Poeti (Ri)trovati: Joris-Karl Huysmans


Joris-Karl HUYSMANS

.

L’extase

La nuit était venue, la lune émergeait de l’horizon, étalant
sur le pavé bleu du ciel sa robe couleur soufre. J’étais
assis près de ma bien-aimée, oh ! bien près ! Je serrais ses
mains, j’aspirais la tiède senteur de son cou, le souffle
enivrant de sa bouche, je me serrais contre son épaule,
j’avais envie de pleurer ; l’extase me tenait palpitant,
éperdu, mon âme volait à tire d’aile sur la mer de l’infini.

Tout à coup elle se leva, dégagea sa main, disparut dans la
charmoie, et j’entendis comme un crépitement de pluie dans
la feuillée.

Le rêve délicieux s’évanouit… ; je retombais sur la terre,
sur l’ignoble terre. O mon Dieu ! c’était donc vrai, elle,
la divine aimée, elle était, comme les autres, l’esclave de
vulgaires besoins !

L’estasi

Era notte, la luna è emersa all’orizzonte, diffondendo
il colore blu cielo sul marciapiede e sull’abito zolfo. Io
seduto accanto al mio diletto, oh! molto vicino! Mi strinse
le mani, speravo che il caldo profumo del suo collo, respirando il soffio
della sua bocca, mi strinse contro la sua spalla.
Ho voglia di piangere, l’estasi che tengo fra le mani è palpitante,
mentre sconvolta, la mia anima vola sul mare dell’infinito.

Improvvisamente si alzò, liberando la mano, scomparve
affascinando, ed ho sentito un ticchettio di pioggia nel
pergolato.

Il delizioso sogno svanisce…Sono caduto a terra,
sull’ignobile terra. O Dio Mio! Era vero, lei,
la divina amata, era, come gli altri, schiava
di bisogni volgari!

Rococo japonais

Ô toi dont l’oeil est noir, les tresses noires, les chairs
blondes, écoute-moi, ô ma folâtre louve !

J’aime tes yeux fantasques, tes yeux qui se retroussent
sur les tempes ; j’aime ta bouche rouge comme une baie
de sorbier, tes joues rondes et jaunes ; j’aime tes pieds
tors, ta gorge roide, tes grands ongles lancéolés, brillants comme
des valves de nacre.

J’aime, ô mignarde louve, ton énervant nonchaloir, ton
sourire alangui, ton attitude indolente, tes gestes mièvres.

J’aime, ô louve câline, les miaulements de ta voix, j’aime
ses tons ululants et rauques, mais j’aime par-dessus tout,
j’aime à en mourir, ton nez, ton petit nez qui s’échappe
des vagues de ta chevelure, comme une rose jaune éclose
d’ans un feuillage noir.

Rococò Giapponese

Oh tu il cui occhio è nero, le trecce nere, la bionda
carne, ascoltami, oh mio folle lupo!

Amo i tuoi fantastici occhi, i tuoi occhi che rimboccano
templi, amo la tua bocca rossa come una bacca
di sorbo, le tue giovani rotondità gialle  , amo i tuoi piedi
tronchi, la tua rigida gola, le tue unghie lanceolate e lunghe, lucenti come
valve di madreperla.

Io amo, oh delicato lupo, la tua fastidiosa disinvoltura, il tuo
sorriso languido e il tuo atteggiamento indolente, le tue gesta sdolcinate.

Io amo. oh lupo affettuoso, il miagolare della tua voce, amo
i tuoi ululati e la tua raucedine, ma amo più di tutto,
amo da morire, il naso, il tuo naso piccolo che sfugge
come onde tra i capelli, come una rosa gialla che fiorisce
negl’anni in un fogliame vecchio nero.

Sonnet liminaire

Des croquis de concert et de bals de barrière ;
La reine Marguerite, un camaïeu pourpré ;
Des naïades d’égout au sourire éploré,
Noyant leur long ennui dans des pintes de bière ;

Des cabarets brodés de pampre et de lierre ;
Le poète Villon, dans un cachot, prostré ;
Ma tant douce tourmente, un hareng mordoré,
L’amour d’un paysan et d’une maraîchère :

Tels sont les principaux sujets que j’ai traités :
Un choix de bric-à-brac, vieux médaillons sculptés,
Émaux, pastels pâlis, eau-forte, estampe rousse,

Idoles aux grands yeux, aux charmes décevants,
Paysans de Brauwer, buvant, faisant carrousse,
Sont là. Les prenez-vous ? A bas prix je les vends.

Sonetto dei preliminari

Degli schizzi di concerto e dei balli agli steccati;
La Regina Margherita, dalle sfumature porpora;
Delle Naiadi di fogna con un sorriso da lacrime,
Affogando la loro lunga noia nelle pinte di birra;

Cabaret di vite ricamate come edera;
Il poeta Villon, dentro una segreta, prostrato;
Il mio dolce tormento, come aringa di bronzo,
L’amore di un contadino e di un vegetale:

Questi sono i temi principali di cui parlo:
Una selezione di accozzaglie, medaglioni antichi scolpiti,
Smalti, pastelli pallidi, d’incisione rossa

Idoli dagli occhi grandi, il deludente fascino
Contadini di Brauwer, fanno caroselli, bevendo
Ci sono. Li prendi? Li vendo ad un prezzo basso.

