VITRIOL, i misteri si celano nel profondo – recensione ed intervista al regista Francesco De Falco a cura di Luca Piccolo


Dal 15 Novembre è stato proiettato sul grande schermo un nuovo film intitolato VITRIOL, acronimo del noto motto alchemico “Visita interiora terrae, rectificando invenies occultum lapidem”. È forse stato il titolo il maggior mezzo di diffusione per il film, visto che ha subito creato fermento in ambienti esoterici e non.

Il film è un mokumentary basato sulla storia di una ragazza che con una piccola telecamera prepara la sua tesi in architettura. L’argomento della tesi è incentrato principalmente sulla simbologia massonica della Napoli Borbonica. Durante le ricerche viene ritrovato un manufatto che spingerà i protagonisti alla ricerca del significato dell’oggetto e li farà discendere nelle viscere della Napoli sotterranea alla ricerca dell’Arcadia.

Una grande opportunità per Napoli e dintorni di mostrare parte del suo enorme patrimonio culturale e ricordare il suo valore esoterico; infatti, tra le location ricordiamo oltre Napoli le bellissime zone di Portici, Ercolano e Torre Annunziata. Vengono messi in evidenza i luoghi in cui si incontravano i gruppi massonici e vengono citate personalità legate all’ambiente esoterico sconosciute ai più; questa è una grande occasione per presentare al pubblico geni come Giuliano Kremmerz e Raimondo Sangro.

Il regista Francesco Afro De Falco si è affidato alla consulenza storica ed esoterica di Luigi Braco (autore del sito http://www.iniziazioneantica.it), ed il film è stato addirittura riconosciuto dal Ministero per i beni e le attività culturali.
Va detto che i luoghi “di culto” della “Napoli esoterica” trattati non sono molti, ma il film può essere comunque un buono spunto da cui lo spettatore può iniziare varie ricerche e può essere spinto a visitare i luoghi d’interesse come la Capella di San Severo.

In data 28 Novembre abbiamo avuto il piacere di intervistare il regista Francesco De Falco.

Da cosa nasce l’idea per questo film?

L’idea prima di tutto parte da una mia passione per questi argomenti che, più o meno ho intrapreso verso i diciotto anni durante uno spettacolo teatrale. Presi parte a questo spettacolo (diretto dall’artista napoletano Lello Masucci) che trattava di filosofi napoletani che erano: Giambattista Della Porta, Giordano Bruno e Tommaso Campanella.
Chi mi colpì di più fu proprio Giordano Bruno. Cominciai ad interessarmi del filosofo che, diciamo, mi ha tenuto “per mano” per tantissimo tempo fino a poi portarmi da Lello Serao di “Libera Scena Ensemble”, la compagnia teatrale di Renato Carpentieri, che portava nella certosa di San Martino uno spettacolo proprio su Giordano Bruno e la sua opera “La Cena delle Ceneri”. Vidi lo spettacolo e me ne innamorai. Tra me e Lello diciamo che “scattò una scintilla” e gli proposi un lavoro filmico proprio sul filosofo Giordano Bruno. Partorimmo questo cortometraggio totalmente in costume di 16 minuti prodotto dalla Film Commission Regione Campania, che ci ha portato davvero tante gioie, piaceri e riconoscimenti a festival nazionali e internazionali. Da qui è nato anche un dopo-film su Giordano Bruno dal titolo “Giordano Bruno e i Rosa Croce” dove all’interno del documentario vengono intervistati Joost R. Rittman (proprietario biblioteca ermetica Olandese) che possiede 50 libri originali di Giordano Bruno ed è la testa d’oro dei Rosa Croce mondiali, e viene intervistato anche Guido del Giudice che è un esperto bruniano; in questo documentario attestiamo il contatto tra il filosofo nolano e una cellula protorosacruciana di alchimisti in Svizzera. Quindi Giordano Bruno come l’ispiratore e l’iniziatore dei primi Rosacruciani. Ora stanno uscendo anche nuove teorie secondo cui Giordano Bruno avrebbe incontrato Shakespeare e l’avrebbe influenzato…
Poi vabbé, da qui è nato tutto un filone di studi esoterici che mi hanno portato insieme allo sceneggiatore Giovanni Mazzitelli a scrivere VITRIOL.
L’idea all’inizio era molto semplice: avevamo i filmati di due ricercatori (che poi sono alcuni spezzoni inseriti all’interno del film) che avevano eseguito questa ricerca a Napoli. L’idea nostra (dato il badget molto ridotto, quasi pari a zero) era di prendere i filmati girati da queste persone, farci un montaggio più o meno cinematografico e piazzarli a puntate su youtube, per vedere l’effetto che avrebbe poi fatto e ciò che avrebbe scaturito nel pubblico del web.
Poi abbiamo incontrato il produttore Salvatore Mignano della S.M.C., aveva in mente di partorire un primo film a low badget per la sua casa di produzione e distribuzione, e abbiamo pensato di ricostruire filmicamente quella che è stata la vera ricerca di questi due ricercatori che vogliono restare ancora in anonimato.
Quindi abbiamo pensato di mettere in scena un Mokumentary (cioè un finto documentario), quindi … : riprese amatoriali … riprese come se fossero girate con una handycam … per ricalcare appunto quella che era l’idea originale.
E poi da questo è partito il film … girato a low badget, fatto tutto da una troupe di under 30, girato con pochi mezzi… però comunque alla fine ci sta dando delle soddisfazioni, soprattutto visto che è un film indipendente.

