Confini. Il dove della poesia italiana: Ida Travi


( non lasciare il fiore )

*

Non lasciare il fiore al sole, vedi bene
come tiene giù la testa, povera testa

Il cucchiaio va sotto il tovagliolo, il bicchiere
va messo lì davanti. A terra c’è la croce in controluce

Indicava col braccio
La vedi la tavola di legno scuro?

Era alto l’altare quella volta, e tu versavi lacrime
guardando giù per terra
Versavi lacrime guardando giù per terra
le mani in tasca, guardavi giù per terra.
Perché tremavi tanto? perché piangevi così?
( il piede del bambino più piccolo )

Il piede del bambino più piccolo
è più grande d’ogni tuo pensiero

Cosa mangia la foglia adesso?

Il pianto del bambino più piccolo
ha coperto il tuo canto, il mondo
sta strillando sull’altare

Il fiume, il salice, la porta. Il tronco spalancato

Ti cadono le foglie dalla testa, te ne accorgi?
(mangi e lasci)

Mangi e lasci nel piatto due cucchiai

Si staccano tre uccelli dalla testa, grandi come una mano,
sono così grandi che annullano la mano

Annullano la mano insaguinata
tanto sono io che mi chino e raccolgo quei vetri torri
sono io che mi chino, e poi mi faccio male

Questa è acqua d’un secolo fa, questo mare
lo manda il cielo

Scendono tra noi dolenti i bianchi genitori, cadono come sassi,
mentre tra noi s’innalza e s’inazzurra il muro.
(la pietà)

La pietà spalanca le braccia, figli e fratelli
se ne vanno via, gli alberi, gli uccelli, il mare
tutti i fiumi della terra, tutti se ne vanno via
tutti – ma tutti – se ne vanno via

Nell’inverno, quando il bianco governa la città perduta
quando il bianco governa la città perduta
una lampada, un lume a due braccia fa luce in un angolo
nell’angolo, i bianchi gabbiani migratori
non avevano mai visto una luce così.


Biografia:

Ida Travi nasce a Cologne, in provincia di Brescia, nel 1948. Scrive poesia, prosa e testi drammaturgici. La sua ricerca si svolge sia sul piano poetico che sul piano teorico. Negli anni ’90 si trasferisce a Verona, dove ben presto si creano occasioni d’incontro con la Comunità Filosofica Diotima e dove approfondisce il pensiero della differenza. Mette in scena con sua regia l’adattamento delle sue opere.

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6 pensieri su “Confini. Il dove della poesia italiana: Ida Travi

  1. Nell’inverno, quando il bianco governa la città perduta
    quando il bianco governa la città perduta
    una lampada, un lume a due braccia fa luce in un angolo
    nell’angolo, i bianchi gabbiani migratori
    non avevano mai visto una luce così.

    Una voce forte e bellissima. Complimenti all’autrice e grazie di questa perla.

    Rispondi
  2. Era alto l’altare quella volta, e tu versavi lacrime
    guardando giù per terra
    Versavi lacrime guardando giù per terra
    le mani in tasca, guardavi giù per terra.
    Perché tremavi tanto? perché piangevi così?
    Intensa

    Rispondi

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