PAOLA PITAGORA, INSTANCABILE DONNA DI SUCCESSO. – di Cristina Capodaglio


foto honour

Il teatro La Fenice di Osimo (Ancona) ha ospitato sabato 1 dicembre 2012 Honour, tratto dal bestseller della famosa scrittrice australiana Joanna Murrey-Smith e l’occasione è gradita non solo per vedere uno spettacolo rappresentato con successo in tutto il mondo, ma per incontrare due attori vecchio stile, della vecchia guardia, quando l’uso della parola vecchio distingue per qualità e tiene lontano il lifting. Artisti che non sono passati dalla fiction al teatro per un uso errato della parola arte, anche se la fiction talvolta devono frequentarla pur di lavorare (o no!).
Paola Pitagora dunque e Roberto Alpi. La prima festeggia quest’anno 50 anni di carriera e non sembra dimostrarli, vista la sua tenacia nel voler continuare il lavoro di attrice, mentre il secondo è famoso per aver interpretato Centovetrine. L’esperienza dei due attori si avverte e il pubblico ha un motivo in più di continuare a frequentare il teatro di parola.

Honour ci conduce nella banale vita medio borghese di una famiglia composta da un giornalista famoso e suo moglie scrittrice, la quale ha abbandonato la sua fiorente carriera per seguire quella del marito, sostenendolo e dandogli una figlia. I due sono sposati da trentadue anni e la loro vita rappresenta un perfetto quadro di ovvietà borghesi, fatta di soldi, vita mondana, amore dichiarato e desideri repressi, monotonia evidente.
Un giorno arriva una giovane aspirante giornalista, carina quanto spregiudicata nello sciorinare certezze di vita e falsamente adulatrice. Mira a tutto. Carriera, uomo potente da sfruttare per le sue conoscenze, sesso, passione, soldi, successo, carriera, senza rinnegare sè stessa o fare compromessi. Si insinua nelle vite dei tre malcapitati con la sfrontatezza tipica di chi è inesperto, dispensa i suoi consigli a tutti ed è ben consapevole dell’effetto del suo sex appeal su un vecchio di sessant’anni.
La scusa è la scrittura, una biografia da completare sul famoso giornalista. La giovane sembra subito attratta del fascino del vecchio intellettuale e il gioco è fatto! Si innamorano (?), lui lascia la moglie, va a vivere con la nuova fiamma e cerca di dare spiegazioni alla figlia! Iniziano così una serie di scontri fra i quattro protagonisti, dove la giovane sembra avere la meglio per la sua dialettica e sicurezza, la figlia mostra tutta la sua insicurezza, prezzo da pagare per una vita vissuta nell’agio, la moglie incassa il colpo quasi giustificando il marito e la storia sembra confezionata in un banale ménage à trois. Ma attenzione arriva il ribaltamento nella trama! Finalmente la vecchia moglie non è la vittima apparente di questa storia, bensì la prima che si reinventa e ricomincia a scrivere. Ottiene il successo, mentre la giovane nel tentativo di pubblicare un suo romanzo, viene fermata dal suo amante, per la mancata qualità del suo lavoro. La giovane vorrebbe diventare una brava scrittrice, come la vecchia moglie che tanto ammira e accusa per aver abdicato alla carriera ed è qui che trova l’ostacolo. La sua folle corsa verso il successo le ha fatto perdere di vista sé stessa e nel momento in cui confesserà alla sua nuova fiamma di non essere innamorata di lui, metterà in luce tutto il suo egoismo e la sua forza distruttiva. Non rimane che constatare un solo punto a suo favore. La sua incursione nella vita dei tre borghesi ha contribuito a metterli di fronte ai loro desideri, dubbi e sentimenti repressi, rimescolando le carte della sorte e mostrandoci un finale non del tutto scontato!
Il ritmo serrato della scrittura è ben detto in una sequenza interminabili di round che trasformano la spoglia scenografia in un campo di guerra della parola. Si parla di sentimenti. I dialoghi tengono alta la concentrazione del pubblico lanciato verso la scoperta del finale, il quale non può essere così ovvio come tutta la storia.
Gli attori sono molto bravi e risparmiamo la noia sul filo del rasoio, data l’ora e mezza di un atto unico.
Franco Però, il regista, si è avvalso della traduzione di Masolino d’Amico e porta lo spettacolo agli applausi finali grazie all’affiatamento dei quattro attori.
Accanto ai vecchi protagonisti troviamo Viola Graziosi nel ruolo della giornalista e Paola Giglio in quello della figlia.
Honour rimane comunque una commedia dove la protagonista è la parola. Tuttavia il testo potrebbe coraggiosamente essere preso in considerazione dal teatro sperimentale e il silenzio essere utilizzato come arma di rappresentazione. Ma questa è un’altra storia.

