Le avventure del capitano Ego – testo di Ludovico Polidattilo / immagini di Elio Copetti (4° parte)


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[#41] Tre donne in una cucina moderna. In quanto giovani stanno bene sia funzionalmente che esteticamente in una cucina moderna. La prima prepara piatti e posate di plastica. Tovaglioli di carta in una confezione aperta da tempo che tuttavia contiene ancora numerosi esemplari. In grado di dibattersi, non di fuggire. Una tovaglia il cui disegno contempera El Lissitzky e Nonnapapera. Infila tutto in una sporta e attende la seconda e la terza. Siede. La seconda sta terminando di sigillare alcuni recipienti colmi di cibo mediante un periplo di domopak. Mentre l’ho detto ha terminato. Li sovrappone. Paiono mummie egizie dalla ineccepibile logistica. Infila tutto in una bisaccia e attende, con la prima, la terza. Siede. La terza fa presto: prende una bottiglia di vino bianco e una di rosè, le include in una borsa frigo tra alcuni siberini al nitrato di sodio. Procura tre flûte avvolte in carta da pane e le sistema nella stessa borsa auspicando non confliggano. Cavatappi (superfluo: entrambe le bottiglie coinvolte prediligono il tappo a fungo a quello raso) dentro. Siede. Le tre donne sedute si alzano in piedi e camminano verso l’epilogo in fila indiana. Ora stanno facendo un picnic sedute in siddhasana intorno alla tovaglia che sostiene il cibo, le bevande e gli accessori. Essere insieme le rende allegre. Fare quello che fanno le rende allegre. Il clima è favorevole. Dettaglio dell’insalata russa. In luogo delle olive verdi vi compaiono cimici del medesimo colore incorporate con cura nel composto tanto denso da precludere loro movimenti di una certa ampiezza. Carrellata depth dolly e panoramica rivelatrice del fatto che quanto descritto accade sul mio perineo. Il mio corpo nudo, capovolto, enorme, un pianeta di carne, incoraggia il picnic sostenendolo sull’ampia piattaforma pelvica. L’ospitalità richiede che io mi muova il meno possibile. Infatti trattengo il respiro praticando rechaka kumbhàka per l’intera durata del convivio. Interrotto dalla voce del colonnello Perelman che sollecita il mio risveglio in accezione sia letterale che metaforica.

[#42] A voi il mio irreprensibile bacio. Domanderete di ciò. Doveroso illustrare. Un bacio irreprensibile possiende una natura duplice, forse contraddittoria. Da una parte è inevitabilmente un bacio. Quindi bacia una bocca con una bocca e vuole manifestare il desiderio che muove chi lo agisca nei confronti della persona cui appartiene la prima bocca e che viene, suo malgrado, desiderata. Sull’altro meno impervio versante è un bacio che rispetta legittimità, gradualità, opportunità. Intende, per questo suo essere inequivoco, manifestarsi senza superare un limite che non è stato dichiarato ma che in un contratto tra due persone (ruoli, classi, anatomie) si ritiene sussista. Un bacio irreprensibile sa esprimere voluttà in modo educato. Il fatto che il mio sia tale non implica che il vostro debba esserlo. Quindi (scrivo nottetempo e a quest’ora molto viene perdonato) assumerò che il vostro bacio per me esprima voluttà senza educazione alcuna. Il fatto che il vostro bacio non sia ancora stato scritto, il fatto che il vostro bacio per me non sia ancora stato creato, non inficia. Vostro sino alla fine di ogni paragrafo e di ogni capitolo dell’inospitale romanzo che ci fa incespicare verso la nostra esplosione, Capitano Ego.

