I ragazzi di Niscemi e il Petrolio di Gela


nomuos

Li ho visti quei ragazzi, li ho guardati dentro gli occhi, in quel profondo che il potere non riesce a leggere ma che non raggiungerebbe nemmeno. Ho parlato con loro, con i ragazzi del presidio “No Muos” di Niscemi e quella cosa che stanotte non decifravo, quella sensazione che non restituiva l’ambiente ideologico che mi stava attorno, infine, si è aperta lasciandomi vedere ogni cosa con chiarezza. Quella “cosa” era l’onestà, la consapevolezza di trovarsi nel luogo ideale dove lo scambio non è costretto da veti sulla libertà che ha per base l’educazione civica e morale e si estende alla libertà d’esistere, in un unico insieme con la natura liberata da inutili contaminazioni. Servono solo alle lobby le intrusioni nei contesti naturali e lo scopo è solo potere, controllo e denaro, molto denaro.

Ha ragione Sebastiano Adernò che li sente stanchi, e non di lottare, perché per quello nessuno di loro allenta la presa; sono stanchi per le aggressioni, stanchi per l’imbroglio continuo, della non volontà delle controparti, di dibattere una soluzione anche di “compromesso”. Mettiamoci poi la Polizia, con gli arresti arbitrari e le continue provocazioni, mettiamoci pure i media con la volgare disinformazione o, peggio, l’informazione a pagamento e non parliamo della politica che cerca di manovrare a proprio vantaggio questa protesta che dovrebbe coinvolgere tutti coloro che credono ancora nel futuro.

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Io dico che è facile da qui, dalla mia tastiera stuzzicante, con la mia birretta accanto, fare protesta! E’ vero, vale anche questa, certamente, ma andiamoci anche per un paio d’ore a vedere l’arena in cui questi ragazzi si giocano la libertà cercandola;

a vedere come si gestisce un presidio con l’unico desiderio di non farlo diventare un grande bordello giusto per passare le notti in compagnia.

No, è tutto sofferto, costoso, inevitabilmente pesante ma pieno di quel sanissimo desiderio di vincere su un’incredibile ingiustizia. Mi ha detto cose molto belle Max, ha detto delle cose che anch’io dicevo nel ’70 quando assieme agli operai si gridava a Palermo o a Roma contro quello status sociale di marca ancora troppo fascista e che riformulavo nel ’73, quando Pietro Valpreda, mi spiegava la sua poesia mentre io gli domandavo di Castro e della libertà…

Quant’è distante quel tempo ma quanto mi invoglia a gridare: NO MUOS cazzo!

Noi siamo poeti ed è nostro preciso dovere dare una mano. Alziamo il tiro, gridiamo attraverso la poesia, lanciamo il nostro messaggio e facciamolo esplodere a ombrello affinché al sacrificio di quei ragazzi, si aggiunga, potente, la nostra voce.

http://nomuos.org/index/muos

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Ecco come in un momento si spazzano via anni di lavoro! Non voglio parlare di assurda strafottenza, quantomeno, vorrei dire imprudenza e mediocre senso di responsabilità per quest’ennesimo disastro. Uno scambiatore non ha funzionato, dicono… e i controlli? Le decine e decine di controlli che si eseguono quando si rimette in marcia un impianto? Conosco le raffinerie e so dei controlli ma, evidentemente, qui non sono stati sufficienti, perché non è pensabile che possano accadere di queste cose, non è possibile che si mettano vite e ambienti a rischio per queste incurie e bisogna dire basta, bisogna che si segua una logica che metta in accordo lavoro e salute. Daniela Placenti grida alla lotta e siamo tutti con lei e l’associazione che sostiene e la sostiene, in un impegno che tocca tutti, anche i più lontani, perché, signori, amici, quello che accade oggi a Gela, non è una novità, e se non si danno veri e forti segni di intolleranza, niente fermerà i signori del potere.

Una tonnellata di greggio pesante si è riversato in mare e penetra in città attraverso il fiume con le conseguenze che possiamo immaginare. Fa bene Giuseppe Calì a voler strappare e bruciare la bandiera della raffineria che non è più soltanto simbolo di lavoro e quindi di benessere, ma diventa sempre più simbolo di morte e distruzione. Ovviamente la Polizia si preoccupa di identificare e schedare, con chissà quale attributo, l’amico Giuseppe anziché preoccuparsi dei cittadini, come se loro e i loro figli non vivessero a Gela e fossero immuni da quei mali che quel disastro comporta. E’ chiaro che per loro, quei ragazzi sono solo dei fanatici e sporchi comunisti che non hanno altro da fare che protestare!

