Fuori Menù 7 – il neofolk dei MumfordandSons, la Bulldog Strong Ale, quattro passi in Inghilterra fra cibo e letteratura romantica


Piange Babele, guardami ora, i muri della mia città sono crollati, chiedi dove saremo nei venti che urleranno così, come il mare dormirà nelle nuvole…Il nostro respiro è debole, i nostri corpi magri…

MumfordAndSons

mum

Il folk è il racconto doloroso del partigiano, dell’operaio sfruttato, dell’innamorata respinta, della vita amara che si condivide insieme agli altri, sperando di cambiarla.

I Mumford & Sons sono un gruppo di Londra formatosi alla fine del 2007 e composto da Marcus Mumford (voce, chitarra e batteria) Winston Marshall (voce, chitarra resofonica e banjo) Ben Lovett (voce, organo e tastiera) e Ted Dwane (voce e contrabbasso). Dopo aver dato alle stampe tre EP, firmano un contratto con la Island Records, grazie alla quale pubblicano nel 2009 il loro primo album SIGH NO MORE. Caratterizzato da una fresca mistura di sonorità folk acustiche, il disco ottiene un successo sorprendente: assicura al gruppo un Brit Award, raggiunge il numero due nelle classifiche inglesi e vende oltre un milione di copie negli Stati Uniti. Apprezzi dal gotha del rock internazionale (tra il 2011 e il 2012 incidono con Ray Davies dei Kinks e si esibiscono dal vivo con Bob Dylan, Bruce Springsteen e Paul Simon), nel settembre del 2012 pubblicando il secondo album, BABEL, prodotto come il primo da Markus Dravs (Arcade Fire, Coldplay).

Discografia:
SIGH NO MORE – 2009, Island/Cooperative Music
BABEL . 2012, Island/Cooperative Music

Bulldog Strong Ale

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Birra corposa e dal gusto amabile, il suo aroma è tostato e dolciastro. Da degustare a temperature non troppo basse per poter meglio scorgere tutte le sue peculiarità.

Prodotta da John Smith’s Tadcaster Brewery

Tipologia Strong Ale

Colore Rosso / Ambrato

Gradi Alcolici 6,3 %

Bicchiere Consigliato Pinta

Temperatura di servizio 10 ° C

Note Originariamente questa birra venne prodotta dalla storica birreria Courage di Bristol fondata nel 1702 e chiusa nel 1999. Da allora continua la sua produzione a Staines nello Yorkshire.

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Sheperd’s Pie o Cottage Pie

Il nome giusto di questo pasticcio è “Torta del pastore” in quanto l’ingrediente principale del piatto dovrebbe essereil macinato d’agnelo, sostituibile sia con quello di mazo che con quello di suino.
Piatto prettamente invernale e gustosissimo.

Ingredienti per 6 persone:

2 cucchiai di olio d’oliva
sale e pepe nero
900 g di carne macinata
1 grande cipolla grattugiata
1 grande carota grattugiata
2 spicchi d’aglio
3 cucchiai di salsa Worcestershire
2 cucchiaio di concentrato di pomodoro
1 rametto di timo fresco tritato
1 rametto di rosmarino fresco tritato
250 ml di vino rosso
400 ml di brodo di pollo
1 kg di patate
50 g di burro
2 tuorli d’uovo
Parmigiano grattugiato

Scaldate l’olio in una larga padella.
Unire il macinato tritato e far rosolare a fuoco vivo per 2-3 minuti.
Se la carne ha rilasciato troppo grasso scolarla con un colino e gettare parte del grasso.
Nella stessa pentola aggiungere poi la cipolla, la carota e l’aglio grattugiati direttamente nella padella.
Unire la salsa Worcestershire, il concentrato di pomodoro, le erbe aromatiche e cuocere per 1-2 minuti, mescolando spesso.
Versare il vino rosso e far evaporare. Aggiungere il brodo di pollo, portare ad ebollizione e cuocere finché il ragù avrà raggiunto la giusta densità, circa 20/30 minuti.

Nel frattempo, cuocere le patate in acqua bollente salata. Scolarle e ridurle in purea con lo schiacciapatate.
Unire il burro, i tuorli d’uovo, 2/4 cucchiai di parmigiano grattugiato, sale e pepe.
Il purè dovrà risultare bello consistente e non molliccio, per questo motivo non si aggiunge il latte.