Biografia

Figlio di un minatore olandese, Victor Godfried-Jan, ed è proprio per omaggiare le proprie origini olandesi che cambia il suo nome in Joris-Karl. Alla morte del padre, Joris-Karl viene trasferito in un collegio; la madre si risposa un anno dopo. Nel 1862 Huysmans si trasferisce a Parigi, per studiare al Lycée Saint-Louis, dove si diploma nel 1866. Ottiene un lavoro presso il Ministero degli Interni dove poi lavorerà tutta la vita.
Coltiva la sua passione per l’arte, svolgendo l’attività di critico per alcune riviste del settore. Nel 1876 abbandona gli studi intrapresi in Diritto e conosce Zola, con il quale entra subito in sintonia, ed entra a far parte del Gruppo dei Cinque, del quale fanno parte anche Guy de Maupassant, Gustave Flaubert e Edmond de Goncourt. Dopo la pubblicazione de L’Assommoir di Zola, è Huysmans a pubblicare il suo racconto Sac au dos, che verrà incluso, nel 1880, nella raccolta Les soirées de Médan, manifesto del movimento naturalista.
L’uscita nel 1882 di A vau l’eau (Alla deriva) mostra il primo distacco dal Naturalismo. La svolta sarà definitiva nel 1884, con la pubblicazione di À rebours (Controcorrente), destinato a sconvolgere una generazione di scrittori, allineando il personaggio, Des Esseintes, al filone dei protagonisti sconfitti del XX secolo: la sua fuga dalla realtà avviene con un’ermetica chiusura nell’estetismo, che si rivelerà una sconfitta nei confronti del tessuto sociale ed umano.

Nel 1890 inizia il suo interessamento per il mondo della magia e del satanismo, che lo porterà a stringere un rapporto con il noto satanista ed ex prete Joseph-Antoine Boullan e a pubblicare, nel 1891, Là-bas (L’abisso), romanzo-saggio sul satanismo.
Nello stesso anno entra in contatto con l’abbé Mugnier e, dopo un breve periodo di preghiera nell’abbazia di Igny, nel 1892 abbraccia la fede cattolica. Pubblica il suo romanzo En Route (In cammino), in cui ripercorre il proprio cammino spirituale
Nel 1898 pubblica La Cathédrale, incentrato sulla storia della Cattedrale di Chartres. Nel 1900 viene scelto come presidente della giuria della prima edizione del premio Goncourt.

Acuto osservatore dei fenomeni artistici e culturali della sua epoca, Huysmans è anche autore di due saggi di storia dell’arte. Certains (Taluni), una serie di biografie di artisti suoi contemporanei (Monet, Degas, Redon…) viste dall’occhio dello scrittore francese, ed il saggio Dall’impressionismo al simbolismo. Entrambi furono successivamente ritenuti dalla critica tra i più importanti saggi scritti sull’argomento.

Muore nel 1907, a Parigi, per un cancro alla gola, dopo essersi fatto oblato benedettino.

(traduzioni a cura di Antonella Taravella)

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Peter Allert – la riscoperta dell’anima con la fotografia


Finire in uno dei tanti gruppi di Facebook a volte non è un male, se t’imbatti in artisti come Peter Allert, artisti che si mettono in gioco, che non stanno solo fra le pagine patinate di riviste per addetti ai lavori, ma anche e soprattutto alla portata di tutti.
Ed è con estremo piacere che vi porto a lui con questa intervista.

peter

Artefact of soul

Artefact of soul

Eyes Wide Shut

Eyes Wide Shut

Quando è iniziata l’avventura di Peter con la fotografia? When is begun the adventure of Peter with photography?

P.A: At the age of 7, I’ve been fascinated by photography. I got my first camera for his birthday and it went right now with this new adventure.
During the whole period of schooling and youth I was obsessed with the possibilities of this medium .. it was back then to my great passion.
My love of nature and my subsequent study of biology, were another fertile ground for the expansion of my photographic works in new and fascinating areas.

Later, I got access to advertising photography. I worked very successfully for 17 years in advertising, primarily for the automotive industry and in fashion.
Ten years ago, then started my burnout, I was too other-directed and under constant pressure. Finally I lost my soul – I fell emotionally in a Coma, which never ended.
And I lost all my passion for photography!
Only after many painful and difficult years, then a miracle, my miracle!
In September 2013, I suddenly felt a new and ever expectant strength in me. She became stronger and stronger and I got my second chance!
I quickly realized that I may never work externally determined with photography again – so I had a strong desire to completely new and original ways to go in photography.
And so the desire as an artist within the photograph was made to work.

All’età di 7 anni sono rimasto affascinato dalla fotografia . Ho avuto la mia prima macchina fotografica per il mio compleanno ed è iniziata questa nuova avventura .
Durante tutto il periodo scolastico e della gioventù ero ossessionato da questo mezzo .. era allora la mia grande passione .
Il mio amore per la natura e il successivo studio della biologia , erano terreno fertile per l’espansione dei miei lavori fotografici in aree nuove ed affascinanti .

Più tardi ho conosciuto la fotografia pubblicitaria . Dove Ho lavorato con successo per ben 17 anni, soprattutto per l’industria automobilistica e la moda .

Dieci anni fa , ho iniziato il mio burnout, ero troppo sotto pressione costante . Ho perso la mia anima – sono caduto emotivamente in un periodo di stasi , che non voleva finire mai .
Ed ho perso tutta la mia passione per la fotografia !

