La migliore offerta di Giuseppe Tornatore – Recensione


“La migliore offerta”, un film di Giuseppe Tornatore. Con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks, Donald Sutherland, Philip Jackson. Titolo originale The Best Offer. Drammatico, durata 124 min. – Italia 2012. – Colonna sonora di Ennio Morricone. Warner Bros Italia, da martedì 1 gennaio 2013 nelle sale italiane.

“In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico”

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Virgil Oldman. Si potrebbe partire dal nome e cognome del protagonista, interpretato da quell’eccelso attore che è Geoffrey Rush, dell’ultimo film del prodigio nostrano Giuseppe Tornatore: “La migliore offerta”. Lui, Virgil, sessantenne con un aplomb senza pari, classe da vendere, consumatore misantropo ideale  di «Crema bisbetica e mandorle acide» in un pluristellato restaurant, una predisposizione maniacale all’igiene e alla fine ricerca della Bellezza, è un ricco antiquario e battitore d’aste professionista che vive solo, circondato dall’Arte e dalla sua passione per essa. Nel vibrare del suo nome, pronunciandolo, mi torna alla mente qualcosa che ha a che fare con Oscar Wilde, se non altro per la sua netta propensione al Dandysmo che lo conduce a vivere senza amore, pago del lusso e della solitaria “gioia del collezionista” da cui egli pare non voglia e non riesca a liberarsi per guardare altrove, verso un orizzonte femminile che potrebbe certo ancora interessarlo. La sua vita, completamente assorbita dal lavoro e dalla Bellezza “indotta” che l’Arte può procurare, viene un giorno sconvolta dalla richiesta non insolita di Claire, una giovane donna che vuole  una valutazione degli oggetti preziosi che arredano la sua villa e di cui vuole liberarsi.

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Nulla sarebbe insolito, se non fosse per la capacità della misteriosa cliente di non comparire mai agli appuntamenti, accampando scuse banali e poco credibili che Virgil detesta eppure finisce sempre per accettare, in una sorta di ammaliante rincorsa, un Cerchez la femme incalzante che svelerà a Oldman l’attrazione per i suoni e le voci, sbiadendo così poi, per un amore affetto da agorafobia, l’immagine a lui più consona della bellezza visiva, nonchè il timore di toccare gli altri e la mania di indossare sempre i guanti. Scoprendo man mano il segreto della donna e aggirandosi per i sotterranei e le tante stanze dell’antica villa viennese, Virgil ritrova, pezzo dopo pezzo, meccanismi di un automa meccanico di produzione molto antica, costruito forse dalla  mano di Jacques de Vaucanson, il primo artista a cui viene riconosciuta la realizzazione di un automa meccanico perfettamente funzionante.

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In questo puzzle, empirico e reale, metafora perfetta dell’idea narrativa di Tornatore, si incastra la trama serrata e rigida di questo film, in una sceneggiatura che il regista ben gestisce, senza lasciare spazi morti ad intralciarla, ma anche priva di quel ragionevole lembo di immaginazione dovuto e lasciato di default anche allo spettatore meno esigente, seppur garantendo un finale “sorprendente”. Le cose che non sono mai come si pensa che siano, verità e finzione, l’amore che travolge un’esistenza regolare e regolata dalla perfezione dell’Arte, dalla ricerca spasmodica con accurato smascheramento dei falsi d’autore, dal conforto della Bellezza, sono le tematiche su cui poggia l’intera storia. Un brivido, un momento di assoluta tensione emotiva pervade lo spettatore in diverse sequenze della pellicola, lasciando un penetrante gusto decadente e un lieve senso claustrofobico bloccante, che ne acuisce gli effetti. Gli attori tutti, e non solo Geoffrey Rush, australiano vincitore di svariati Golden Globes e Premio Oscar, sono notevoli e mai scontati, raggiungono ottime performance anche dove performance non sarebbe necessaria, proprio per bravura assoluta (ho pensato infatti a questo proposito che Donald Sutherland, per esempio, nel suo ruolo quasi marginale, potrebbe idealmente rivestire la figura di un giullare che giudica una rappresentazione teatrale, cioè una figura critica nei modi recitativi per le sue note capacità artistiche, ma anche una ineguagliabile presenza performante, un valore aggiunto adeguato al contesto in cui si muove).

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Vienna, città mittel-europea che fa da sfondo a queste vicende, poco trapela dalle inquadrature pur donando alle sequenze la consapevolezza di un’atmosfera d’antan ancora più calzante e pregna. Di erotismo poco si parla qui, le scene brevi mostrate nel trailer sono le uniche a cui appigliarsi per questo, sebbene esista comunque una vena erotica molto più sottile e trasversale, più importante, che pervade la storia fra Claire e Virgil, qualcosa di inafferrabile e morbosamente diverso che cattura e prende per il colletto, (in)trattenendo. Legato da trama e svolgimento filmico alla ricostruzione dell’antico automa, il protagonista accetta tutti i rischi dell’amore diventando così padrone a pieno titolo dell’insolita, misteriosa traccia che il regista vuole proporre; e cosciente che, come dice il suo assistente, “Vivere con una donna è come partecipare ad un’asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore”.

