Ai Weiwei su Instagram – ovvero l’importanza di chiamarsi Ai


Se non avete ancora seguito su Instagram Ai Weiwei, forse è arrivato il momento di farlo. Se non lo conoscete, sarebbe un ottimo modo per iniziare a conoscerlo. Dal 2011 continuamente posta foto della sua vita. E’ un artista eclettico, sembra voler sperimentare tutto, parola d’ordine Armonia e i social network ed internet devono farlo proprio impazzire. Tagliare i capelli, giocare col figlio, inquadrare i suoi gattoni rossi, farsi la doccia. Le instafoto quadrate, non hanno bisogno di tante parole, arrivano e le sue, sempre brillanti. Anche questa è social arte. Impossibile scambiarlo per un bimbominkia. Le autorità cinesi hanno chiuso il suo blog, lo hanno incarcerato per 81 giorni, lo hanno reso vittima di assalti della polizia notturni, libertà vigiliata, condannato a 12 milioni di yuan con revoca della licenza a commercializzare le proprie opere e bloccato in Cina… Ma lui continua, la sua vita, la sua arte, anche su instagram, su twitter, “imprigionandoci” un mistero. “Hey ci sono! Sono vivo! Non mi fermerete: La vita è inevitabile.” Devo dire che è un ottimo motivo per aprire Instagram almeno una volta al giorno. Domenica ha postato delle manette rosa con scritto Ai Weiwei e poi un ricordo di Lou Reed, appena scomparso, mentre faceva Tai Chi. Spesso mi capita di chiedermi, cosa starà facendo Ai? E’ davvero un simpaticone, credetemi, posta le sue pose con assoluta disinvoltura, il suo faccione è bello, scomodo, è fulcro della sua arte e lui lo sa. Ride e deride i suoi antagonisti. Usa qualsiasi canale popolare per raggiungere il suo scopo: arrivare a chiunque, testimoniare, trasformarsi lui stesso nel messaggio di cui si fa portatore, su tutti i canali possibili: si può fare. Si può denunciare. Nascondendosi dietro a un gatto… Si può essere individui e averne il diritto, si può vivere liberamente. Si può essere Arte. Fatelo con lui.

Nessuno snobismo da questo artista architetto cinese, potreste benissimo trovarvi un retweet da parte sua (@aiww)! In rete si trova davvero di tutto: lui che si riprende 24 ore su 24 stile grande fratello per denunciare il governo cinese che lo spia, la canzone con cui denuncia il suo arresto, o addirittura, se ve la ricordate, la parodia del tormentone Gangnam style, vestito di nero con una tshirt rosa, meglio di qualsiasi pop star, muovendo le mani a ritmo di manette… chiaramente subito bloccata dal regime cinese, ma troppo tardi per non essere vista… potete rivederla qui Poco dopo Anish Kapoor diffuse, in supporto al collega cinese, un’altra versione della stessa parodia il “Gangnam of freedom” in suo onore… ovvero quello dei diritti umani, eccolo (Durante la visione, si consiglia di muovere le mani allo stesso modo indicato nel video).

Si può fare arte a qualsiasi costo e riuscirci? Se ti chiami Ai Weiwei, hai un accesso ad internet ed un buon server…sembrerebbe proprio di sì. Nulla sembra in grado di fermarlo.

Insomma seguirlo ne vale davvero la pena, tutte le mattine mi ricorda lo sforzo dell’essere umano, verso qualsiasi essere umano, che si è come semi di girasole in un mare di semi di girasole, inevitabilmente diversi, uguali ed unici.

Ecco alcune foto da Aiww su instagram , seguilo!

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