Sistemare sul fondo di una pirofila il ragù, potete anche preparare delle monoporzioni usando dei tegamini di coccio, ricoprire con il purè di patate e grattugiare abbondante parmigiano a scagliette.
Con un forchetta muovete un po’ il purè in modo che la superficie non risulti liscia, così in cottura si formerà una crosticina molto appetitosa.
Passare in forno a 200°C per 20/30 minuti.

William Turner

William Turner

In un articolo non si può parlare in breve della letteratura Inglese, ma visto il romanticismo che i Mumford&Sons consegnano a noi con le loro musiche, vi accennerò al romanticismo Inglese e vi proporrò qualche testo poetico dell’epoca.

L’urbanismo e l’industrializzazione portò i poeti ad esplorare la natura, vista come un essere vivente, non più statica ma in movimento. La natura rappresentava l’espressione di Dio nell’universo, come fonte di ispirazione ed il mezzo per trovare veri valori morali. Le descrizioni dei paesaggi, minute e dettagliate, non rappresentavano però sempre la realtà, ma cambiavano a seconda dei sentimenti dell’autore. L’immaginazione, caratteristica fondamentale del periodo, poneva il poeta come mediatore tra l’uomo e la natura. Cronologicamente il Romanticismo viene fatto iniziare con la pubblicazione nel 1798 delle Lyrical Ballads, opera scritta da William Wordsworth e Samuel Taylor Coleridge, nella quale entrambi “teorizzano” il proprio modo di vedere e di fare poesia: il primo vedeva nella poesia un modo di rendere il quotidiano qualcosa di straordinario, mentre Coleridge usava la poesia per rendere credibile l’inverosimile, affidandosi alla potenza dell’immaginazione, vista come sovrana forza creatrice….

Entrambi i poeti fanno parte dei cosiddetti “poeti della prima generazione”, chiamati anche Lake Poets, occupati forse più a teorizzare e a sperimentare una nuova poesia piuttosto che esprimere se stessi.

I più grandi poeti romantici della seconda generazione furono invece Lord Byron, Percy Bysshe Shelley e John Keats. La tendenza di questi fu quella di esprimere nelle proprie poesie i propri animi inquieti, scossi dalla Rivoluzione Francese, che aveva acceso in loro una nuova percezione della libertà. Essi, pur essendo inglesi, sentivano un rifiuto per la loro terra: “Ribellione” è la parola chiave di questi poeti, specialmente in Byron e Shelley.

Jane Austen scrisse romanzi riguardanti la vita della piccola borghesia di campagna, visti dal punto di vista di una donna, ed obliquamente incentrati su questioni sociali come matrimoni e denaro. Thomas de Quincey, anticipatore di temi e atmosfere proprie della seconda metà del XIX secolo, è, insieme alla Austen, il massimo narratore inglese dei primi decenni dell’Ottocento.

Se quell’alto mondo, oltre il nostro,
Ci è caro perché amore sopravvive,
Se il cuore amato là serba tenerezza
E l’occhio è uguale, ma non ha più lacrime,

Come gradite quelle intatte sfere!
Come dolce morire anche in quest’ora!
Dalla terra innalzarsi e vedere ogni timore
Perso nella tua luce, Eternità!

Così deve essere: non è per noi che tanto
Tremiamo sulla sponda, e nello sforzo
Di varcare l’abisso ci afferriamo
Ancora al debole anello dell’Esistenza.

Oh credere che ogni cuore in quel futuro
Resti col cuore amato, insieme
Bere alle acque immortali, sempre uniti
Oltre la morte, l’anima nell’anima!

poesia di George Gordon Noel Byron – Lord Byron

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Le stagioni umane

Quattro stagioni fanno intero l’anno,
quattro stagioni ha l’animo dell’uomo.
Egli ha la sua robusta Primavera
quando coglie l’ingenua fantasia
ad aprire di mano ogni bellezza;
ha la sua Estate quando ruminare
il boccone di miel primaverile
del giovine pensiero ama perduto
di voluttà, e così fantasticando,
quanto gli è dato approssimarsi al cielo;
e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno
quando ripiega strettamente le ali
pago di star così a contemplare
oziando le nebbie, di lasciare
le cose belle inavvertite lungi
passare come sulla siglia un rivo.
Anche ha il suo Inverno di sfiguramento
pallido, sennò forza gli sarebbe
rinunciare alla sua mortal natura.

di John Keats

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