La comunità patetica


“La comunità poetica ci salverà in questi tempi bui…”. Quanti di voi, navigando nelle desolate lande letterarie della rete hanno letto una frase simile? Credo molti, anzi penso che sia la frase più “sfruttata” da questi pseudo-templi della parola. Non esiste una comunità poetica, in verità esiste una comunità patetica, costituita da un’accozzaglia di saltimbanchi egoisti, bellicisti e poco inclini ad accettare critiche al di fuori del loro orticello.

Di solito, i così detti poeti del nuovo millennio, amano raccogliersi in spazi ben definiti, tanti piccoli stati hitleriani creati per soddisfare il loro ego pantagruelico, dove non esiste l’analisi dei testi ma soltanto il continuo osannare e osannarsi a vicenda. La legge vigente è l’inquisizione, quindi guai a tentare la minima valutazione negativa di un’opera, pena la scomunica con tanto di editto perpetuo e una bella levata di scudi che mira a consolidare, per proprio tornaconto, la meravigliosa arte letteraria del sedicente poeta di turno. Usano blog, siti, social network e concorsi letterari come specchietti per le allodole, al solo scopo di annoverare nuovi adepti, pronti a tutto pur di apparire agognando il tanto ambito titolo di scrittore.

Inutile e troppo facile da parte mia criticare i siti generalisti dove non esiste poesia, se non in qualche sporadico caso, soffocato però dalla moltitudine di sciorinate inutili e frasette banali che niente hanno a che spartire con la critica poetica. In effetti appartengono ad una sorta di universo parallelo, un mondo letterario sterile laddove la clonazione è prassi consolidata e l’arte solo una parola per riempirsi la bocca senza nemmeno sforzarsi di conoscerne il significato.

Personalmente non sono contrario all’esistenza di tali obbrobri perché la sola ed unica comunità che possono esprimere è quella dell’ilarità che suscitano le letture dei testi presenti.

Ancora più osceni sono i concorsi letterari. Sicuramente ci sono esempi di serietà in questi contesti ma si contano sulle dita di una mano e sono più eccezioni che regole. Il concorso ha il solo ed unico scopo di spillare soldi ai tanti poveracci desiderosi di affermarsi come scrittori. Solitamente le giurie sono composte da dinosauri estinti, che magari un tempo hanno scritto qualche buon testo ma rimangono ancorati ad una poesia giurassica e quindi incapaci di giudizio critico. Anche in questo caso è superfluo inseguire una minima parvenza di comunità poetica perché in antitesi con l’essenza del concorso stesso. Ricercare una coesione artistica fra contendenti, pronti all’omicidio pur di primeggiare, è assurdo tanto quanto la pochezza letteraria della maggior parte delle opere presentate.

In questo mio viaggio alla ricerca della comunità poetica non potevano non essere presenti i blog letterari. Anzi sono convinto che proprio in questi posti la poesia stia ricevendo l’estrema unzione o forse la sepoltura.

Abitualmente sono strutturati in modo subdolo, ad un primo approccio sembrano veramente isole culturali dove potersi fermare a leggere qualcosa di interessante e magari credere che la poesia possa ancora essere veicolo di aggregazione culturale, invece ad una lettura attenta ci si ritrova in mezzo ad un calderone di sacerdoti e vestali convinti di essere i protettori dell’arte poetica.

Non conoscono dubbi ma certezze, certezze consolidate nel tempo da un’armata di cortigiani e soubrette che amplificano qualsiasi boutade scritta da questi santoni della parola. Un esercito creato con la tecnica dell’ospitata, ripresa dalla tanto vituperata tv trash, che prevede uno scambio adulatorio fra l’ospite e l’ospitante ai soli fini personali e che poco ha a che fare con la poesia. Come scritto ad inizio di questo articolo guai a discordare dalle idiozie di questi mostri sacri, il risultato sarebbe il risveglio del pollaio con le galline tese a beccare avidamente qualsiasi cosa nel raggio di chilometri, essere concordi ed allineati è la vera essenza di questa comunità PATETICA pronta a ergersi Olimpo del solo e unico verbo…il proprio. Denigrano i siti generalisti per poi usare gli stessi identici comportamenti e metodi, disprezzando coloro che si fanno portatori di idee dissonanti dalla linea editoriale intrapresa.

Quando il livello di prosopopea raggiunge il limite massimo cominciano a vaneggiare di argomenti fuori dalle loro conoscenze, riuscendo a svilire millenni di studi filosofici, storici e politici al solo scopo di crearsi il “personaggio”. Una maschera che ambisce ad essere fuori dalle regole ma che poi risulta invece banale e ancora più schematizzata degli argomenti che usano trattare.

Non è questione di idiosincrasia verso i poeti ma di una sana critica a tutto questo golem di fango che fagocita parole e giudizi senza mai chiedersi se la direzione intrapresa sia quella giusta, se effettivamente non sia giunta l’ora di aprirsi all’arte in tutte le sue forme anche quelle non consone ai gusti personali e soprattutto alle proprie simpatie. Non è possibile elevare opere senza un minimo di talento letterario come fossero perle rarissime, come non è proponibile sentirsi novelle Gertrude Stein capaci di riconoscere e riunire pseudo-movimenti che con la poesia non hanno niente a cui spartire.

In questo contesto è pressoché inutile cercare una collettività che abbia come scopo quello di promuovere l’arte come punto di riferimento verso tutto questo nichilismo, molto più evidente la disgregazione alimentata da un’oligarchia di millantatori capaci soltanto di indottrinare secondo convinzioni ignoranti e che avrebbero sicuramente bisogno di studiare e leggere invece che farsi leggere.

Concludendo vorrei che noi tutti si urlasse un bel “tana libera tutti”, che finalmente possa aiutare ad iniziare un nuovo percorso, intrapreso certamente da individualità come solo gli artisti possono essere ma che si faccia promotrice di qualcosa che ormai manca da troppo tempo…un’idea.

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140 pensieri su “La comunità patetica

  1. Come da copione.
    Anche lei non mi sembra avere dei dubbi ma solo certezze. Ribatto fortemente questa avversione verso spazi che frequento con molto piacere, colmi di sensibilità e amore. Cosa vuol dire siti generalisti poi ?
    Credo che questa acredine sia figlia di un fallimento, magari come scrittore.
    Tranquillo i suoi deliri non fanno che farmi apprezzare sempre più i luoghi da lei avversi.

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    • Valentina che vuol dire come da copione ?
      Non ho certezze se non dal momento in cui ho “praticato” tutti questi spazi.
      Purtroppo sono stato redattore sul sito più grande della rete…ripeto purtroppo, come sono stato adescato dai concorsi, su undici giusto un paio sono quelli senza scopo di lucro e che posso ritenere seri.
      Per i blog,magari ci hanno anche provato ma fortunatamente ho una testa pensante e non mi sono piegato a certe logiche.
      Per siti generalisti intendo tutti quei posti dove non c’è un obiettivo poetico ma solo quello di volere accettare iscritti come fosse un enorme pentolone. Non sono democratico sulla poesia e non penso tutti abbiano il talento per scrivere.
      Grazie comunque e aspetto una sua risposta.

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      • Da copione perché lei non riesce a costruire ma solo a distruggere.
        Se ha frequentato i siti è al corrente del fatto che ci sono persone meravigliose prima che poeti.

    • signora valentina o signorina, la comunità poetica non esiste. non esiste nemmeno il concetto di essa. non esiste il reale volere di formarla.
      ho praticato – vissuto – e sofferto luoghi dove la poesia e comunque ciò che doveva essere il legamento per andare avanti, alla fine era una una cortina di fumo, dove o facevi come dicevano loro oppure sei fuori a dirla come Briatore.
      parla poi di sensibilità, quando nel mondo reale viene a mancare e anche lei ne è una di quelle portatrici non sane, visto che ha dato del fallito ad una persona solo perchè democraticamente, parola abusata in italia e nei siti di cultura, ha detto il suo pensiero su questo mondo che sta marcendo piano piano.

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      • Non ho dato del fallito come persona ma come scrittore e la cosa cambia. Non mi metta in bocca parole non scritte.
        La comunità siamo noi tutti poeti che affidiamo le nostre opere ai siti per condividerle con tutti i lettori.
        Non ho vinto concorsi ma mai mi sognerei di pensare che siano “specchietti per le allodole”.

  2. Signora valentina, ho specificato che era nel senso umano? no.
    E’ qui che si sbaglia. già chiamandosi poeta.
    Poeta al giorno d’oggi è un nome troppo grosso.
    Autori suona meglio.
    E’ più per le persone che si alzano e decidono di appartenere ad un mondo che amano, perchè sennò i Grandi Poeti del passato si ribaltano nelle tombe.
    le assicuro che nessuno è santo in questo mondo, sono davvero poche le persone per cui vale la pena farsi in quattro e definirli Poeti.
    Scribacchini ecco oltre che autori.

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  3. Valentina mi scusi, posso tenermi il fallito, (già immagino qualche risatina sotto ibaffi di svariate persone) ma non accetto questa visione tutta farfalle e arcobaleni del suo mondo poetico.
    Si tenga la definizione di poeta, con i fiocchi e gli inchini ossequiosi per quel che mi riguarda la poesia è altro…

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  4. Purtroppo le cause di questo andamento sono anche nella poca disponibilità della Poesia “ufficiale” verso chi inizia o è alle prime armi. Il fatto che chi scrive da tempo si senta eletto e sieda tronfio su un piedistallo inavvicinabile crea questo gap incolmabile fra Poesia e poeti, o sedicenti tali. In realtà non esiste un progetto vero che permetta a chi desidera inserirsi e imparare di confrontarsi; esistono quindi queste bolle poetiche virtuali in cui ognuno libera il proprio ego frustrato da un abbandono “al proprio destino” dei canali ufficiali ed eminenti. La Poesia “accademica” è ancora troppo accademica appunto, un mondo a parte che nessuno si sogna neanche di avvicinare e che nulla fa perchè ciò avvenga. Le schiere di poeti che si esaltano ai commenti deliranti di ammiratori senza capacità/volontà critica vanno in un cul de sac e non se ne rendono conto. Quando ho iniziato ad usare intenet per diffondere ciò che scrivevo, c’erano i siti di scrittura. Personalmente li ho frequentati come molti hanno fatto, ma questo mi è servito a capire meglio il mio modo di scrivere, le mie attitudini, i miei difetti, insomma a migliorarmi; è stata una gavetta che a tutt’oggi ritengo sia stata valida per la mia formazione e autostima nel campo, ma ho sempre scritto per amore e mai per lode, questa forse è la differenza che i tanti appartenenti a corti e piccoli regni poetici non afferrano. La comunità poetica esiste ma frammentata e formata da club più o meno esclusivi che non comunicano fra loro. Forse, l’utopia di una comunità poetica rappresenta l’utopia di una generazione che scrive senza consapevolezza senza ricerca vera. Una scrittura fine a se stessa che non ha mai un punto di arrivo costruttivo.