Solo dopo molti anni dolorosi e difficili, un miracolo , il mio miracolo!
Nel settembre 2013 , ho sentito improvvisamente un nuovo vento di forza in me. Divenendo sempre più forte ed ho ottenuto la mia seconda chance !
Ho subito capito che io potevo lavorare con più determinazione con la fotografia, così ho avuto il forte desiderio di modi completamente nuovi e originali per fotografare.
E questo il desiderio dell’artista, cioè funzionare .

Ghost Eyes of a Soul

Ghost Eyes of a Soul

Last Pain of Silent Cry

Last Pain of Silent Cry

Nobody Knows

Nobody Knows

Noto questa sorta di evanescenza che rende incantato il tuo lavoro, c’è un motivo? Se si parlacene. Known this kind of fading that makes enchanted your work, is there a reason ? Tell us about it If .

P.A: As a little boy I dreamed of good spirits and fairies – I was intrigued by this mystical world! And so this dream accompanied my life … When I felt my soul again in September 2013, I knew very quickly with this message deal. I was aware that puts a special soul in some, few people! And this I felt ever again.
So this new photography had to include this topic.
“Ghosts & Fats” and “Souls”!

Da piccolo sognavo di spiriti buoni e fate.
Ero affascinato da questo mondo mistico! E così questo sogno ha accompagnato la mia vita.
Quando ho sentito di nuovo la mia anima, nel settembre 2013, sapevo cosa dovevo fare.
Ero consapevole di metterci anime speciali in alcune, poche persone! E questo ciò che mi sentivo.
Quindi questo nuovo fotografare doveva includere questo argomento.
“Ghosts&Fats” e “Souls”!

Saw her Soul

Saw her Soul

Psychedelic Sight

Psychedelic Sight

Cosa rappresenta per te la fotografia, oggi? What is photography for you today ?

P.A: It just means everything to me! My life has totally changed and I’m super happy and be union again!
Photography is the dierekte wire to my soul – my pictures are the direct reflection of my soul .. this my pictures tell of my feelings and my emotions. Each photo tells its own to profound story. Each image is thus a profound adventure of a portion of my own soul!
This means to me that photography today!

Significa semplicemente tutto per me! La mia vita è completamente cambiata e io sono super felice e di questa nuova unione!
La fotografia è il filo diretto alla mia anima – le mie immagini sono il riflesso di essa, le mie foto raccontano i miei sentimenti e le mie emozioni. Ogni foto ha la sua storia profonda. Ogni immagine è quindi un’avventura profonda di una parte della mia anima!
Questo per me significa la fotografia di oggi!

Cosa ti spinge a prendere la macchina fotografica e a cominciare un progetto? What motivates you to take your camera and start a project?

P.A: I always start with this debilitating feeling! There is a desire … partly a painfully strong desire that is born out of my depth, out of myself!
It’s really hard to describe with words what drives me to take the camera and start a new project!
There is no motivation necessary because it is the pure passion, if the appropriate moment has arrived! It’s all about that moment, that when my emotions are ready and my soul opens up entirely!

Comincio sempre con questo sentimento debilitante! C’è un desiderio, in parte dolorosamente forte, che nasce dalla mia profondità, fuori da me stesso!
E ‘davvero difficile descrivere con le parole ciò che mi spinge a prendere la macchina fotografica e iniziare un nuovo progetto!
Non vi è alcuna motivazione necessaria perché è passione pura, se il momento opportuno è arrivato! E’ tutto in quel momento, quando le mie emozioni sono pronte e la mia anima si apre a tutto!

The Pain of Life

The Pain of Life

Curi particolarmente le tue fotografie, cos’è il bello e il brutto per te? Cure particularly your pictures, what is the good and the bad for you?

P.A: My works are only good for all my sphere, for all my life! My pictures help me my soul to preserve and protect them. My photos create contacts with other wonderful people! My paintings are like a wondrous filter .. I learn about my pictures exclusively only know the correct and sensitive people, those who can feel my work .. because by comprehension it is not there!

Le mie opere sono buone per la mia sfera, per tutta la mia vita! Le mie immagini mi aiutano per preservarmi e proteggere loro. Le mie foto servono a creare contatti con altre persone meravigliose! I miei quadri sono come un filtro meraviglioso. Imparo dalle mie foto a conoscere le persone giuste e sensibili, coloro che possono sentire il mio lavoro…perché per la comprensione non è tutta lì!

Hai dei fotografi a cui sei legato? E che ti sono ispiratori? Do you have any photographers that you’re connected to? And what are you inspired ?

P.A: Edward Steichen & Robert Mapplethorpe! Both have always touched my soul in a special way!
But in general I consider myself away from These kinds of inspiration! It would be too manipulative and determined by others, to allow more of it than I do this currently …

Edward Steichen e Robert Mapplethorpe! Entrambi hanno sempre toccato la mia anima in un modo speciale!

Ma in generale mi ritengo lontano da questo tipo di ispirazione! Sarebbe troppo manipolata e determinata da altri, per consentire più di quanto faccio questo momento.

Progetti futuri? Mostre? Future projects? Trade ?

P.A: About my current projects, I do not want to talk – only this:
You will still pay more attention to the depth of the soul! They are all the pain of our own wounded souls show .. they should all of us to tears as we recognize in these images, these wounded souls and feel … maybe!
But in the summer I fly to sardinia for my wonderful girlfriend. And there I will start some very important photo projects together with her!
Milu has found me more than three months about my pictures because she felt my soul about these photos first. Today we know that we are both SOUL MELTED!

