Inediti di Annamaria Giannini


Di_stanze

contemplando un’unghia a scavare il cuore

nelle radici di un vecchio melo
che senza la cura dell’uomo
ha riempito uno spicchio di mondo

sei tu

delle allodole il precipitare
per poi riavere il cielo

sono io

poi piangere d’istinto, come le nuvole
alla distanza apparecchiata
e le posate inutili

Di_aria

eccoci nel grido del fiume prima di tracimare
nelle rose scomparse e le spine, quante

le ferite piovono fino a dissetare i semi
e sarà prato dalle macerie al cielo

le briciole a cantare il senso del pane
i davanzali aperti ai merli
foglie mai più strappate a scivolare, aria

un nido sottotetto per la stessa rondine

Spighe di grano

Supponiamo che sia giunto il tempo
di cercare sillabe nuove
negli anfratti inesplorati

le pronunceranno i figli
ognuno nelle mani una tavola di legno
per impastare acqua, farina e sale

un morso del pane a terra
un sorso del vino nel bicchiere
per i sorrisi che per strada abbiamo perso

li respiriamo spighe di grano
al vento che rimargina, al vento che riapre

Dei Passi

non siamo polvere
ma soffi di creta, respiriamo
come fanno gli oleandri
che la poca acqua riversano sui fiori

basta un petalo a ridestare i sogni

noi, nulla da perdere
da formiche a dinosauri
corse di lampioni a questa luna
_infanta_ tra le contadine

il nome della strada
lo cantano i passi
e_ nascosti dall’erba_
i grilli, tanti

Tre sillabe

(Libertà avrà sempre tre sillabe domani)

stiamo, come sassi a invidiarci la carne
senza tamponi a raccogliere sangue
scivola un macabro senso di fame
rassegnato alla strada

eppure siamo, sotto un cielo straniero
venuti dalla rabbia raccolta
parlando lingue diverse
i gesti uguali del sorriso scavato

lo stesso odore forte incide
di radice la radice, poi gemma
fiore, frutto e le mani piene

(come un temporale spazza noi viviamo)

da questo fianco mai più reso
avanti nasce il grido per i figli
e il cielo che ci riempie, nuovo

Isolillusione

se ascolti – c’è domanda nella risposta
come la foglia al vento resta alla radice

gli occhi decomposti negli sguardi
l’aprire, il chiudere, l’istante assente
può mutare il mondo o cambi tu
non torni mai com’eri, prima di partire

noi siamo isole esposte ai capricci
di ogni fiume, solitudine
un’illusione fatta di onde
a battere la carne

Gabbia_no

E grida questo silenzio di petali
sotto piedi usi a calpestare foglie

facile confondere il sillabare arancio
di un pensiero
col giallo amaro e secco del ricordo

e nulla più nel sogno
se non lo sguardo d’un gabbiano
che mai ha visto un’ ancora
fuori dal mare

Biografia:

Annamaria nasce a La Spezia, di ” sfuggita”. Ama dire sorridendo che è ligure per nascita, sarda per amore, come il grande Faber. Della Sardegna sono figlie tutte le donne di casa sua, marinai tutti gli uomini. A sei anni lascia l’isola e si trasferisce sulla costa romagnola. Zingara per costituzione passa gli anni dopo il diploma girando l’Europa in autostop, fermandosi a Londra per sei anni, dove frequenta una scuola per interpreti al Westminister College.A trent’anni un temporale spazza via tutto e a causa di un incidente gravissimo rimane bloccata a letto tre anni; comincia a scrivere, per ” sopravvivere”.Attualmente vive a Roma con il suo compagno e la sua cagnolina ,facendo la spola con Rimini dove vivono madre e figlia ventiduenne. Racconti brevi sono stati pubblicati da diverse antologie, e alcune sue poesie saranno presenti nell’antologia ” Kronos” Onirica edizioni.

http://scriveredischiena.wordpress.com/

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19 pensieri su “Inediti di Annamaria Giannini

  1. Ci sono dei versi che sento “appartenenti”. Soprattutto nella poesia Di Aria. A parte questa “personalizzazione”, trovo che usi dei ritmi che congiungono i versi tenendo aperti i sensi (e il corpo) verso le immagini che paiono materializzarsi nell’animo. Una fortuna, in tempi di solitudine.