[#43] Taluni edifici sono assai più che edifici. Tutti gli edifici sanno ospitare corpi vivi e corpi morti, maggiordomi e sicari, plafoniere e abat-jour. Pochi edifici sanno ospitare uno dei criteri dell’esistere cognitivo prima che fossero forgiati un linguaggio e un padre della psicanalisi in grado, rispettivamente, di procurargli e imporgli un nome. Occorre un luogo scevro da monoteismi. Wanda Ottolenghi von Wedekind zur Horst intuì quanto fosse disponibile a farsi carico di tale ruolo la collina su cui avrebbe fatto costruire dimora Ottolenghi. Gli architetti, gli scultori, i pittori, gli ebanisti, i ceramisti, i decoratori e i fabbri che accorsero a collaborare all’opera, diedero alla coscienza di un luogo dignità di materia. Il conte Ottolenghi, mecenate ispirato, provvide alle smisurate risorse economiche necessarie. La moglie provvide a far sentire ciascun artista libero di assecondare il manifestarsi del capolavoro. Trent’anni di dedizione e l’agglomerato di opere d’arte più vasto e complesso di Neutrovilla fu pronto per essere amato. Un istante dopo Wanda morì e rimase nella dimora, nel mausoleo appositamente realizzato che ne accolse le spoglie. Un padiglione poligonale affrescato da scene intitolate: L’aurora, La nascita del pescatore, La festa notturna, Le forze domate, La famiglia, Il saggio, Gli intellettuali, L’origine. Nella cripta del mausoleo l’attuale inquilino di dimora Ottolenghi, l’ambasciatore di Isterolandia a Neutrovilla, ha disposto siano ospitati vini pregiati. La temperatura dell’ambiente risulta infatti ideale.

[#44] Quanto asserito a questo proposito non è corretto. Non ho ucciso entrambi i genitori. Della morte di mia madre non sono direttamente responsabile. Quando lei ha visto cosa mi stava facendo lui, si è gettata nella tromba delle scale. Sei piani. Prima di arrivare al piano-terra ha colpito alcune balaustre con il capo e gli arti. Dopo ho raggiunto mio padre, reso inerme dalle circostanze, e ne ho approfittato. Mi è piaciuto molto farlo. Ho imparato allora a farlo. L’ho fatto bene. L’aspetto più curioso è avere saputo esattamente cosa fare senza esperienza e competenza specifica. Solo in seguito, documentandomi, ho compreso che il mio agire avrebbe meritato di essere definito “impeccabile”. L’istinto guida talvolta la mano quanto la perizia. Ho privato mio padre dei residui indumenti. L’ho fatto sdraiare sul pavimento. Sappiate che l’arteria iliaca appoggia posteriormente sul margine mediale del muscolo grande psoas. In prossimità del legamento inguinale, però, gli passa davanti e ne è separata dalla fascia iliaca. Qui occorre agire. Con determinazione. Va infatti attraversato il peritoneo parietale che la separa dalla porzione terminale dell’ileo, a destra, e dal colon ileopelvico a sinistra. Evitando di salire in alto dove incrocia l’uretere. Ciò per evitare di inondarsi di piscio. Dall’arteria iliaca si dirama l’arteria pudenda interna. Responsabile dell’erezione. Allora non ebbi un coltello né il tempo per procurarmelo. Dovetti utilizzare ciò di cui disponevo. Nulla. Da quando sono Ein Tag non ho mutato tecnica, solo strumento. Pure la vittima è la medesima. Uccido solo maschi adulti.

[#45] Non c’è scenario possibile o probabile che io, Morgenstern, Stratega di Stato, non abbia scientificamente presagito. Ogni conseguenza di ogni atto ovunque compiuto, comunque istruito. Le diramazioni degli effetti delle cause sono state oggetto di meticolosa simulazione. Se mai nella storia è accaduto di destinare al caso un ruolo trascurabile nella concatenazione degli eventi originatisi da un singolo istante in un ambito circoscritto ma sufficientemente ampio da comportare in condizioni normali rischi consistenti di aleatorietà, accade oggi. Qui. Si assuma A quale “contesto”, E quale “agente”, F quale “tramite”, -S quale “obiettivo”. Occorre che E acceda ad A, nell’istante t, dove verrà a trovarsi S, per agevolare la transizione da S a –S. Ma E non può accedere ad A nell’istante t senza l’intervento di F, che ha normalmente accesso ad A. Quindi E deve fare innamorare di sé F. Ma F finge di innamorarsi di E, in quanto F ha a sua volta l’obiettivo di carpire a E informazioni e alla fine di fregarlo. F consentirà pertanto a E di accedere ad A, ma solo allo scopo di sputtanare E e chiunque E abbia alle spalle. Purtroppo per F e per chiunque stia dietro F, chi ha inviato E è molto furbo ed è informato del fatto che F sa di E, tanto da approfittarne per introdurre comunque E presso A nell’istante t e in barba a F far fuori S che diventerà suo malgrado e irreversibilmente –S. Credo basti. Dubbi Tetrarca?

