Inediti di Roberta Liberti


*

Ritornelli di voci esauste. E’ notte e dovresti guardarmi sotto la pelle. E’ buio e dovrei odorarti la nuca senza perdere tempo. Cerchi concentrici e nessuna spinta per l’onda. Questo è/noi non siamo. Ritornelli di voci afone stanche di ripetizioni e ripetizioni. Quasi vuote ormai nella costrizione ciclica. Vorrei mi stupissi. Nel bene e nel male. Scuotimi la testa straziami la bocca.

*

Lascio spente tutte le luci così magari le ossa riescono a raccontarmi una storia per dormire. Ho il corpo stanco più di sempre e anche la voce non riconosco. Oggi mentre parlavo mi ascoltavo ed era strana la sensazione della mia voce. Spenta e distaccata. Questo è forse uno degli attimi più densi che mi siano capitati nella vita. Sono piena di rabbia e di dolore. Mi giudico di continuo e mi impietosisco da quasi 48 ore ormai. L’assenza di luce mi spinge le spalle e vorrei sentire un odore diverso dal mio. Sì, che possa offrirmi un’alternativa che possa magari accogliermi e prendersi cura di me come io non ho saputo fare per tanto offrendo smisurata fiducia ad istinti che mi hanno mentito di continuo almeno quanto il mio stesso e intimo odore.

*

Ho una collezione di lune
imbalsamate sul davanzale.

E poi ora l’immagine di tutte le madonne sul letto
di quei mariti e di quelle mogli di un tempo.
Flash odorosi e romanticamente antichi.
Erano bulbi attenti all’intimo della vita.
Erano anelli di promessa

non amplessi d’egoismo

in solitudine.

*

Un paese di pietre bianche e lisce dove l’odore di inverno ti fa pizzicare il naso. Mi riconoscono tutte quelle facce e mi salutano con slanci d’affetto impagabile. Mentre cammino e cerco di ritrovarmi dentro quei vicoli lascio che il vento mi sposti la sciarpa leggera, che tanto lei non si impegna a contrastarlo. Mi rivedo intorno a quella fontana. Bambina e poi adolescente. Mi guardo ora donna. E’ passato così tanto tempo eppure nei miei ricordi non sembra sia così lontano. Le persone di questo paese hanno gli occhi buoni e il cielo quando si fa notte è zeppo di punti luminosi che sembra non ti bastino i tuoi di occhi per rincorrerli ed è una visione così intensa che in un attimo in un momento smetti di sentire il peso di ogni cosa e potresti cominciare l’ascesa verso di loro verso di lui con la leggerezza dell’elio dentro la pelle ridendo forte mentre ti risucchia il blu. Avevo bisogno di morbidezze. Del camino dentro la stanza e una partita a scacchi mal riuscita come tutte quelle della mia vita. Io davanti agli scacchi con mio padre e lui che vince sempre. Non succedeva da troppo. Ho sempre paura non succeda più quando riparto. Continuo a chiedermi se è colpa sua. Se è per colpa di questo uomo che ormai si sta facendo vecchio che ho scelto l’amore dell’abbandono fino ad oggi. Non ho più il bisogno morboso di risposte. Prima di uscire da casa sempre mi volto indietro, come se volessi pregarla di fargli compagnia. Come se volessi raccomandarmi a lei perché stringa e scaldi la sua solitudine. Avrei voluto un’altra vita per loro, per entrambi, ed ho schiumato rabbia mille volte perché non volevo accettare la mia impotenza. Ora so che posso decidere solo per me e che loro hanno scelto per loro stessi e sceglieranno ancora. Le pietre bianche di questo paese restano per me confetti dolci e allora semplicemente non vedo l’ora che nevichi di nuovo.

*

Si era aggiustata le bretelle del reggiseno e aveva incrociato le gambe, un attimo dopo aveva ripreso a muovere le dita. Quella gola di musica le indicava la strada anche se lei spesso inciampava. Erano momenti così, felicemente fertili ma privi di ogni aspettativa. Nei “tra” forse qualche aspettativa si creava, ma era semplicemente desiderio di serenità e bello; un po’ come dire: “se succede allora volopertuttalavita…altrimenti canto”. Poteva stare ore e ore ad ascoltare i suoi racconti o a guardare i suoi occhi che si illuminavano come lanterne Kongming ad ogni pressione di emozione. Era così lui, senza nessuno strato intorno. Era così per lei/così con lei. Potevano correre o restare immobili uno dentro la bocca dell’altro, senza dover nulla al come si dovrebbe. La ricerca continua e mai stancante, guardata e lasciata libera. Muovevano un passo dopo l’altro certi e sempre curiosi. Credendo possibile ogni miracolo, magari solo attraverso la saliva. Si appoggiava lui, le si sistemava in parti un tempo naufragate ed era come ci avesse abitato da sempre. Lei si riscopriva un braccio e poi la mano risentiva lo stomaco pieno di bolle attraversava le sue tempie vibrando su ogni pensiero ritrovava il balletto della lingua nell’umido di qualcun’altro e il rumore che fa il ventre quando preme. Giocava/sentiva e finalmente respirava di nuovo aria autentica.

*

Concreta girellava nei suoi labirinti. Lei sempre affamata di emozione, che a volte per il tanto cercare perdeva di vista il senso vero e alterava il reale per donarsi pietosa qualcosa in cui riversare la malinconia che spesso sentiva avanzarle. Certe cose si fanno e certe non si fanno. Si era svegliata con addosso il ricordo di qualcosa che l’aveva resa leggera,  mentre si lavava i denti riflessa in quello specchio solito aveva capito che sarebbe stato un giorno bello. Oggi era un giorno bello. Le sue dita ritrovavano il giusto tremore, per l’anima e per tutto quello che stava latente appoggiato in qualche parte di lei.

Biografia:

Nasce e vive a Tivoli, dell’annata 1980 in un giugno qualunque.
Primi passi nella scrittura nel 2005 con l’apertura del suo blog.

Sito: http://walkin-blue.blogspot.it/

http://robertablue.wordpress.com

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10 pensieri su “Inediti di Roberta Liberti

  1. Ecco, giusto quello che ti serve il Venerdì sera alle 22.20, quando hai letto per tutta la settimane accozzaglie (e cozze) di parole buttate lì da chi forse il loro vero senso neanche lo capisce. Mi piace ma non quel mi piace che si butta lì, mi piace perché l’ho riletta tre volte e ancora la sto rileggendo cercando di carpire qualcosa che forse non arriverò a toccare realmente mai. Quando la scrittura si trasforma in sensazioni sotto la pelle e brividi sulla schiena e un pugno in pieno viso.

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