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    • Fede, l’unica cosa che posso aggiungere è che mi permetto di usare il tuo commento come fosse una postilla al mio articolo.
      Il discorso finale sull’utopia lo trovo precisamente calzante a tutto il resto.
      Grazie

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  5. Gianluca con me sfondi la classica porta aperta!!!
    Mi trovo d’accordo su tutta la linea. Devo dire che anche io ,nella gran palude web ,frequentata da decenni,trovo che i siti generalisti siano ,al netto dei demeriti,il male minore. Per lo meno gli è fisiologicamente impedito spaccapiarsi,per prodotto culturale ( a meno che non si sua dotati di mutanti fette di salame autogenerantesi sugli occhi….vedi sopra ).
    Il peggio,secondo me,sta nei blog. E più si tacciano di connotati elevati,più l’intelligentia,offre spettacolo miserrimo di se stessa.
    Crogiuolo di sedicenti geni,pronti a mutare in perpetue di paese in un batter d’occhio. Fanno muro contro punti di vista differenti come anticorpi contro un virus. Salvo poi cannibalizzarsi a vicenda nei momenti di stanca. Decretando in tal modo la fine di ogni buona intenzione. Pubblicano,anche a livello cartaceo ahimè ,implementando la questione ecologica,qualsiasi puzzetta prodotta dai propri accoliti,prontissimi a venderla come opera massima di genio. Alla faccia di qualsiasi capacità autovalutativa o anche solo di buon senso.
    Insomma ,a guardarli con disincanto ,c’è di scmpisciarsi. A volte però ti fanno girare di brutto gli zebedei. Poi…..tutti nel dimenticatoio. E l’editore istrione è pronto per nuove mirabolanti prese per i fondelli.
    Ma i nomi li possiamo fare ?

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    • Caro Samoa, fortunatamente anche tu hai capito il senso del post. Il mio è un attacco anche duro verso tutti questi templi della parola capaci solo di autocelebrarsi senza mai sfiorare il benché minimo senso critico, prima verso gli altri e poi verso se stessi.
      Purtroppo anche io sono caduto nella trappola, e non parlo certo del sito generalista “Scrivere” cui non nutro nessun rancore per la sua natura ma bensì verso luoghi che reputavo veramente interessanti ma che col tempo hanno mostrato limiti troppo evidenti.
      Per la questione nomi il discorso è diverso.
      Quando la non redazione mi ha chiamato per partecipare a WSF, mi ha imposto solo una cosa…la libertà totale in ciò che potevo scrivere e questo mi ha reso ancora più partecipe al progetto.
      Però è sempre vero che scrivo con una “famiglia” che già ha avuto seri problemi con questi quattro zozzoni e non voglio essere motivo di ulteriori frizioni per loro.
      Se fosse per me non scriverei solo i nomi dei blog in questione ma anche i nomi e cognomi dei fondatori e ogni singolo articolo pregno di cazzate fantasiose che propinano alla pletora di aspiranti EMO, tra cui il poeta sociale da villetta a schiera…
      Spero sia stato esaustivo, rispetto e tengo molto alla tua opinione.

      Rispondi
  6. Valentina@ leggo fra le righe dei tuoi interventi un’ingenuità che mi fa tenerezza. Lo dico con tutta la benevolenza possibile, salvo fraintendimenti. E’ proprio su questa pulita ingenuità che i siti di poesia attuali fanno leva. Chi non conosce e non immagina neppure ciò che si cela sotto questa apparenza di fiori, cuori, farfalle e cioccolatini ha buon gioco. Poi, tutto sta a chi scrive aprire gli occhi e capire, davvero, dove vuole andare e con chi, ma soprattutto come.

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    • Federica Galetto ognuno scrive delle proprie esperienze e la mia come già detto è positiva.
      Contesto all’autore il vedere oscurità in ogni cosa senza pensare che questi siti sono frequentati da poeti il più delle volte preparati e intelligenti, come anche i blog tra cui cito Poetarum Silva e Viadellebelledonne tra i più interessanti di internet.

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  7. Prima di assentarmi per qualche ora devo assolutamente fare una cosa….ringraziare tutti quelli che anche non commentando clikkano sul pulsante like…mi piacerebbe leggere anche le vostre parole ma non siete meno importanti di chi commenta per quel che mi riguarda…
    A dopo

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  8. Colgo un velato riferimento ad una chiacchierata recente. Ma è probabile che sbagli.
    Anche fosse, non vedrei toni polemici o strali infuocati verso nessuno in particolare.
    Ad ogni modo, comincio da me.
    Le occasioni per fare un’autoanalisi a ciò che si scrive, si pensa, si è non sono mai troppe. Ogni invito a farlo è ben accetto, sempre e reiteratamente.

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    • Ma Q guardi che il mio è un sermo generalis su me stesso prima che contro chiunque altro.
      Troppe volte in tempi passati mi sono lasciato ammaliare da situazioni losche e poco veritiere, senza pormi, almeno in quel preciso momento, le giuste domande sul perché di certi comportamenti di questi personaggi.
      Comunque oltre una certa dose di ironia, che non guasta, il mio non sarà mai un discorso generale perché fortunatamente credo ancora ci siano persone e “scrittori” degni di nota e lontani da qualsiasi logica.
      Grazie la sua presenza è gradita.

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  9. Di recente, a casa di un’amica, ho in visto in bella posta sulla libreria la serie completa dell’ enciclopedia Poeti e Poesie. Tutti sappiamo di che si tratta, vista la sfibrante pubblicità che ci attornia in ogni luogo, qui su internet. Curiosa, come si è curiosi di qualcosa mai visto di cui si conosce bene il nome, ho aperto un tomo a caso. Qui, racchiuso, vi è per intero l’articolo di Gianluca. E’ capitato anche a me di spedire qualche poesia e poi vederla racchiusa, ahimè, in pagine che non aprirei nemmeno per sbaglio adesso, accostata, brutta, ad altre brutte.. Colpa l’ingenuità, l’inesperienza…a distanza di tempo e passi lunghi mi rendo conto di come qualsiasi stronzatella in rima, purchè faccia numero e tocchi tasti simili alle canzone di D’alessio sia chiamata poesia. Questo, invece di indurmi a produrne a caterbe, e vederle ovunque pubblicate, ha sviluppato in maniera esacerbata il mio spirito autocritico, tant’è che oggi quasi temo di mandare ciò che scrivo a siti che rispetto e di essere accostata a quella che per me è Poesia vera, e la mia timidezza viene scambiata per presunzione, a volte. Tutto questo panegirico a significare che la totale mancanza di autocritica, accostata all’assenza di critica costruttiva fa danni enormi e riempie il web di, perdonatemi, cazzate illeggibili. Utopia, dice Federica, una comunità poetica e io sottoscrivo completamente. Un grosso danno, a mio avviso, la mancanza di voglia di donarsi e donare.

    A Valentina: la tua esperienza è positiva? Parli dal punto di vista solo umano ( cho fortuna hai avuto, io ho avuto da scontrarmi pesantemente con alcuni poeti del thè delle cinque sotto il pergolato, solo per aver usato parolacce commentando fatti politici, a dir loro inadatte a chi scrive di poesia, via un calcio alla sboccata, che vergogna) o dal punto di vista artistico. Puoi dirmi in verità che il tuo scrivere è cambiato, cresciuto evoluto perchè qualcuno in quei siti ti ha preso per mano e ti ha fatto comprendere dove erano gli errori, ti ha ascoltato, ti ha presentato a corte di autori che non conoscevi, ti ha detto, che schifo, ha analizzato i tuoi testi con voglia e capacità?
    Perchè se l’esperienza positiva è quel fluir di farfalle e cuoricini su ogni sillaba scritta, con conseguente pacca sulla spalla e sguardo comprensivo da: eh si lo so, comprendo anch’io, quanto dolor…bhè scappa.

    Rispondi
    • Dove si firma…:)
      Innanzi tutto grazie del commento che anche in questo caso mi trova in assoluto accordo, senza aggiungere altro se non che, come rispondevo sopra a Q, per quel che mi riguarda è anche un autodafé per aver fatto parte di questo ingranaggio mefistofelico…dove non esiste l’aspirante scrittore ma solo l’ennesimo epigono di piccola comunità oligarchica.
      Grazie

      Rispondi
  10. Guardi,
    se prova a rileggere il suo articolo dalla parte di Q. (la citazione proustiana è incidentale) capirà perchè m’abbia preso il dubbio (parlavo giusto negli ultimi tempi di code di paglia) che il discorso avesse a che fare con una chiacchierata di gruppo che ci aveva visti su posizioni opposte.
    Ma ad ogni buon conto, anche fosse stato così, il discorso che lei faceva – e che fa – ha pienamente senso ed ero – sono – a testimoniarle che sono d’accordo.

    “Troppe volte in tempi passati mi sono lasciato ammaliare da situazioni losche e poco veritiere”:
    Lo dice a me…

    Saluti!

    Rispondi
    • Ora ho capito Q ma no, non c’erano riferimenti, l’articolo è pronto da molto e la nostra chiaccherata amabile non la porterei in questi luoghi…posizioni distanti non sono in antitesi con il rispetto che comunque le è dovuto per merito.
      E poi non sono in grado di formulare troppi pensieri insieme, pensi che ero convinto il mio articolo uscisse il 13 e ho messo in difficoltà i miei con fratelli/sorelle 🙂

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  11. Mi associo a quanto detto dal brother Gianluca e ci aggiungo pure timbro e firma. Ma tu caro Gianluca , hai usato fin troppa accortezza nell’esporre il patetismo di certi luoghi. Perchè io che li ho pure frequentati in passato, sono qui a chiedermi : per caso qualcuno ha scambiato questi siti come succursale on line di qualche agenzia matrimoniale? No perchè guarda, con la scusa della poesia, ho visto pubblicate poesie esca, con tanto di ammiccamento ruffiano e belle chiuse alla ” capisci a me”. Tutto questo ha contribuito certo a rendere la mia esperienza molto esilarante. Per non parlare delle soap opera che si narrano fuori dalla rete e che sono un ottimo indicatore per meglio circoscrivere il numero dei cornuti e delle cornute in giro. Neanche gli annunci hot sui giornali hanno così tanto potere nel tendere la rete e pescare triglie e merluzzi a frotte. La mediocrità impera incontrastata. Quanto a Valentina, noto che spesso interviene qui per polemizzare, e a questo proposito dico che da lei ho sentito solo frasette generaliste piene di luoghi comuni e non contenenti un briciolo di sostanza. Questi commentucoli di Valentina, tanto mi ricordano i commenti insipidi, diafani e privi di verve che la comunità patetica produce in serie ed in quantità industriale non riconoscendone l’inflazione ancorchè l’inutilità. Ho smesso di scrivere anche perchè ero stufa di ricevere commenti monosillabici insignificanti anche da ” riconosciute poetesse” – riconosciute da chi poi? Bah… – dalle quali mi sarei forse aspettata qualcosa di un pò più esaustivo anche dal punto di vista tecnico. Ma non è affare, siamo al solito giro di boa. Qui si parla ancora di utenti, belle persone piene d’amore, perdendo di vista il reale scopo di un sito di scrittura. Ma che mi frega se a scrivere la poesia è S.Antonio o Suor Germana! Preferirei interagire col demonio in persona pur di leggere cose sensate ed esteticamente valide. Ed è proprio dunque per questa affermazione di Valentina e delle altre Valentine esistenti in rete, che trovo questo mondo è marcio e ridicolo.

    Rispondi
    • Per adesso estrapolo un punto per me fondamentale…” commenti monosillabici da riconosciute poetesse…riconosciute da chi poi ?”
      Questo è per me lo snodo centrale…le vecchie babbione e le giovani rampanti autrici di atroci antologie riconosciute dal mondo poetico per me possono anche ritornare in cucina, così come i poeti sociali da villetta e la next generation li porterei al cantiere a farsi i calli…
      Basta ! e lo dico con convinzione queste espressioni di letteratura de noantri deve finire!

      Rispondi
  12. Comunque, riprendendo proprio il termine ” comunità poetica” e analizzandolo dal punto di vista concettuale è roba che mi fa rabbrividire. Mi fa pensare ad una sorta di congrega marxista religiosa degna dei tempi del Paleozoico. Io ammirerei chi al posto di dire : Bello, meraviglioso, incredibile, esaltante ahhh siiiii ahhhh ” dicesse un sano : ” Vu scupà ??? ” 😀 Sono volgare? Sono stronza ? Ebbene, la risposta è SI .