… purtroppo ci hanno imposto di uscire insieme a Twilight, noi avremmo preferito uscire insieme a Paranormal Activity 4 che è un mokumentary americano e magari la gente stanca di Paranormal Activity, ormai al quarto episodio, sarebbe venuta a vedere il nostro che è un mokumentary italiano.

Sono stato aiutato nelle ricerche dallo scrittore Luigi Braco e da Sigfrido Hobel (importantissimo negli studi esoterici napoletani, ed è appartenente al Grande Oriente).
Più o meno è da qui che è partito tutto…

Quanto tempo c’è voluto per raccogliere tutto il materiale e quanto ne è stato scartato?

Il materiale diciamo che l’ho raccolto inconsciamente per svariati anni… nel senso di studi, ricerche, eccetera…
Nel momento in cui poi bisognava scegliere cosa raccontare, è lì, che insieme a Giovanni  Mazzitelli … c’è stata l’impresa! Prima ho dovuto “dare un’istruzione” su questi argomenti allo sceneggiatore visto che prima non era molto avvezzo, ho dovuto spiegargli una serie di dottrine, una serie di cose e… mentre gliele spiegavo e rispolveravo, entrambi ci innamoravamo di quello che stavamo andando a studiare o ripetere. Questo è il problema di chi si innamora troppo di ciò che studia o ciò che fa: corre il rischio di dire troppo, perché tu sei preso dall’argomento e pensi che l’argomento sia di vitale importanza e corri però il rischio di dire troppo al pubblico. Inoltre, abbiamo avuto pochissimo tempo per scrivere la sceneggiatura, non abbiamo potuto seguire i ritmi che durano dai 6 agli 8-9 mesi, abbiamo dovuto partorirla in due mesi per via dei tempi stretti in cui bisognava girare. E ci siamo trovati di fronte ad un panorama enorme di informazioni iniziali, e abbiamo deciso poi di tagliare tantissimo (sennò diventava davvero un documentario). Però ci rendiamo conto – che nonostante tutti i tagli – una sua pesantezza a causa dell’argomento era inevitabile.
Infatti l’argomento non è facilmente masticabile e ci siamo trovati davanti a due strade: (1) Il filone prettamente “anglosassone/americano”,  in cui nulla viene detto ma ci si concentra più sui personaggi, la spettacolarità delle immagini, o sulla storia (ad esempio il confronto tra buoni e cattivi …no?!?) tralasciando poi quello che c’è di esoterico da raccontare; (2) o se essere più “italiani” e interessarci più alle cose da dire e da comunicare allo spettatore rispetto a concentrarci sulla spettacolarità che è più americana.

