Antonio Mellino: Deliri d’Inchiostro


ANTONIO BN

Antonio Mellino è nato a Crotone il 27 Luglio 1983. Fin da piccolo ha sempre dimostrato una grande passione per l’arte, soprattutto nel disegno e nel canto. Grande amante della musica, a 17 anni entra nella sua prima band a Verona, coltivando così il suo amore per il canto e inizia a scrivere testi in inglese. L’esperienza con i testi andrà poi avanti con l’ingresso come voce nei MoR, band crotonese, dove è finalmente libero di esprimere la sua creatività nella musica, ma soprattutto nelle liriche. Finiti gli studi trova lavoro come grafico pubblicitario e questo incrementa la sua passione artistica che riesce ad esprimere anche nel lavoro. Nel 2010 pubblica la sua prima raccolta di poesie dal titolo “Deliri d’inchiostro” con la casa editrice “Il Filo – Albatros Edizioni” di Roma.

Qual è il tuo concetto di poesia?

La poesia per me è uno sfogo, una liberazione, la necessità di far emergere quello che ogni giorno porto dentro la mia anima. Sono un ragazzo molto timido ed introverso e la poesia mi permette di esprimermi completamente, senza timori, senza riserve. Quando scrivo sono semplicemente me stesso, il mio animo si libera di tutto quello che lo circonda, siamo solo io e la mia penna.

 Quali sensazioni accompagnano la tua scrittura?

Lessi una volta una frase che mi è rimasta impressa e che diceva “La poesia è un fiore cresciuto sul dolore”. La mia esperienza è nata proprio da un periodo della mia vita in cui ho sofferto molto e lo scrivere mi ha aiutato ad alleviare il dolore. Molto spesso sia nelle canzoni che nelle poesie, scrivo per lenire la sofferenza che non riesco, diversamente, a buttar fuori, ma l’ispirazione può giungere da qualsiasi fonte. Tutto quello che suscita in me una forte sensazione si trasforma in versi; a volte diventa denuncia o ironia, quando mi guardo intorno e vedo tanta ipocrisia e ignoranza da parte della gente, altre volte, come la maggior parte dei poeti, è l’amore ad ispirarmi o l’incontro di anime simili alla mia.

 Qual è la tua poesia preferita?

Sono sempre stato molto affascinato dai poeti francesi del decadentismo e soprattutto da Baudelaire perché li sento molto vicini alle mie sensazioni, ma amo molto Alda Merini e una delle poesie che preferisco è “La Terra Santa” tratta dall’omonima raccolta del 1983. Basta leggerla per rendersene conto; in questi versi, la scrittrice paragona il manicomio, dove per anni è stata rinchiusa, alla Terra Santa biblica e lo fa con una metafora dalla quale scaturisce l’immensa sofferenza e la profonda amarezza provata nel periodo d’internamento. Realtà e visione si intrecciano, dalla tortura l’anima risorge prorompente e tutto questo crea un’immagine forte che scava nel profondo e non può assolutamente lasciare indifferenti. Amo questa poesia perché sa essere violenta e dolce nello stesso tempo, mi da delle sensazioni fortissime e ogni qualvolta la leggo, fatico a trattenere le lacrime.

L’autore c’ha fatto dono di questi versi inediti.

Sento il cuore pulsare forte,
mi sfonda il petto
e continua forsennato in gola.
Ogni parola
che prende vita
dalle tue labbra,
è come una lama calda
che mi trapassa l’anima.
Posso sentire
ogni piccola goccia di sangue,
cadere lenta sul pavimento
e una sensazione d’amore bruciante
illuminare tutto il mio essere.
Piange lacrime dolci la mia anima
che viene carezzata così dolcemente
e il respiro si blocca
schiavo ormai dei tuoi occhi,
adesso posso abbandonarmi
all’estasi.