Dei miei progetti futuri non ne voglio parlare.

Si continua a prestare poca attenzione alla profondità dell’anima! Tutto il dolore delle nostre anime ferite vengono messe in mostra… dovrebbero fino alle lacrime, riconoscerci in queste immagini, queste anime ferite e sentirle … forse!

Ma in estate io volo in Sardegna dalla mia meravigliosa ragazza. E lì inizierò alcuni progetti fotografici molto importanti ed insieme a lei!

Milu mi ha trovato più di tre mesi fa e nelle mie foto sentiva la mia anima. Oggi sappiamo che siamo entrambi anima fusa!

https://www.facebook.com/pages/Peter-Allert-Artist-Photographer/261763923944445?fref=ts

Così lontani, così vicini – Il Canto antico e moderno degli Astri del Cielo.


astrologia

Sostanzialmente, oggi, la gente si divide in due grosse fazioni: i superstiziosi e gli scienziati. Entrambi sono fedeli alla loro cecità e quindi alla “religione”a cui paradossalmente non sanno di appartenere ma alla quale si sono affidati. In questa lunga, insanabile diatriba si interseca l’avventura dell’Astrologia, tra millantatori, studiosi e appassionati. Storia millenaria a cui il web e la tv hanno dato l’ultimo calcio sul fondoschiena, aprendo la disciplina al “chiunque”, al “possibile”, al pret a porter. Eppure, in un’ottica antica, non era poi così improbabile che gli astri determinassero l’andamento della vita sulla Terra. Al contrario, per una sorta di riscoperto e non scientificamente approvato “Effetto Butterfly”, il tutto era splendidamente connesso, in unainestimabile escalation tra l’Universale e il Particolare, e di conseguenza il Particolare e l’Universale. Termometro vitale su cui il Mondo andava originandosi. Anassimandro lo chiamava “Logos”. Molti forse avranno sentito parlare del “Panta Rei”, (il Tutto scorre) di Eraclito, che aggiungeva che senza guerra tra opposti, non poteva esistere alcunchè. Tecnicamente è una posizione concreta. Nulla che non possa essere inteso nel suo opposto, può essere compreso e pensato, e quindi esistere, se il pensiero è creazione. Gli antichi lo sapevano davvero bene, solo che a questo discorso ne aggiunsero uno successivo: l’Armonia, o Vox Dei, che dir si voglia. La guerra sussiste ma in chiave armonica perché il tutto possa svilupparsi. Dio è spesso definitivo motore immobile (che sia o meno in natura o al di fuori di essa) del Tutto, l’orologio perfetto che ha dato origine alle cose. Del resto, basti pensare alla Teoria dell’Evoluzione per comprendere come la Natura sia autoformante in virtù di un puro meccanismo di sopravvivenza, tristemente interrotto dall’avidità umana. In questo gioco si innestano gli astri così lontani, così vicini perché ogni essere in questo mondo spande energia e quell’energia si scontra con quella altrui, e la definisce, definendo a sua volta sé stessa. È il meccanismo della “fortuna” e del libero arbitrio. Anche questo gli antichi lo sapevano abbastanza bene. Ed è su questo filo che l’Astrologia determina i destini, li intercetta, li comprende e li rende noti. Ed è su questa scia che certi personaggi erano chiamati a leggere le Stelle, quando ancora il Mago Othelma e Solange, non erano fortunatamente in procinto di divenire. Non che la storia antica non vanti i suoi truffatori. Quel che notevolmente diversifica l’oggi dall’ieri, è l’atteggiamento senziente, spazientito, irriverente che la società moderna ha nei confronti dell’Astrologia, accantonandola nel gabinetto dei ricordi nostalgici di quando il mondo era ancora prettamente ignorante. Eppure qualche ignorante, superstizioso, nostalgico moderno che trae malsano godimento dallo studiare gli Astri, continua ad esaminarne gli spostamenti non per inviare gente nello spazio, in virtù di quella legge per cui ogni cosa è movimento e energia e baratta sé stessa con quelle altrui, scontrandosi ed espandendosi. Tutto perché siamo “felicemente” connessi. E questa non è la favola olistico-romantico-newage, proposta ai più da svariati guru di questa o quella disciplina, ma una concreta verità. Pensate semplicemente a quanto la vita umana (e non solo) dipenda dalla vita di un albero: “nofotosintesi clorofilliana no party”, senza contare tutte quelle belle cose che si studiano a scuola circa le radici degli alberi che trattengono durante frane e terremoti il terreno e di cui i professoroni che lavorano per le grandi multinazionali non tengono assolutamente conto. Quanto dipende la nostra vita da un albero? Esattamente quanto dipende dallo spostamento di un Pianeta, che magari non vediamo ne tocchiamo da vicino, ma che sentiamo sulla nostra pelle. Del resto la Luna è comprovato influenzi le maree, faccia crescere più velocemente unghie e capelli, senza contare le “assurde” leggi di Keplero che permettono ai pianeti di “non cadere”. Ricordate la favoletta di Newton e la mela? La Forza di Gravità è senza dubbio uno degli esempi migliori per comprendere in che modo i Pianeti determinano la vita terrestre e Newton non era certo il classico scienziato caro al Positivismo.