Abbiamo scelto il secondo percorso e ci sono state delle critiche sulla nostra scelta visto che la pellicola presenta molte informazioni e poco storia; però trattasi di un mokumentary, e abbiamo pensato che la falsa riga del documentario sia proprio incentrata su ‘sta forma qua: raccontare informazioni dando un pizzico di storia, spingendo il pubblico ad una sorta di ricerca individuale su quelle che sono le cose occulte della propria città.

 

Quali sono stati i limiti di questa pellicola?

Prima di tutto c’è stata l’inesperienza giovanile, in cui mi annovero. Tutto il cast under 30 e ad una prima e vera esperienza di lungometraggio. Io da regista e Giovanni da sceneggiatore eccetera, abbiamo girato diversi cortometraggi, anche andati molto bene … ma nel momento in cui approcci al lungometraggio scopri che è un altro pianeta. Si basa sulle stesse regole ma è tutto amplificato all’ennesima potenza. Poi la troupe era piccolissima, ci contavamo sulle dita di una mano … quindi tutti, ma davvero tutti, dovevano risolvere problemi inimmaginabili, e ad un certo punto sul set scomparivano i ruoli. Cioè io non potevo dedicarmi solo alla direzione artistica, ma (come tutti del resto) dovevo adempiere a 360° a tutti i lavori che si svolgono su un set.
Logicamente la mancanza di budget non è una colpa della casa di produzione S.M.C., che anzi, da sola ha voluto investire su un progetto formato da tutti giovani.
Il limite è stato anche quello di gestire una storia con pochi attori per la mancanza di un budget considerevole … non potevamo permetterci un film con numerose comparse, con numerosi attori, eccetera e abbiamo pensato su come mantenere una storia di un’ora e venti con solo due protagonisti.

E quindi questi sono tutti i limiti … che però abbiamo deciso di affrontare con questa esperienza sperimentale.

 Avresti intenzione di continuare questo film con un altro?

C’era un’idea di “continuarla”, non al cinema magari ma o in TV oppure su internet. Concentrando una serie televisiva (o web) su i misteri di Napoli appunto dal titolo “VITRIOL” con richiamo al film.
Vedo più fattibile una cosa del genere (visto che ho anche diverse idee), che invece produrre o girare un film nuovo che sia il seguito di questo.

C’è una scena a cui ti senti legato particolarmente? Perché?

Sì, c’è una scena a cui mi sento più legato. C’è una scena in cui i due ragazzi sono nell’ufficio del professore e il professore (che da i dettagli si vede che appartiene chiaramente ad una loggia massonica) si confronta per la prima volta con i due ragazzi che stanno svolgendo la ricerca. Lì c’è per la prima volta un confronto tra diciamo “il passato” e quello che sarà “il ponte per il futuro”. Cioè il professore, che ha raggiunto un’età avanzata e invece i due ragazzi che sono appunto giovani. Il confronto è tra il docente e il giovane Davide (anche lui avvezzo a tematiche esoteriche), e lì c’è uno “scontro” tra quella che potrebbe essere la “vecchia scuola” e la “nuova scuola”: cioè il professore è un pochino conservatore riguardo certi argomenti, mentre i giovani sono per lo scoprire e il portare alla luce … infatti, nella scena finale, il professore sotto al tempio spiega determinate cose, ma alla fine si allontana dicendo: “è meglio che ce ne andiamo”. È soltanto Davide che è il giovane a “sfidare” il velo di conoscenza, e trapassandolo, completa il “vitriol” (cioè il suo percorso), scendendo appunto fin dentro le viscere della terra. E soltanto lui dei cinque personaggi del film completa il percorso iniziatico, diciamo così … quindi mi piaceva questa scena che era la prima volta e l’unica in cui si incontravano il professore e Davide e in cui venivano messe le due generazioni a confronto … e in cui la generazione giovanile deve rispecchiare, si spera, quella futura! Cioè il giovane che Osa!

