POESIE DEL PADRE – V – con una poesia di Cummings tradotta per WSF


La potenza dei padri

Da un punto di vista squisitamente simbolico il padre rappresenta la potenza, anche quando la reale figura paterna è sempre stata tutt’altro che potente. Il tracollo di un padre, specie se improvviso, lascia il figlio sgomento. Anche se il rapporto non era così stretto e a quel padre non si guardava come a un personaggio irraggiungibile, dentro di noi resiste – o resisteva – immutata la sua portata simbolica, a dispetto di quello che sapevamo. Del resto, si può sapere senza sapere. E’ come se, a un tratto, si fossero capovolti i rapporti: ora siamo noi che dobbiamo proteggere lui ed è lui che, in qualche modo, è tornato bambino. Questo, almeno, è quello che è capitato a me. Da un lato c’è la realtà oggettiva di un uomo adulto – io -, che dovrebbe essere nel pieno delle sue forze, sufficientemente sicuro di sé e psicologicamente in grado di gestire l’eventualità di una grave malattia del padre (e con questo intendo soprattutto che dovrebbe essere consapevole che un’eventualità simile poteva verificarsi), e di un uomo ormai anziano ed esposto ai rischi che la sua età comporta. Parallelamente, però, esiste l’altra realtà, soggettiva, in cui l’uomo adulto non è mai del tutto uscito dall’infanzia, mentre il padre è sempre nel pieno delle sue facoltà, eternamente adulto. (Stefano Beretta)

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Padre, questo viso sepolto,

la sua immagine piegata alla morte

dentro il bianco letto non illude più nulla.

Ho chiuso la porta dietro di noi

e come ritagliarti dal profondo,

fermi al centro della stanza i nostri cuori.

Uno morto, uno vivo.

Ora tu pensi che io non ti  veda,

ma io so in questo momento,

mentre ti stai togliendo l’abito di dosso

come un bagaglio di un viaggio finito,

di già mi vengono i ricordi.

La misera infanzia e la semplice vita

che le tue mili parole non chiedevano oltre,

se solo ti avessi incontrato di più e baciato.

Ma è tardi in questa morte

e benché aliti in me il desiderio di seguirti,

anch’io ti consegno

e in paziente pianto rimango.

Nel resto del tempo, nei fitti pensierim

ritornami padre in silenzio

ROBERTA DAPUNT

***

Non ha scritto parole

ma si è seduto, spesso, su botti,

asce di legno, si siede ancora

sui gradini nuovi della sua

finalmente casa moderna: a chiedergli

cosa fa, risponde:  “A fag la pèinsa”:

è il mondo, con trattore, non figlia,

che lo lascia quieto,

o viene a lui in grani fitti, a destini

muti, lo invaghisce           (di lui in me

questo, e se io ne faccio, qualche volta,

parole, è perché vuotarsi, lì, senza

difese, esserci per una cipolla che coltivi,

umile                                             fino allo stallo totale

del dare senso,

è troppo umano, assomiglia                          quasi al vivere        quasi

al morire

ma già da sempre vecchio, ha lasciato

volere agli altri, sazio in angoli

di abulìe animali, sacre: forse perché

ha sempre dovuto                                    ha rischiato in me

la scommessa dei saldi fini, e per sé il nulla

delle zolle guardate, del granoturco fiutato)

( invano

so che scorrendomi

vicino, senza parole, come fantasma

che esiste ad ore, in stanze certe

lascia in me, da sempre

quel sedersi segreto)

MARIA LUISA BOMPANI

*****

Tenero padre suonatore di triangolo – uno strumento così piccolo

così difficile da suonare

che però sale altissimo

quando finito il grande respiro

degli archi

si sentono

i leggeri rintocchi dei leggii

i fogli che si girano

si sentono le chiavi appena mosse

sotto le dita dei suonatori di fagotto

si sentono le mani che si staccano

dalle corde

dell’arpa

ROBERTO AMATO

e.e.cummings

MIO PADRE SI è MOSSO ATTRAVERSO DESTINI D’AMORE

di Edward Estin Cummings

traduzione dall’inglese di A.S . per WSF

***

Mio padre si è mosso attraverso destini d’amore

Attraverso solite mattine, attraverso l’avere e il dare,

cantando ogni mattina come ogni sera

mio padre si è mosso attraverso profonde altitudini

questo smemorato immobile che

volse il suo sguardo ivi splendente

anche se (così tenace e timida è l’aria)

