Inediti di Davide Valecchi


davide

La comparsa della frana
produce nomi non previsti
dentro cavità di marna
e fiale secolari.

Al di sopra l’edificio di pietra
rischia il cedimento
minato alla radice
da generazioni di memorie
in forma di reperti resi al giorno.

L’allineamento con il nostro tempo
– sciolto da ogni esperimento di corporeità *-
è comunque destinato a non durare
e la schiera di entità immaginate
si ritira dove poco altro arriva
ma rimane.

*Il verso è di Remo Pagnanelli (in Poesie, Il Lavoro Editoriale, Ancona, 2000, p.28)

Gli animali sono tutti in fondo
al fustino del Dixan
in un caos di colori decaduti
e segni di denti da latte.

Ce n’era uno per ogni forma nera
sulle mattonelle di cucina:

forse potrei ancora rovesciarli
per osservarne la disposizione
e valutarne i movimenti.

Poi mi dico che non è il caso
di compiere rituali così chiari
se si vuole uscire incolumi
dall’attraversamento.

Come simboli del divenire
ho scelto l’odore della gomma imporrata
e il vetro infranto di una macchina
rimasta dove finiva la carrozzabile
prima che io nascessi.

E’ importante ogni tanto fare la stessa strada
per vedere gli ingranaggi scoperti,
la quantità di ruggine
e l’affiorare di frammenti metallici
a centinaia di metri dall’origine,
arrivando, tornando.

In ogni caso:
ai due lati delle parole non importa
se le mani siano aperte o chiuse
perché ogni altra struttura
oltre la forma delle cose
cede.

L’indadempienza a chiamarsi cenere
conferisce alle schegge di plastica
e leghe scadenti l’identità
di un monumento in crescita continua.

Nel luogo di elezione
i ripetuti passaggi dell’acqua
non sono stati sufficienti.

Trovare pace al prezzo del silenzio
è una pratica non percorribile
lungo traiettorie che prendono corpo
guardando indietro troppo intensamente.

Davide Valecchi è nato a Firenze  il 13 gennaio 1974. Come poeta ha pubblicato la silloge Magari in un’ora del pomeriggio (Fara, 2011) e la plaquette Prima delle nuvole (in Scrivere per il futuro ai tempi delle nuvole informatiche, Fara, 2012). E’ presente in Di là dal bosco (Le Voci della Luna, 2012). La mini auto-antologia di inediti La costruzione di un linguaggio poetico: una questione di fede è inserita in Chi scrive ha fede? (Fara, 2013). Come musicista ha fatto parte di vari gruppi fin dall’adolescenza, spaziando tra rock, elettronica e sperimentazione. Attualmente è impegnato con due gruppi: Video Diva (gothic rock)  e Downward Design Research (elettronica). Con lo pseudonimo di aal (almost automatic landscapes), a partire dal 2001, ha intrapreso un percorso di ricerca sonora in campo elettro-acustico, concreto, elettronico e ambient, pubblicando vari lavori da solista o in collaborazione.

Sul web:

http://davidevalecchi.blogspot.it/
http://www.videodiva.it/

http://www.downwarddesignresearch.com/

http://www.myspace.com/almostautomaticlandscapes

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