L’osare: fregarsene di tutti i preconcetti e dogmi. Questa è stata anche un po’ la linea di pensiero che abbiamo seguito con tutta la troupe … abbiamo osato, per girare una cosa del genere, ed accettare tutte le conseguenze che da ciò può scaturire.

Come mai la scelta di alternare scene del film con spezzoni reali?

Proprio per dare allo spettatore la consapevolezza che è una ricerca reale, tranquillamente controllabile a mezzo di internet, o di libri del settore, quindi sono consultabili e riscontabili persone e figure che anche lo spettatore al ritorno a casa, può ricollegare e approfondire di più: dare allo spettatore la sensazione di vedere qualcosa ricostruito sul reale e su una dinamica che è accaduta realmente.
Perciò prima far vedere spezzoni amatoriali di persone che hanno vissuto davvero quelle cose e poi passare alla riproduzione filmica. Abbiamo quindi rivisitato tutti questi posti, logicamente con i permessi della Film Commission eccetera … alla fine è per ricalcare il valore reale del film … tutto qui.

Pensi che questo film possa essere considerato utile per comprendere tematiche esoteriche?

Devo dire la verità, molte persone sia che conoscevo, sia che non conoscevo mi inviano messaggi positivi in questo senso. Cioè per chi non conosceva nulla ha potuto scoprire cose nuove dicendomi che andrà a documentarsi su queste cose. E invece chi già conosceva qualcosina si è sentito ancor più stimolato e quindi il suo interesse per tali argomenti è cresciuto dopo la visione del film.
Inoltre in alcuni ambiti esoterici, sia in internet, sia nella nostra città, hanno visto il film con occhio di chi conosce e con orecchio di chi riesce a sentire determinate cose … oltre, insomma, passaggi che sono messaggi un po’ più subliminali … che vanno oltre una visione normale della pellicola … e sono rimasti molto colpiti dalla simbologia, e dalle cose che vi abbiamo messo dentro … e sono stati stimolati da un punto di vista positivo, soprattutto considerando che una troupe giovane (under 30) considerasse questo argomento con adeguato rispetto … senza voler metterci la propria opinione, nel senso di voler stravolgere i concetti che erano poi cari a questi ordini, cioè in primis l’Ordine Osirideo Egizio.
Quindi diciamo che sia gli addetti ai lavori, che i non, sono rimasti colpiti a vari strati, chi in un modo e chi in un altro.
Perciò grazie a ciò che la gente mi riferisce possiamo considerare il film un mezzo di risonanza  verso tali argomenti.

La riproduzione del Cristo Velato è ad opera dell’artista Luca Nocerino.

http://www.vitriolfilm.it

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9 pensieri su “VITRIOL, i misteri si celano nel profondo – recensione ed intervista al regista Francesco De Falco a cura di Luca Piccolo

  1. oh Grazie davvero. Amo Napoli e la conosco bene, ma non vedo l’ora di visitarla in questo film. E questa frase
    e in cui la generazione giovanile deve rispecchiare, si spera, quella futura! Cioè il giovane che Osa!

    Ha ragione mezzanotte: articolo fantastico

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  2. La curiosità per questo mokumentary mi ha spinto a cercare il modo per portarlo qui su WSF e devo ringraziare Luca, per la splendida intervista e per essere andato a vedere il lavoro di De Falco e soprattutto Francesco, per la gentilezza e per le fotografie del backstage.
    L’interesse per Napoli, nata circa due anni fa, con questo lavoro aumenterà a dismisura.
    E spero di tornare presto in questa città così misteriosa.

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  3. Complimenti a Francesco per il film, che mi è piaciuto molto e finalmente una bella intervista approfondita sui temi trattati nel film.

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  4. Lucapiccolo le tue recensioni arricchiscono il lettore. Il problema sarà reperire la pellicola che nelle sale non c’è (più ). Consigli ?

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