    Rispondi
  13. Annamaria non parlo solo dal punto di vista umano ma anche letterario ed io sono divenuta più brava grazie ai consigli degli amici di penna.
    Mezzanotte lei provoca soltanto, inutile rispondere.

    Rispondi
  14. Che dire se non che in questo discorso ci siamo dentro tutti noi che scriviamo e che in linea di massima sono d’accordo con Corbellini e non sto qui a parlare delle esperienze personali, ma è evidente che ci sono. L’unico antidoto è il lavoro sui testi, con massima attenzione, fuori da ogni tempio o tempietto della parola. Ma quando mai si vede veramente una seria critica su un testo, quella che si chiamava critica costruttiva? Perchè di questo ci sarebbe bisogno, uno scambio reale, senza giochetti e anatemi, utile alla poesia anche se a volte duro. Diversamente si sta nel pollaio per autocompiacimento, fasullo per altro. O dentro o fuori! Rendersene conto può essere il primo passo necessario che ci avvicina veramente alla poesia, nostra e di altri.

    Rispondi
    • Purtroppo è forse vero che in un articolo singolo non è mai facile dire “tutto”. La natura umana è anche questo, nei suoi comportamenti sociali non riesce a scindere ciò che è utile all’arte da ciò che è utile a se stessi.
      La critica costruttiva di solito è percepita come distruttiva e non si riesce a capire la differenza fra le due cose.
      Ringrazio per il commento puntuale e senza

      Rispondi
  15. Valentina@ è ovvio che ci sono luoghi e luoghi e un distinguo andrebbe comunque fatto ma ciò di cui si sta parlando qui mi sembra molto chiaro e non è per niente edificante. Se tu frequenti, ti rendi conto di dove ti trovi, dopo un pò, nel bene e nel male. Posso solo augurarti di avere sempre la capacità di ben discernere. Mezzanotte e Annamaria Giannini purtroppo hanno ragione da vendere. Buon proseguimento

    Rispondi
  16. Salve!
    Sinceramente, a me già il termine “comunità” fa rabbrividire. La poesia è tale quando vola, quando accoglie in sé il respiro del mondo, interno o esterno che sia. Per definizione è libera e aperta: ma come la si può imbrigliare in un recinto? Non è più poesia. E le possibilità in alternativa menzionate da mezzanotte mi sembrano plausibili. 🙂
    Anche l’autodefinizione di poeta mi fa sorridere. Mi fa ricordare una piccola signora polacca che diceva che il vero poeta non si definisce mai tale. E lei vinse il Nobel. Quindi sorrido e scappo da chi parla di se stesso in questo modo: l’ipertrofia dell’io mi fa paura!
    Concordo con quanto scritto da Gianluca, ma mi sento di aggiungere qualcosa, di raccontarvi cosa ho notato nel mio girovagare e sostare nel web. E mi soffermo sui siti di scrittura.
    Secondo me è una questione di come si intendono le cose e di cosa si vuole entrando in questi siti.
    La mia esperienza, infatti, è positiva. Persino dalla mia brevissima parentesi in “Scrivere” (visto che è stato menzionato lo menziono anche io 🙂 ), ne sono uscita bene, perché fra i tanti utenti ho conosciuto proprio te, Gianluca. E per un po’ ci siamo confrontati.
    Così è stato in ogni sito: con il rametto da rabdomante, ho sempre cercato le persone dalle quali imparare e le ho sempre trovate.
    Quello che voglio dire è che dipende da noi. Se un sito di scrittura viene inteso come un fumoso pub irlandese in cui chiacchierare amabilmente con gli amici, si privilegia l’aspetto umano e il “volemose bene” ha la meglio. Se, invece, lo si intende come una palestra dove gli schiaffoni fanno meglio delle pacche sulla spalla, allora si cercano i simili e con quelli ci si confronta. E si impara.
    Voglio sottolineare questo aspetto perché ho notato che si parlava di persone meravigliose e di umanità nei commenti. Ma nel virtuale, sono le idee che si dovrebbero confrontare (ed è questo che viene perso di vista, secondo me), proprio perché siamo nel virtuale. Se poi nascono amicizie è un in più. Bello, anzi, bellissimo, ma un in più che non è lo scopo di questi siti e che appartiene al mondo reale.
    Non parlerei di comunità poetiche, quindi, ma di comunità umane. Ma per chi ama scrivere, e non si ritiene un poeta, credo che capire chi si è e cosa si vuole essere nella vita prima di prendere la penna in mano, sia indispensabile. E magari eviterebbe questo proliferare di scrittura terapeutica da cuore o vita spezzata, in cui si va a capo, è vero, ma l’importante viene bruciato all’interno di chi scrive, e sulla carta finiscono le scorie, scorie che, con il ricordo di dolore che portano, fanno scattare il buonismo e la concezione riduttiva di poesia come qualcosa che deve arrivare e basta. Da qui, il siamo tutti poeti.
    Insomma, “in soldoni”, Gianluca ci ha dato una foto di quello che sta accadendo, ma alla fine, secondo me, quello che accade dipende da noi. E voglio essere ottimista.

    Rispondi
    • Eli concordo in toto, le amicizie, anche se pochissime, che ho trovato sui siti sono la parte più bella di questi spazi ma sai meglio di me che per migliorare come poeta c’è bisogno di critica.
      Tempo fa avevo cominciato una corrispondenza con un poeta in erba che mi chiedeva di controllare i suoi testi e dargli consigli…risposi positivamente perché mi incuriosiva la cosa.
      Insomma per farla breve in poco tempo è caduto nella trappola e si è spostato dalla parte tutta fiocchi e meraviglia. Questo per spiegare che il metodo è subdolo…e lo sappiamo bene.
      Grazie della presenza e del bellissimo commento 🙂

      Rispondi
      • Gianluca, grazie a te e a tutti voi di WSF.
        Ma mi sa che non sono stata chiara, perché non dicevo che le amicizie sono parte più bella, ma il contrario.
        Devo rivedere la mia prosa. 🙂

  17. Dimmi Valentina, nei luoghi che frequenti hai mai avuto sette o otto commenti alla tua poesie, critiche che poi si sono trasformate in conversazioni, distruggendo e regalandoti luoghi dove costruire ancora? Commenti tipo questi intendo:

    a mia intenzione sarebbe quella di avvicinarti ad un linguaggio più naturale… al salto di qualità, insomma dal tuo livello acquisito che è già abbastanza buono. quindi pian piano, anche grazie alle letture che ti ho consigliato cercare di abbandonare poco alla volta quelle espressioni che mantengono quell’alone di enfasi che non fa più parte della poesia che si evolve.

    o questo:

    mi sembra che qui hai spezzato anche la monotonia del suono cadenzato, a favore della naturalezza.

    perplessa sull’ultimo verso, un po’ come su tutte le tue “troppo chiuse”

    ci hai poi riflettuto, riscritto, e trovato ancora pazienza e disponibilità…ascolto? Hai seguito le vie, non seguite, sei arrossita quando questa persona ti ha detto: mio dio, è bellissima? Con l’onestà di chi in precedenza, su cento lavori postati, non te l’aveva mai detto?

    Vedi, io l’ho trovata in un luogo piccolo piccolo. Un laboratorio di poesia, senza quasi iscritti partecipanti, dove una Signora si attarda a volte per rilassarsi un pò e “dare qualcosa alla poesia” come dice lei. Senza cercare ribalte che invece sfugge. E quante strade da lei già percorse ha fatto conoscere a me. Senza clamore, senza farsi pubblicità. senza apparire. Tanto che anche qui non ne faccio il nome, rispettando il suo pudore, ma chi legge Morfea(!) potrà trovare un suo commento sotto un duetto mio e di Antonella, dove lei pare felice di quest’incontro, sicura di avermi donato qualcosa, lì, in quei pochi versi. Questo è condividere poesia, per il resto i luoghi sono altri, e non pochi. Di questo scrive Giancarlo, del rubare il nome poesia per darlo a luoghi che sono altro.

    Rispondi
    • Annamaria effettivamente no, non ho mai ricevuto un commento così articolato. È anche vero che i poeti più bravi di me a volte hanno il vizio di snobbare chi ci prova.

      Rispondi
      • Valentina, perdonami ma non concordo.
        Io ho pubblicato cose imbarazzanti, soprattutto le prime (ma ancora adesso…), eppure ho sempre trovato persone che davvero sapevano scrivere e a suon di calci in culo (scusa il francesismo) mi facevano comprendere cosa non andava. E a queste persone devo tanto, ma davvero tanto. E cosa darei per avere ancora quei calci!
        Su, non buttiamola sul fatto che chi sa scrivere meglio di noi non si sofferma su quello che scriviamo: è l’incassare i calci in culo il segreto. E se vuoi imparare, e mammamia non basta mai!, quei calci arrivano, fanno male ma sono vitali.
        Chiediti quanto sei disposta ad andare oltre l’imbarazzo di una croce su quello che hai scritto e quanto sei assetata di sapere le motivazioni di quella croce.

  18. Sarò breve, ho il brutto vizio di non riuscire a dilungarmi. Fallito a Gianluca, poeticamente parlando? Scusate, ma ho riso a crepapelle e ancora sto cercando di asciugarmi le lacrimucce.
    Anche io in passato ho avuto a che fare (ahimè!) a causa della mia ingenuità con quella sottospecie di mer..ops, scusate, “rivista” citata dalla sig.ra Giannini. Il solo pensiero mi fa vomitare ancora. Blog? Lasciamo perdere, che quelli “con le palle” vanno cercati col lanternino. Anche io ho scritto enormi cagate, ma sinceramente preferisco tenerle nel cassetto anziché metterle in bella mostra pur di sentirmi chiamare sentirmi chiamare poeta. Poeta a chi?? Non sono mica Ezra Pound. Mezzanotte il tuo commento riferito al sesso calza a pennello. E Corbellì, (come si scriverebbe scioccamente in un social network, ma in modo da rendere l’idea) ti stimo.

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    • Il signor Corbellini non mi sembra annoverato fra i grandi poeti della rete. Ho solo pensato che magari un suo fallimento come scrittore possa aver scatenato tanta acredine. Tutto qui

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      • Oddio ecco un’altra espressione discutibile e bambinesca ” annoverato tra i poeti della rete” . Il che mi riporta ai banchi delle elementari quando si parlava dei primi della classe. Annoverato? Annoverato da chi? I poeti della rete ? E chi sono? L’idea dei poeti della rete sarebbe fantastica se a definirli tali ci fosse un De Sanctis o un Croce, peccato che però ad insignire di tale titolo il primo che posa la penna su un foglio per scrivere il suo testo libero con vari a capo, siano quattro ignoranti che a mala pena hanno finito le scuole dell’obbligo però c’hanno ” er blogghe ” in cui far accomodare chiunque sia pronto allo scambio di favori.Se tu mi fai la prefazione al libro, te la faccio anch’io, se tu mi ospiti da te, io ti ospito da me , gne gne gne 😀 E certo, se non sei nel blogghe , mica sei poeta . Ragazzi ” poeta della rete” , titolo acquistabile come quello nobiliare,pensateci. Quello di poeta costa decisamente meno in termini economici, basta saper srotolare all’occasione la lingua a mo’ di tappeto persiano o forse non solo quella.

      • Ora sono fottutamente curiosa di sapere chi sono questi Grandi Poeti della rete.
        L’autoincensamento è una cosa che odio, perchè non si ha davvero il potere e soprattutto il passato da darsi un nome come Poeta.
        Ripeto questa poesia che corre su fb o che si legge nei blog è poesia fatta da autori in cerca di un soggetto, in cerca di un posto nel mondo.
        Ci si alza si scrivono 4 righe e voilà, sono una Petesso.
        Ovviamente io ho nella mia testa gente che sa davvero scrivere, che però ha quell’umiltà che ahimè ahinoi nella maggior parte della gente che leggo in giro, non c’è.