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  2. Sono piccoli quadri impressionisti, queste poesie che dipingono, in lievissimi tocchi, una bellezza impertinente, che ti entra dentro senza chiedere permesso e ti dilagano dentro…

    Rispondi
  3. Ho sentito un canto universale in questi versi. C’è un richiamo continuo alle cose piccole e grandi della vita, un soffio di semplice quotidianità che sta sempre alla base dei voli dell’umano sentire. I riferimenti alle briciole, al pane, ai fiori e ai petali che risollevano il mondo, capaci nella loro piccolezza di districare i nodi della vita. I sogni, le percezioni di resa, il fermo-immagine delle cose e dei pensieri nella volontà tenace della prosecuzione naturale dell’esistenza. Non si sfugge al cerchio che ci contiene ma si può vederne i contorni e risalirli, scenderli, ri-pulirli per (ri)conquistarne le vette. Complimenti Annamaria e benvenuta su WSF 🙂

    Rispondi
  4. noi siamo isole esposte ai capricci
    di ogni fiume, solitudine
    un’illusione fatta di onde
    a battere la carne………………………………MERAVIGLIOSA!!!!!

    Rispondi
  5. Convinta che il tuo compleanno fosse il 30, il giorno del debutto. Sul tuo diario fb, ho letto invece che è proprio oggi. Così ho scoperto questo tuo regalo. Un regalo anche per me, leggere i tuoi testi pubblicati su WSF, una pagina che tanto dona a noi appassionati di poesia. Quindi, con il mio abbraccio più caro, ti lascio i complimenti per il luminoso prosieguo del tuo percorso poetico e gli auguri di Buon Compleanno.

    daniela

    Rispondi
  6. Eccola Annamaria . La aspettavo qui per leggere un insieme di quei frammenti Sparsi nel luogo dove spesso ci si trova a conversare di altro.
    Eppure ritrovo quella Annamaria tutta qui ,in queste parole . La stessa convinzione,la forza, la determinazione e la consapevolezza . In queste parole Annamaria si espande elemento di natura tra elementi di natura. Non c’è contrasto tra l’io e il contesto,nè contrasto o sbilanciamento di rapporti. La radice,vocabolo che torna a ripetersi come un’impalcatura e uno scheletro atto a sostenere i numerosi movimenti dei versi e nei versi,è dunque la stessa sia per la voce che per le cose.
    Ha il bizzarro pregio di ricordarmi la Dikinson,ma come se quest’ultima non fosse restata chiusa in uno spazio mistico composto dalle mura di clausura della propria stanza,quanto una Dickinson contadina,giardiniera,perfino operaia.
    Ci sono le mani che toccano le cose in queste parole ,un costante ritorno alla terra come solo le donne ,che hanno un grembo terreno e generante,sanno fare.
    Il pane,i fiori , i frutti sono i figli della terra e i figli sono il pane,il frutto e i fiori delle donne. Come Annamaria.
    Non mi pare una poesia di nostalgia per quello che non siamo più ,la società contadina,ma una poesia che ,consapevolmente sceglie di sottrarre tutto quello che crea frastuono,disordine ,in naturalezza, per concentrarsi sulle cose che ” contano” , che per Annamaria contano. Se ne avverte l’importanza che chi scrive dà a tutto ciò che mette nei versi. Non orpelli,non scenografia ,ma carne stessa del testo .
    Ecco ,questa la lettura che ne faccio. Ha un suono chiaro,non ambiguo questa poesia. Che mi piace comprendere.
    Buon compleanno cara Annanaria. E grazie.
    Marco

    Rispondi
  7. Ciao Daniela, bello averti qui e bello sapere che se sono qui è anche grazie a te, che mi stai accompagnando in un percorso di crescita e ricerca che mi affascina ogni giorno di più. Tu sai.

    Samoaintutu, il tuo commento è sbalorditivo, commovente e denota un’attenzione alle mie parole di cui io sempre mi stupisco. Mi stupisco anche quando la critica è negativa, partendo dal presupposto che il tempo a noi dedicato è sempre un regalo, ma quando è anche così attenta,bella, positiva e mi rendo conto di essere arrivata a toccare certi tasti in persone che stimo, allora mi dico che qualcosa di buono ci deve essere dentro le mie parole, nonostante veda bene i miei limiti e la strada ancora da fare. Grazie a tutti.

    Rispondi

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