cielo

Se questo discorso lo si estende non al singolo uomo, ma a generazioni intere di uomini e di donne che trasportano nel loro corredo genetico miliardi di informazioni raccolte nel passare dei secoli, ecco che sia l’idea antica di destino che quella dello studio degli Astri, assumono una piega nettamente diversa. Molto spesso la gente è convinta di essere unico e solo arbitro del proprio fato perché è in grado di compiere scelte. La lezione antica ci parla di comunione continua con il resto dell’Universo, sia passato che presente e di conseguenza futuro. Già il fatto di essere nato entro i limiti umani è una prima imposizione perché una persona nata in un determinato contesto sociale, culturale, storico e geografico avrà determinate idee e rifiuterà altre. Se a questo si aggiungono le situazioni personali di tantissime altre vita che pensano e si muovono e si incastrano dal lontanissimo ieri, se in sostanza si impara a vedere all’Umanità come ad un unico e solo Adam (che vogliamo ricordare non è il primo uomo creato ma l’Umanità tutta) ecco che il discorso dell’Astrologia assume il suo senso primigenio e originario, distribuendo non destini a casaccio ma rendendo comprensibili le dinamiche del viaggio che la Terra ha iniziato milioni di anni fa e con essa tutto ciò che vive con lei. Ci si incontra non per caso, si prendono iniziative non per caso, ma si corrisponde all’impronta del Cielo al momento della nascita perché si è un frammento del puzzle, un filamento nella matassa perfettamente congeniata. Si può lasciare alle Religioni il compito di intravedere dietro questa maglia la mano o meno di un Dio intelligente. In questo articolo si vuole mostrare come l’Astrologia non sia materia per vecchie zitelle inacidite, ma una fondamentale risorsa per comprendere il nostro Universo e quello che sta accadendo. Non è un caso se una persona nata durante il periodo dell’Ariete presenti determinate caratteristiche mentre una nata durante quello dello Scorpione altre, come è noto che persone che presentano determinati aspetti all’interno del Tema Natale tendano a comportarsi in un modo preciso.

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Questo è l’imput che hanno ricevuto alla loro nascita, queste le forze che governavano l’orario in cui si ha respirato per la prima volta. E ciò avviene per il singolo individuo come per una civiltà intera, o un evento speciale. I Pianeti transitano nei vari segni Zodiacali disegnando rispetto ad un determinato Sole (che corrisponde al segno zodiacale di ognuno) cinque fondamentali aspetti, detti maggiori tra l’altro, che sono la congiunzione (lo start), il sestile, il quadrato, il trigono e l’opposizione (e come punto di riferimento si potrebbe prendere qualsiasi Pianeta radix all’interno del Tema) che delineano proprio l’inizio, la crescita, la prima crisi, il frutto raccolto e poi il cambiamento radicale rispetto al punto di partenza che è una nuova disfatta in un certo senso perché si è giunti ad una situazione molto diversa, per poi ricominciare dal trigono fino alla congiunzione che è un po’ come il ritorno a casa. Stiamo parlando di un costume comune a tutti gli esseri umani che le fiabe e i miti hanno raccontato magistralmente: si parte da un punto preciso per poi lasciarlo. All’inizio si hanno i primi traguardi, poi iniziano le sfide ma queste se superate portano al successo e quindi ad un punto lontanissimo da casa. A questo punto l’eroe può tornare indietro per procedere verso un nuovo viaggio corrispondente ad un nuovo stimolo. Assommate questo discorso per tutti i Soli che corrispondono alla sostanza del nativo a tutti gli altri Pianeti di chiunque e ai miliardi di combinazioni possibili che a loro volta si scontrano con quelli di altre persone e avrete l’Orologio perfetto che governa il mondo. Questa è l’Astrologia.

Inediti di Chiara Baldini


chiara

Tu non sai papà.
Non l’ho mai schiuso
dalle labbra in perché io faccio
la farfallina come tu mi dici curioso
a guardarmi riempire l’aria del tinello
tiepida di pipa e legno.
Non l’ho mai spremuto
al di là dei pori ma era dolore
adulto nel corpo baccello, fitta
d’essere compressa – pastiglia
rotonda e tonta, forse crescerò.
Non l’ho mai schiuso
dalle labbra il perché ma sapevi
già guardando le lune di me tanta
la pena e la pazienza, fitta
d’essere compressa – pastiglia
rotonda e tonta, si farà la donna.
Pena e pazienza
per l’avvento e l’avventore
che di me vorrà farsi come io
di te sono fatta
e tu in fondo di me.

***

Ninnolo

Pallido inverno sul mio seno
nudo spazza il segno
timido, ricordo di sole.
Come passamaneria della mia pupa
fa ninnolo per il tuo albero
adorno a festa, magari.
Sì, magari.
L’abete è un intruso verticale
ai nostri occhi stesi al suolo
stanchi come corpi giunti, magari.
Si, magari.
È solo una vertigine
su cui pregare i sogni come quando
bambini, magari.
E chiedere al camino di sbuffare
ancora sull’abbozzo di coppia
che siamo stati.

***

Edoardo lo sa

Come le croci che per educazione
mi passo mentalmente
sulla fronte (è ciò che so)
sulle labbra (perché so anche tacere)
sul petto (ti conservo)
davanti a lui così mi segno, carezzando
lobi e capelli d’imbarazzo
prima di comunicarmi.
Lui, che mi vuole di bene bianco:

Edoardo lo sa.