      • Valentina senza cognome e senza avatar, potresti definire meglio il concetto di “grande poeta della rete”? Un poeta extralarge? Un poeta che mozza il fiato nel leggerlo? Un poeta pescatore? Un poeta che passa il suo tempo a stilare classifiche, dare stellette, giudizi da pessimo ad ottimo?
        Un poeta è un poeta, come l’Arte è l’Arte. Ed è una citazione, se la vada a cercare.

      • Eh, ma bisogna capire lei, sig.ra Valentina, a chi si riferisce quando scrive di grandi poeti. Zanzotto? Rondoni? Penna? Bellezza? Di certo il sig. Corbellini non è tra questi (non me ne volere Gian, sai che credo benissimo che tu salirai ancor più in alto :D), ma ha mai letto niente di suo? E se sì, lo ha mai letto con attenzione? Per curiosità ho digitato sulla barra di ricerca di google chrome “gianluca corbellini poesie”: circa 68.000 risultati. Probabilmente la millesima pagina parlerà di un lontano cugino italo-americano vissuto in America, ma alla ventesima pagina (poi ho chiuso) si scrive ancora di lui. E’ evidente che qui si vuol fare polemica “a gratis”. Gianluca non è affatto un fallito, a mio parere, ma semplicemente qualcuno che non ama tantissimo mettersi in mostra, o meglio ancora, leccare il culo a qualcuno. Non ne ha bisogno, perché ciò che scrive lui sempre secondo me, è magia. Ma sa, non parlo di quella magia dei filmettucoli, io parlo proprio di qualcosa che ti trasporta in mondi completamente diversi. E lui sa come far aprire gli occhi a chi vuole leggere. Io non ho nulla contro di lei, sig.ra Valentina, ma se qui tutti le danno addosso, dovrebbe chiedersi semplicemente perché.

  19. Mezzanotte, scusa ma qui mi sento di risponderti perchè mi sembra doveroso verso me stessa e il mio lavoro, serio, che faccio da anni con il mio blog, dove pubblico chi voglio, perchè mi interessa e non perchè ne traggo vantaggio in qualche modo. Vorrei ricordare, per essere corretta e onesta, che ho iniziato a pubblicare autori in rete sul mio blog quando in rete si tirava acqua al proprio mulino pubblicando solo membri dei club d’appartenenza e lasciando accuratamente fuori tutti gli altri. Ho sempre auspicato libertà e diffuso Poesia senza aspettarmi nulla in cambio, senza mai pensare di dare per avere. Ho tirato su il blog da sola e senza nessuno alle spalle che mi sostenesse in alcun modo, nè economico nè ideologico. Come allora, oggi sono un cane sciolto che opera per diffondere la Poesia con la P maiuscola e non me ne importa un fico secco di essere “annoverata” fra i grandi poeti della rete anche perchè io dico, a conti fatti, ci si annovera da sè se si crede di valere qualcosa no? Non è così che funziona? 🙂 Gli scrittori, poeti americani mi hanno insegnato che la Poesia pubblicata in un blog non è un favoritismo becero ma è diffusione e apertura di idee e qualità. Spread the word è il loro motto, e vivaddio è tanto vero. Questo solo per dire che fuori piove.

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    • Ma certo che lo so Fede, infatti ecco posso dire che sebbene il mio discorso sia stato impostato come un discorso generalizzato, non faccio per mia natura mai di tutta un’erba un fascio. Ci sono blog di persone appassionate che pensano e agiscono con onestà e libertà intellettuale e a loro certo va il mio plauso e ammirazione, che mi darai atto in passato ed anche adesso non ho mai nascosto, e gruppi che a mio avviso non sono limpidissimi sotto tanti aspetti. Ma questo è un altro discorso che da osservatrice e lettrice silente ho fatto adesso ad alta voce. Spread the word è fantastico e concordo.

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  20. non è un segreto, ( valentina, ti sei risposta da sola, credo), visto che è possibile arrivarci attraverso internet ed è Calliope. Sebastiano Patanè mi ci introdusse l’anno scorso dopo una discussione su un mio scritto. A ragione pensava che avessi bisogno di allargare i miei orizzonti, e alle mie molte domande rispose ( chi mi critica con cognizione ha sempre avuto in cambio infinite domande, ahimè) presentandomi Calliope. E’ un laboratorio, perciò vi troverete
    molte cose scritte di getto o appositamente “devianti” almeno per ciò che mi riguarda, proprio per cominciare discussioni o slegare nodi che non riesco a districare. A voi scoprire chi è
    fabella…Morfea le ha recentemente detto che leggerla la emoziona e io non posso che sottoscrivere.

    http://freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=102771&f=102771

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  21. Lo scialo. Si, questo è un punto critico su uno scialo, su una dispersione, su uno spreco, mettetela come volete. Sono un prolungamento delle corde di Fabia Ghenzovich, lei ha ragione: Il lavoro è sui testi. Sul mettersi all’ascolto e sviluppare una cassetta di strumenti critici per lavorare. La divulgazione è solo la seconda mossa e nemmeno così automatica – molti tengono fuori i lavori dalla rete, o una parte dei loro lavori- .
    Gran bel posto la rete. Immediatamente dopo un upload richiama gente da paralleli e meridiani. Gran brutto posto la rete. Immediatamente dopo un upload richiama gente da paralleli e meridiani.
    C’è troppa gente, insomma. Un palcoscenico sempre aperto, e il fascino della polvere di stelle è ammaliante. Allora qualcuno dimentica di coagulare la scrittura in quel necessario lavoro critico e sperimentale, e cerca di salire sulle tavole per conquistarsi lo spazio pubblico. E’ umano. Lo scriveva la Woolf che gli uomini (nel suo caso i maschi) si creano luoghi dove potersi auto-celebrare, mettersi, fiocchi, mostrine, medaglie, etc. La vanità, li prende ad uno ad uno. Ed ecco ancora la grande tentatrice, la Rete. Senza regole né protocolli di correzione. L’isola del Signore delle Mosche. Basta poco per diventare re della propria isola. A che pro? Non so.

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    • Meth riparto dal finale…a che pro divenire signore delle mosche ?
      Credo sia una questione di ego, sentirsi il signore con la schiera di vassalli e valvassori al seguito per certi individui è puro compiacersi.
      I miei vaneggiamenti vorrebbero essere un punto di rottura e far capire a tutti questi “seguiti” che forse sarebbe meglio analizzare e criticare veramente ciò che leggono, senza la schiavitù di dover leccare il culo all’editore che ti pubblica oppure al redattore che ti ospita.
      Questo lo trovo avvilente.

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  22. Facciamo un punto della situazione. Conveniamo più o meno tutti che grossa parte degli “autori” online agiscano più per soddisfare il proprio narcisismo, o meglio, la propria popolarità sul web (cosa ancora meno utile), che per nutrire la letteratura. Su questo poi si sono costruite le varie piattaforme del consenso con i multiblog, le pagine fans e addirittura le pubblicazioni con caseeditricitipografia, paghi ti pubblico qualunque merda. Questa macchina funziona con messaggi semplici, scrivo quattro cazzate e ho dieci mi piace. Moltiplica questo per un numero n equivalente alla superficialità degli anni zero e alla connettività dell’homo digitale, esce fuori una cosa spaventosa. Noi siamo in questa cosa spaventosa. Cerchiamo di scappare, ma la rete ci trattiene, è una rete ragazzi altro che libertà, il rischio è ad ogni strattone. Il fatto di rendercene conto mi dà conforto. Lo vedo come il punto fermo da mantenere FERMO. E poi? Deve emergere la poesia, io credo e sono convinto che sia così potente da detonare nel migliore dei modi anche nel peggiore dei mondi possibili… A suo modo, forse irriconoscibile. La poesia non sono i poeti. Sentiamoci come degli strumenti.

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  23. sai meth, io all’inizio entrai in rete per controllare mia figlia, allora sedicenne che viaggiava e io non capivo nulla…poi incontrai degli amici giocolieri che mi aprirono il mondo dei palindromi, mi sembrava di essere un bimbo russo nel negozio di toys, sono seguiti anni di puro divertimento

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  24. non leggono, il difetto maggiore dei” Poeti autorevoli” della rete è che non leggono, sanno a memoria qualche verso di Montale, non hanno la più pallida idea di chi sia Giovenale ( per fare un esempio) o la Aella o la Resuli, ma questo solo per citarne alcuni e non nominare le presenti in questi commenti, nonvorreimaifarlapartedellaruffiana. ma la cosa peggiore è che pare non rileggano nemmeno se stessi. Con un pò di ricerca e amore per il buon scrivere ci sarebbe tanto da ravanare e tanto da costruire…comunque alcuni lo fanno e io pesco a mani piene in questi fiumi. Grazie signore.

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  25. Come sovente capita ultimamente mi sento d’essere d’accordo con Annamaria ( d’altra parte mi ha pure convinto a cliccare ” mi piace” su certe pagine 🙂 ) ,uno dei segnali davvero più preoccupanti di certi blog è davvero la mancanza di lettura di altri poeti ( non solo quelli ” cartacei ” ,ma pure quelli virtuali) ,mancanza che mi scandalizza non tanto in quanto rivelazione di ignoranza,quanto in quanto sintomo di un NON amore per la poesia. Voglio dire cioè che mettere la difesa strenua dell’ego davanti al piacere di una lettura serena dei versi altrui mi parla più di una patologia che di una qualsivoglia ,persino mediocre,persino fragile,forma d’arte.
    Perchè si ,d’accordo gli strumenti critici,la capacita di affinare ,di conoscere,ma tutto ciò mi pare un passo ulteriore prima del quale,molto prima,ne viene uno semplicissimo eppure ,per certi versi insormontabile : la capacità e la voglia di ascolto.
    Che non mi pare essere null’altro che una forma compiuta di buon senso. Per cui laddove io posto una qualsiasi cosa il primo movimento cui devo prestare attenzione è il rim-balzo di questa cosa dentro un altro io.
    Tutto quello che ne consegue di positivo o negativo non potrà essere altro che un mio riflesso nell’altro. Sia esso di approvazione che di critica negativa. Perchè quel negativo non è altro che il mio positivo. Fotograficamente parlando . E la poesia è anche una fotografia di quello che lo scrivente è.
    Insomma cosa c’è di tanto demoniaco nel sentirmi dire che qualcosa di mio non è piaciuto per questo o quel motivo ? Cosa di così devastante,odioso,doloroso ?
    Ecco,in molti blog ,anche apprezzati,anche ricchi di merii,pare non solo che il dissenso non sia contemplabile,ma che non esista nemmeno a livello di possibilità . Una critica negativa viene scambiata per malacreanza . E il massimo che si può chiedere è uno scusarsi formale per una pestata di piedi .
    In questi luoghi di finto bon ton e fragilità artistica se ti viene da urlare ” sveglia ” ,non vieni zittito o redarguito. Proprio vieni ignorato. Come se quell’urlo non fosse mai stato. Tutto continuerà a procedere come prima. In silenzio,assordante.

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    • beh, Samoa, non è che essere in certi blog è una cura necessaria indicata dal SSN. Ci si va via, e parapattaepace. Conosco personalità di gran rigore e talento che hanno scelto di andar via da luoghi al top nelle classifiche di ebuzzing e sono felici lo stesso. Comunità, cum-munus: il munus che può avere un triplice significato e che rimanda a un dovere, un debito, un dono-da-dare (R. Esposito, è in rete, giusto per restare in argomento) Se non è un dovere se non è un debito se non “ti dona”, che ci stai a fare? Meglio un attraversamento di comunardi, che parlano poco ma fanno la rivoluzione. In parola e in vita.

