collo un bolito di seconda mano pronto a scattare.

Come già avviene nel libro Meridiano di sangue, lo scrittore spersonalizza i protagonisti chiamandoli per tutta la durata del film semplicemente con il loro nome o ruolo istituzionale. A dimostrazione che la carica che quest’ultimo rappresenta è superiore alla sua mera identità individuale.

Il personaggio interpretato da Fassbender dunque, ha dentro di se’ le caratteristiche del giudice Holden unite a quelle del ragazzo, nella sua semplice quanto sprovveduta disgressione all’interno di un mondo cinico e spietato, in cui i cadaveri viaggiano nascosti dentro camion per puro divertimento.

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Ma che cos’é nel profondo The Counselor? Una riflessione, gelida e acutissima sul dolore, la solitudine e la perdita. Un film costellato di grandi figure perdenti, strette dentro un Pequod sempre più piccolo in cui lo spazio vitale finisce con il diventare solo pura sopravvivenza.

La pellicola a livello dialogico, raccoglie il testimone di Cosmopolis, riuscendo però a rompere quel barthesiano spazio chiuso per aprirsi verso un’immaginaria linea d’orizzonte che dovrebbe separare due mondi vicini, ma allo stesso tempo lontani: Stati Uniti d’America e Messico. Tutte le storie partono da un centro e si diramano verso periferie lontane, siano esse fatte di terra od acqua poco importa, il senso della caccia resta il medesimo. Quest’arte venatoria ritorna nella sceneggiatura di McCarthy riportando alla memoria quell’atavico e compulsivo odio che sconvolge l’animo di Achab verso quella balena che lo ha privato della gamba. Un sentimento l’ossessione, che viene sublimato in un crescendo progressivo e costante fino ad evolversi e configurasi in una nuova dimensione. Quella che appartiene alla ridefinizione del potere, entro il quale tutti i personaggi del film agiscono in un semplice senso di riequilibrio e legittimazione della sovranità.
Westray (Brad Pitt) lo dice chiaramente. Non c’é odio nelle mutilazioni o nelle decapitazioni, tutto é solo business. Il feroce attacco verso la moderna società occidentale é palese, così come diventa chiaro che l’unica fede a cui potersi rivolgere per perdonare ogni peccato sia il profitto. Scoparsi una Ferrari o far fuggire un prete durante una confessione non é altro che ridisegnare il nuovo sogno americano. Un american dream ormai prossimo ad una migrazione verso il continente asiatico.
Che cosa resta dunque, quando il mammifero di metallo si schianta nuovamente contro il mondo effimero e perfetto dei personaggi… il nulla: “perché, tu sei il mondo che hai creato e quando smetti di esistere, anche quel mondo che hai creato smetterà di esistere”.

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