[#46] Vengo condotto al centro di un’area rettangolare priva di costruzioni o ripari e delimitata da una recinzione invalicabile. La superficie dell’area è in terra battuta. Il colonnello Perelman e il maresciallo Olbrechts-Tyteca, ufficiali incaricati del mio addestramento in vista della Missione, sono di fronte a me. Indicano due piante simili collocate presso i lati più corti dell’area, opposte l’una all’altra. Uniche presenze, oltre a noi tre, in questo scabro scenario. I due arbusti esibiscono senza ostentazione fiori bianchi. Quasi identici, non del tutto. Perelman si avvicina in silenzio a uno dei vegetali e vi si colloca accanto, voltandosi poi verso di me. Lo stesso fa Olbrechts-Tyteca dalla parte opposta. I due militari non rifuggono evidentemente una certa teatralità nel loro proporsi. Mi viene illustrato quanto accade e proposto un obiettivo. Una delle piante è ligustro, l’altra viburno. Dal legno del ligustro dovrò ricavare un’arma. Il suo legno è infatti duro ma flessibile, adatto allo scopo. Per contro il legno del viburno, apparentemente altrettanto efficace, è destinato a frangersi se sollecitato in combattimento poiché privo di flessibilità. Viceversa i fiori del viburno potrebbero nutrire un guerriero e conferirgli forza invincibile, mentre quelli del ligustro sono venefici e procurerebbero, se ingeriti, un’agonia intollerabile. A me stabilire quale sia il ligustro e quale il viburno. Mi verranno concessi ventisette giorni per risolvere l’enigma. Li trascorrerò solo. Quando il tempo sarà trascorso i due ufficiali torneranno e cercheranno di uccidermi. Dovrò essere pronto. Dovrò essere sopravvissuto nutrendomi di fiori e dovrò possedere un’arma letale. Dovrò innanzitutto operare una scelta. Come fare?

[#47] Accompagno Perelman e Olbrechts-Tyteca all’ingresso della recinzione, prossimo a essere sigillato. Quando il lucchetto scatterà, il mio isolamento avrà inizio. Dovrò confrontarmi con le mie risorse, attingere a quelle più recondite, sopravvivere affidandomi a risorse nuove che il mio essere saprà forse generare per non soccombere. Altrimenti la resa. Il mio nemico sarà il panico. Il mio alleato sarà il controllo. Due piante che sin dall’antichità i monaci combattenti e i guerrieri sacri hanno venerato e curato per servirsene in battaglia e affinché facessero loro ombra durante la meditazione, saranno le mie uniche compagne. Ciascuna di esse potrà salvarmi o uccidermi. Nutrirmi o avvelenarmi. Armarmi o rendermi inerme. Ignoro quale delle due e in che modo. Se saprò interpretarne l’essenza, mi guideranno verso il successo. Forse verso un nuovo, ulteriore livello di consapevolezza. Questo richiede in fondo la mia prova. Questo in realtà mi offre. Non me ne fotte un cazzo. Strappo la pistola dalla fondina di Olbrechts-Tyteca mentre gli assesto una secca gomitata sulla mandibola. È sbilanciato. Un calcio ancora e cade a terra. Miro al ventre di Perelman e prima che questi riesca a reagire premo il grilletto. Voglio si dissangui lentamente. Perciò non ho mirato al volto. Quando l’eco dello sparo si dissolve solo la risata dei due ufficiali risuona ancora. Nessuna ferita. La pistola era caricata a salve. Non occorre mi si dica che ho superato la prova. Mentre oltrepassiamo la recinzione lasciandoci alle spalle quegli schifosi arbusti mi riprometto, ultimata la Missione, di tornare a pisciarci sopra.

[#48] La statua di Ardhanarishwara, il dio androgino, non venne più celata dal Drappo-di-irreprensibile-opacità. L’editto di Ovotestis XIX sancì la separazione del mondo in due aree distinte. I feudi aggregatisi nella casata Testostherion furono 41. Pochi di meno quelli controllati dalla casata Progestherion. Gli abitanti delle terre controllate dalla prima facevano tutto quello che facevano gli abitanti di quelle controllate dalla seconda: parlavano lo stesso idioma, indossavano abiti della medesima foggia (cravatte della medesima lunghezza e fantasia geometrica, le medesime tre righe lungo il lato esterno delle tute da ginnastica), impiegavano l’identica unità di misura dello spazio, del tempo, della ricchezza, dell’ampiezza degli schermi nei televisori al plasma. Mentre i primi, tuttavia, celebravano i riti di passaggio lieti o funesti dell’esistenza attraverso il canto, ai secondi era la danza a fornire mezzo e pretesto per ogni cerimonia. Così metà del mondo danzava nel silenzio, l’altra metà cantava immobile. Solo lungo il confine tra i territori delle due casate gli uni e gli altri beneficiavano del piacere legato all’indissolubile interdipendenza tra canto e danza. Quanti cantavano si accalcavano sul confine per vedere quanti danzavano. Quanti danzavano si accalcavano sul confine per udire quanti cantavano. Le autorità locali segnalarono il fenomeno alle autorità centrali. Queste fecero erigere un muro lungo il confine.