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  26. Concludo questa giornata, i doveri coniugali mi chiamano, con un enorme soddisfazione per i commenti da voi esposti sempre articolati mai banali e molto interessanti gli spunti.
    Però e c’è un però mi dispiaccio altrettanto per alcuni commenti che so essere in altri luoghi che non hanno avuto il coraggio di essere esplicati.
    Commenti che hanno come base una critica nei miei confronti per il “tiriterismo” da me perpretato nel mio articolo o addirittura un chiedere di chi fosse il post, visto che il culo flaccido e la prosopopea hanno finanche impedito all’autore di tale domanda un semplice gesto con il dito…(in verità lo sa bene che il sottoscritto è l’autore del testo ma per una sorta di snobbismo catatonico non vuole ammettere di essere passato a spiare)…
    Vi saluto per adesso…solo per adesso si intende.

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  27. bisognerebbe riuscire a capire che tipo di appartenenza scatta, quale senso di esclusività; che richiedono delle etichette, delle maniere, tra pari o tra gente che si intende, accetta delle regole comuni che risultano chiuse: all’interno ci si riconosce e ci si difende da altri e altre. viviamo in una società che provoca, eccita il nostro esibizionismo, che prende tutte le strade possibili. bisognerebbe capire quanto anche noi siamo esibizionisti e per quale consapevolezza ci distingueremmo: quali ne sono i presupposti e la direzione. per quale senso critico. insomma! viviamo in una società in cui ognuno e ognuna vive e si ritrova dentro certe gerarchie di valori e bisogni. forse la rete è utile a indagare questo oceano umano, sociale. viviamo in una società in cui la critica è avvertita da molti come un vezzo, o un vizio; praticata a sua volta da una sottocomunità . . ma non ne esci solo con i discorsi critici e allora forse è proprio con le persone che critichi che devi parlare, le devi ascoltare, capirne i bisogni e la dignità che vivono. credo che si debba ripartire da qualcosa: condividere la condizione per muoversi e cambiare insieme.
    ho notato due cose: la gente ha bisogno di stimare qualcuno e qualcuna. ha bisogno di darsi un contegno partecipando e aderendo a certe iniziative e interessi. ma gran parte della gente scrive poesie per un bisogno sentimentale, personale, non per elaborare le poetiche storiche presenti. e allora forse il lavoro comune da fare è con chi non analizza, non critica. con chi usa la tradizione culturale e artistica estrapolando pensieri semplificati ma funzionali o aderenti a qualcosa che si crede e sente. ciò che crediamo e sentiamo, viviamo e pratichiamo non è umanamente banale, lo è da un punto di vista “esterno”, “alto” . . insomma, non è il caso che continui a scrivere per un’ora per dire: cerchiamola questa cavolo di umanità nelle persone diverse da noi, da me, da te . .
    considerando i commenti precedenti, la mia non è una critica, ci tengo a precisarlo. anzi

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    • Nando innanzi tutto grazie del commento. Il tuo è un commento certamente condivisibile ma c’è un punto che non mi trova d’accordo, il fatto di comunicare con le persone, ascoltarle…credi che non ci abbia mai provato ?
      In tutto ciò che scrivo c’è dietro l’esperienza personale, compreso il fatto di aver PARTECIPATO A CONCORSI A PAGAMENTO, e concedimi il fatto che mi sembra ormai inutile parlare a gente cui non interessa niente se non il proprio EGO.
      Cercherei fino allo sfinimento l’umanità delle persone se mai ne intravedessi un barlume…ma poi questo cosa c’entra con la critica poetica e l’uso smodato di complimenti a fini personali ?

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  28. Caro Gianluca,
    personalmente ho trovato questo tuo articolo stimolante, pur non condividendo in toto le tue asserzioni. Sono d’accordo quando affermi che non esiste una comunità poetica (forse, in alcuni casi, si potrebbe parlare di condivisione di esperienze) o che spesso i siti di poesia vengono utilizzati dagli aspiranti “poeti” come vetrine per mettersi in mostra e/o luoghi deputati all’ipertrofico accrescimento dell’ego, senza alcuna possibilità né volontà di migliorare la propria scrittura (sempre che questo sia un problema). Tutto vero. Tuttavia, quando definisci alcuni siti letterari “obbrobri” o luoghi in cui la poesia sta “ricevendo l’estrema unzione o forse la sepoltura”, credo sia necessario da parte tua fare dei distinguo. Altrimenti il tuo (imho) interessante articolo rischia di apparire solo una banale (e risentita) polemica fine a sé stessa. Conosci sicuramente larecherche.it, il sito creato da Roberto Maggiani e Giuliano Brenna. Non mi sembra che quello sia un posto in cui la poesia stia morendo. Certo, avendo più di mille utenti registrati è ovvio che anche lì circoli tanta “spazzatura”. Ma ti assicuro che ci sono autori eccezionali, e nessuno pretende di essere definito Poeta. Per molti che vi pubblicano i loro testi, larecherche.it è un’utile palestra ove confrontarsi e affinare il proprio stile. Sicuramente non mancano i casi di compiacimento reciproco, ma ognuno è libero di fare ciò che più ritiene opportuno.
    Perdonami se ho voluto evidenziare i difetti che ho riscontrato nel tuo articolo. Penso che possa essere uno stimolo per riflettere insieme. Seguo questo blog da poche settimane, e mi farebbe piacere poter condividere con voi le mie opinioni. Ovviamente, accetterò senza problemi le eventuali critiche al mio commento (sempre entro i limiti della buona educazione e senza offese gratuite). Per correttezza, ti informo che ho proposto questo articolo sulla recherche.it (il link è http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=322&Tabella=Proposta_Articolo). Se vorrai intervenire anche lì, e rispondere ai commenti sulle tue passate partecipazioni a concorsi letterari, per quanto mi riguarda sei il benvenuto. A presto 🙂
    Andrea Piccinelli

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    • Intanto rispondo io, felice di un primo riscontro con un appartente ad un sito, che stimo e leggo con molto piacere e sono e spero lo sia anche Gianluca, felice che un nostro argomento sia portato altrove per l’apertura al voler sapere e sentire anche altre voci.
      Per fortuna che Gianluca parla di “Alcuni” e non di tutti.
      Un saluto ad andrea

      Rispondi
    • Andra grazie a te per il commento.
      Non conosco La Recherche ma ne ho sentito parlare.
      Ho letto i vostri commenti e devo dire che sarebbe più logico esporre anche qui le stesse rimostranze.
      Come già scritto in precedenza, troppe persone straparlano, non è il tuo caso ovviamente, di ciò che non conoscono.
      A volte penso che l’intelligenza sia un’arma pericolosa se come proiettile viene usato l’astio immotivato, strano sbrigarsi a dire che io HO PARTECIPATO A CONCORSI A PAGAMENTO, come fosse un sorta di lettera scarlatta da non esibire…eppure la mia povera mamma ormai scomparsa mi ha insegnato che sia giusto parlare di ciò che si CONOSCE, altrimenti sarebbe solo critica sterile e fine a se stessa…strano come chi ha avuto la possibilità di fare solo la quinta elementare sia oltremodo più preparata di chi si fregia di titoli e poi non dimostra di esserne all’altezza.
      Torniamo a noi…nessuno può asserie, compreso il sottoscritto, che non ci siano luoghi belli e ricchi culturalmente, questo però non vuol dire nemmeno il contrario, cioè tutto ciò che ho asserito nel mio articolo.
      Adesso vado a fare un commento in cui spiego ulteriori cose a tutti. Spero tu lo legga…
      Un saluto e arrivederci.

      Rispondi
      • Ciao Gianluca,
        leggerò molto volentieri il tuo commento sulla recherche.it

        P.S.: per me, hai chiarito in modo più che esaustivo il tuo punto di vista sui concorsi a pagamento. Cambiare idea è segno di intelligenza.

  29. Io ” la buona educazione ” non capisco proprio cosa sia in merito a siti di poesia. Qualcuno avrebbe la pazienza di spiegarmelo ?

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  30. Tirare in ballo ” la buona educazione” in fatto di critica letteraria è quanto di più anti-culturale ed irrispettoso ci possa essere. Molti mi dicono in separata sede che è vero, certe poesie fanno schifo, ma che non possono dirlo direttamente perchè non sta bene infierire su una persona che in fondo è una brava persona e fa tenerezza. A me questo costume sembra molto analogo a quello del padrone con il cucciolo, che magari l’ha fatta grossa ma che su cui ci si passa volentieri su perchè in fondo è un cucciolotto che non fa male a nessuno. Non vi sembra del tutto insano questo atteggiamento? Così come insano e molto fastidioso è l’atteggiamento dell’ignorare, così come diceva Samoa più su. Uno scrive una porchesia e tutti zitti, perchè nessuno ha il coraggio di dire ciò che pensa e piuttosto che esporsi, meglio optare per un sano silenzio che non ci fa nè carnefici nè oggetto di critiche da parte degli altri. Quest’ultima cosa al mio paese non si chiama buona educazione, si chiama ipocrisia e leziosità. Spesso tanto più accentuata quando in ballo c’è amicizia o altri interessi in comune. Spesso si cade anche nella piaggeria e nel vittimismo…cose indicibili. Cosa c’entra questo con la scrittura e con la letteratura ? A mio avviso poi chi non critica in maniera aderente al proprio reale pensiero e chi tace manca di rispetto a chi ha scritto.

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    • Condivido tutto quello che hai scritto. Mi pare, però, di essere stato frainteso sulla “buona educazione”… Leggendo il mio precedente post si dovrebbe capire abbastanza chiaramente che mi riferivo alle vostre “eventuali critiche” al mio commento. O credi che sia normale mandarsi liberamente a quel paese se uno non la pensa al 100 % come te? Non credo!
      Per quanto mi riguarda, le critiche costruttive ai testi che propongo, anche le più aspre, sono sempre ben accette. E noto con piacere che molti su questo blog (a partire da Gianluca) la pensano come me.

      P.S.: ho letto il gradito commento di Antonella sulla recherche.it che ho molto apprezzato, sia nella sostanza che nei modi. Auguro una buona giornata a tutti

      Andrea P.

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      • Ciao Andrea, ci troviamo perfettamente d’accordo. Più propriamente avevo ripreso dei punti dell’articolo di Samoa che ha parlato anch’egli di ” buona educazione”. I punti di vista divergenti sono sempre graditi, ci mancherebbe. Mandarsi a quel paese perchè?
        Colgo l’occasione anch’io di farti i complimenti per il tuo sito, in cui ogni tanto passo a leggere.

