Battiti dal sottosuolo – presentazione di Dreamworking dal cuore di Napoli – recensione a cura di Luca Piccolo


Non è sempre facile riportare al meglio qualcosa cui si è assistito, ma con la presentazione che s’è tenuta il 27 Ottobre del corrente anno di Dreamworking (progetto musicale dell’Orchestra Esteh che abbiamo già ospitato tra queste pagine), ciò è ancora più difficile, poiché l’evento è andato a toccare e a “risvegliare” i partecipanti nel loro intimo.

La location è stata il “Museo del Sottosuolo” di Napoli, situato al civico 140 di piazza Cavour. Attraverso un percorso guidato dai suoni di Phalaenae Nigrae (opening-track di Dreamworking) e dalle stupende “fotografie dell’invisibile” di Anita Annunziata, i presenti sono stati costretti a “sprofondare” lungo una suggestiva scalinata, che, guidava la mente ai contenuti del saggio “Suono Sacro Sogno”.

Con un simbolismo immenso, lo spettatore appena giunto al termine delle scale si trovava in una delle enormi (e stupende) cave del sottosuolo napoletano, dove, era manifesto un enorme velo. Il proiettore “incideva” nella tela la copertina dell’album.

Immagino che la maggior parte degli spettatori sia stata stimolata dalla voglia di “stracciare” quel velo e scoprire cosa vi fosse occultato oltre.

Con un colpo di campana e poche parole Vinz annuncia la via nocturna presieduta da Alberto Brandi, noto autore in ambito iniziatico per il suo “La via Oscura” (ed. Atanòr). Brandi è stato chiaro e conciso, sviscerando il cuore di Dreamworking, ricercando le origini del sogno nelle varie culture sia orientali che occidentali e creando terreno fertile per alcune riflessioni al riguardo.

La via conjunctionis è stata “indicata” dallo psicologo analista Cinzia Caputo, che ci ha guidato con le sue parole in un reame molto vicino al sogno, parlandoci del mito e della ricongiunzione con se stessi attraverso il mondo di Morfeo, in un modo davvero suggestivo ed a tratti commovente.

Siamo stati preparati a scivolare lungo l’ultima via e percorrerla d’un fiato: la via astrorum, con il poeta e filosofo Mimmo Grasso. Il quale con dei quadri poetici del suo Alla memoria oscura della notte, ci ha fatto vivere dei sogni sublimi e ha preparato il nostro palato per gustare al meglio l’Opus.

Qui inizia il vero sogno. La voglia di vedere oltre quel velo viene finalmente soddisfatta grazie all’azione teatrale che è incentrata su spettacolari effetti di ombre e luci di cui sono protagonisti Anita Annunziata (visio) e Vinz Notaro (actio).

Il connubio che si genera dalla fusione delle loro ombre e quelle dei nomi già citati è indescrivibile. Era possibile vedere l’emozione e la folgorazione negli occhi di tutti i presenti.

I suoni di Dreamworking; le parole di Vinz rese eco dalla voce di Anita; esaltate negli animi dei presenti ed unite ad incessanti battiti di tamburo; suoni di catene; immagini e video onirici (tra cui spezzoni del video ufficiale di Phalaenae Nigrae) ripetuti in una spettrale concatenazione, portavano ad una commozione dell’anima, che si ritrovava catapultata all’interno di un vero e proprio sogno ad occhi aperti… e poi, stop!

La folgorazione è stata raggiunta da tutti i presenti. Lo spettacolo è chiuso.

Gli spettatori ancora vivono ogni attimo e sono in dubbio sul se battere le mani segnando la fine dell’Opus, o continuare a sognare.

Folgorante: l’unico termine adatto ad esprimere e giustificare il silenzio degli spettatori.

Vinz da dietro le tende incita ad un plauso, che “spezza” tutto e riporta (o quasi) i presenti allo stato di veglia. Escono tutti i protagonisti della rappresentazione, mentre Notaro fa un ultimo ringraziamento a tutti gli “eretici” lì presenti.

Il tempo che ormai aveva perso un senso è sospeso tra eterno e nullo…

E così, senza il bisogno di esprimere una parola sulla sua pubblicazione ha termine la presentazione di Dreamworking.

Ma a cosa servono le parole quando siamo stati immersi all’interno del lavoro in una sola serata?

Di importanza colossale è il fatto che abbiano partecipato un numero davvero espansivo di persone. Raramente ad eventi del genere sono raggruppate così tante anime. Questo è il segno che le persone “ci sono”, ma bisogna sapere organizzare le cose bene per meritare una loro partecipazione.

La settima e l’ultima foto (che riprendono scene dal backstage) sono di Daniela Montella. Le restanti foto sono di Enrico Borriello. Si ringraziano i due autori.

http://www.estehimperat.com | orchestraesteh@gmail.com

facebook page|youtube channel|google+: orchestra esteh

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7 pensieri su “Battiti dal sottosuolo – presentazione di Dreamworking dal cuore di Napoli – recensione a cura di Luca Piccolo

  1. sono rimasta incantata fin dal primo ascolto di questo progetto.
    Oltre al rituale che lo ha creato ci vedo tanto amore, l’affinità quel volere adempiere INSIEME ad un progetto.
    E il luogo, visitato qualche anno fa, è la perfetta chiusura di un cerchio che crea battiti sottocutanei.
    complimenti a Vinz e ad Anita. Due creature meravigliose.

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  3. Due cose mi hanno solleticato l’emozione, in quanto ho appena letto, e, credo, siano entrambe dovute alla bravura di chi ha redatto questo articolo.
    La prima è nell’utilizzo del termine ‘anime’ in luogo di ‘persone’, a definire le presenze nel luogo di scena, come a rilevare, senza indugi, che l’Arte parla al dentro di ciascuno. Dal dentro al dentro, mi verrebbe da dire: quella è la sola via che l’Arte sa intraprendere.
    La seconda circostanza è legata, invece, al rilievo circa l’anelito a voler ‘strappare il velo’ per scorgere le matrici della proiezione. Ecco, è proprio lì che si struttura il confine, a mio avviso, fra immagine e immaginifico di ciascuno. Ho sempre pensato che si debba, all’Arte, questo sacrificio ultimo e supremo: latitare in conoscenza per guadagnare in proiezione.
    Ci è dato scoprire, in questa maniera, una dimensione altra, che acquista respiro a mano a mano che si allentano le redini, che si acconsente all’incoscienza, che si agevola la reggenza della prospettiva. La mente dell’uomo, nel mio immaginario, si scopre nella conoscenza così come nel prescindere da essa, laddove il fine comune sia la coltura di un nuovo elemento emozionale.
    Questo articolo, in specie, conduce a queste riflessioni. Ed è, assolutamente, fantastico.
    Grazie.

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    • Grazie a te, mi emoziona ricevere certi commenti così profondi al mio articolo, e sono lieto di riuscire a indurre qualcuno alla riflessione.
      Grazie, sono commosso.
      LP

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