Questo film, anche se girato in origine in lingua inglese, con attori stranieri, è scritto, diretto, montato e  prodotto da un team tutto italiano. Caldamente consigliato, in particolare a chi predilige i gialli psicologici.

Federica Galetto

Foto dalla Rete

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21 pensieri su “La migliore offerta di Giuseppe Tornatore – Recensione

  1. Ecco, è una recensione di cui avevo bisogno perchè avevo deciso di saltare a piè pari questo film . Essendo euforica per alcune prossime uscite come quella del nuovo film di Quentin Tarantino e di “Zero Dark Thirty ” di Kathryn Bigelow , insomma Tornatore era decisamente fuori dalla mia prospettiva. Non lo amo particolarmente come regista : troppo retorico, troppo narratore, troppo schematico , troppo usuale nella ripresa e nella fotografia …oserei dire che è un pò il Baricco del cinema e l’ho sempre visto come regista televisivo più che cinematografico. Direi che di lui salverei solo ” La sconosciuta” che è un film che in qualche modo è riuscito a dilaniarmi, il resto della sua produzione, tra cui anche ” Nuovo Cinema Paradiso” l’ho trovata alquanto naif su uno stile tipo ” Hello Kitty ” italiota. Tuttavia questa recensione mi piace e riesce a colpirmi molto, ho deciso che lo vedrò .

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    • A me è piaciuto infinitamente, anche se rilevo di averlo ammirato da prospettive diverse rispetto a quelle sottolineate da Federica. A Mezza non piacerà: ne sono certa! 😀

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      • Mi voglio suicidare : lo vedrò. Anch’io sento che non mi piacerà. Certi polli li conosco. Anna spiegami meglio perchè ti è piaciuto, ovvero la tua prospettiva. Mi interessa.

  2. Mi attira questo film, per mille cose…il rietro di Tornatore in primis.
    La cosa che mi ha stupito di questo Tornatore, son stati gli attori esteri.
    Attori di tutto rispetto eh, che ammiro.

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  3. Geoffrey Rush, ne subisco il fascino della sua orribile bellezza orribile, perfino quando recita nel polpettone disneyano dei vari pirati nei caraibi. Quando arriva in scena lo Shine è lui, senza dubbio. Tornatore ha vette quando si perde nell’inquetudine dei dubbi, più che nel racconto storico, e penso a Una pura formalità, che rimane un gran film. Ma la mia ammirazione continua ad andare a Rush, dai camei (penso a come illumina i cinque minuti del film di Coen dove rivolevo i soldi indietro per la noia mortale di Clooney\Zeta qualcosa) fino alla metalinguaggio del “Discorso del Re” dove lui – immenso – sul palcoscenico recita male il monologo shakespiriano del Riccardo III. Insomma, la ragione per cui vedrò il film è lui. Grazie a Federica per avermi ricordato quanto sia quest’arte ancora un sangue caldo nelle vene. Dandy o non dandy, come in una vecchia canzoncina, Every little thing – he- does is magic….

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    • d’accordo in tutto con te! e ti faccio una domanda che suscita discussione fra amiche:secondo te finisce che lui dalla clinica ripensa a se stesso a Praga in attesa di lei che non arriverà o lui uscito dalla clinica andrà a Praga ad aspettarla? forse ognuno può decidere a quale finale credere?

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  4. No no Tornatore non mi becca più . Purtroppo pesa il pregiudizio di troppi,davvero troppi , film seppi di retorica e manipolazione dello spettatore . Insinceri, supponenti e mendaci. Si aggiunga a ciò l’opportunismo e l’ambiguo populismo dell’autore tanto a livello politico ( vedi certe kermesse voltastomaco alla presenza del premier pedofilo all’epoca di Baaria…orrido ) che artistico ( certe inviperite contro repliche ai colleghi nostrani ). Con questi presupposti ,per me, non c’è Canossa che tenga. Lo lascio volentieri a voi.

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  5. Premesso che è un bel film ecc. ecc…. vorrei fare un commento sul finale, però senza togliere nulla a chi non ha ancora visto il film (è una parola !!). Il commento nasce inizialmente da una sensazione, direi di delusione o forse solo di mancanza di un qualcosa. Poi, pensandoci a mente fredda, credo che il protagonista paghi un prezzo eccessivo. L’analogia tra il mondo delle aste (soprattutto per chi è un grande esperto di arte) e quello dei rapporti tra uomo e donna (per l’altro esperto) è intrigante. Proprio per rimanere fedeli a questo gioco, il protagonista dovrebbe avere in cambio una cosa (che non scrivo per i motivi suddetti), ma che condividerei con chi giura di aver già visto il film. Ultimo dettaglio: tra menti così raffinate, voglio sperare che atti di violenza siano assolutamente accidentali.