  31. Innanzi tutto bisogna spiegare alcuni punti, che stupidamente credevo fossero sottintesi.
    Purtroppo e dico veramente purtroppo molta gente sta arrivando a scartabellare la mia attività poetica dell’ultimo decennio…senza sapere poi, che sono solo quattro anni che sto in rete e che ho smesso di scrivere cose sicuramente migliori dei loro pensierini domenicali.
    Il fatto che io abbia partecipato a TUTTO E RIPETO TUTTO ciò che ho scritto, per una persona normale e che non abbia l’ego pantagruelico forse sarebbe indice di veridicità di ciò che asserisco.
    Invece di provare una soluzione o meglio UN’IDEA come avevo chiesto alla fine dell’articolo (io non ne ho altrimenti non avrei sparato il pistolotto) è partita la rincorsa a denigrarmi…il bello di tutto questo, anzi la MAGNIFICENZA sta nel fatto che così facendo si AVVALORA LA MIA TESI.
    , attraverso l’equazione del tu critichi, io mi sento tirato in ballo, ergo ti schiaccio.
    Il bello di tutto questo questo è che tali persone pensano di intaccare le mie convinzioni, non facendo i conti con l’unica ed incontrovertibile verità…NUN ME NE FREGA NIENTE di siti, sitarelli, poetastre, vecchie matrone rincoglionite, opere omnie di sconosciuti, comunelle di fiocchi e meraviglie…mi frega solo dell’arte e di chi la rispetta.
    Non esiste per me il concetto di tutta un’erba un fascio, chi prova a capire e LEGGERE BENE ciò che scrivo troverà evidente questa considerazione, invece chi è abituato a far finta che la melma sia una bellissima opera inutile si sforzi.
    Un saluto

    Rispondi
  32. Si insomma,non stupisco. Eppure per i pochi che sono intervenuti dall’esterno , molti tacciono e travasano bile. Ecco , questo è l’atteggiamento che pedissequamente si scatena in siti e blog allorquando qualche coraggioso o qualche matto si mette ad urlare che il re è nudo.
    Questo silenzio assordante che si appaia con il brusio sulle panche della sacrestia , alle catene di sant Antonio , allo spetegulezz spinto ( Gianluca a quanti concorsi hai partecipato ,diccelo!! Anche a quello per miglior pene intinto nell’inchiostro dell’anno !? Confessa ) ,questo cortina di finto mutismo dico è la misura e la cifra del valore artistico che si estrinseca in quei luoghi. Luoghi che ,magari si,qualche baluginio magari l’hanno anche ,ma che , in virtù di simili insinuazioni, scadono e cadono invariabilmente nel peggiore dei campanilismi e retrobotteghismi ,vanificando così e perciò qualsivoglia tentativo onesto di fare.
    La buona educazione , cui pare unica reale alternativa sia il fanculizzare il prossimo, diventa allora ipocrisia ,certo, come diceva Mid ,ma soprattutto una pudillanimità e un’assenza di coraggio che dovrebbe essere ,coraggio e rischio , il nome primo che l’arte si dovrebbe dare.
    Il resto è sofismo i quarta classe.

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    • Ahahahaahahahh…Samoa, non il pene non concorre anche perché ormai di proprietà privata. Per il resto hai letto, niente di nuove se non la solita bolgia dei salottieri che pensavo mi adulassero per avergli fatto passare qualche ora distante dalle noiose attività che svolgono.
      Il resto sul mio commento finale…:)

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  33. Analisi disincantata su come la poesia potrebbe essere in grado di riprogrammare il mondo. Capacità di ricostruire linguaggi di minoranza e riconvertirli in flussi comunicativi di impegno.Politiche condivise che lavorino per il no marketing editoriale. Impegnarsi in un linguaggio critico che sappia distinguere la prima impressione dalla pancia, ma piantiamola di dire che non c’è nulla da fare e di piagnucolare chi ha voglia di fare faccia chi non ce l’ha più faccia come roth: penna al chiodo. Un ottimo articolo Corbellini al quale probabilmente non giovano queste piattaforme di discussione.
    un caro saluto
    alessandro assiri

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    • Caro Alessandro hai centrato uno degli snodi fondamentali. Non esiste democrazia nell’arte, perché in antitesi…non c’è scritto in nessuna tavola biblica che debbano scrivere per forza, anzi di solito usano la scusa della censura per testi che non troverebbero spazio se non sul desolato Marte, magari letti dal povero Curiosioty ormai in stato comatoso. Grazie

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  34. Vorrei mettere agli atti questo mio commento fatto in altro luogo che inneggia alla libertà ma per il quale ho ricevuto minaccia diretta di ban e poi ban vero e proprio di un altro mio commento da parte di uno degli amministratori di un sito,il quale non capendo una beata rapa di quanto da me scritto ( bastava soltanto concentrarsi sulla semplice comprensione verbale del testo) è partito per la tangente con una serie di deliri inconsulti a cui sono seguiti quelli dei suoi fiacchi proseliti.

    Visti i commenti, sono qui a chiedermi il perchè chiunque si esprima in trasparenza esponendo la propria opinione, e dico OPINIONE, non qualcosa che propina come verità universale, debba poi essere tacciato di essere generalista, distruttore e arrogante. Cos’è che propriamente scatena nel lettore l’indignazione se non la sua coda di paglia? Cos’è che scatena nel lettore quel suo prendere le distanze da questo articolo, se non la dolorosa ammissione nei confronti di se stesso di non avere abbastanza fegato da vedere le cose per quelle che sono? Certo, è più comodo fare comunella,curare e rinfoltire il proprio praticello di amici scrittori on line, che non prenderne le distanze. Perchè è più semplice e certo piacevole pubblicare e sentirsi sempre che sei bravo, eccezionale, fantastico. Se arrivassero critiche caustiche e tecnicamente valide, pubblicare nei siti creerebbe stati ansiogeni e di tensione certamente indigesti. E probabilmente se così fosse ci sarebbero molti meno scrittori amatoriali ne sono certa. Ci avete mai pensato? Gianluca non è nè un arrogante, nè un generalista, nè un devastatore. Nel caso fosse sfuggito, questo articolo è un semplice articolo di costume che non mira a distruggere, ma semplicemente a ricordarci di non insabbiare modi di porsi e di relazionarsi assolutamente insopportabili ed inammissibili per questo nostro mondo di cultura. Ma fatemi capire : quando il vostro quotidiano preferito riporta editoriali sulla prostituzione, per caso vi sentite tirati in ballo proprio voi? Quando il tg vi propina dossier sulla delinquenza, pensate che vi stiano dando del ladro? O pensate che il quotidiano o il TG stiano esercitando la loro arroganza per un’affermazione di potere? Ma fatemi il favore! Poi, ultima e chiudo: è stato fantastico chi ha messo un link alla poesia di Gianluca per alludere ad un non meglio precisato commento che evidentemente non è in grado di formulare. Mi auguro che tale difficoltà non sia direttamente correlata alla scarsa conoscenza della lingua italiana, ma al fatto quasi certo che non ha nulla di interessane da dire.

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  35. Devo assolutamente ringraziare un luogo di cui non farò il nome per questione di stile.
    Grazie davvero perché dopo i vostri interventi, culminati con atteggiamenti censori e minacciosi, avete definitivamente consacrato il mio scritto.
    Inutile forgiarsi di LIBERTA’ sui manifesti letterali se poi questa rimane solo una parola vuota ed inutile.
    WSF è il tempio della libertà già per il solo fatto che nessun intervento verrà mai tacciato di ban (chiusura) e semmai avvenisse questo, il sottoscritto sarebbe fuori nel tempo necessario di comunicare l’abbandono.
    Basta vi prego con le leggende metropolitane di questi scenziati, pseudo-acculturati, infiammabili e pure intelligenti…in verità sono, CULTURALMENTE, banali, noiosi e privi di spessore mentale.
    Capisco che fare parte di una redazione può causare squilibri da onnipotenza, però è anche vero che una volta compreso l’errore si potrebbe pensare di abbandonare la rete e la scrittura in favore di un’attività più consona alle proprie necessità, in parole più semplici : Non sei adatta/o…ritirati!
    Perché ostinarti a esserci forzatamente…c’è il Burraco, la sala da Tè, il circolo di Bridge, la Tombola, insomma tutto ciò che non concerne l’arte.
    Ultimo messaggio.
    Questa volta ha vinto l’educazione, quindi non ho riportato tutti commenti beceri, spregievoli e illiberali, oltre che ignoranti da me subiti.
    Al prossimo refolo insulso…cominciamo a fare nomi e cognomi e conoscerete quanto posso essere veramente al vostro pari.
    Un saluto a chi mi segue e magari mi critica e un bel VAFFANCULO a chi mi giudica come persona per ciò che scrivo.

    Un saluto e al prossimo articolo.

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    • Devo dire che ciò che si legge in quel sito è uno spettacolo incredibile.Quando non si ha la capacità di ribattere, ricchezza di argomenti, capacità di comprensione verbale di ciò che viene letto e soprattutto una sufficiente apertura mentale, si utilizza la stanza dei bottoni e BAN !. Strucca botton, saltella e batte le manine il macaco ! Anzi, la bertuccia. Ciao ragazzi, alla prossima 😀

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  36. Ah ecco ,mi sono andato a leggere il tutto e ,come al solito,vi ho ritrovato la mesta replica di quanto giá vissuto altrove. È che gli italioti la ” famiglia ” ce l’hanno nei geni. Tutto diventa famiglia,casa ,cuore e mulino bianco.
    E se tu picchi mio fratello piccolo,allora io chiamo mio cugino grande che t’uccide….,
    Marò,altro che patetiche….queste sono comunità psichiatriche !!!

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  37. Buongiorno. Sono la redattrice della recherche.it., quella pazza partita per la tangente che deve ritirasi perchè inadatta. Per quanto mi riguarda, potete tranquillamente mandarmi affanculo e ci vado pure. Ma credo che sia profondamente scorretto portare la questione come “uno scontro fra siti”, perchè stimo WSF come luogo di qualità e di libertà e non mi pare proprio che ci si debba fare la guerra anche se abbiamo modalità diverse di gestire la comunicazione. E per amor di chiarezza, signora Mezzanotte, non è stato bannato quel suo commento ma l’altro in cui mi diceva che qualunque fosse il mio nome non fa differenza e che ce l’ho grosso e questo compensa il mio comprendonio.
    Detto ciò mi ritiro a giocare a carte nel reparto psichiatrico dove mi sederanno in nome della libertà di parola.

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    • Arrivo dopo aver commentato di là.
      Nessuna Guerra.
      Sia mai.
      Solo chiarezza, ho vissuto e toccato con mano chi si autodefinisce democratico e al primo commento sfavorele ti manda a cagare.

      Rispondi
    • Signora Musik nessuno la manderà a fare in culo…nessuno della redazione intendo.
      Porgo le mie scuse semmai avessi offeso la sua PERSONA.
      Un commento banale per me non corrisponde ad una PERSONA banale, anzi le sarà la migliore delle persone possibili fino a prova contraria.
      Non c’è guerra non si preoccupi, non è mio interesse e credo nemmeno il vostro.
      Un saluto

      Rispondi
  38. Scusi sig.ra Musik, mi dolgo, ma sono qui a precisare quanto lei afferma per amor di chiarezza. Ecco perchè le parlavo di comprensione e comprendonio poco ampi nel commento che lei ha censurato. Lei continua a fare illazioni ed io le ricordo che sono responsabile di ciò che dico o meglio scrivo, non di quello che lei capisce o vuole capire.

    1. Se legge bene sopra, io ho scritto: ” ban vero e proprio di un altro mio commento ” , dunque poichè nella frase ho scritto ALTRO, mi sto riferendo ad altro commento rispetto a quello che ho postato qui.Il commento che lei ha censurato è questo:

    ” Mi spiace dirglielo Maria o Bruna Lucatini, insomma a me lei risulta anonima comunque. Poco onore le fa questo suo ultimo intervento poichè testimonia esattamente ciò che ho detto nei precedenti interventi. Se prima avevo dubbi ora ho solo certezze. Lei invece continua a sproloquiare in maniera aggressiva e per giunta a vanvera ponendosi solo sulla difensiva in difesa del naso del Sig.Morano e forse anche del suo. Anche lei deve avercelo grosso, forse va a compensare qualcos’altro. Che sia il comprendonio?

    Ossequi ”

    Se lei mi da dell’anonima commentatrice, io le ho semplicemente risposto che anche lei è anonima per me in quanto il suo nome non mi dice nulla poichè io non la conosco affatto. Se i suoi ospiti si permettono di rivolgersi a me in tono canzonatorio citando il naso, io rispondo in maniera altrettando canzonatoria. O secondo lei è concesso ai suoi ospiti di dire qualunque bazzecola e a me estranea al sito no? Tari la sua bilancia in maniera corretta.

