AUTUMN LEAVES – POESIE D’AUTUNNO (alcuni testi di Francesco Tontoli)


colori_foglie_autunno

COMMIATO AUTUNNALE

Dubito che il vento mi porterà notizie di te
lo annuso il vento,e ne divoro intere folate
tagliandolo a fette e risputandone gli affanni
ora che l’autunno mi restituisce la forma delle foglie
come una pioggia di mani volanti che mi salutano,
e ti salutano, sventolando il loro corpo dorato.
Dubito , e in questo dubbio ripongo una piccola certezza
nella piega autunnale che prendono le cose
in un cantuccio umido dove ti nascondi.
Ti cercherò lì.
Sarai in quel buio protetto e silenzioso
in una tana calda, accudirai i tuoi piccoli ricordi.
Aspetterai.
Ti aspetterò.

***

LA CORSA BREVE

Ho letto azzurro nel tuo sguardo
perché vi hai raccolto un po’ di cielo
ci hai messo un bicchiere di mare come un velo
un pizzico di terra nera, e un sasso sardo
che rimbalza sopra il tuo cristallo
e affonda nella nebbia mia come in un taglio.

Ho letto l’intensità del tuo battito di ciglia
che nuota tra le cose sconosciute e vuote
decisa a rubare l’infinita meraviglia
di tutto ciò che guardi come in sogno
e rendi con la tua bocca note.
Perché tu canti anche nel silenzio greve
della foglia che cade libera in autunno
maledicendo la canzone della sua corsa breve.

***

ANTICIPI

Il poeta è esposto alle stagioni
e a settembre sta lì a valutare
con occhio critico
se quella foglia in bilico si stacca
e nel suo volo c’è tutto quell’incanto
che gli preme
le variazioni della luce
le voci che raccoglie da quell’albero
la tessitura dei rami che incomincia
a intravedersi quando ancora la calura
ne appesantisce il tronco.
Il poeta non sa attendere
anticipa col gioco il percorso
che fa nuovo il vento
e ogni volta è il suo turbine a spingere
le foglie in corsa bruciandone i colori
E’ già autunno dice
mentre il sole cuoce i suoi legni
e fa appassire crudelmente i frutti.
E’ già sera dice
quando il giorno rumoreggia .
E’ già tempo pensa
quando il tempo ancora non lavora.

***

DOVE NON PIOVE

Allora gioca che sembra che giochi
e nel giocare cagiona rovine
ed è pur vero che il nero che invoca
solo novembre lo inghiotte coi tuoni.

Gioca a saette e gioca a tresette
cala la carta migliore dal cielo
e dalla pioggia di doni che crea
molti annegati ringraziano grati.

Quando si annoia ritira la mano
va a rifugiarsi nel cupo pertugio
dove ricorda e dove si scorda
tutto il dolore di essere dio
sogna il deserto e dove non piove
quando non v’era nessuno da amare

***

MIRIOSO, SVARIOSO

Mirioso, svarioso
luterco nella broccola di pirca
un pirillasso di franiglie passe
e ciàncolo la sciuma di ripasso
follendo luma, smorcia, e stiritirca

Lunare sempre a modo di cavagna
un estirpare vegetoallunanza
dalle giunfiglie rèmolo una iote
dalle ca’ vuote un tema tirillanza.

Eppure non mi dolgo di quel dolo
s’agghinda il mio monte d’una nebbia
la partorisce in frine e mi stordisce
il càvulo e nèfrolo esultanza
signo effigiato d’insignificanza
come un lenone e un gioco da allagare
mirioso, svarioso per alloppa e dagli
allumacare in nettuniosi ragli.

***

PIETRA E ACQUA

Il cielo è basso di cenere e di nuvole
non è domenica nemmeno di domenica
perchè le cose non risuonano a Novembre
e le campane non richiamano cantando
la pioggia dai molti rintocchi sull’asfalto
la nebbia che si abbina e aderisce al nòcciolo
il passo di un ragazzo a un passo dal silenzio.

L’autunno è un’età di semi che affondano
di gocce rimaste appese in cima agli alberi
che scivolano e cercano di acquietarsi e stare
dentro una goccia grande come in un grembo.

Il giorno muore presto, é un’illusione al cinema.
Siamo luci piccole che vanno a schermo cieco
quelle metafore che cercano un senso
trovando un insensato palpito di vita
sotto il sasso che solleviamo per giocare.

***

IL FOGLIO BIANCO

Sono qui ad aspettare su questo foglio bianco
che avvenga la trasmutazione alchemica invocata
che il dolore si manifesti in segno
e il segno in catena di suoni che rotolano
lungo il nulla abissale della parola prossima
e del prossimo inevitabile dolore.

Potrei produrre sguardi senza pensieri
foglie senza alberi, dal vento stesso create
foglie chiamate vento. che non lasciano segni
come lettere che fuggono risucchiate nel buio dell’inverno.

Le vocalità dell’autunno non ammettono consonanze
soffiano suoni che non diventano parole
iscrizioni aperte e non lette, muti alfabeti
indecifrabili, come una religione non rivelata.

(testi da una silloge inedita)

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