Dico che siamo stanchi, dico che non voglio andarmene dalla mia terra per colpa di tutti quei furbetti coglioni che la stanno distruggendo; dico che si deve dare una mano ai gelesi per questa ulteriore protesta e a quei ragazzi, gli stessi che lottano contro il Muos, che giorno e notte si rendono presenti e attivi. A loro dico grazie, anche se so che avrebbero bisogno di “grazie” più alte delle mie.

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7 pensieri su “I ragazzi di Niscemi e il Petrolio di Gela

  1. Pingback: I ragazzi di Niscemi e il Petrolio di Gela | bumbi Media Press

  2. Mi commuovo, come mi commuovo davanti ad ogni ‘lotta’, davanti ad ogni ‘resistenza’..perché salvare la propria terra, avere un’ideale, combattere per difendere non solo se stessi..va al di là di tutto.

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  3. Il Ministro Mauro connivente con gli assassini di Pio La Torre
    Il 4 aprile del 1982 Pio La Torre, allora segretario regionale del P.C.I. siciliano, portò milioni di suoi concittadini alla marcia pacifica contro l’installazione dei missili Cruise a Còmiso.
    Pio La Torre, orgoglio di Sicilia, intuì che stava per realizzarsi una militarizzazione della nostra terra che ci avrebbe reso l’epicentro di un Mediterraneo bellico e che avrebbe spostato l’attenzione del mondo di allora, diviso in due blocchi contrapposti, verso la Sicilia come avamposto di una guerra che nessuno dei popoli voleva ed ancora vuole.
    Quella marcia pacifista, nel senso più puro del termine, segnò il discrimine tra una rassegnazione ad un ruolo militare che la nostra terra rifiuta, ma che spesso ha dovuto subìre in cambio di promesse vuote, ed il risveglio delle coscienze isolane che ritrovarono il sentimento più genuino di pace e di concordia rifiutando quindi di essere al centro di un mare di guerra animato dai bellicosi ideatori dei Cruise di allora e dagli installatori dei MUOS di adesso. Da quel momento, da quella manifestazione, a cui parteciparono tutte le Associazioni ed i Movimenti progressisti del tempo, si mise in moto la macchina poderosa della protesta popolare contro lo spirito di guerra e la voglia di egemonia militare da parte degli strateghi della NATO di allora, spirito che ancora persiste pur in un mondo che ha visto cambiare gli equilibri internazionali, e che continua a manifestarsi, in ogni forma più o meno camuffata, ma che ambisce a tenere viva la paura nella popolazione; paura di attentati, di estremisti, di nemici di ogni tipo che possano giustificare la vendita continua di armi ed il controllo asfissiante di ogni libertà individuale.
    La marcia di Pio La Torre mise in serio allarme gli strateghi bellicosi del tempo, e doveva essere stroncato subito il sentimento di pace e di ribellione che stava nascendo, ma gli omicidi eccellenti in Sicilia si facevano compiere alla mafia, come sappiamo, che aveva un ruolo politico anticomunista essenziale, e così pochi giorni dopo, il 30 aprile 1982, Pio fu ucciso dai mafiosi palermitani sotto il controllo tacito ed onnipresente dei servizi che davano gli ordini.
    “Ancora oggi rinnovare la memoria e lo sdegno per quel vile assassinio significa riaffermare i valori di democrazia e di libertà solennemente sanciti dalla Costituzione” ha detto Napolitano all’ultima commemorazione, il 30 aprile 2013; ma allora non si capisce perché lui, da garante della Carta costituzionale, spinge tanto perché venga cambiata nel più breve tempo possibile.
    Ma ciò che conta è che adesso c’è una nuova generazione di pacifisti che gridano: “No – MUOS”, ed ancora adesso c’è un nuovo mandante, epigono delle logiche belligeranti, che si chiama militarizzazione della Sicilia, e dire che “la Sicilia è una portaerei al centro del Mediterraneo” vuol dire ossequiare a queste logiche; ma fa ancora più male sapere che chi lo dichiara è un ministro di questo governo al quale partecipano gli epigoni dello stesso partito di Pio La Torre.
    Svegliamoci, allora, siciliani ed italiani, svegliamoci per far nascere i nuovi Pio La Torre e per far zittire i ministri guerrafondai.
    Giuseppe Sunseri

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