    2. Ha un bel coraggio a parlare di libertà di parola, quando nel suo sito lei mi ha minacciata e censurata. Nessuno , tantomeno io, ha parlato di guerra tra siti o tra persone , tanto è vero che nonostante la nostra disquisizione qui verranno pubblicati articoli in cui lei ha collaborato tranquillamente. Ribadisco, in quanto a comprensione logica e verbale, in quanto a deduzioni esatte da trarre, mi sembra di ravvisare in lei una sorta di difficoltà. Nel caso fossi stata io a non spiegarmi bene, come vede sono qui a chiarire volentieri.
    Non mi accusi però e nemmeno alluda a cose che avrei detto – che non ho detto –

    3. Stia tranquilla, qui non la minaccerà e non la censurerà nessuno, dunque faccia poco la vittima per cortesia.

    A risentirla

    Bianca Cecchini C.

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  39. WSF è un luogo di qualità e libertà, su questo non c’è alcun dubbio… di confronto e di crescita, di umiltà se necessaria, di passione e slancio nel rispetto dell’arte per come ognuno di noi dentro queste stanze/fuori da queste stanze sa viversela. Che non si pregia di ostentati valori e che mai avrebbe soffocato il pensiero scritto chiaramente in un articolo (sia da un non redattore che da un esterno) ricoprendolo di illazioni che partono, sì da un personale punto di vista, ma che poi non si preoccupano di arrivare da nessuna parte.
    Gianluca con il suo articolo ci ha offerto una grandissima opportunità… così come tutti quelli che sono intervenuti, seppur stretti nelle proprie modalità di pensiero e di conseguenza di scrittura e di espressione.
    .Leggo/rifletto/cito:
    “Un esercito creato con la tecnica dell’ospitata, ripresa dalla tanto vituperata tv trash, che prevede uno scambio adulatorio fra l’ospite e l’ospitante ai soli fini personali e che poco ha a che fare con la poesia. Come scritto ad inizio di questo articolo guai a discordare dalle idiozie di questi mostri sacri, il risultato sarebbe il risveglio del pollaio con le galline tese a beccare avidamente qualsiasi cosa nel raggio di chilometri, essere concordi ed allineati è la vera essenza di questa comunità PATETICA pronta a ergersi Olimpo del solo e unico verbo…il proprio.”
    Le parole sono importanti, quanto le teste che arrivano a metterle insieme e per questo si deve offrire solo indiscusso rispetto…
    la censura è censura e basta non una diversa modalità di comunicazione
    Leggo/rifletto/cito:
    “In questo contesto è pressoché inutile cercare una collettività che abbia come scopo quello di promuovere l’arte come punto di riferimento verso tutto questo nichilismo, molto più evidente la disgregazione alimentata da un’oligarchia di millantatori…”
    Ho letto ed ho riflettuto…
    sì, WSF è un luogo di qualità e libertà…
    un non-spazio del quale sono orgogliosamente parte ed oggi ancor di più
    / TANA LIBERA TUTTI!

    Rispondi
  40. Gentile Signora Musik, credo che il problema creatosi fra Lei, Mezzanotte e Gianluca sia principalmente di comunicazione. Un diverso modo di porsi al’interlocutore, un diverso approccio verbale nello scambio di idee. Rimanere in piedi con commentatori come Mezzanotte o Gianluca, è arduo se tutto viene preso con una serietà legittima ma troppo limitante al fine dei giudizi e del confronto aperto. L’offesa personale non è contemplata nel loro intento di relazionarsi, di questo ne sono certa quanto sono certa del mio stesso pensiero. Ritengo Lei abbia le sue ragioni nel voler difendere la sua integrità morale, etica e mi dispiace sinceramente dover leggere qui commenti di lettori che parlano di “cliniche psichiatriche” sottintendendo un suo coinvolgimento in tali “strutture”, mi creda. Ma in nome della libertà d’espressione si deve essere in grado di sopportare certe bordate e come dicevo prima, rimanere in piedi, fermi e con fierezza, come mi pare Lei abbia fatto perchè certo la grinta non le manca. I modi di porsi delle persone sono vari come le persone stesse, la rete è un mondo popolato da tante voci diverse e imparare a gestire le controversie di questo tipo è assolutamente indispensabile se si vuole rimanere su un tavolo di discussione che non escluda nessuno. I modi possono essere discutibili e condivido con lei un certo gusto nella scelta della forma che non guasta mai, ma l’ipocrisia mi creda è molto peggio di qualunque scivolone di forma. Inoltre, penso non si debba arrivare mai a censurare niente e nessuno se non in casi gravissimi, casi che non ravviso certo nello specifico della censura avvenuta. La polemica, il sarcasmo, l’ironia che a Mezzanotte, è innegabile, non fanno difetto,dovrebbero essere stimoli verso una maggiore comprensione della realtà e non essere considerate a priori un mezzo per sferrare attacchi personali. Questo in tutta buona fede e con tutto il rispetto che porto a questo sito, al suo e a tutti coloro che partecipano leggendo e commentando. Come Redattrice di WSF La ringrazio inoltre di essere presente qui con il suo commento, questa è una casa aperta, senza rigide regole di etichetta e con un posto a sedere sempre libero per tutti. L’importante è mettersi comodi e ascoltare senza trarre conclusioni troppo precoci e avere un buon controllo delle proprie emozioni, nonchè di pazienza, tolleranza, apertura verso le diversità. Detto questo spero e mi auguro che le parole di troppo volate di recente rientrino nel migliore dei modi, perchè sono certa che nessuno di noi desidera un conflitto a fuoco in luoghi definiti di cultura, arte e intelletto. Cordialmente

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  41. Finalmente qualcuno che vi ha risposto per le rime. Anche io faccio parte del magnifico sito La Recherche.it, luogo dove la condivisione e l’amore per la poesia sono di primaria importanza.
    Maria lasciali stare, fanno parte di un letamaio che non ci appartiene, ho provato ad esporre le mie idee ma sono stata aggredita, come è successo a te.
    Hai fatto bene a censurare il commento di Mozzagiorno, come ha detto il Morana, le sue sono solo provocazioni.
    Un plauso a La Recherche e a tutti i redattori per aver insegnato educazione e rispetto contrapposte alla cialtroneria.

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    • Scusa, Valentina, ma sei scortese. Se davvero dici essere contraria a un letamaio, perché parli mettendo il tuo tono su quella linea?
      Senza offesa e non sono qui per difendere qualcuno, che tutti sanno difendersi senza di me, ma il tuo commento non apporta nulla e la notifica via e-mail di un nulla è fastidiosa.

      Rispondi
    • Signora, ops l’ho chiamata signora, non se lo meriterebbe, ma faccio buon viso a cattivo gioco.
      La condivisione, questa oscura sconosciuta, è un lusso che molti salottini del web si son scordati di possedere.
      Parla di essere stata aggredita, ah si?…vuole che le posto tutti i commenti che lei gentilmente ci ha offerto.
      Letamaio, poi. Credo che WSF sia la meglio cosa che ci sia in rete ora come ora.
      Libertà di parola, la conosce?
      Alcuni salottini se ne pregiano, ma poi a conti fatti.
      Arrivederla SIGNORA VALENTINA.

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  42. Valentina@ Non mi pare proprio questo il modo di intervenire in una delicata situazione di inconciliabilità di vedute come quella creatasi fra la Signora Musik e alcuni nostri redattori. Perchè solo di questo si è trattato, un difetto nella comunicazione come accade spesso anche nella vita reale e che sono certa si supererà come avviene fra persone di buon senso. Nessuno si è mai permesso di citare il sito da te citato e spalar fango su di esso e le persone che ne fanno parte, e nemmeno di solo pensare che i loro intenti e attività siano in qualche modo meno che degni. Il letamaio a cui ti riferisci non è il nostro sito ma la tua bocca, che dovresti pensare prima di aprire e sciacquare bene. Ti consiglio di andare sul sito che tanto ti appassiona a fare un corso di educazione e bon ton prima di tornare qui a sputare veleno gratuito e senza cognizione di causa, i tuoi modi (questi si lo sono!) maleducati si qualificano da soli in quanto a cialtroneria.

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  43. Non risponderò alle vostre invettive. Molti de La Recherche volevano intervenire con le mie stesse parole, il signor Corbellini scrive letame, perché è lui un piccolo uomo banale, non certo Maria Musik, donna che stimo e a cui va la mia piena solidarietà e la comprensione da parte di molti poeti silenti che fanno parte del sito.
    Maria brava, rispondi per le rime, sto cercando altre persone pronte ad intervenire in tua difesa, purtroppo hanno un po’ di timore visto i toni ma proverò a convincerle.
    Ti siamo vicini.

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  44. Ma di quali invettive parli Valentina? Ti ho personalmente invitata a non predicare bene e razzolare male in quanto a “cialtroneria” e “letamaio” (parole tue). La Signora Musik sono certa che sa difendersi da sola e non ha bisogno dell’ “esercito silente” a tenerle le parti. Il timore di intevenire? Timore di chi? Di che cosa? Discutere animatamente fra persone intelligenti anche con visioni divergenti significa forse più di questo? Onestà intellettuale nelle divergenze significa forse altro per te? “Ti siamo vicini” : è morto qualcuno????

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  45. Tutto questo è molto divertente. Cioè è divertente vedere come i fanciullini adepti ai siti dove regnano le buone maniere e il bon ton vadano poi a sfogarsi altrove; arrivano qui in WSF luogo libero e avulso da ogni censura a liberarsi da bruciori vari. La repressione genera i mostri, come possiamo ben vedere. Prego continui continui Valentina, si sfoghi. E’ un piacere assistere alla modalità con cui goffamente e comicamente si agita , rimediando tra l’altro una gran figuraccia e per di più mostrandosi onorata di esserne la causa. ahahahahaha , ma non capisce che sta facendo fare davvero una magra figura al sito che nomina e di cui noi di WSF abbiamo massimo rispetto? Che se solo un lettore casuale passasse di qui e leggesse che lei partecipa a quel sito potrebbe pensare che tutti gli utenti lì sono come lei? Lei è un danno per l’immagine di un sito, se ne faccia una ragione Valentina. Non è un danno per me di WSF che la uso volentieri come pallina da squash per esercitare la mia elegante ed acuta ars dialettica al confronto della sua che decisamente langue. Immagino che dovrò intervenire ancora a spiegarle il significato di ” langue” .Ci tocca. Dunque prego, continui.

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  46. Signora Musik, la prego, vogliamo porre fine a questi interventi “esterni” non ben identificati che la difendono a spada tratta senza identificarsi e nascosti dietro un nick qualsiasi? Le sarei grata, se volesse accreditare la sedicente Valentina che ha speso così amorevoli parole per Lei, se non altro per non incorrere nell’equivoco di dialogare con un semplice “disturbatore” del sito, cosa che per ciò che ne so potrebbe anche essere possibile vista la piega presa dai commenti. Questo lo dico per tutelare la sua persona e il sito stesso e per serietà nei confronti suoi e di chi legge. Grazie, apprezzerei davvero un suo intervento in merito.

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  47. Gentili Amici di wsf, perdonatemi se mi vedo costretto a intervenire in questa sede come uno dei fondatori de LaRecherche.it, lo faccio soltanto per affermare che nessuno ha l’autorizzazione di intervenire a nome de LaRecherche.it tranne me in quanto Presidente de l’Associazione LaRecherche.it, pertanto, in tale veste, mi disocio completamente dagli interventi di certa Valentina, che non so chi sia, e posso garantire che in nessun modo Maria Musik ha responsabilità di tali interventi, vi prego di credere alla mia parola. Maria Musik ha deciso di sua iniziativa e liberamente di intervenire qui, con il suo nome evidente, e ne sono felice, ma l’intervento di Valentina non trova il mio appoggio, tantomeno quello de LaRecherche.it che solo io sono autorizzato dallo Statuto a rappresentare. Ne approfitto per rinnovare la mia stima completa verso questo blog e verso autori che conosco e stimo e che fanno parte in vario modo della redazione di questo sito. Auspico semmai collaborazioni future. Cari saluti a tutti e buona scrittura.