L’unica cassetta di sicurezza per la mia
chiave piccina, custode
singolare di quanto io ti voglia
e mi perda nel tuo volere
e mi perda nelle tue vocali
aperte o chiuse a mio esatto negativo.
Lo vedi, almeno con l’orecchio
che anche nella voce siamo fatti
per essere un incastro?

Edoardo questo lo sa.
Ché lui carezza musica ogni giorno
e sa ch’io penso di noi
poter – essere due dita
umide che lisciano il bordo
d’un bicchiere di cristallo
gemendo di piacere un’eco tonda:
potrebbe – sarebbe un respiro
sorridente nel nostro silenzio.

***

Ho fame di labbra
e di un albergo caldo asciutto
come dove il tuo fiato nacque
a da allora m’imbambina quel tanto
da farmi pulita di talco
e sporca di bugia bianca.
Se effimera è la cosa non poco
mi par a volte vera
da bastarmi quieta e aggiustata.
Come mai quieta mi sono bastata
come mai ricordo d’essermi incrinata.

***

Ricordi Berlino? Io la trattengo
cifrata sulla nocca, invisibile
per l’occhio che non scandaglia fin dove
il mio sa ritornare e nel ricordo
s’appoggia. Così, Berlino ricorda:
erano piccoli pugni di giorni.
Sulla carta felpata di un giornale
c’era un bicchiere di sana spremuta
(ci assolverà da speck e uovo-specchio!)
Perfetto era conoscerci, mangiarci
a colazione in volo sulla mia
maldestra mano, che sa solo fare
cocci e ne mantiene il segno comico
del caso: la ferita è la custode
della memoria. E delle rosse perle
perse solo il nostro parlare fitto
sotto i chicchi di riso solari
rotti dai tigli. Ricordi Berlino?
Eravamo ancora tutto da fare.
Come chi sul giovane sangue spera.

***

Gotto in mano e capo di feltro
sillabail vecchio ricordi e piega
le labbra a fettina di limone
trottando una montaturaal setto
carnoso che bene non so, ma sopra
di lì tra levene viaggiadi piuma.
Tanto basta al mio occhio per rotolare
una biglia d’idea soffiata in testa:
che se quello sia povero e folle
darei oro e senno ora ad essere
così in luna calante.Sì,quelvecchio
mi vorrei. Con te bastarmi, al tavolo
come ora noi, così lui. E guardare
la vita da due guance in appetito
sapendola essere stata anche mia.

***

Due

Perché timorata curiosità
Madre s’impasticca la lingua e tace
facendo il canarino cattivo
in una metà corpo che è miniera?
L’altra parte invece prode è Padre
e spazza con i piedi idee nel sonno
paura no al dovere sempre in palmo.
Sono due così, due in una sola:
bocca-cuore di Cerere gravida
braccia-gambe di Marte sostenuta.

***

Il geco

Il geco ha posto su vetri viltà.
Ticchettato ha i suoi passi
su briciole mondane
con due schizzi di fiato. Il mio fato.
Ha fatto anche cerchietti
lungo tutta la mia schiena – una lastra
sul mio petto che resta – una finestra
aspettandosi che da me nascesse
sciapa mosca. Una mossa.
Poi cauto se n’è andato
puntato ha le ventose in un altrove.
È altro ma non troppo.
Mai troppo lontano dalla mia Casa.

***

1 cent

Legge d’economia il valore cresce
con la rarità della merce. M’esce
quindi un urlo impotente ferma in cassa
strisciando un bottino in doppia massa
per lo sgarro a me Milady offerto
testa di sole da un bullo reperto
archeologico maschio brizzolato
con due pomi in mano e il ciglio seccato.
Ceduto avevo il passo ed il valente
caduto da cavallo Sir servente
ringrazia con la picca della lancia
lasciando del servigio un cent di mancia.
Non dico che gran taglio nell’orgoglio
ché al di sopra in fatto io mi voglio
ma lesta in cocchio m’ammiro allo specchio
pensando se sì poco m’apparecchio
al guardo sotto lente indefesso
di quello che ben poco è il gentil sesso.

Morale della storia sempre accolta
non esiste più il prode d’una volta.

Confini: Il dove della Poesia Italiana – Carlo Villa


Carlo_villa

*

Usando tra i bambini confidarsi
i portenti delle proprie piste,
alla luce della tua camicetta
avrei intrapreso una scherma
su quelle sorte direttamente dal cuore,
senza avere più domande da farti,
che non fossero per una virtù
che la certezza m’avrebbe risolto più tardi.

villa_e

*

Ibsen, invitato a rappresentare la Norvegia
all’inaugurazione del Canale,
rimase colpito soprattutto dalle indigene,
infischiandosene della cerimonia ufficiale.

Ma allora perché mandarci un poeta
e perdipiù femminista?
Trattandosi di un canale, poi,
parrebbe un’imperdonabile svista.

*

Quando da bambina astuta
sprizzavi gioia da tutti i pori,
beh non ho detto sia stato facile
e anche per questo t’ho perduta,

nell’agitazione delle dita
pensando di poter riordinare la stanza
dove risiede Faust,
senza essermi stata mai Margherita.

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*

Assomigli così poco alle cose che accetto,
che comincerei dalla nuca
a pettinartela in ben altro aspetto,

se la vista non fosse così corta
nel guadagnare quella mia,
e per passare alle parti più insidiose,

inizierei dal fianco sinistro,
dove generalmente insedio la mano,
proseguendo con infinita attenzione

dove il resto cambia di nome
facendosi un coltello basco,
che uccide senza alcun pentimento,

dopo l’ultima sigaretta concessa al condannato.