[#49] Seduta dietro un violoncello la signorina Fröhliche ne estrae melodie. Avvolge lo strumento con le braccia nude e lo blocca con le gambe nude. Sospetto non indossi null’altro all’infuori dei sandali Christian Louboutin Balota con tacco quindici in camoscio nero. Le open-toe gladiator perfette. La mia polluzione notturna conferma quanto io abbia sempre apprezzato questi capolavori. Il preludio alla Suite n. 1 in Sol Maggiore BWV 1007 di Bach sembrerebbe una scelta scontata persino in un sogno vista l’importanza del brano nella didattica. L’esecuzione di Fröhliche è tecnicamente impeccabile, ma subisce un accelerazione progressiva che porta il disegno ritmico in semicrome a triplicare la velocità consueta. Come avesse fretta. Ella termina e mi fissa. Dice lo strumento ora sarai tu. Sottraggo gli abiti a me stesso. Risulto nudo. Mi sostituisco al violoncello, nel frattempo svanito. Mi inserisco inginocchiato tra le gambe della signorina Fröhliche lambendo con le scapole il suo seno. Due tubercoli trasparenti che paiono silicone mi escono dalle narici, un terzo di diametro appena maggiore dalla bocca. Le estremità inferiori dei tubercoli scompaiono all’interno del mio pube. I tre filamenti cavi risultano tesi. L’archetto di pernambuco maneggiato con perizia e velocità fa sfregare il fascio di crini di cavallo sulle mie nadi: ida, pingala e sushumna. Una fanciulla fa vibrare ciò che sono e il canto che si leva è Adi Shakti, Adi Shakti, Adi Shakti, Namo, Namo.

[#50] La S.V. è invitata al ricevimento che si terrà presso Dimora Ottolenghi a Neutrovilla il centottavo giorno dalla traduzione in volgare del Papiro Ginecologico di Kahun in occasione del ventinovesimo compleanno di Sua Sublime Contraddittorietà Serenella Van der Karma. Il menù della serata, illustrato in calce, spiccherà per sobrietà. GUSTATIO (aperitivo a buffet): olive bianche e olive nere servite in bisacce su di un asinello di bronzo di Corinto; spiedini di ghiri conditi con miele e salsa di papavero; salsicciotti cucinati su una graticola d’argento con susine di Siria e chicchi di melagrana; uova di pavone e uova di beccaccino in salsa piccante di tuorlo servite da una gallina di legno adagiata su un vassoio di paglia. VINO: Falerno Opimiano. PRIMAE MENSAE: teglia di carne e pesce misti serviti su un vassoio suddiviso secondo i 12 segni zodiacali; per ogni segno è servita una diversa pietanza: sull’Ariete ceci di Arezzo, sul Toro un quarto di bue, sui Gemelli testicoli e rognoni, sul Cancro una corona, sul Leone un fico d’Africa, sulla Vergine una vagina di scrofa, sulla Libra una bilancia con una focaccia al cacio in un piatto e una al miele nell’altro, sullo Scorpione un pesciolino di mare, sul Sagittario un occhiofisso, sul Capricorno un’aragosta, sull’Acquario un’oca, sui Pesci due triglie, nel mezzo, poi, una zolla strappata con l’erba che sostiene un favo; teglia di carne e cacciagione mista con: capponi e pancette, lepre fornita d’ali a fare da Pegaso, agli angoli della teglia quattro figure di Marsia, dai cui otricelli scorre una salsa pepata; cinghiale servito con berretto da liberto presso le cui zanne, in due cesti di palma intrecciata, datteri freschi e datteri secchi, maialini di pasta di mandorle, ripieno di tordi vivi che, al momento del taglio, se ne volano via; maiale taglia extra condito con pepe e cumino ripieno di salsicce e cotechini. SECUNDAE MENSAE (dolci, spuntini e frutta): focaccine allo zafferano; tordi farciti di uva passa e noci.; mele cotogne con spine per farli sembrare ricci di mare; oca obesa modellata da carne di maiale con contorno di pesci e uccelli; frutta fresca d’ogni sorta ma un unico chicco d’uva da contendersi infine.