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  48. Gentile Federica, prima di tutto la ringrazio per tutti i suoi interventi che ho apprezzato, come quelli di altri, che hanno fatto lo sforzo di “mettermi a mio agio” malgrado i trascorsi battibecchi e la diversità di opinioni. Purtroppo non posso accreditare Valentina perchè più autrici registrate sul sito hanno questo nome ma sempre abbinato al cognome e, in assenza di cognome, nick conosciuto o immagine pubblica, non sono in grado di affermare che è una nostra utente. Consideri, poi, che ci sono i commentatori che sono liberi di intervenire senza accreditarsi ed, anche in questo caso, visto che Valentina ha postato qui e non sotto la proposta di lettura di Piccinelli comparsa sul nostro sito, mi è impossibile affermare che sia una nostra abituale lettrice.
    Quello che posso fare è esprimermi pubblicamente ora.
    Se Valentina è una nostra autrice o lettrice, la invito esplicitamente a non usare insulti gratuiti e non istigare nessuno a fare altrettanto. Se come dice mi conosce sa che benchè diretta, schietta e, come dice Meth, passionale sono, da sempre, contraria ad ogni forma di commento volgare e diretto in modo esplicito allo svilimento persona. Corbellini è tutt’altro che un piccolo uomo e in alcun modo le sue opinioni possono essere definite letame così come non è onesto dire che questo “non luogo” è un letamaio. Se come afferma ha pubblicato sul nostro sito sa che commenti come questi li avremmo rimossi, perchè questa è la politica, condivisibile o meno, de larecherche.it.
    Non voglio apparirle ingrata ma non è questo il modo di esprimere solidarietà o senso di appartenenza o comunanza di opinioni. Se si sente ingiustamente attaccata, risponda, anche per le rime, argomentando, ironizzando e chiedendo rispetto. Ma se insulta, perde il diritto alla credibilità. Come si possono evocare Amore e Poesia e, poi, dire ad una qualunque persona che è letame, che ciò che ama è letame? Sempre che si possa concordare sull’opportunità di tirare in ballo “entità” di questa portata in una discussione che, per giunta, è sfuggita a tutti dalle mani.
    Se lei è chi dice di essere, la prego, la smetta perchè, con l’intenzione di “difendere” il sito che ama o la mia persona, finisce con il mettere i suoi redattori in forte imbarazzo e ottenere l’effetto contrario, cioè discreditarlo. Se lo ritiene oppportuno, mi scriva in privato, perchè ho occupato fin troppo spazio e ritengo sia veramente giunto il momento di finirla.
    Per quel che vale, mi dissocio dagli insulti e da qualunque forma di crociata, da qualunque parte vengano e ovunque vengano auspicati.
    Maria Musik
    Non voglio che mi ritenga ingrata: se vuole esprimere una qualunque solidarietà lo faccia

    Rispondi
  49. Vedo solo ora che Maggiani mi ha preceduto. Come sempre mi capita, mentre scrivo, improvvisamente si anima la casa: tutti hanno bisogno di me, il telefono squilla … così ci metto un’ora per comporre un commento, per quanto lungo. Ma sono contenta che, ancora una volta, ci siamo trovati sulla medesima lunghezza d’onda… e ognuno con il suo stile: succinto e chiaro lui, prolissa e “casinara” io… infatti, dopo la firma c’è un refuso in classico stile Musik.

    Rispondi
    • Come caporedattore, ringrazio lei e il signor Maggiani per le delucidazioni sull’utente Valentina.
      E per le parole che aveve lasciato qui, compreso il refuso ;).
      Sempre benvenuti qui da noi.
      E se ci saranno collaborazioni, ben vengano.

      Antonella Taravella

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  50. io ho il caffè sempre sul fuoco, ma Gianluca…te le rolli tu, le sigarette 😉
    la mia macchinetta non la presto a nessuno. entiende, Vostè? 🙂

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  51. Quando uno arriva in una stanza e scoreggia in maniera insistita e immotivata, le persone presenti possono avere due tipi di reazioni: scappare a gambe levate, tappandosi il naso e decidendo, senza indugio, di evitare, in futuro, di ritrovarsi fra le medesime quattro pareti in cui sosti lo scoreggiatore OPPURE restare e fingere che quegli olezzi non siano, poi, eccessivamente insopportabili, considerata la grande umanità e simpatia dello scoreggiatore in questione.

    DUE DOMANDE, a seguire.
    Prima domanda: qualora, in futuro, lo scoreggiatore dovesse insistere nella sua pratica, sarebbe davvero e soltanto colpa sua oppure taluna percentuale di colpa sarebbe ascrivibile anche a chi è rimasto ad annusare e a fingere di non avere conati di vomito ad oltranza?
    Seconda domanda: se lo scoreggiatore fosse un mio carissimo amico, oppure una persona che ha subito grandi dolori nella sua vita, oppure mio figlio, oppure mia madre, oppure il mio datore-di-qualsiasi-cosa, io dovrei agevolarlo nell’acquisto di mutande più larghe che lo aiutassero a scoreggiare ancora e maggiormente oppure dovrei, comunque, agitare il divino indice, tapparmi il naso e fargli capire quanto puzzolente possa risultare, talora, la sua compagnia?

    P.S. Perdonate l’alto tenore dell’espressività! Saprei fare di meglio, volendo. 😉

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  52. Aggiungo una cosa e, in questo, so di ritrovarmi, pressoché, da sola.
    Fin da piccola, ho amato e praticato lo Sci e, alla fine di ogni corso (fin tanto che ne ho seguiti), mi ritrovavo costretta a ‘fare la gara finale’. Quello era, invero, il momento che maggiormente odiavo e vi ho tenuto fede soltanto perché ‘costretta’ dalla ‘società contestuale’ (leggi: mio padre e i maestri :D). Arrivavo sempre e certosinamente ULTIMA; passeggiavo fra quelle bandierine con la convinzione di star facendo una emerita stronzata, che altro non aggiungeva al mio piacere di passeggiatrice delle nevi e, anzi, tanto toglieva allo spirito della mia passione.
    Piccolo preambolo per rilevare quanto, e a maggior ragione, io disconosca il senso e il valore della “gara” fra Poesie. È un argomento che ho sempre guardato con estrema perplessità, senza mai riuscire a rinvenirne adeguata significanza, anche quando ho letto di ‘premi’ attribuiti a scritture, per me, magnifiche.
    Mi rendo conto di essere, assolutamente, una voce fuori dal coro, in questo senso, ma io non riesco ad affrontare un argomento violentando le mie sensazioni primigenie. Nel mio sentire, la Poesia non avrebbe mai dovuto interessarsi a questo tipo di logica, implicante una sorta di confronto distorto, mendace, fuorviante, INUTILE!
    I Poeti dovrebbero essere estranei al concetto di ‘gara’ (lo si chiama ‘concorso’ ma il succo reca la medesima concentrazione) perché inclini alla libertà in tutte le sue espressioni. Dovrebbero ambire al solo ascolto, fottendosene allegramente di tutto il resto. Un Poeta così, è l’unico che io riconosco definitivamente e totalmente tale. L’accostamento del termine Poesia al termine Concorso è una cosa che mi violenta da sempre; mi disturba, mi rattrista, mi impedisce.
    La ‘gara’ è, di per sé, un concetto ridimensionante e, nel mio immaginario più appassionato e commosso, la mia amata Poesia non deve sopportare ridimensionamenti concettuali di sorta.
    Non sopportavo le ‘gare sportive’, figurarsi se posso concepire le ‘gare poetiche’.
    Per me, la Poesia è un’entità infinita e incolmabile. La amo come amo il respiro, il battito cardiaco, la vista dell’anima.
    E non sono mai riuscita a sentirla o viverla in maniera diversa.
    Non ho smesso di amare taluni Poeti soltanto perché li ho visti ‘gareggiare’ ma, sicuramente (e non temo di dirlo), li ho osservati ridimensionarsi nella loro eternità espressiva, cedere in forza, perdere in aristocrazia.
    Li amo e li leggo ancora, ma la loro ombra non mi toglie più il fiato. E, per me, questa è stata perdita importante.
    🙂

    P.S. Per carità di quel buon Dio, non si innestino, su questo mio dirmi e confessare, discorsi imperniati sulla ‘umiltà’ dei ‘veriArtisti’ perché vorrebbe significare non aver capito una emerita bellasega di tutto il mio detto! 😦

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  53. sono sempre restia a mostrare l’elementarità del mio pensiero.. ma mi arrischierò.. 🙂
    innanzi tutto concordo con Anna.. anche se a qualche tentazione ho ceduto, per altro inutilmente, ho smesso subito.. proprio per le motivazioni che lei espone e anche per il mio macante spirito competitivo..
    per la questione ‘siti’.. voi tutti sapete che non ne sono mai del tutto uscita, ma mi sono rassegnata ad utilizzarli soltanto come spazio personale e per seguire alcuni/e pochissimi/e che cotinuo ad aver piacere di leggere..
    non posso d’altronde rinnegare che in quei luoghi ho incontrato persone che mi sono state di vero aiuto.. oltre a quelle che sono diventate amicizie vere, ma questo è un altro discorso.
    Penso che sia davvero inutile contiuare a parlarne, perché i terribili difetti di quelli spazi li conosciamo tutti e credo che tutti abbiamo chiaro che non si possa impedire a nessuno di scrivere e visto che su questo argomento ci sono tantissimi articoli in giro per la rete, credo che più che scriverne altri che non possono, per forza di cose, portare ad alcuna soluzione, stia semplicemente a noi scegliere che luogho frequentare o utilizzare e come.
    A me hanno fatto l’effetto di riportarmi a una certa ‘solitudine’, dove mi muovo cercando ciò che sento ‘bello’, dove scelgo il confronto mirato, dove ho ritrovato un po’ di silenzio per leggere e scrivere (quando accade).. e tutto ciò non mi dispiace affatto…

    Rispondi
    • Io invece credo fermamente che sia necessario Parlarne.
      Fare qualcosa di concreto.
      Rinunciare vuol dire fregarsene e dunque il tuo commento potevi anche non scriverlo, visto che dici che è alquanto inutile.
      Comunque guarda il controsenso delle tue parole, perchè ne stai parlando.

      Rispondi
  54. ..ovviamente la mia è un’opinione discutibilissima.. ma ‘parlarne’ credo abbia poca utilità se non sottolineare il risaputo… e di concreto proprio non vedo cosa si possa fare.. occupare i siti? si potrebbe.. ma se ne sarebbe bannati dopo poco..
    strerminare chi si sente poeta scrivendo sciocchezze?.. ovviamente no..
    e le case editrici compiacenti?.. vedo ben poco da fare visto chi le alimenta..

    a me pare che l’unica cosa sia quella di ritrovarsi in luoghi che ci piacciono a leggere cose che ci piacciono.. ma sono aperta a ogni altra possibilità..

    se poi il mio commento ti ha infastidito.. mi dispiace…ma non c’è controsenso nell’esprimere un’opinione..
    anyway….

    Rispondi
    • mi ha infastidito il tuo lasciar andare.
      alla fine il commento lo hai fatto ergo forse te ne frega, non avresti perso del tempo per scrivere se non t’importa.
      credo invece che ci sia modo di Fare.

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