Confini. Il dove della poesia italiana: Guido Catalano



Ragazza che stendi le noci ad asciugare al davanzale

piove
ragazza che stendi le noci ad asciugare al davanzale
in questo grigissimo autunnissimo mattinissimo di pioggia finissima
qui
piove
ragazza che stendi le noci
in compagnia del tuo vecchio cane
che me lo immagino guardarti, il cane
intanto che stendi le tue noci
amoroso come solo un vecchio cane malandato sa essere
e piove
e guardi fuori dalla tua finestra
vedi la pioggia?
piove anche lì?
qui sì
e verrei a trovarti volentieri sai?
attraverserei la pioggia e il freddo e il grigio e il fango e i lupi e
i carriarmati e le mine antiuomo e
i lanciafiamme e i bombardamenti
per venirti
a trovare
verrei a contare
le noci
che hai steso ad asciugare
e se me ne dessi il permesso
ne assaggerei una
forse due
carezzerei il tuo cane vecchio e malandato
ti guarderei in silenzio mentre sbrighi le faccende
tipo stendere le noci ad asciugare al davanzale
potremmo raccontarci cose
a voce bassa
che non ne posso più
non lo so tu
io più
di tutto questo
urlare

ma non è quest’oggi il giorno
non è questa la pioggia
accontentiamoci
in questo autunnevolissimo pioggerellinisimmo mattino
di pensarci
vicendevolmente e in lontananza
io a te
tu a me

e il tuo cane

Da casa tua

da casa tua si sentono i treni
si sentono le navi da casa tua
e i gabbiani
da casa tua si sentono
i treni, le navi e i gabbiani

da casa mia si sentono i tram
si sentono le campane da casa mia
e le rondini
da casa mia si sentono
i tram, le rondini e le campane

da casa tua si vede il mare
da casa mia i tetti

a casa tua vivono i gatti
a casa mia i cani

a casa tua giocano i bambini
a casa mia gioco coi nani

a casa mia non mi sento quasi mai solo
a casa tua sto bene
da casa tua si vedono le navi
vivono i bambini
si sente il mare
ed è uno
dei pochi luoghi
dove
mi piace
arrivare

Piccola mosca che giochi con la morte

tutta la mattina abbiamo danzato assieme
io in mutande con una rivista arrotolata
nella mano destra e
un libro di poesie di Simic nella sinistra
bestemmiandoti contro

piccola mosca che giochi con la morte
lasciami perdere
fammi leggere
qualcosa di buono
che ne ho bisogno
esci dalla finestra
esci dalla mia testa
vivi

non ho più voglia di giocare
con te
insistente
piccola mosca nera
che mi fai il solletico
negl’angoli più assurdi
del mio corpo nudo

e poi
posata sull’unghia dell’alluce del piede mio destro
attendi il colpo fatale guardandomi amorosa
come solo una piccola mosca nera ballerina di morte
sa essere
in quell’attimo che la separa dalla fine

ma non ti ucciderò
no
non lo farò
non io
e tu non mi bacerai
no
non lo farai
non tu
e nessuno di noi
si trasformerà mai
in qualcosa d’altro da ciò che siamo

tu rimarrai piccola mosca fastidiosa e carina
io
il primo ed unico uomo
che ti ha voluto
un po’
bene

Quanta maledetta bellezza

collasso
ma di baci ti scasso
smargiasso
come che se
come se che
tutti quanti i quattro moschettieri
o tre
o quattro
o come cazzo è
fossero entrati in me
son basso

quanto sto peccando
dio, quanto sto peccando
e non d’adesso
dio, quanto seme disperso
dio, quanta vita nel cesso

il mio vero e unico e solo amore
è stata una gatta siamese dagl’occhi celesti
e la pancia profumatissima

e quanto coraggio hai
a non aver paura di me

alle volte nella notte
mi alzo per pisciare
barcollo fino alla tazza
e nella notte mi posiziono
estraggo il fallo
spingo
urino
guardo alla mia sinistra
mi vedo riflesso nello specchio
sorrido

che poi
a ben guardare
dai
che ce n’è
di bellezza

è così tutto quanto
schifosamente
pieno
di
bellezza

trovare qualcuno che ti sorride
mingendo nella notte
guardandosi in faccia
e non dico capire

intuire

 

Biografia:

Guido Catalano nasce a Torino nel 1971 ed è ancora vivo.
Ultimamente ha fatto gli esami del sangue e risulta quasi astemio anche se non ha senso.
Normalmente non si esprime in terza persona ma in questo caso gli sembrava più fine.
Ha scritto cinque libri di poesie, l’ultimo dei quali si intitola “Ti amo ma posso spiegarti” per i simpatici tipi di Miraggi Edizioni.
Per vivere si esibisce in strabilianti reading in tutta l’Italia. Ne fa oltre duecento l’anno, il che a pensarci bene è una cosa pazzesca.
Ancor più pazzesco è che non sia ancora diventato ricco e che, come si diceva all’inizio, sia ancora vivo.

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2 pensieri su “Confini. Il dove della poesia italiana: Guido Catalano

  1. Ah ah mi piace si. Come un Vasco Brondi che abbia imparato un minimo di autoironia. E lo spirito infantile tutto salvo qui nella sua forma che Sa Brillare, ma con gli occhi di un adulto che gioca conscio di giocare. E non è davvero niente male.

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