Voci d’arte: Piero Fornasetti


“100 anni di follia pratica”, così si chiama la mostra che il figlio di Barnaba Fornasetti, ha costruito alla Triennale di Milano, che si è conclusa il mese scorso. La volontà era quella di rendere omaggio a questo artista italiano non solo per le opere ma anche per il suo concetto di “ornamento” che lo ha ispirato e accompagnato per molto tempo. 1000 pezzi, che hanno testimoniamo in maniera fortissima la sua inesauribile fantasia e lo spirito surrealista che lo caratterizzava. Dove l’oggetto non è solo oggetto, ma vive anche della sua interpretazione e uso. Un pizzico di dadaismo rivoluzionario, anche se Piero è molto classico. Fra gli anni ’30-’50 ci sono evoluzioni nella sua arte.

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“L’uomo è un animale decorato…da capelli di colori e fogge varie, dal colore della pelle, di sorrisi, di pianto e di espressioni. Persino chi cerca di abolire questa necessità fisiologica, cede lasciandosi crescere ad esempio le basette o portando cravatte rigate”. – Piero Fornasetti –

L’amico architetto Gio Ponti, dice dell’arte di Fornasetti: “Tutto ci è proposto come razionale, pratico, funzionale, economico. Ma se dopo tanto impegno cerebrale qualcuno va cercando fra le vecchie cose, ecco ora Fornasetti indurci a guardare, anzi a leggere, l’ornato anche su forme d’oggi”.

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Schermata

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E’ sicuramente un’arte che incuriosisce quella di Fornasetti, produce in multipli, ma resta padrone assoluto della sua unicità.
“Ogni oggetto di Piero Fornasetti è una porta aperta attraverso la quale uno è immediatamente risucchiato come in Alice nel paese delle meraviglie”, chiudo con queste parole di Philippe Stark.

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Piero Fornasetti (1913-1988), pittore – stampatore – collezionista – stilista – gallerista, ma soprattutto finissimo artigiano. Ha disegnato e realizzato 13 mila oggetti e decorazioni, dei veri pezzi unici, messi su carta e tracciati con rapidità che ad oggi risulta inimmaginabile e sicuramente mai praticata nell’era della progettazione digitale. Figlio della borghesia milanese, nel ’30 entra nell’Accademia di Brera ma ne viene espulso per insubordinazione; finirà alla Scuola superiore d’arti applicate all’industria, studi che lo formano fino a farlo diventare l’antesignano del design industriale. Inizia da pittore ed espone nel ’33 le sue prime tele. Alla Triennale per giovani talenti chiedono disegni per porcellane lui si presenta con i foulard e viene escluso, ma Gio Ponti, direttore, ne resta colpito. Inizia così una bellissima amicizia che negli anni ’50-’60 porterà a moltissime avventure. Nel ’37 fornasetti vince il concorso del Pensionato Sarfatti e parte per l’Africa grazie al premio. Nel ’43 è a Padova, dove affrescherà alcune sale del palazzo universitario del Bo; in guerra viene internato in Svizzera, nel ’47 espone alla Triennale motivi per ceramiche, pubblica su domus e dal ’50 collabora con Ponti; Casinò di San Remo, casa Lucano, cabine del transatlantico Andrea Doria. Morirà durante un piccolo intervento chirurgico.

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