Un incantevole Aprile


Josie Lawrence interpreta Lottie Wilkins

Josie Lawrence interpreta Lottie Wilkins

“Non avete mai visto le cose come una specie di flash prima che accadano?”. Così, esordisce Lotty Wilkins [(“Wil)-Kins”, somiglia alla minuscola coda  di un carlino arrotolata in punta)] nel rivolgersi  a Rose, donna dal volto di Madonna delusa. E scende la pioggia dietro i vetri del Nightingale Woman’s Club, oltre le visioni dei finestrini d’un mezzo pubblico, sulle strade invase di traffico e nebbia. Cappelli calcati sulla fronte, lunghi cappotti di lana scura, una fitta fra costole e cuore, cene con il contrappunto del permesso per “diventare”e l’omologazione (“Certe volte penso che conservi una copia di tutto ciò che dice” – Lotty Wilkins riferendosi al marito, con scoramento). Si rapprendono le immagini, le speranze (“Devi smetterla di comperare fiori. Noi non siamo ricchi, non possediamo né titoli né azioni. Cosa ne sarebbe di te Lotty, se domani io finissi sotto un tram? Continueresti a comperare fiori? – il marito Mellersh Wilkins). Il coraggio di uscire da schemi preconfezionati e imposti dalla morale imperante, la pazienza di cercare dentro se stessi il volo più alto verso una Bellezza negata dalle convenzioni e dal quotidiano. In “Un incantevole Aprile” c’è il salto di qualità verso ciò che ognuno potrebbe riconoscere come Poesia, senza neppure saperlo. E non lo sa Lotty, non lo sa Rose,  nè  lo sanno gli altri protagonisti. Che sarà proprio così.  In fondo, il riconoscere in un giorno uggioso la Bellezza è un viaggio che protende verso la perfezione dell’essere, è la genesi del riscoprire all’ improvviso ciò che si è sempre stati, ciò che si è sempre desiderato. Le anime di donne e uomini così diversi eppur tanto simili raccontano ciò che potrebbe accadere se ognuno di noi abbandonasse le proprie difese per cullarsi in un liquido amniotico primordiale, in cui la scoperta delle radici umane si completa e manifesta attraversando gli elementi naturali e i corpi, le menti, le stagioni.

Il riuscire ad esternare il desiderio ardente di creare una bolla di Bellezza per costruire un nuovo sentiero nella Vita, è il dono che questo film ci porge. Così, laddove la solitudine diventa una sublimazione dell’essere vergini di fronte al mistero dell’esistenza, l’entusiasmo, dedicato all’azzerare un percorso praticato quotidianamente senza gioia, incarna la magica propensione al sostare senza timore presso se stessi in un’ottica di delizia, libera dal sacrificio mortificante dell’apparire senza davvero essere. Fra i muri di costrizione, crepe lunghe e profonde iniziano a segnare il Tempo. E se giungere alla Bellezza è arduo, se far pace con il mondo è come attraversare una notte buia e tempestosa, il nuovo giorno giunge spalancando la luce del nuovo inizio. Il non detto si svela assumendo forma e consistenza.

Muovendosi poco alla volta. Ecco la Poesia lenta nel manifestarsi e aprirsi in ogni dettaglio o colore della nuova realtà, ecco la Poesia scorrere senza parole segnando la via, ecco la Poesia che come collo di cigno guarda dentro le acque torbide e vede il futuro. E l’amore, che regna sovrano sui percorsi degli uomini si siede e guarda, lasciandosi sorprendere dai piccoli moti di un sospiro. O dal guizzare veloce e impavido di una lucertola sui sassi. Le scoperte dell’oro sui pendii scoscesi, a picco sul mare di smeraldo, rimangono dentro le vertebre come ghinee riposte per il Tempo a venire. Che la Poesia viene, lenta, assorta, vestita di Grazia. Aggirandosi. In Coraggio e Possibilità. (“Se si desidera qualcosa ardentemente, accade” – Lotty Wilkins a Rose Aburthnot).

Federica Galetto

Miranda Richardson e Josie Lawrence  interpretano rispettivamente Rose Abuthnot e Lottie Wilkins

Miranda Richardson e Josie Lawrence interpretano rispettivamente Rose Aburthnot e Lottie Wilkins

N.d.A.: Questo articolo è basato su libere impressioni tratte dalla visione del film “Un incantevole Aprile” (Enchanted April) del (1992) diretto da Mike Newell, tratto da un romanzo di Elizabeth von Arnim del 1922, nel quale si racconta la vicenda di quattro signore londinesi che lasciano la loro piovosa città per trascorrere un periodo di vacanza in Italia, sulla Riviera ligure di levante. La signora Arburthnot e la signora Wilkins, che frequentano lo stesso club femminile ma non hanno mai scambiato una parola fra di loro, fanno reciproca conoscenza dopo aver letto entrambe su di un giornale un annuncio economico in cui si offriva in affitto un castello in Italia. Le due signore scoprono di essere accomunate dalla tristezza per aver contratto entrambe un matrimonio deludente e dal desiderio di trascorrere un periodo di riposo in una località soleggiata e piena di fiori. Non essendo ricche, le due donne decidono di cercare altre compagne disposte a dividere le spese; con riluttanza accettano di portare con loro la signora Fisher, una signora anziana e sussiegosa, e Lady Caroline Dester, una giovane donna graziosa e brillante desiderosa di allontanarsi dalla soffocante società mondana in cui è immersa in Inghilterra. Il romanzo di Elizabeth Von Arnim The enchanted april, tradotto in italiano nel 1928 col titolo Incanto di aprile e nel 1993 col titolo Un incantevole aprile, era ambientato in località di cui venivano date solo indicazioni geografiche sommarie (Londra e San Salvatore). Ne venne tratto un film con lo stesso titolo già nel 1935, diretto da Harry Beaumont, protagonisti Ann HardingKatharine Alexander e Frank Morgan. Dopo il film diretto da Newell (1992), nel 2003 fu rappresentata a Broadway una riduzione teatrale ad opera di Matthew Barber, mentre nel marzo 2010 è stato rappresentato al Chelsea Studios di New York un musical, tratto sempre dal romanzo della Arnim, con musiche di Richard B. Evans e testi di Charles Leipart. Il film è stato girato nel Castello Brown di Portofino dove la romanziera trascorse un periodo di vacanza nel 1920; all’epoca il castello apparteneva ad un proprietario inglese.

Il film di Newell ha ottenuto due Golden Globe nel 1993:

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