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  6. Tornatore ha tutti i difetti che qui sopra sono riconosciuti, però è un bravo cineoperatore. La storia si snoda con toni serrati ed eleganti, ma alla fine ti accorgi delle incongruenze di cui è farcito il racconto. Come al solito Tornatore è eccessivo e ruffiano nel testo. In questo film, come in altri, è anche soggettista e sceneggiatore, quindi è responsabiledi tutte le pecche del testo. Vuole imbrogliare lo spettatore a tutti i costi. Eccede nella descrizione dell’antiquario battitore d’asta non proprio corretto che si avvale dell’amico Bill (Sutherland) per piccoli imbrogliucci da persona di pochi scrupoli per poi cadere come un allocco nella rete del compagno di merende (Bill) che architetta tutta la storia per fregarlo completamente. Se è vero che è fondamentalmente disonesto, come mai si dà da fare per vendere all’asta i beni di una fantomatica persona che lo attrae come una falena girandogli intorno, senza farsi vedere. La prima cosa che un disonesto come lui farebbe, è di prendere informazioni sulla persona che vuole vendere almeno per sapere se è solvibile. Tutti gli sdegni e le arrabbiature dell’antiquario sembrano eccessive in un uomo arrivato navigando controcorrente, nè si giustifica con la sua mania dei ritratti femminili che lo inquadrano come un satiro inibito. L’effetto finale è ben congegnato, ma a riguardare il film a ritroso cadono pezzi da tutte le parti precedenti. Se è tutto un raggiro come si spega la scena del soccorso prestato da Claire dopo l’aggressione notturna; le sue esitazioni in quanto malata di agorafobia, mentre è tutta una finta, come è rivelato in una delle ultime scene dalla vera Claire proprietaria della casa e costretta sulla sedia a rotelle che guarda la sua proprietà dal bar antistante la vecchia dimora, dimostrando un’abilità autistica nell’enumerare quante e quali persone sono uscite dalla dimora che ha affittato per 18 mesi alla combriccola di truffatori. e poi il custode (finto) ha bravura da artista nel raccontare la storia della famiglia della finta proprietaria che dichiara di non aver mai conosciuto personalmente dopo 27 anni circa (età dela proprietaria subentrata alla morte dei genitori) e po e poi altro e altro che lascio scoprire a voi.

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  7. Ecco l’ho visto oggi. Diciamo che averlo visto è stata una scelta obbligata e non di sentimento dal momento che la programmazione cinematografica delle ultime settimane non è stata il massimo e di Tornatore, ho già detto. Diciamo che in questo film non si smentisce : ancora una storia già vista con tema ” inganno” certo ben fatta e orchestrata. Concordo con le perplessità sollevate da Numi qui sopra di me. Devo dire che la cosa che comunque mi ha realmente affascinata del film è proprio il protagonista e la sua vita, appunto quel dandysmo di cui parla Federica a giusta ragione, che ho trovato assolutamente divino. La raffinatezza ed il lusso, il privilegio di condurre una vita assolutamente immersa nell’arte, a contatto con capolavori da capogiro, l’emozione intensa di toccare ed essere al cospetto di certe meraviglie d’autore. Questo è ciò che più mi ha coinvolta , insieme alla psiche elegante e delicata del protagonista , che come tutti gli uomini esigenti e di alto livello finiscono per provare amore intenso in una dimensione prettamente mentale riconoscendone la bellezza nella grazia e nel mistero . Mi rimane poi un dubbio circa l’automa di Vaucanson. Era davvero autentico??? O ha funto solo da premio di consolazione? Un film comunque non noioso, accattivante nella sua dimensione psicologica, inedito per l’ambientazione della storia. Questa recensione è ottima , anche se non mi trova proprio d’accordo sul finale che non ho trovato così sorprendente. Contenta comunque di averlo visto.

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  8. Non c’entra niente con questo commento di Ilmezzanottell e si vede dal fatto che non vi è alcun aforisma. La risposta si riferiva alla precedente che è stata censurata da Morfea. Come mai è stato modificato il testo, lasciando il commento in risposta al precedente?

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    • voglio chiarire che non si tratta di spam ma di un mio errore nell’avere inserito su questo blog wsf una mia invettiva (provocata da ciò che avevo letto su unaltro blog che ho già citato) e che a causa di un basso livello di attenzione e di attitudine (non avevo mai scritto su un blog). In sintesi vado a vedere lo splendido film di Tornatore, torno a casa desideroso di documentarmi cerco informazioni e trovo diversi blog tra cui questo ed un altro che ho già citato in cui leggo giudizi approssimativi e, secondo me privi di competenza; ho perso il controllo e ho scritto di getto parole offensive senza rileggere; poi per una mia distrazione momentanea l’ho inserito su wsf , che invece apprezzo, anzichè sull’altro. Comunque la risposta di Morfea mi ha aperto gli occhi sulla mia arroganza e maleducazione non giustificabili in alcun caso. Spero di essere stato chiaro. Consiglio di vedere Viva la libertà perchè appassiona, entusiasma, coinvolge, commuove (in una scena che ha a che fare con Brecht mi sono uscite le lacrime) e per l’eccezionale interpretazione di Toni Servillo che in tanti film ha incantanto (p.e. Il Divo); in questo film la sua capacità interpretativa è sublime, è tra i più grandi attori della storia del cinema italiano. E stavolta so quello che scrivo.

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