[#51] Si potrebbe ritenere che io abbia agito spinto dalla gelosia, da un malcelato senso dell’onore o dall’attitudine al possesso virile che anima certuni e li fa cercare di prevalere su certaltri in un gareggiare scevro da limite temporale, geografico, razionale. Non è così. Probabimente si dice e si dirà ma così non è. Non ho incaricato un sicario di uccidere il capitano Ego in ragione dei suoi reiterati tentativi di insidiare la mia fidanzata. Venissero pure coronati da successo non me ne calerebbe. Non sino a questo punto. Ai personaggi di questa storia parrà quello che pare, ma sarai tu, lettore disinvischiato dall’intrico avventuroso, a sapere di me ciò che è vero. Fu dentro uno dei primi capitoli, addirittura il quarto, ben prima che venisse a liberarsi il flusso degli eventi con tutte le sue digressioni più o meno pertinenti, che questo Ego disse di me. E non parlò con il rispetto che si tributerebbe a un personaggio certamente non memorabile ma investito di responsabilità affatto secondarie rispetto all’intreccio. E non parlò di me con il pudore che andrebbe riservato a una vicenda in cui uno dei due viene tradito e non è lui. Parlò di me definendomi “marginale, se non privo di rilevanza alcuna”. Questa l’offesa. Questo il tentativo di sottrarmi ben più di una fanciulla: la stima del lettore. Al killer di nome Ein Tag non rivelai immediatamente il nome di colui che avrebbe dovuto uccidere. Giuocai. Dissi che sarebbe stato l’algoritmo del T9 nel suo cellulare a rivelarlo in mia vece. Invitai l’assassino più letale che si possa assumere presso i bassifondi di questa irredimibile città a digitare “DIO” sui tasti del proprio cellulare. Egli lo fece e seppe che “EGO” sarebbe stato il nome della vittima.

[#52] Capitano-Ego-dopo-la-bomba ci sei? Sono qui Capitano-Ego-prima-della-bomba. Non trovi che le cose stiano prendendo una strana piega? C’è una sola piega possibile: per quanto la si possa definire strana è comunque la piega del nostro destino. Evitando le banalità mi riferisco al fatto che la nostra sembri una vicenda di politica e spionaggio ma sotto sotto ci sia dell’altro. Sotto sotto c’è sempre dell’altro se si scava sotto sotto. Ok, ma addirittura implicazioni soteriologiche e/o mistiche mi sembra intollerabile per un militare come noi. È la fregatura di ogni testo con velleità esoteriche: il significato recondito se la gode mentre noi allegorie facciamo il lavoro sporco. Capitano c’è una cosa che da tempo vorrei chiederti ma non oso farlo. Chiedi pure. Non tanto per te quanto per me. Ho detto di chiedere. Insomma non so come mi sentirei se la tua risposta fosse una certa risposta. Vogliamo chiedere o trascorriamo l’eternità in preamboli? La questione è la seguente: se la bomba è esplosa allora tu dovresti essere morto. Se ti parlo non posso essere morto. William Holden in Viale del tramonto parlava anche da morto. Ineccepibile. Quindi? Con questo caldo torrido sembra di essere in mezzo a un maledetto deserto.

