Bellezza e bruttezza sono un miraggio perchè gli altri finiscono per vedere la nostra interiorità. – F.Kahlo di Patrizia Calcagno


frida

Giovedì è stata inaugurata alle Scuderie del Quirinale a Roma la mostra di Frida Kahlo. All’interno sono stati esposti oltre 40 capolavori, i più emblematici per ogni “nucleo collezionistico”, dividendoli in varie sale. Ognuna è preceduta da nozioni didascaliche che consentono a chiunque di scorgere al massimo tutto ciò che è necessario per godere a pieno le emozioni delle sue pennellate.
Il personaggio di Frida solitamente, nel percorso scolastico, viene menzionato velocemente con qualche accenno ai suoi numerosi autoritratti o, ancor peggio, tralasciato. Il suo nome viene simpaticamente associato ad una donna con sopracciglia particolari, non curate, vicine come due curve destinate a formare il simbolo dell’ infinito ( presente in alcune delle sue stravaganti acconciature). Probabilmente già da questo tratto si accenna il suo spirito ribelle, fino a farlo esplodere nelle sue opere.
La sua arte e la sua formazione non sono state frutto di una futura aspirazione verso una carriera artistica, bensì una terapia interiore alternativa, capace di esprimere ciò che provava emotivamente a seguito di un incidente in cui fu coinvolta all’ età di 17 anni e che le comportò diverse problematiche fisiche, obbligandola a passare del tempo a letto in attesa di una guarigione. Ecco che ogni perdita può contenere al suo interno una conquista. E’ proprio così che finisce il suo progetto iniziale incentrato sullo studio della medicina e ne comincia un altro : diventare pittrice, al fine di sostenersi con il minimo indispensabile, rompendo con gli ausili economici dei genitori.
Per quanto riguarda la mostra in sè, l’atmosfera delle Scuderie, in particolare nel percorso tra un piano ed un altro collegato da scale, consente all’ occhio di ” purificarsi ” grazie al completo biancore presente su muri e complementi d’arredo. Il candore anticipa preparando il visitatore allo stupore e alla magnificenza dei colori brillanti ed intensi dei quadri. La mostra è dinamicamente appetibile, in quanto intervalla opere della pittrice messicana con quelle di Diego Rivera, nonché suo grande amore, marito, “cosa peggiore della sua vita oltre l’incidente” . Pochi ma imperdibili, lasciano trasalire lo sguardo in sinuosità perfettamente in sintonia tra natura e corpi femminili.
Oltre alla sezione dei quadri, tra cui il celebre ” Autoritratto con l’ abito di velluto ” ( 1926 ) dipinto a 19 anni e “Autoritratto con collana di spine e colibrì”(1940) per la prima volta esposto in Italia, vi è una sezione di bozzetti, alcuni incentrati sul suo aborto ed altri tratti dal suo diario, rappresentanti le proprie emozioni : si spazia dall’ allegria, alla pace, all’ inquietudine ed odio, fino a giungere all’ amore ( appena accennato con un tremante pastello rosso).
Vi è infine una sezione di fotografie, sia in bianco e nero che a colori, raffiguranti Frida in azioni quotidiane, da sola o affiancata da Diego.
La mostra si conclude con delle nature morte che ne rappresentano il suo ultimo e sofferente periodo di vita, non solo perchè la pittrice intuiva che il pubblico li avrebbe maggiormente acquistati, ma anche perchè il tema era associato al suo desiderio di morte.
Con sorpresa, all’ uscita del percorso, vi è una gigantografia del volto di Frida, diviso in quadrati mobili impilati su di un filo e che, una volta girati, contengono le sue più celebri frasi.
Insomma, è una mostra imperdibile che merita davvero di essere visitata. C’è tempo fino al 31 Agosto.
Buon percorso emozionale a tutti!

Patrizia Calcagno

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