di Cristina Capodaglio

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5 pensieri su “PAOLA PITAGORA, INSTANCABILE DONNA DI SUCCESSO. – di Cristina Capodaglio

  1. Menomale che quest’articolo e’ scritto da una donna! un continuo ed offensivo attacco all’eta’ anagrafica dei due attori, co-protagonisti, specialmente nei confronti della signora Pitagora! La parola vecchio e’ ripetuta molte volte ma l’autrice sembra non rendersene conto! Inoltre, l’attrice che impersona Sophie, la figlia di Honour e George, e’ la bravissima Evita Ciri e non Paola Giglio. signora Capodaglio, si rilegga quando scrive e si documenti meglio! Ma lei cos’e’? Una giornalista di professione o una blogger? Mah….

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    • Le regalo l’identità signora. Preciso: non sono signora, non sono giornalista, non sono blogger (saranno contenti tutti i giornalisti che hanno un blog! e che scrivono libri, fanno conferenze…). Mi scambia per un gazzettiere… Non mi occuperei del teatro se avessi una identità… mi indirizzo agli individui e non alle masse e sono il divenire delle mie stesse contraddizioni! parafrasando CB

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  2. Buonasera signora Laura,
    vorrei puntualizzare una cosa…non so cosa ci legga lei ma sicuramente non la stessa cosa che ci leggo io, il mondo è bello perchè vario si dice, ma a volte partire in quarta senza “pensare” a ciò che si dice è un male che ci si ritorce contro, lei dice che da dei “vecchi” ai due protagonisti, ma le consiglio di leggere meglio l’articolo lei prima di redarguire la Capodaglio, anche perchè in questa frase ci leggo tutto tranne insulti o comunque giudizi venali:
    “ma per incontrare due attori vecchio stile, della vecchia guardia, quando l’uso della parola vecchio distingue per qualità e tiene lontano il lifting.”, per non parlare del titolo che fa capire che la signora capodaglio ammira la signora pitagora.
    E il continuo chiamare vecchio/a all’interno dell’articolo è per l’età dei protagonisti non per l’età degli attori.
    Per quanto riguarda la Ciri, non sono frequentatrice di opere teatrali, si è vero che fa parte del cast, almeno così pare in certi siti, ma credo sia stata sostituita dalla giglio…controlli meglio anche questo.
    Con questo chiudo.

    Ringrazio tantissimo Cristina per la profonda conoscenza, che manca a me del e nel teatro.

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  3. Come lei ha detto, il mondo e’ bello perche’ e’ vario; lei si tenga pure il suo giudizio, che peraltro rispetto. Visto poi che lei non ha mai visto lo spettacolo, mentre io l’ho visto per ben tre volte, insisto nel dire che la parte di Sophie e’ stata affidata a Evita Ciri. Cordiali saluti

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  4. Non conosco Paola Giglio e mi dispiace, ma anch’io assicuro che Evita Ciri interpreta da sempre la parte di Sophie in Honour. Bravissimi tutti e quattro!

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