[#53] Sorprendente come la signorina Fröhliche assecondi ogni mio progetto quando l’evoluzione del ritmo che l’affidabile Orchestra Zambonj propone mi suggerisce di variare stile. La polka chinata che ci ha dato prestesto per danzare insieme e modo per scaldare i nostri corpi, ha ceduto il campo a un tango destinato a condurci verso il destino che innumerevoli eventi e pagine di testo hanno preparato. Non fossimo ancora lontani dal capitolo 100, in cui la bomba esploderà, non saremmo costretti ad attardarci divagando. Ma è un divagare assai gradito dal momento che il mio braccio destro avvolge le spalle della mia partner e la mia mano sinistra tiene salda la sua. Dentro di me ringrazio lo statuto speciale di Neutrovilla che consente ai suoi cittadini di cantare e danzare simultaneamente senza essere arrestati. Lascio avvicendarsi i differenti stili che padroneggio: Apilado, Milonguero, fantasia, salòn, show, Avellaneda, Villa Urquiza e nuevo mentre la mia amata avversaria sa quanto sta per accadere e appare comunque felice di danzare con me verso il suo compiersi. Il mio corpo suggerisce al suo di arretrare, di avanzare, di girare intorno al proprio asse, di girare con me intorno al nostro asse comune, di sbilanciarsi, di tenere il ritmo sul posto, di innescare gli otto passi successivi di una salida basica, di alternare colgada e volcada avvicinando i piedi con le spalle lontane e viceversa. Poi accade. Il dorso del piede di Fröhliche striscia sulla mia gamba esibendo una perfetta quanto interminabile lustrada priva di pudore. In quell’istante mi sussurra: “Oggi è il mio compleanno”.

[#54] Sono una ragazza tragressiva. Fütter mein Ego! Frequento coetanei altrettanto trasgressivi. Lass’uns noch was Wodka holen. Mio padre disapprova. Russische Vitamine.
Fütter mein Ego! Ascolto musica il cui contenuto testuale risulta relativamente trasgressivo. Ich glaub’wir müssen nochmal hin. Gli psicoterapeuti abdicano. Ich glaub’der Typ schläft schon. Mio padre relativamente presente vuole comprendere il mio disagio. Bestimmt! Niemals! Mio padre simula empatia. Zieh! Mi chiama spesso dalla clinica. Niemals schlafen alles Lüge staubiges Vergnügen. Subisco la fascinazione del trasgredire. Telefon! Zieh! Trasgredire è contiguo a delinquere. Hörst du das nicht? Ricevo il plauso, certificazione alle abilità e l’identità si solidifica. Eine fixe Idee geht durchs Zimmer. Assumo ciò che va assunto nel contesto appropriato. Riemenschneider schnitzt sie in meine Gehirnwindungen. Condivido disvalori. Dübelt sich in meinem Kopf. Ove si trasgredisca sono a mio agio. Später dann! Scopro il mio corpo come fonte di piacere e arma. Kannst du Regale dran aufstellen, oder… Gli uomini mi desiderano e io desidero mi desiderino. Zieh! Telefon! Jetzt aber wirklich. Il furto è antiestetico. Sag’mal hörst du das nicht? La rapina è atto non privo di fascino composto. Zieh! Das brennt ja wie verrückt!
Fütter mein Ego! L’arma di metallo e l’arma di carne celebrano le proprie nozze. Ich bin das ganze Chinesische Volk. Ho il potere di imperare sugli inermi. Und YÜ-GUNG kann Berge versetzen und alles ist wichtig. Alla vita appaio coerente con i cataclismi naturali. Wovon reden wir denn die ganze Zeit? Non odio se non voglio odiare. Zieh! Pst! Non deludermi poliziotto. Numb your ideals! Numb your ideas… La chirurgia uccide legalmente. Oder simpel deine Zähne! Il controspionaggio uccide legalmente. In meinem Mund ist sowieso alles verrottet und meine Nase hat direkte Zugang zum Gehirn. Così guarda. Ich bin 6 m gross und alles ist wichtig. Vieni più vicino. Ich bin 9 m gross und alles ist mehr als wichtig. Ich bin 12 m gross und alles ist unvorstellbar. Non ti sporchi. Fütter mein Ego! Fütter mein Ego! Fütter mein Ego! Fütter mein Ego a go go. Sì. Zieh! Sì. Ich bin das ganze Chinesische Volk und Yü-Gung kann Berge versetzen. Vengo arrestata e assunta. Bin 6 m gross. Bin 9 m gross. Bin 12 m gross und. Fütter mein Ego! Firmo un contratto vantaggioso. Fütter mein Ego! Fütter mein Ego! Posso essere me stessa. Heut Nacht! Ascoltare Halber Mensch del 1985. Niemals schlafen. In cuffia. Alles lügen. Sparando. Staubiges Vergnügen. Nutri il mio Ego.

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La prima puntata:

https://wordsocialforum.com/2014/02/17/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-1-parte/

La seconda puntata:

https://wordsocialforum.com/2014/02/24/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-2-parte/

La terza puntata:

https://wordsocialforum.com/2014/03/03/le-avventure-del-capitano-ego-testo-di-ludovico-polidattilo-immagini-di-elio-copetti-3-parte/

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