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*

L’attrazione è una miniera
che reca soltanto solitudine,
di diritto e di spalle,
come sa bene il tuo angolo pregiato
in odore di santità sulla mia pelle;

e a chi frequenta questa gaia scienza,
continuità reca soltanto gloria
ricca d’arricchimento illecito,
la vertigine intensa di memoria
assoggettando ogni nuova vittoria.

*

Resti (in memoria di Amelia Rosselli)

Resti in quel dovizioso ritrovarsi
di quando all’Opera si leva il sipario
spegnendosi le luci della sala
ma non ancora quella dei palchi,
che affiorano nel rosa d’ un silenzio
che detta l’inizio dello spettacolo.

Resti nel palcoscenico appena
illuminato
da grotta amletica, deserto
dov’è sperduta e intanto fatta segno
la fertile tensione d’un faretto;
nell’aggirarsi d’un magico veliero
in fondo al golfo mistico perfetto;

nella dolcezza delle prime note
gravi per l’avventura dell’orecchio
e in quell’incedere sovrano
che si scopre nei sensi
e la memoria immobilizza ricordando
l’attacco del ritmo sincopato;

nell’attrezzeria del ripido gelsetto;
nell’angoscia funambolica d’un fiato
che libera il canto del soprano;
nell’effetto d’imbarazzo che il corale
produce nel canto gregoriano;
nella sentenziosità del basso

nel recitativo arcano del contralto
e negli archi-passamano tra gli ottoni a raso;
dei tamburi del lucido broccato
e in chi dirige l’orchestra con la mano,
nel suo levare e battere
presago d’un tempo a dir poco cartesiano

Biografia:

Nasce a Roma, il padre colonnello delle Guardie Pontificie. Nel 1954 si laurea in legge presso l’Università La Sapienza di Roma.

Nel 1959 presentato da Leonardo Sinisgalli su La Fiera Letteraria pubblica le sue prime poesie, e nel 1962, con la prefazione dì Pier Paolo Pasolini, la raccolta Il Privilegio di essere vivi, cui fa seguito nel 1963 Solo sperando nauseati, nel “Menabò”n.6 di Einaudi. Dal 1978 al 1988 lavora al comune di Roma come responsabile del Centro sistema Bibliotecario; nello stesso decennio è Segretario Generale del centro Eugenio Montale.

Nel 1964, con la pubblicazione del romanzo La Nausea media, Villa inizia a scrivere libri: Muore il padrone (1978), La scrittura cerca l’assassino (2003), Il figlio assurdo; nel 1973 esce da Mursia una Guida alla lettura di Vasco Pratolini; ricordiamo anche Sotto la cresta dell’onda, del 2004 e tanti altri[1].

Ha collaborato a varie testate giornalistiche Paese Sera Il Messaggero, Nuova Antologia, Il caffè, Il dramma, Quindici, Nuova corrente, Carte Segrete, Questo e altro, Menabò, e con testi alla Radio Vaticana, Televisione svizzera di lingua italiana per la quale ha sceneggiato “ Divertimento 1889 ” di Morselli[2].

È del 1982 la raccolta dei racconti fantascientifici Mandrake, Arcivescovo di Salem, per i Tipi della Newton Compton, dell’88 il giallo Morte per lucro,De Agostani; Fino all’ultima fermata, Arlem 2000; Come in un gioco a incastro, Stango 2000; Nuda proprietà, 2003; La scrittura cerca l’assassino, Greco e Greco, 2003; Sorpassi, Stango 2003.

Ha ricevuto dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi l’onorificenza di Commendatore.

Voci d’arte: Piero Fornasetti


“100 anni di follia pratica”, così si chiama la mostra che il figlio di Barnaba Fornasetti, ha costruito alla Triennale di Milano, che si è conclusa il mese scorso. La volontà era quella di rendere omaggio a questo artista italiano non solo per le opere ma anche per il suo concetto di “ornamento” che lo ha ispirato e accompagnato per molto tempo. 1000 pezzi, che hanno testimoniamo in maniera fortissima la sua inesauribile fantasia e lo spirito surrealista che lo caratterizzava. Dove l’oggetto non è solo oggetto, ma vive anche della sua interpretazione e uso. Un pizzico di dadaismo rivoluzionario, anche se Piero è molto classico. Fra gli anni ’30-’50 ci sono evoluzioni nella sua arte.

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“L’uomo è un animale decorato…da capelli di colori e fogge varie, dal colore della pelle, di sorrisi, di pianto e di espressioni. Persino chi cerca di abolire questa necessità fisiologica, cede lasciandosi crescere ad esempio le basette o portando cravatte rigate”. – Piero Fornasetti –

L’amico architetto Gio Ponti, dice dell’arte di Fornasetti: “Tutto ci è proposto come razionale, pratico, funzionale, economico. Ma se dopo tanto impegno cerebrale qualcuno va cercando fra le vecchie cose, ecco ora Fornasetti indurci a guardare, anzi a leggere, l’ornato anche su forme d’oggi”.

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E’ sicuramente un’arte che incuriosisce quella di Fornasetti, produce in multipli, ma resta padrone assoluto della sua unicità.
“Ogni oggetto di Piero Fornasetti è una porta aperta attraverso la quale uno è immediatamente risucchiato come in Alice nel paese delle meraviglie”, chiudo con queste parole di Philippe Stark.

