Vermeer senza la ragazza con l’orecchino di perla. – di Cristina Capodaglio


foto Vermeer

Le Scuderie del Quirinale ospitano sino al 20 gennaio prossimo l’attesa mostra del pittore olandese del XVII secolo, Vermeer. Di frequente un’esposizione viene intitolata ad un artista conosciuto anche da un pubblico non fruitore dell’arte, ma attratto da un particolare dipinto apparso in qualche film, come la Ragazza con l’orecchino di Perla, perciò cari visitatori leggete bene le avvertenze prima della visita. L’evento ospita “8” opere di Vermeer e offre la possibilità di apprezzare l’ambiente artistico nel quale egli è vissuto, ovvero quadri di pittori coevi come Gabriel Metsu, Jacob Ochtervelt, Jan van der Heyden, Emanuel de Witte, Anthonie de Lorme, Daniel Vosmaer, Gerard ter Borch, Pieter de Hooch, Jacob van Loo.

Si entra nella prima stanza per ammirare il quadro di Vermeer, La stradina, venendo subito avvolti da una atmosfera velatamente sacra. Luci soffuse mettono di buon umore il visitatore, il quale dimentica di essere capitato lì di domenica e in breve si sente calcare da una coppia di dolci massaie in pensione pronte a  sciorinare i più verosimili commenti. Direte voi: l’arte è per tutti!  Beh aspettate a dirlo! Almeno finchè non siete rimasti vittima di un visitatore che munito di audioguida tenta il sorpasso al vostro fianco sgusciando via appena finisce il commento…

Torniamo alla mostra. Nelle prime sale troviamo la pittura di architettura. L’esposizione è stata curata dalla dott.ssa Sandrina Bandera, direttrice della Pinacoteca di Brera e per l’occasione sono stati utilizzati dei grandi pannelli colorati sul quale sono stati collocati i quadri. Proseguendo il percorso troviamo una serie di sale dedicate alla rappresentazione della società del XVII secolo: al piano superiore il tema del ritratto e a seguire il tema della donna che suona, come espressione dell’amore in riferimento alla poesia che si pubblicava in quel periodo in Olanda, influenzata dal Petrarca.

Oltre a “La stradina” le altre opere esposte di Vermeer sono “Santa Prassede”, messa a confronto con l’omonimo di Felice Ficherelli, “Giovane donna con bicchiere di vino”, “La ragazza con il cappello rosso”, “La suonatrice di liuto”, “Giovane donna seduta al virginale” ed l’ultima sala è dedicata ad un quadro originale per il percorso dell’artista, “L’allegoria della Fede”, opera che testimonia il percorso di ricerca e studio di Vermeer, il quale ritrae la protagonista all’interno di un ambiente borghese.

Johannes Vermeer ha avuto un’esistenza breve, non priva di qualche sventura di carattere finanziario, una moglie e parecchi figli. Sembra che la suocera si occupasse del sostentamento della famiglia e procurava i committenti al genero, sfruttando le sue conoscenze nel mondo dell’alta borghesia. Il periodo storico nel quale Vermeer è vissuto era caratterizzato dalla comparsa di “fiorenti” commercianti che avendo parecchio denaro a disposizione acquistavano quadri o commissionavano ritratti di famiglia da mostrare con orgoglio ai conoscenti. Per tale motivo i pitturi olandesi lavoravano su tele di piccole dimensioni, rappresentando momenti intimi di vita quotidiana, a differenza dei soggetti religiosi commissionati dalla nobiltà e dalla Chiesa agli artisti italiani.

Dei pochi anni di vita “artistica” di Vermeer sono giunte a noi solamente 37 opere, delle cinquanta che presumibilmente ha prodotto, ma questo non gli ha impedito di essere proclamato il massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo e uno dei più grandi pittori di tutti i tempi.

La peculiarità di questo artista era l’utilizzo di tecniche e materiali di primissima qualità che hanno permesso ai suoi quadri di arrivarci inalterati nel tempo. Era molto meticoloso nell’esecuzione, quasi maniacale e per tale motivo riusciva a finire solo due, tre quadri all’anno. Verso la fine dell’Ottocento alcuni artisti, come il litografo e incisore americano Joseph Pennel, studiando le tele di Vermeer giunse alla conclusione che il pittore utilizzasse la camera oscura. Molti storici dell’arte hanno in seguito avvalorato questa tesi, viste le caratteristiche del dispositivo ottico. L’artista manipolava gli elementi compositivi riuscendo ad ottenere il senso della profondità e di sospensione dei soggetti raffigurati, una istantanea nel momento dell’atto, puro teatro nella vita quotidiana. La camera oscura, inoltre, restringe la gamma dei toni luminosi, dando la possibilità al pittore di riprodurre un numero inferiore di pigmenti e le forme si definiscono grazie ai contrasti dei colori chiari e scuri. L’effetto pointillé non era voluto, ma riprodotto grazie all’uso della camera oscura, un’immagine sfocata capace di evocare la poesia. Probabilmente la sensibilità del visitatore è colpita dall’atmosfera rarefatta della luce nordica, dai costumi delle donne, dall’architettura che riproduce il freddo del nord Europa, interessante in quanto diversa dalla nostra pittura.

Un’ occasione da non perdere, dunque, per vedere la vicino le opere di un artista che sembra abbia stregato Marcel Proust, nonostante all’epoca non godesse di una tale fama, destino di molti pittori.

Una raccomandazione: non fidatevi delle audioguide, non soltanto per quello che ri-feriscono, ma piuttosto per la distrazione che procurano alla mente, impedendo all’occhio di cogliere il particolare, la poesia appunto.

“Veermer. Il secolo d’oro dell’arte olandese”
27 settembre 2012 – 20 gennaio 2013
Scuderie del Quirinale Roma

di Cristina Capodaglio

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