Mare: navigazione a parole


Se vuoi costruire una nave,
non radunare gli uomini per raccogliere il legno e distribuire i compiti ma,
insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito.
(A. de Saint Exupery)

Dennys Hess

Dennys Hess

Febbre del mare di John Mansfield

Devo tornare sul mare, solitario sotto il cielo,
e chiedo solo un’alta nave e una stella per guidarla,
colpi di timone, canti del vento,
sbuffi della vela bianca,
e bigia foschìa sul volto del mare
e un bigio romper dell’alba.

Devo tornare sul mare, ché la chiamata
della marea irruente è una chiara
selvaggia chiamata imperiosa;
e io chiedo soltanto un giorno di vento
con volanti nuvole bianche,
pien di spruzzi e di spuma e di strillanti gabbiani.

Devo tornare sul mare, alla vita
di zingaro vagabondo; alla via
delle balene e degli uccelli marini,
dove il vento è una lama tagliente;
e io chiedo solo un’allegra canzone
da un compagno ridente e un buon sonno
e un bel sogno
quando la lunga giocata è finita.

CREPUSCOLO di Heinrich Heine

Sulla pallida spiaggia giacevo,
solitario dai tristi pensieri.
Declinava al tramonto nel mare
il sole, gettando sull’acqua
vivi sprazzi di porpora ardente;
ed i candidi flutti lontani,
sospinti dall’alta marea,
venivan spumando frusciando
più presso, più presso…
Uno strano gridare, un brusìo
e sibili e murmuri e risa,
un sospirare, un ronzare:
e, frammezzo, un sommesso cantare
di cune dondoleggiate.
Riudir mi parea le obliate
leggende, le fiabe soavi
di tempi remoti, che bimbo
mi seppi dai bimbi d’accanto,
allor che nei vesperi estivi
ci acquattavam sui gradini
dinanzi alla porta di casa
per cinguettarci sommessi
le storie, coi piccoli cuori
protesi in ascolto, con gli occhi
astuti di curiosità,
mentre le bimbe più grandi,
dalle finestre di fronte,
tra vasi olezzanti di fiori
sporgevano i volti di rosa
ridenti alla luce lunare.

Il mare di Antonio Machado

Lo scafo consunto e verdiccio
della vecchia feluca
riposa sul lido…
sembra la vela mozzata
che sogni ancora nel sole e nel mare.
Il mare ribolle e canta…
Il mare è un sogno sonoro
sotto il sole d’aprile.
Il mare ribolle e ride
con le onde turchine e spume di latte e argento,
il mare ribolle e ride
sotto il cielo turchino.
Il mare lattescente,
il mare rutilante,
che risa azzurre ride sulle sue cetre d’argento…
Ribolle e ride il mare!…
L’aria pare che dorma incantata
nella fulgida nebbia del sole bianchiccio.
Palpita il gabbiano nell’aria assopita , e al tardo
sonnolento volare, si spicca e si perde nella foschia del sole.
*

di José Saramago

Là nel cuore del mare, là ai confini
dove nascono i venti, dove il sole
sulle acque dorate si sofferma;
là nello spazio di fonti e di verzura,
d’animali mansueti e terra vergine,
dove cantano uccelli naturali:
amor mio, mia isola scoperta,
da lontano, dalla vita naufragata,
riposo sulle spiagge del tuo ventre,
mentre pian piano le mani del vento,
passando sopra il seno e le colline,
alzano onde di fuoco in movimento.

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3 pensieri su “Mare: navigazione a parole

  1. ll viaggio finisce qui:
    nelle cure meschine che dividono
    l’anima che non sa più dare un grido.
    Ora I minuti sono eguali e fissi
    come I giri di ruota della pompa.
    Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
    Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.

    Il viaggio finisce a questa spiaggia
    che tentano gli assidui e lenti flussi.
    Nulla disvela se non pigri fumi
    la marina che tramano di conche
    I soffi leni: ed è raro che appaia
    nella bonaccia muta
    tra l’isole dell’aria migrabonde
    la Corsica dorsuta o la Capraia.

    Tu chiedi se così tutto vanisce
    in questa poca nebbia di memorie;
    se nell’ora che torpe o nel sospiro
    del frangente si compie ogni destino.
    Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
    l’ora che passerai di là dal tempo;
    forse solo chi vuole s’infinita,
    e questo tu potrai, chissà, non io.
    Penso che per i più non sia salvezza,
    ma taluno sovverta ogni disegno,
    passi il varco, qual volle si ritrovi.
    Vorrei prima di cedere segnarti
    codesta via di fuga
    labile come nei sommossi campi
    del mare spuma o ruga.
    Ti dono anche l’avara mia speranza.
    A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
    l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.

    Il cammino finisce a queste prode
    che rode la marea col moto alterno.
    Il tuo cuore vicino che non m’ode
    salpa già forse per l’eterno.

    Eugenio Montale

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