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Piero Fornasetti (1913-1988), pittore – stampatore – collezionista – stilista – gallerista, ma soprattutto finissimo artigiano. Ha disegnato e realizzato 13 mila oggetti e decorazioni, dei veri pezzi unici, messi su carta e tracciati con rapidità che ad oggi risulta inimmaginabile e sicuramente mai praticata nell’era della progettazione digitale. Figlio della borghesia milanese, nel ’30 entra nell’Accademia di Brera ma ne viene espulso per insubordinazione; finirà alla Scuola superiore d’arti applicate all’industria, studi che lo formano fino a farlo diventare l’antesignano del design industriale. Inizia da pittore ed espone nel ’33 le sue prime tele. Alla Triennale per giovani talenti chiedono disegni per porcellane lui si presenta con i foulard e viene escluso, ma Gio Ponti, direttore, ne resta colpito. Inizia così una bellissima amicizia che negli anni ’50-’60 porterà a moltissime avventure. Nel ’37 fornasetti vince il concorso del Pensionato Sarfatti e parte per l’Africa grazie al premio. Nel ’43 è a Padova, dove affrescherà alcune sale del palazzo universitario del Bo; in guerra viene internato in Svizzera, nel ’47 espone alla Triennale motivi per ceramiche, pubblica su domus e dal ’50 collabora con Ponti; Casinò di San Remo, casa Lucano, cabine del transatlantico Andrea Doria. Morirà durante un piccolo intervento chirurgico.

Bellezza e bruttezza sono un miraggio perchè gli altri finiscono per vedere la nostra interiorità. – F.Kahlo di Patrizia Calcagno


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Giovedì è stata inaugurata alle Scuderie del Quirinale a Roma la mostra di Frida Kahlo. All’interno sono stati esposti oltre 40 capolavori, i più emblematici per ogni “nucleo collezionistico”, dividendoli in varie sale. Ognuna è preceduta da nozioni didascaliche che consentono a chiunque di scorgere al massimo tutto ciò che è necessario per godere a pieno le emozioni delle sue pennellate.
Il personaggio di Frida solitamente, nel percorso scolastico, viene menzionato velocemente con qualche accenno ai suoi numerosi autoritratti o, ancor peggio, tralasciato. Il suo nome viene simpaticamente associato ad una donna con sopracciglia particolari, non curate, vicine come due curve destinate a formare il simbolo dell’ infinito ( presente in alcune delle sue stravaganti acconciature). Probabilmente già da questo tratto si accenna il suo spirito ribelle, fino a farlo esplodere nelle sue opere.
La sua arte e la sua formazione non sono state frutto di una futura aspirazione verso una carriera artistica, bensì una terapia interiore alternativa, capace di esprimere ciò che provava emotivamente a seguito di un incidente in cui fu coinvolta all’ età di 17 anni e che le comportò diverse problematiche fisiche, obbligandola a passare del tempo a letto in attesa di una guarigione. Ecco che ogni perdita può contenere al suo interno una conquista. E’ proprio così che finisce il suo progetto iniziale incentrato sullo studio della medicina e ne comincia un altro : diventare pittrice, al fine di sostenersi con il minimo indispensabile, rompendo con gli ausili economici dei genitori.
Per quanto riguarda la mostra in sè, l’atmosfera delle Scuderie, in particolare nel percorso tra un piano ed un altro collegato da scale, consente all’ occhio di ” purificarsi ” grazie al completo biancore presente su muri e complementi d’arredo. Il candore anticipa preparando il visitatore allo stupore e alla magnificenza dei colori brillanti ed intensi dei quadri. La mostra è dinamicamente appetibile, in quanto intervalla opere della pittrice messicana con quelle di Diego Rivera, nonché suo grande amore, marito, “cosa peggiore della sua vita oltre l’incidente” . Pochi ma imperdibili, lasciano trasalire lo sguardo in sinuosità perfettamente in sintonia tra natura e corpi femminili.
Oltre alla sezione dei quadri, tra cui il celebre ” Autoritratto con l’ abito di velluto ” ( 1926 ) dipinto a 19 anni e “Autoritratto con collana di spine e colibrì”(1940) per la prima volta esposto in Italia, vi è una sezione di bozzetti, alcuni incentrati sul suo aborto ed altri tratti dal suo diario, rappresentanti le proprie emozioni : si spazia dall’ allegria, alla pace, all’ inquietudine ed odio, fino a giungere all’ amore ( appena accennato con un tremante pastello rosso).
Vi è infine una sezione di fotografie, sia in bianco e nero che a colori, raffiguranti Frida in azioni quotidiane, da sola o affiancata da Diego.
La mostra si conclude con delle nature morte che ne rappresentano il suo ultimo e sofferente periodo di vita, non solo perchè la pittrice intuiva che il pubblico li avrebbe maggiormente acquistati, ma anche perchè il tema era associato al suo desiderio di morte.
Con sorpresa, all’ uscita del percorso, vi è una gigantografia del volto di Frida, diviso in quadrati mobili impilati su di un filo e che, una volta girati, contengono le sue più celebri frasi.
Insomma, è una mostra imperdibile che merita davvero di essere visitata. C’è tempo fino al 31 Agosto.
Buon percorso emozionale a tutti!

Patrizia Calcagno