Inediti di Massimo Barbaro


*

            first harsh utterance fermati ai chiaroscuri alle lontananze cosa c’è sotto e non traspare della rigidità comoda della faccia contro il muro e passo dopo passo nella trama dell’intonaco percorri sentieri salite discese ti fermi esausto non ti eri mai mosso niente è più possibile neanche muovere un muscolo endovena stilla rubinetto chiuso labbra livide traccia esangue
macchia

il balsamo il balzo la pelle striature della tigre in quell’anno e la domanda sospesa per sempre da lì il cammino lungo di non chiedere non aspettarti non credere allegoria del sonno impasto di colori spatola movimenti del mouse dito sinistro dito destro pulsante sinistro destro
            smudge
*

           garde ton sourire per un momento vuoi dimenticarti che hai bisogno di allegria e la piega delle labbra si congela qualcosa di molto peggio molto meglio di un fermo immagine       dismetti come si fa con un abito venuto a noia ma non tu

della demotivazione il non voler prendere tutto una stanchezza       essere stufi       che viene da lontano e ti porterà lontanissimo da nessuna parte       esattamente
precisamente

il sottopassaggio ferroviario la pausa della morte che non ti appartiene e ti porta a pensare di farti carico di alleviare quelle degli altri se mai una cosa del genere sia possibile       in tempi di pioggia ti sembra difficile sollevare lo sguardo e allungare la prospettiva riempi le ore reggi sempre il collo in qualche modo farai ma si insinua il dubbio       non vuoi nulla da quello che fai il tuo maestro sarebbe orgoglioso di te a averne uno e così nessun orgoglio       tu neanche se non di avere avuto la forza di ritrovare foglie gialle bellissime neanche fossero petali di fiori di ciliegie in festa a tutte le ore       di giorno di notte       te ne basta ti basta sempre poco sai che dovresti prenderti cura di te ma non lo fai li hai sempre fatto continui a farlo
a tuo modo
*

stenti a riconoscere le tue parole le parole inutili le parole che si perdono che è inutile dire che non cambiano nulla e ti ripeti ormai come canto interno o musica d’ambiente per sonorizzare desolazioni dell’anima inesistente       resta una musica quella mai imparata a scandire l’aspirazione al silenzio
rumorosa

come una disciplina svogliata pratica senza sostanza voglia o applicazione       ti limiti a guardare foglie       gialle nella luce del giorno della notte foglie spinte dal vento       spazzate dal dolore dell’incomprensione       e la solitudine vista come parte finalmente
del paesaggio

e c’è ancora chi si dispiacerebbe per te       ascolti incredulo vedi incredulo i gesti sotto i segni dei giorni       resti a metà tra la lusinga e l’indifferenza o mescolate entrambe che si annullano a vicenda lasciando un vuoto un terreno di nessuno un nulla flebile       non ci credi non te ne fai niente pur dandone atto inevitabilmente e per un istante toccato ma solo uno pur ringraziando comunque non manchi mai
gentilezza oblige

ogni cosa che guardo poggiata sul nulla ogni zolla di terra ogni piantina trapiantata i silenzi l’amicizia formale e tutto la strana attenzione alle storie raccontate       questo dà la frequentazione dell’uomo aperture sull’impensato e scoprirsi sempre capaci di accettare il nuovo l’imprevisto e l’estraneo che poi non è mai       un fratello una sorella in ogni uomo e donna che incroci con cui incroci per un attimo gi attimi       e un grazie
stando attenti

luci di cortesia a tempo labbra a fior di labbra e dita che tastano le dita       il contatto necessario e inutile l’indifferenza spinta sempre più oltre avvelenare anche gli ultimi pozzi bruciare ponti salutandosi cortesemente ripromettendosi di vedersi ancora ascoltando l’altrui permanenza del sentimento increduli
indifferenti impassibili

qualcosa di retrattile le allegorie e succedanei della morte       anestesia inestetica ma tanto nessuno corre il rischio di accorgersene e tanto non ti interessa ti ritrai ma non c’è un dentro cui ritirarsi ti ritrai senza muovere un muscolo
ritratto

hai deciso di abbandonare la questione a se stessa non ti appartiene più con tutta l’incertezza del caso       recidere il nodo lasciando la corda intera       intenzioni buone per koan da pochi soldi non ti fidi della volontà e volentieri ne fai a meno e allora la decisione sembra piuttosto un voltarsi e proseguire passi come in un’altra direzione       che poi è la stessa quella verso dove non vai verso
nessuna parte

benefici della distensione scopri pagato il prezzo di sentirti d’ora in poi più spento       che poi non cambia niente niente era mai stato
comunque

niente si risolve e gli eventi entrano dalla porta lasciata aperta       mordi il labbro della mancanza di coraggio del tenere la porta chiusa       ti sfiora comunque il pensiero della vita che crea i suoi eventi       rimproveri anche questo come cosa da non farsi e in tutto quel che poi è ben presente il senso di inutilità e il vuoto       niente più ti spinge niente più sarebbe capace in ogni cosa
che comunque fai

tutto poggia i piedi e cammina sul nulla       che solo tu vedi       e mai come una condanna       cos’ è la cosa non ti fa più piacere né rammarico come se fosse       un veleno inevitabile lo sguardo avvelenato che avvelena
ogni cosa

le cose fatte svogliatamente volute e disvolute un attimo dopo che si sono rivelate tali       unico prezzo pagato all’essere vivi spegnendo la spinta poco a poco ancora sempre
e non appena

farsi forza a dirlo quasi a spezzare la maledizione senza necessità quasi farsi forza per poi vederne conosciuta da sempre ma inaudita       la debolezza
estrema
Biografia:

Massimo Barbaro è nato a Taranto nel 1962. Ha iniziato a pubblicare dalla metà degli anni ’80 poesie e testi su riviste, e due raccolte di poesia (‘Il silenzio interrotto’, Firenze, Firenze Libri, 1989; ‘Nei giardini degli scettici’, Sesto S. Giovanni, Edizioni del Foglio Clandestino, 2009). È presente in alcune antologie. Gestisce il blog ‘System-Error. Come traduttore ed editor si è occupato di scienze cognitive, di meditazione di tradizione tibetana e di Zen giapponese. È consulente legale e counselor relazionale. Conduce Laboratori di scrittura e ascolto del corpo.

http://apofatie.wordpress.com/

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