sotto i suoi occhi si sarebbero mescolati e contorti

come dissepolto di recente che

aleggia per primo, al tocco d’aprile

inducendo quell’assopirsi che sciama dal fato

svegliava i sognatori alle loro spettrali radici

e perché alcuni dovrebbero struggersi di pianto

le dita di mio padre le portarono il sonno:

invano nemmeno la più esile voce potrebbe piangere

per lui che vedeva i monti innalzarsi

Sollevando le valli dai mari

mio padre si è mosso attraverso dolorosa felicità;

lodando a fronte chiamava la luna

cantando il desiderio sin dal principio

gioia era il suo canto e gioia così pura

che un cuore di stelle lui potrebbe guidare

e così pura ora e adesso

i polsi del crepuscolo gioirebbero

appassionato come un amante di mezz’estate

oltre al concepire la mente di un sole che splende,

così energicamente (più di tutto lui

immensamente) si levò il sogno di mio padre

la sua carne era carne il suo sangue era sangue:

non c’era uomo che avesse fame ma l’ha voluto sazio;

nessuno storpio avrebbe camminato cento passi

in salita solo per vederlo sorridere.

Disprezzando il fasto del fare e dovere

mio padre si è mosso attraverso destini di emozioni;

la sua rabbia era giusta come la pioggia

la sua pietà era verde come il grano

braccia settembrine di anni or sono

sì modestamente ricco a nemico e amico

più che a sciocco e saggio

è incommensurabile offerta

orgogliosamente e (dalla fiamma tenue

ottobrina) come la terra discenderà verso il basso,

così spoglia l’immortale opera

le sue spalle marciavano contro l’oscurità

il suo dolore era vero come il pane:

nessun bugiardo lo guardava in viso;

se tutti i suoi amici diventavano nemici

lui avrebbe sorriso e costruito un mondo fatto di neve.

Mio padre si è mosso attraverso di noi,

cantando per ogni nuova foglia di ogni albero

(e ogni bambino era certo che la primavera

danzasse quando udiva mio padre cantare)

poi lascia che gli uomini uccidano e che non condividano,

lascia che il sangue e la carne siano fango e melma,

visione intrigante, passione voluta,

come una droga che è comprata e venduta

dar da rubare è crudelmente gentile,

un cuore per paura, dubita del pensiero,

a differire dallo stesso una malattia,

conforme l’apice di me stesso

se sordi erano tutti il nostro sapore era luminoso,

tutte le cose amare completamente dolci,

meno capricciosi e silenziosamente morti

tutti noi ereditiamo, l’intero patrimonio

e niente di abbastanza indispensabile come la verità

io dico pensando odio perché gli uomini respirano

perché mio padre ha vissuto la sua anima

l’amore è tutto e più di ogni cosa.

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3 pensieri su “POESIE DEL PADRE – V – con una poesia di Cummings tradotta per WSF

  1. Bellissimo post, testi …. è vero, esiste questo nostro restare figli, pur adulti, che rimane sgomento di fronte alla fragilità di chi ci ha condotto lungo l’infanzia e oltre.
    è fuori tema, ma rilevo oggi una crisi del padre quale figura che guida, indica la direzione e questo non può che riflettersi sulla società tutta, in negativo.
    liliana

    Rispondi
  2. Un bellisimo post e vero anche per me questo rimanere figli, nonostante adulti. Forse si smette di essere figli quando ci vengono a mancare? E, anche, mi chiedo se per loro e’ stato lo stesso o se, vissuti in un tempo diverso, hanno dovto smettere i panni di figli molto prima, rispetto a noi.

    Rispondi
  3. mi fa piacere aggiungere una mia giovanile in “Passaggio d’estate”
    PADRE MIO (1971)

    Padre mio appoggiato
    Vicino al muro
    Coperto di sole
    Tu sei l’immagine
    Dell’uomo che aspetta.
    Aspetti la pace
    Che ti fu negata
    Sempre
    Prima dalla guerra
    Poi dal pensiero
    Che io dovevo
    Mangiare.
    Sorridi allora
    Quando mi vedi avvicinare
    A te.
    Mi vedi già grande
    Hai vinto sulla miseria
    E gioisci
    Quando mi accendi
    Una sigaretta.

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