CIELO ROSSO SANGUE

 Urla.
Echi di ninna nanne per le strade
scavano dentro la mia mente…
Urla di morte,
che scavano dentro la mia mente…
Se chiudo gli occhi
vedo ancora i corpi gettati intorno a me, intorno a me…
Non c’è pace, non c’è giustizia, non c’è via d’uscita.
Non c’è musica, non c’è silenzio, solo il rumore degli spari.
Nessun Dio da pregare.
Ogni momento è una lotta con la morte,
faccia a faccia, puoi guardarla dritta negli occhi.
Ho cercato di dimenticare il sangue sulle mie mani,
lo sento ancora bruciare sulla pelle.
Ho cercato di dimenticare gli occhi dei bambini,
che morivano tra le mie braccia.
Ho pensato di poter aiutare la gente,
ma portavo con me, solo dolore e sofferenza…
Un cielo rosso sangue  cadeva sulla città,
nessun uccello volava su quella valle della morte…
Case distrutte. Strade deserte. Sciacalli ovunque. Fuoco e Pioggia.
Ho cercato di dimenticare il sangue sulle mie mani,
lo sento ancora bruciare sulla pelle.
Ho cercato di dimenticare gli occhi dei bambini,
che morivano tra le mie braccia.
Ho pensato di poter aiutare la gente,
ma ho portato con me, solo dolore e sofferenza…

IGNORANCE AND BLISS

È buia la realtà in cui ci troviamo,
meglio non sapere,
non conoscere…
Meglio non chiedersi perché,
meglio vivere leggeri
in sogni di plastica…
Meglio ammirare paesaggi
fatti di colline verdi
e cieli azzurri,
meglio camminare a mezz’aria
colando materia grigia dalle orecchie…
Meglio rimanere ciechi,
senza bastone,
aspettando che sia un muro
a dirci dove andare,
meglio non affacciarsi mai
sul baratro sotto ai nostri piedi,
senza mai sbirciare nel buio…

ONE MORE TIME

 Grande è stata la pena
per la morte nel mio cuore,
lancinante il dolore, quando, con pazienza
ho dovuto ricucire le ferite.
Ancora una volta,
ho fatto a pugni con me stesso,
in una battaglia persa in partenza.
Ancora una volta,
ho raddrizzato le mie ginocchia spezzate
provando a rimanere in equilibrio
come su una fune.
Ancora una volta,
sono emerso come cristo dalle acque
piangendo lacrime di resurrezione…

PORTRAIT

Una collana di filo spinato,
lamette come orecchini,
rovi nei capelli…
Truccata di lividi,
viola e rossi intensi
come ferite sulla tela…
IMPERSONIFICAZIONE DI SOFFERENZA…
Dipingo implacabile,
violento la tua immagine su un cavalletto,
mentre dal dolore,
rinasce stupenda,
la bellezza di un’opera d’arte.

TOO MUCH

È stato mai troppo per te?
Hai mai sentito la pelle bruciare, rovente
quasi a volersi staccare dal corpo.
Hai mai sentito ogni fibra del tuo corpo
Tendersi fino a strappare i muscoli, i tendini.
Hai mai sentito le ossa deboli,
incapaci di sorreggerti,
quasi da diventare polvere al minimo scontro.
Hai mai sentito l’anima
straziarsi in convulsioni epilettiche,
quasi a voler uscire, vomitando fuori dal corpo.
È stato mai troppo per te?
Hai mai portato, stanco
Il peso della vita
Il peso della morte
Il peso dell’amore
Quando tutto era troppo per te?

LINK

Pagina dell’Editore: http://www.ilfilo.eu/antoniomellino/index.html
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/deathseller

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Un pensiero su “Antonio Mellino: Deliri d’Inchiostro

  1. Hai mai portato, stanco
    Il peso della vita
    Il peso della morte
    Il peso dell’amore
    Quando tutto era troppo per te?
    Nei versi di Antonio Mellino si coglie il percorso di sofferenza e di comprensione del dolore attraverso i versi e il corpo. E’ stato mai troppo per te? Si, ho sentito l’anima straziarsi e le ossa deboli.

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